INFORMAZIONILavoropiù spa Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: Responsabile di Selezione Area: Human Resource Management Federica Delle Noci |
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(Adnkronos) - Sanremo 2026 è alle porte e la macchina del festival sta scaldando i motori. Sarà una lunga settimana che metterà a dura prova i cantanti: tra i 30 Big in gara, 10 salgono per la prima volta sul palco dell'Ariston. Veterani o debuttanti, per tutti la mente e il fisico saranno messi a dura prova da un evento che è la maratona televisiva per eccellenza. Il festival "si configura come un vero e proprio 'stress-test' biologico e psicologico per gli artisti in gara. La partecipazione alla kermesse richiede un impegno che trascende la semplice competenza tecnica canora, mettendo a dura prova psico-fisicamente i cantanti. L'artista che calca il palcoscenico del Teatro Ariston è sottoposto a un carico di lavoro che per intensità è paragonabile a quello di un atleta d'élite impegnato in una competizione". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento. "Ovviamente l'ansia da prestazione non è solo problema psicologico", spiega: "Si traduce in una contrazione involontaria dei muscoli elevatori della laringe, alterando la biomeccanica del tratto vocale e forzando l'artista a 'spingere' per ottenere il volume desiderato, innescando così un circolo vizioso di affaticamento e potenziale danno tissutale. A questo - descrive lo specialista - si aggiunge una secrezione prolungata di cortisolo, l'ormone dello stress. Se nel breve termine questo ormone permette di gestire nel breve termine la performance, la sua persistenza nei 5 giorni del festival può portare a conseguenze potenzialmente dannose come l'indebolimento del sistema immunitario, rendendo le mucose delle corde vocali più suscettibili a infezioni virali o batteriche. "Se a oltre a questo aggiungiamo come le corde vocali siano soggette a una frizione meccanica estrema, è comprensibile pensare come, in condizioni di stanchezza, la chiusura glottica diventa inefficiente, portando alla formazione di edemi (gonfiori) o, nei casi di abuso prolungato, addirittura a lesioni organiche come noduli o polipi", prosegue Bernetti, anche segretario generale Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa. "La raucedine e la perdita del controllo delle note alte sono i segnali d'allarme che indicano una sofferenza della mucosa", avverte il medico-fisiatra. "Situazione che si aggrava ancora di più - sottolinea - in condizioni di reflusso gastrico. Da questo punto di vista esistono diversi protocolli atti ad agire non solo sulla soppressione dei sintomi, ma anche sull'eliminazione delle cause attraverso l'equilibrio della performance e dello stile di vita". Un aspetto spesso sottovalutato è poi quello posturale. "La postura - precisa l'esperto - non è solo una questione estetica, ma la base architettonica su cui poggia lo 'strumento' vocale. Infatti, esiste una correlazione diretta tra l'allineamento della colonna vertebrale e l'efficienza del diaframma". Come si può intervenire? "E' fondamentale fare attenzione all' idratazione, che è uno dei pilastri della salute vocale - risponde Bernetti - Non basta bere acqua subito prima di cantare. Le corde vocali vengono idratate per via sistemica, occorre quindi bere costantemente a piccoli sorsi durante tutto l'arco della giornata. In alcuni casi sono utili vaporizzazioni o inalazioni di soluzione fisiologica, o acqua termale, che possono aiutare a mantenere l'umidità superficiale della mucosa". Nel caso della postura? "Una colonna vertebrale flessibile e ben allineata permette alla laringe di muoversi liberamente. Se la curva lordotica cervicale è accentuata (iperlordosi), o se la testa è proiettata in avanti, i muscoli anteriori del collo subiscono un allungamento passivo che blocca la laringe verso l'alto, impedendo il corretto passaggio tra i registri vocali - analizza lo specialista - Una postura instabile, magari anche causata dall'uso di calzature inadeguate o da una base d'appoggio troppo stretta, costringe il corpo a cercare stabilità attraverso contrazioni muscolari non necessarie che si riflettono inevitabilmente sul timbro vocale". Secondo Bernetti, "per affrontare il Festival di Sanremo in condizioni ottimali l'artista deve adottare una routine rigorosa che integri dieta, allenamento fisico e igiene vocale sin da mesi prima dell'evento. L'evento richiede una consapevolezza che va ben oltre il talento musicale. Il successo sul palco dell'Ariston è il risultato di un equilibrio tra preparazione atletica, stabilità posturale, igiene alimentare e resilienza psicologica. La prevenzione delle problematiche fisiche non è un atto isolato - conclude il medico-fisiatra - ma un percorso che coinvolge un'équipe multidisciplinare. La sfida non è solo cantare bene una sera, ma riuscire a mantenere la stessa qualità e brillantezza per tutta la durata della manifestazione".
(Adnkronos) - Dopo la firma del protocollo d'intesa lo scorso ottobre, Asstra (Associazione italiana di trasporto pubblico locale) e Sviluppo Lavoro Italia (società in house del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) compiono un decisivo passo avanti per trasformare l'accordo in azioni concrete a supporto delle imprese del settore. Martedì 24 febbraio 2026, a partire dalle ore 10.30, presso la sede di Asstra a Roma (piazza Cola di Rienzo 80/A), si terrà l'incontro di presentazione delle attività operative del Protocollo, dedicato alle aziende associate. L'obiettivo della giornata è illustrare nel dettaglio le opportunità e gli strumenti messi a punto per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, ridurre il mismatch di competenze e qualificare il capitale umano nel trasporto pubblico locale. L'evento, che vedrà la partecipazione dei vertici e dei tecnici di entrambe le realtà, sarà un momento di confronto fondamentale per condividere i bisogni emergenti delle aziende e co-progettare interventi mirati, dalla rilevazione dei fabbisogni professionali all'attivazione di percorsi formativi in modalità duale. Dopo i saluti istituzionali del presidente di Asstra, Andrea Gibelli, e della presidente di Sviluppo Lavoro Italia, Paola Nicastro, i lavori entreranno nel vivo con gli interventi dei team di Sviluppo Lavoro Italia, che approfondiranno le direttrici strategiche e operative dell'accordo. In particolare, si discuterà di competenze come fattore chiave per la transizione del settore, dell'analisi dei fabbisogni professionali a breve termine e delle modalità di realizzazione di percorsi formativi duali. Spazio anche alle esperienze dal territorio con le testimonianze di Carlo Poledrini, direttore centrale di Arst Spa, e Marco Medeghini, direttore generale di Brescia Mobilità Spa, che porteranno esempi di soluzioni innovative già avviate dalle imprese associate. La sessione pomeridiana sarà infine dedicata a un ampio spazio di confronto con le aziende presenti, per raccogliere aspettative e priorità, in un'ottica di collaborazione concreta per costruire insieme la mobilità del futuro. "Con l'incontro del 24 febbraio entriamo nel vivo dell'accordo con Sviluppo Lavoro Italia", dichiara Andrea Gibelli, presidente di Asstra. "Dopo aver condiviso la visione e gli obiettivi, ora è il momento di mettere a terra strumenti operativi che rispondano ai reali bisogni delle nostre aziende. Le grandi trasformazioni in atto, dall'innovazione tecnologica all'evoluzione dei modelli organizzativi, richiedono professionalità sempre più qualificate. Questo confronto diretto con le associate è fondamentale per calibrare al meglio gli interventi, rendendoli efficaci e immediatamente fruibili per accompagnare il settore e i suoi lavoratori in questa fase di cambiamento", spiega ancora. “Il Protocollo avvia ora la sua attuazione con un lavoro strutturato di analisi delle evoluzioni occupazionali del settore e dei fabbisogni professionali e di competenze, anche attraverso strumenti avanzati di labour market intelligence”, dichiara Paola Nicastro, presidente e amministratore delegato di Sviluppo Lavoro Italia. “L’obiettivo -continua- è tradurre questa attività di analisi e confronto con le imprese in interventi mirati, capaci di ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e accompagnare il settore nelle transizioni ecologica e digitale. L’intesa rappresenta uno strumento strategico per far fronte alla domanda di nuove professionalità da parte delle aziende, rafforzando al tempo stesso i canali di accesso dei giovani nel mercato del lavoro. In questa prospettiva intendiamo valorizzare i percorsi duali e gli Its, contribuendo alla costruzione di una filiera formativa integrata, capace di rispondere in modo tempestivo ai bisogni del sistema produttivo e di generare occupazione stabile e di qualità”. L'incontro del 24 febbraio rappresenta quindi il primo fondamentale tassello di un percorso che, grazie alla collaborazione strutturata tra il sistema delle imprese di trasporto e la società del Ministero del Lavoro, punta a costruire una filiera formativa integrata e capace di generare occupazione stabile e di qualità. L'obiettivo condiviso è quello di non limitarsi a leggere i cambiamenti, ma di fornire alle aziende gli strumenti per governarli attivamente, investendo sulle competenze come leva strategica per l'innovazione e la competitività dell'intero comparto del trasporto pubblico locale.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.