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(Adnkronos) - E' da oggi online il sito di Futuro Nazionale, il partito guidato dal generale Roberto Vannacci. Con il debutto in rete, si apre la campagna ufficiale del tesseramento: prevista l'adesione come socio ordinario (valore tessera 10 €), socio sostenitore (valore tessera 20 € + eventuale donazione facoltativa). I simpatizzanti potranno invece fare donazioni senza tesserarsi. Inoltre una sezione è dedicata allo Statuto, già noto dopo la registrazione delle scorse settimane dal notaio. Mentre per il programma, viene spiegato, bisognerà attendere la fine del percorso costituente. "Il programma politico - si legge - è in fase di definizione e sarà elaborato attraverso un percorso partecipato e strutturato, insieme ai Comitati Costituenti già costituiti, a quelli in via di riconoscimento e a quelli che nasceranno nelle prossime settimane su tutto il territorio nazionale. La nostra volontà è costruire un programma serio, concreto e radicato nella realtà dei territori, frutto del confronto tra iscritti, amministratori locali, professionisti, categorie produttive e cittadini. Non un documento calato dall’alto, ma un progetto politico condiviso". Tra le pagine pubblicate quella dedicata al presidente Roberto Vannacci. "Roberto Vannacci è un ufficiale dell’Esercito Italiano e, nella legislatura in corso, è deputato al Parlamento europeo. Nel corso della sua carriera militare ha ricoperto incarichi operativi e di comando, tra cui il comando della Brigata Paracadutisti “Folgore” (2018-2020), oltre ad altri incarichi in Italia e all’estero", è la stringata biografia finita online. "Negli ultimi anni Vannacci è diventato una figura pubblica molto conosciuta anche fuori dall’ambito militare, in particolare a seguito della pubblicazione del libro “Il mondo al contrario” (2023), che ha avuto grande risonanza e ha alimentato un ampio dibattito nel Paese", spiegano da Fn. "Con Futuro Nazionale, Roberto Vannacci intende trasformare consenso ed energia in un progetto politico organizzato, radicato nei territori e capace di rappresentare una Destra vera! L’obiettivo è rimettere al centro l’Italia reale: sicurezza, libertà concreta, famiglia, merito, identità, lavoro e difesa delle eccellenze italiane. Futuro Nazionale nasce con un’idea semplice: uno Stato autorevole che protegge i cittadini, non uno Stato che li intralcia. Una politica che non vive di ambiguità, ma di responsabilità. Un movimento che chiede serietà a chi partecipa e che costruisce una comunità fondata su valori chiari". Infine il Manifesto, che viene sintetizzato dall'acronimo V.I.T.A.L.E. "Virtù: disciplina, dovere, coraggio; Identità: appartenenza e sovranità democratica; Tradizioni: radici, regole e reciprocità; Amore: famiglia e comunità; Libertà: sicurezza e diritti concreti; Eccellenza ed entusiasmo: merito, impresa e futuro". "Questa è l’ambizione di Futuro Nazionale: tornare a dare direzione alla forza, ordine alla libertà, dignità al lavoro, futuro alle famiglie e orgoglio all’Italia", concludono sul web.
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale è già dentro le nostre fabbriche. Io ne sono entusiasta, sono convinto che migliorerà al meglio non solo il lavoro ma la vita di tutti noi. Io credo che sia un'ottima occasione per l'Italia e l'Europa per mantenere i livelli di occupazione che abbiamo avuto finora. Dovremo vedere come fare per avere la migliore applicazione possibile. Cosa dobbiamo fare? Innovazione, innovazione, innovazione". Lo ha detto Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e in corso a Roma. Marchesini ha sottolineato: "Oggi ho sentito parlare molto più di rischi che di opportunità. Ma la forza di questa tecnologia è talmente grande che non possiamo assolutamente trascurarla né pensare di ostacolare l'applicazione dell'intelligenza artificiale. Anzi, dobbiamo trovare tutti i modi possibili per favorirla, tenendo presente ovviamente che ci saranno delle problematiche di tipo individuale che dovremo risolvere in maniera collettiva naturalmente", ha sottolineato. Per il vice presidente di Confindustria centrale sarà la formazione. "L'intelligenza artificiale -ha detto- non è un sostitutore di lavoro, ma un potenziatore di lavoro. Dobbiamo tenere presente la struttura industriale del nostro Paese, che è composta soprattutto di piccolissime imprese. Quindi, ben lontani da ostacolarla, dobbiamo, tenendo conto evidentemente delle problematiche che possono insorgere, incentivare l'applicazione dell'Ia. Chiaramente c'è un compito anche delle parti sociali in tutto questo, che è di osservare quello che succede, di prevenire e risolvere gli eventuali problemi", conclude.
(Adnkronos) - L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Questa la fotografia scattata dallo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Stando al report, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. Le regioni del Nord - Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte - trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%. “L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali - dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci - ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea. Il report ‘Competitivi perché sostenibili’ di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti”. “L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”. Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). A livello di ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%). A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%). Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%). Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni e vari dispositivi che rendono questi mezzi sempre più efficienti e competitivi. Quinto ambito quello energetico, include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia. Lo studio evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività: le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline Stemplus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.