INFORMAZIONIKTB production / Kitonb extreme theatre company Event Industry Ruolo: Responsabile Grandi Eventi Area: Meeting Management Fabrizio Minasi |
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(Adnkronos) - "L'Iran è spacciato e lo sa". Gli Stati Uniti e Israele avviano la seconda fase dell'attacco contro l'Iran. L'ondata più massiccia preannunciata da Donald Trump prende forma nel quinto giorno dell'offensiva: le difese di Teheran vengono spazzate via, i missili lanciati dalla repubblica islamica diminuiscono. "L'America sta vincendo in maniera decisiva, devastante e senza pietà", dice Pete Hegseth, segretario alla Difesa, con un bilancio dopo circa 100 ore di operazioni. "La missione non è compiuta: è iniziata da pochi giorni e i risultati sono stati incredibili, storici. Come ha detto il presidente Trump, andremo avanti finché sarà necessario. I nostri avversari sono spacciati e lo sanno. O, in caso, lo scopriranno presto", dice il numero 1 del Pentagono prospettando lo scenario che dovrebbe concretizzarsi a breve. "In pochi giorni, avremo il completo controllo dello spazio aereo iraniano. Questo significa che voleremo giorno e notte colpendo missili e basi. I leader alzeranno gli occhi e vedranno solo aerei americani e israeliani. E l'Iran non potrà farci niente: per tutto il giorno arriverà morte e distruzione dal cielo. Non è una lotta equilibrata, non lo è mai stata e non era previsto che lo fosse: stiamo colpendo mentre sono al tappeto ed è così che dovrebbe essere", dice Hegseth. "Questa operazione ha una potenza 7 volte superiore alla guerra dei 12 giorni condotta da Israele a giugno 2025 e gli attacchi più duri devono ancora arrivare", dice fornendo indicazioni di massima sulla ‘fase 2'. "Useremo bombe da 500, 1000 o 2000 libbre (225, 450 e 900 chili, ndr), abbiamo disponibilità illimitata di queste munizioni", dice, smentendo anche le indiscrezioni relative ad una gestione problematica dei sistemi di difesa: che secondo i democratici sarebbero stati ‘prosciugati' dalle strategia adottate da Trump in politica estera. "La disponibilità di Patriot rimane notevole, mentre l'Iran non può più lanciare la quantità di missili dei giorni scorsi. Possiamo proseguire questa guerra a questo ritmo per tutto il tempo necessario. L'unico limite che abbiamo è il desiderio del presidente Trump di raggiungere obiettivi specifici", dice Hegseth disinnescando l'allarme. Secondo il Washington Post, però, il tema delle dotazioni rimane caldo: potrebbe essere necessario spostare sistemi difensivi dall'Indo-Pacifico al Medio Oriente. La Casa Bianca propone uno scenario totalmente diverso: "Gli Stati Uniti hanno una capacità più che sufficiente non solo per condurre con successo l'operazione Furia Epica ma anche per andare ben oltre. Abbiamo a disposizione armi che molti, al mondo, ignorano", dice la portavoce Karoline Leavitt. A integrare il quadro provvede il generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti: "I lanci di missili balistici da parte dell'Iran sono calati dell'86% dall'inizio dello scontro e del 23% nel giro delle ultime 24 ore. I lanci di droni sono diminuiti del 73% dal primo giorno". Si ritiene, in sostanza, che Teheran abbia bruciato buona parte del proprio arsenale nella fase iniziale del conflitto, con una strategia basata su lanci indirizzati verso tutti i paesi del Golfo. Bahrain, Emirati Arabi, Qatar e Arabia Saudita si sono protetti utilizzando anche i sistemi gestiti autonomamente, senza la collaborazione diretta degli Stati Uniti. "Ora inizieremo a colpire in profondità nel territorio iraniano. Abbiamo sufficienti munizioni di precisioni a livello offensivo e difensivo, non voglio parlare però di quantità. L'Iran ha lanciato più di 500 missili balistici e oltre 2000 droni colpendo in maniera indiscriminata anche obiettivi civili", aggiunge Caine. Da Teheran, quotidianamente, arrivano proclami relativi all'imminente uso di ‘nuove armi'. Per gli Stati Uniti si tratta di propaganda priva d fondamento. La macchina bellica di Teheran è a pezzi: "Non hanno difese aeree, non hanno navi, non hanno centri di controllo", dice Hegseth. Questo, però, non significa che si possa abbassare la guardia. L'Iran sarà in grado di lanciare ancora missili e droni, i suoi proxy potranno provare a colpire civili: li troveremo e li uccideremo. La differenza tra la loro capacità di colpire e la nostra capacità di difenderci diventa sempre più ampia. Dettiamo noi i termini di questa guerra", afferma il segretario prima di rendere noto un risultato 'storico'. "Un sottomarino americano ha affondato una nave iraniana che pensava di essere al sicuro in acque internazionali. Invece, è stata affondata da un siluro. E' il primo affondamento di una nave nemica con un siluro dai tempi della Seconda guerra mondiale". Il ministro degli Esteri dello Sri Lanka, Vijitha Herath, rende noto che la nave – formalmente battezzata IRIS Dena – aveva 180 persone a bordo ed era a circa 40 miglia nautiche dalle coste sudorientali srilankesi. I soccorsi sono riusciti a trarre in salvo circa 30 marinai. I corpi recuperati sarebbero circa 90.
(Adnkronos) - "Noi come FenImprese Dubai come prima cosa abbiamo riunito tutti i nostri consulenti e sabato e domenica siamo rimasti aperti. Sabato quando è iniziato tutto siamo andati immediatamente in ufficio perché i cellulari hanno cominciato a squillare. La prima cosa che hanno fatto le imprese è stata contattarci. Noi gestiamo circa 200 family officer, quindi abbiamo dei gruppi whatsapp con delle famiglie residenti qui negli Emirati. La prima cosa che hanno fatto è stata scrivere a FenImprese, scrivere a Daniele Pescara Consultancy. E ribadisco, noi restiamo qui a supportare imprese e famiglie". Così, da Dubai, Daniele Pescara, presidente di Fenimprese Dubai, racconta ad Adnkronos/Labitalia, quanto l'associazione sta mettendo in campo dopo l'inizio degli attacchi iraniani di sabato scorso. E Pescara ricorda i momenti concitati di sabato scorso. "Eravamo tra l'altro ad un evento di italiani a Dubai, vai a casa, metti la cravatta, vai in ufficio, io tra sabato e domenica avrò incontrato circa 60 famiglie", sottolinea Pescara, da oltre 10 anni a Dubai. "Il nostro studio che ha il mio nome, la Daniele Pescara Consultancy, si occupa di seguire l'imprenditore e le imprese nell'apertura di società a Dubai, quindi nel campo dell'internazionalizzazione, ma lo facciamo con un ascolto verticale sulla persona che è un essere umano e la persona ha una famiglia con sé, per questo siamo diventati anche family officer certificati. Poi da 3 anni a questa parte abbiamo anche aperto l'hub in collaborazione con FenImprese, abbiamo aperto FenImprese Dubai, a cui abbiamo esteso tutti i nostri servizi e da quest'anno, grazie al presidente Mancuso che mi ha nominato coordinatore per tutte le sedi estere, siamo anche il punto di riferimento di FenImprese internazionale. Quindi noi oggi abbiamo un incarico 'deontologico' nei confronti di chi decide di rimanere, perché siamo veramente un punto di riferimento per la comunità. Anche solo venire qui, bere un caffè, mostrare che ci siamo, che siamo operativi. Domenica, lunedì, martedì, siamo sempre aperti a pieno regime", conclude aggiungendo di sentirsi "tranquillo perché conosco le istituzioni qui, quindi so come agiscono sempre in maniera molto cautelativa, molto posata, quindi da questo punto di vista posso dirti che la sicurezza è estrema". Ma qual'è la situazione ora? "la situazione a Dubai è grave sì -sottolinea il consulente italiano- ma non drammatica. Quello che salta subito all'occhio sono le strade semideserte in una realtà dove ultimamente non si poteva più girare in macchina. Quindi non stiamo vivendo un periodo di normalità. Noi come rappresentanti delle istituzioni e di imprese e famiglie ci dobbiamo dimostrare forti. Sarebbe potuto andare molto peggio, però non è una situazione di normalità. Si sta rispondendo bene a un periodo di crisi, ecco". Pescara sottolinea che "c'è stato l'invito a rimanere a casa fino ad oggi, da domani dovrebbe riaprire l'aeroporto, la Farnesina ha già organizzato i primi rimpatri, l'operatività degli uffici privati dovrebbe tornare a pieno regime mentre quelli pubblici non hanno mai chiuso", sottolinea. Ma secondo Pescara ci sarebbe già qualcuno pronto ad approfittare della situazione di incertezza. "L'investitore istituzionale, che può essere un grande Fondo o un grosso imprenditore, non è preoccupato -spiega- di quanto sta avvenendo perchè ha un approccio non emotivo al mercato. E in un periodo in cui l'attività immobiliare e finanziaria qui a Dubai era satura, c'era chi aspettava questo momento. Tutti ci immaginavamo un'altra 2008, ma non ci immaginavamo una guerra. Quindi l'investitore istituzionale è pronto a speculare in un mercato dove si è venduto la qualunque a chiunque. Sono 'squali' che stanno aspettando che il mercato crolli, perché anche se Trump ha definito che sarà un intervento lampo, si pensa che prima di 5-6 mesi le tensioni con l'Iran non finiranno", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - “In un momento di contingenza internazionale critica come questo, l'energia si conferma essere un ambito strategico di intervento per l'Europa per garantire sicurezza, competitività e indipendenza. Investire nella transizione energetica oggi, con lo scopo naturale di controllare il valore del prezzo dell'energia, è ormai diventata una priorità assoluta. Per questa ragione la piattaforma di Rimini nel 2026 si attesta come un punto di riferimento internazionale nel settore, con i suoi 125mila metri quadrati di esposizione”. Lo ha detto il direttore centrale per i Settori dell’Export dell’Agenzia Ice (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane), Maurizio Forte, intervenendo alla prima giornata di ‘Key - The energy transition expo’, la manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group (Ieg), fino al 6 marzo alla Fiera di Rimini. Un evento che Forte definisce “fondamentale” perché “vede la partecipazione dei massimi esponenti del governo, come il ministro Pichetto Fratin, insieme alle imprese espositrici e alle autorità locali. Fondamentale è anche il lavoro dell'Agenzia Ice, che ha portato 670 delegati da 67 Paesi per accrescere le opportunità di business. Poiché l'energia è un mondo molto complicato, è necessario muoversi come sistema Paese, agendo come una squadra e come una filiera unita”. Un’edizione caratterizzata da numeri che “segnano un record importante, con 24 padiglioni occupati, ben quattro in più rispetto all'anno scorso in un solo anno. Gli espositori sono 1065 e il 30% di questi arriva da 30 diversi Paesi, mentre i buyer sono 500 in rappresentanza di 50 nazioni del mondo”, illustra. “L'elemento interessante di questa manifestazione, fin dalla sua origine - approfondisce - è il fatto di non essere specializzata in un solo settore ma di offrire un panorama generale su tutti i comparti energetici e le relative tecnologie. In particolare, nell'ultimo anno è stata notata una forte crescita della domanda nel solare, nell'eolico e nello storage, ovvero nei sistemi di accumulo”. Il percorso di Key “dimostra un grandissimo interesse a livello nazionale - fa sapere Forte - se si pensa che solo quattro anni fa era una piccola costola della fiera Ecomondo, il grande sviluppo raggiunto in così poco tempo conferma quanto il settore meriti tutta l'attenzione che gli viene riservata. Le fiere hanno infatti un'importanza fondamentale nell'internazionalizzazione del comparto dell'energia e delle soluzioni per questo settore strategico della nostra vita”.