Fabiola FranceschiChi è: Venticinque anni di esperienza in grandi aziende,alcune multinazionali, si è occupata di comunicazione, formazione, marketing, information technology. Da tre anni libera professionista. |
Fabiola FranceschiChi è: Venticinque anni di esperienza in grandi aziende,alcune multinazionali, si è occupata di comunicazione, formazione, marketing, information technology. Da tre anni libera professionista. |
(Adnkronos) - Stati Uniti e Iran tornano al tavolo per un nuovo round di negoziati: al centro dei colloqui, il programma nucleare di Teheran. Donald Trump lo vuole smantellare per impedire alla repubblica islamica di arrivare alla produzione della bomba atomica, l'Iran nega che l'obiettivo finale sia di natura bellica. "Non permetterò mai che l'Iran abbia armi nucleari. Già dispone di missili per minacciare l'Europa e in futuro potrà raggiungere gli Usa", la linea rossa che Trump ha tracciato nel discorso sullo Stato dell'Unione davanti al Congresso. Il presidente degli Stati Uniti invia in Svizzera, sede dei negoziati, Steve Witkoff e Jared Kushner. I due emissari parleranno con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. "Stiamo trattando: vogliono un accordo, ma non abbiamo ancora sentito le parole segrete... 'non avremo mai un'arma nucleare'", le parole di Trump alla vigilia del nuovo round. Sullo sfondo, la prospettiva di un attacco americano. Gli Stati Uniti continuano a vagliare una serie di opzioni: dall'azione mirata contro obiettivi specifici all'offensiva più ampia, con possibili ricadute sulla stabilità del regime degli ayatollah. I colloqui sono "in gran parte incentrati" sul programma nucleare iraniano. L'Iran "non sta arricchendo l'uranio in questo momento, ma sta cercando di arrivare al punto in cui potrà farlo", ha detto in una conferenza stampa il Segretario di Stato americano Marco Rubio, aggiungendo che Teheran sta anche "certamente cercando di realizzare missili balistici intercontinentali". "L'Iran possiede un numero molto elevato di missili balistici, in particolare missili balistici a corto raggio che minacciano gli Stati Uniti e le nostre basi e partner nella regione. E tutte le nostre basi negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar, in Bahrein. Possiedono anche risorse navali che minacciano la navigazione e cercano di minacciare la Marina statunitense. Si tratta di una minaccia insostenibile, una minaccia grave". Tuttavia, ha aggiunto il Segretario di Stato, "la diplomazia non è mai esclusa". L'Iran deve prendere "sul serio" le minacce di un intervento militare americano, dice il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance che, secondo le indiscrezioni, all'interno dell'amministrazione Trump è tra i meno favorevoli all'attacco. A Fox News, Vance ribadisce che sebbene intenda cercare di "raggiungere l'obiettivo con mezzi diplomatici", il presidente ha anche il "diritto" di ricorrere all'azione militare. "Non si può permettere al regime più folle e peggiore del mondo di avere armi nucleari", dice il vice presidente sposando la linea del 'boss'. Trump, "ha a disposizione una serie di altri strumenti per garantire che ciò non accada, ha dimostrato la volontà di usarli e spero che gli iraniani lo prendano sul serio nei negoziati, perché questo è sicuramente ciò che il presidente preferisce". L'obiettivo di Washington non è una soluzione provvisoria: Trump vuole dall'Iran un accordo sul nucleare che duri 'per sempre', che resti in vigore a tempo indeterminato secondo lo scenario delineato da Axios sulla base delle informazioni fornite da una fonte dell'amministrazione e altre due a conoscenza delle dichiarazioni di Witkoff ad una riunione dei donatori dell'American Israel Public Affairs Committee (Aipac): "Partiamo con gli iraniani dal presupposto che non ci sia alcuna clausola di scadenza. Che si raggiunga o meno un accordo, la nostra premessa è: dovete comportarvi bene per il resto della vostra vita". Secondo quanto riporta il Financial Times, l'Iran sta cercando di offrire incentivi economici, inclusi investimenti nelle sue riserve di petrolio e nei suoi giacimenti di gas, per convincere Trump a evitare la guerra. Secondo una fonte, la Repubblica islamica cercherà di sfruttare la propensione di Trump per gli accordi e offrirà un accordo conveniente per gli Stati Uniti. Un'offerta del genere sarebbe "specificamente rivolta al presidente e sarebbe un'importante manna economica in termini di petrolio, gas e diritti su minerali essenziali", ha detto la fonte al FT. Un funzionario statunitense ha dichiarato al giornale che gli americani non hanno ancora ricevuto una proposta economica dall'Iran. "Questo non è mai stato discusso. Il presidente Trump è stato chiaro sul fatto che l'Iran non può possedere un'arma nucleare né la capacità di costruirne una", ha aggiunto il funzionario. Un'altra fonte afferma che l'Iran sta traendo insegnamento dalla situazione in Venezuela, dove gli Stati Uniti hanno cercato di accedere alle vaste riserve di petrolio del Paese dopo aver catturato il suo presidente in un raid notturno il mese scorso.
(Adnkronos) - Tre giorni di networking, più di 60 ostelli presenti e 120 esperti di backpacker tourism: sono questi i numeri della Europe’s Famous Hostels Conference, la più grande conferenza indipendente sugli ostelli al mondo. L’appuntamento quest’anno si è tenuto all’Anda Venice Hostel di Venezia, l’innovativo ostello di Pagnan Group, dal 23 al 25 febbraio. “La vacanza in ostello - afferma Silvia Pagnan, Chief Tourism Officer Pagnan Group - è sempre più desiderata dalla Generazione Z e incuriosisce moltissimo anche i viaggiatori Millennial, che amano spostarsi in modo avventuroso e flessibile. Gli ostelli di ultima generazione in Italia e in Europa si rivolgono sempre più a un pubblico che cerca comfort, condivisione e un equilibrato rapporto qualità-prezzo”. Panel e laboratori hanno permesso di mettere in luce punti di forza e criticità di un mercato in forte crescita. Whycation e viaggiatore intenzionale sono i nuovi trend che guidano l’evoluzione del backpacking in flashpacking. Fondata nel 1995, l’associazione Europe's Famous Hostels ha l’obiettivo di creare un terreno comune, uno spazio di confronto dove scambiare conoscenze, aumentare visibilità e costruire partnership significative. Sono coinvolti quindi tutti i professionisti del campo: dal personale degli ostelli ai partner del settore, ai creatori di contenuti di viaggio. Un’esperienza unica per alzare sempre più gli standard già elevati del turismo backpacker. Dopo la cerimonia di benvenuto il 23 febbraio, martedì 24 si è entrati nel vivo della conferenza con workshop pratici su argomenti rilevanti per il settore e tavole rotonde con ospiti esterni. Ospite d’onore Nicolò Guarrera, noto anche come Pieroad, che ha raccontato la sua impresa epica del giro del mondo a piedi. “Nel 2020 sono uscito a fare due passi”, racconta scherzosamente nel social. Veneto, classe 1993, è partito poco dopo il primo lockdown, una sfida nella sfida, con solo l’essenziale nel suo inseparabile carrellino. Per lui non si è trattato di viaggiare, ma di “vivere una parte della vita camminando”, da nomade e con ritmo lento. Alternando notti trascorse in tenda e sacco a pelo ad altre passate in un letto vero, durante la sua esperienza è diventato un “esperto” di backpacking, sa bene quali sono i servizi veramente importanti e quali piccole cose fanno la differenza nell’accoglienza. Tante le tematiche affrontate nella tre giorni all’Anda Venice Hostel. In primis, proprio grazie al contributo di Nicolò Guarrera, sono stati evidenziati i nuovi trend di settore. Cresce il viaggiatore intenzionale, colui che organizza il proprio viaggio autonomamente e consapevolmente, scegliendo in modo attivo cosa vedere e dove dormire a seconda dei propri interessi. Strettamente legato è il concetto di whycation che mette al centro del viaggio il motivo profondo della partenza, spesso legato alla ricerca del proprio benessere mentale e psicofisico. Sfumature diverse che danno un risultato simile: al contrario del turista 'mordi e fuggi' che affolla le solite mete, il nuovo viaggiatore cerca esperienze, relazioni autentiche con le comunità locali, ritmi più lenti e vuole avere un impatto positivo sul luogo che l’ha ospitato. L’identikit del viaggiatore: approccio slow e indipendente, zaino in spalla, si muove con i mezzi pubblici e dorme in ostello, la struttura ricettiva per eccellenza del backpacker tourism e del turismo avventura. Un mercato in forte crescita, connesso al turismo open air e outdoor, al solo traveler, il viaggiatore in solitaria, e che si sta trasformando ora in una forma più evoluta: il flashpacking. Il nuovo viaggiatore 'zaino in spalla' ha un budget più elevato, spirito di avventura e autonomia si intrecciano a comfort e tecnologia, grazie a una capacità di spesa superiore. Tra gli interventi anche quello di Ilaria Pagnan, Chief Human Resources Officer di Pagnan Group, oltre che viaggiatrice e fotografa appassionata. La sua relazione ha permesso di mettere in luce i punti di forza e le criticità del settore, soffermandosi in particolare sul bisogno di valorizzare competenze e opportunità strategiche e sulla necessità di approfondire aspetti legati all’alfabetizzazione digitale, alla mentalità commerciale e all’intelligenza emotiva. Da più parti si è ribadito che il cuore dell’ostello è il suo team. Il personale è una vera e propria comunità dove ogni membro si sente parte di un progetto al quale collabora attivamente, esprimendo il meglio di sé e dando vita a una cultura vivace e inclusiva. Focus anche su social media e intelligenza artificiale, sul passaggio dal marketing all’ospitalità autentica, sulla finanza e gestione delle entrate, sulla cybersecurity in equilibrio tra tecnologia e buone abitudini. Infine, quattro workshop dinamici hanno acceso i riflettori su: gestione dei conflitti e conformità, operazioni di reception, finanze e ricavi, reputazione online e marketing, attraverso intuizioni pratiche, esempi reali e discussioni aperte.
(Adnkronos) - "Niente di più miope che attaccare il sistema Ets mentre l’Italia frana". Un gruppo di 150 studiosi di scienza del clima e di transizione energetica ha rivolto un appello al governo affinché non indebolisca gli strumenti europei di decarbonizzazione e rafforzi le politiche di adattamento. Al centro della lettera aperta, il richiamo alla necessità di affrontare la crisi climatica con misure fondate sulla scienza e orientate al lungo periodo. Tra i primi firmatari figura anche il premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi e l'economista Carlo Carraro. “Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui sistemi complessi, esprimiamo profonda preoccupazione per il modo in cui il governo italiano sta affrontando la crisi climatica, in particolare per le recenti prese di posizione volte a indebolire i principali strumenti della politica climatica europea", scrivono. Secondo i firmatari, i recenti eventi estremi che hanno colpito il Sud Italia confermano una tendenza ormai consolidata: l’aumento delle temperature globali si traduce in una maggiore frequenza e intensità di fenomeni meteorologici estremi. "Il disastro di Niscemi appare a molti come la drammatica metafora di un intero Paese a rischio. Non a caso, da anni l’Ispra colloca l’Italia ai primi posti in Europa per l’esposizione al rischio di frane”, si legge. "Non è pessimismo, ma realismo scientifico: l’Italia dovrà affrontare un rischio crescente di disastri climatici - afferma Antonello Pasini (Cnr-Iia) - Limitarsi a rincorrere le emergenze senza ridurre con decisione le emissioni significa esporsi a impatti sempre più gravi e costosi. Senza mitigazione, l’adattamento diventa progressivamente meno efficace e, in alcuni casi, impossibile". Nel mirino degli studiosi le recenti prese di posizione critiche nei confronti del sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets), considerato uno degli strumenti cardine della politica climatica dell’Unione europea. "L’attacco del governo al sistema Ets rischia di indebolire una politica che ha già dimostrato di ridurre le emissioni nei settori regolati, stimolare innovazione e accompagnare la transizione industriale a costi sostenibili. Per questo non ha senso presentarlo come un ostacolo per imprese e famiglie", sottolinea Stefano Caserini (Università di Parma). Secondo gli esperti, rallentare la decarbonizzazione renderebbe il Paese subalterno alle parti meno innovative dell’industria, con effetti strutturalmente negativi sulla competitività. "Innovazione e competitività sono oggi indissolubilmente legate alla decarbonizzazione - afferma Carlo Carraro (Università Ca’ Foscari Venezia) - Ostacolare la transizione espone le imprese a rischi tecnologici e finanziari crescenti e rende il Paese meno competitivo. Accelerare sulle rinnovabili significa invece rafforzare sicurezza energetica e capacità industriale". La lettera richiama infine la necessità di dare piena attuazione al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e di rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2050 e intermedi al 2040, già approvati anche dall’Italia in sede comunitaria. Per i firmatari, la crisi climatica rappresenta una sfida che richiede responsabilità condivisa e scelte coerenti con le evidenze scientifiche: rinviare o indebolire le politiche di mitigazione e adattamento significherebbe aumentare i costi economici e sociali per le generazioni presenti e future. "Politiche che mettano al centro incentivi ed investimenti per la transizione energetica e per l’adattamento ci aspettiamo trovino il consenso di tutte le forze politiche, perché deve essere comune l’accettazione dei risultati della scienza del clima e la responsabilità di fare la nostra doverosa parte per contribuire a contrastare la crisi climatica", concludono gli esperti.