(Adnkronos) - Pronti? Si parte. La seconda serata di Sanremo è una passerella schizofrenica dove l’eleganza convive con l’improvvisazione: alcuni look sono perfetti per l’Ariston e altri starebbero meglio nel guardaroba delle ‘occasioni mancate’. C’è chi brilla davvero, chi esagera senza convinzione, chi resta sotto le aspettative e chi continua sulla via dell'eleganza senza sussulti. Una cosa è certa: la moda a Sanremo non annoia ma a volte può confondere. Laura Pausini apre la serata scendendo la scalinata in un completo pantalone con napoleon jacket ricoperta di cristalli neri firmata Giorgio Armani. Molta scenografia, poca magia: il look non buca lo schermo nemmeno con tutti quei cristalli. Anche il cappotto di velluto ricamato è impeccabile ma su di lei l’effetto vestaglia è dietro l’angolo. Voto: 5. Achille Lauro, co-conduttore, è l’unico che sembra aver capito che la moda può essere spettacolo senza diventare carnevale: smoking total white Dolce&Gabbana, gilet scultoreo con grande fiocco, diamanti e rubini al collo. Fuoriclasse assoluto. Voto: 8. Patty Pravo opta per un abito in velluto rosso con strascico e ballerine a punta. Imponente, certo ma forse più adatto alla Prima della Scala che all’Ariston. Il velluto a maniche lunghe fa il resto. E lo fa male. Voto implicito: rimandata. Gianluca Gazzoli rimane corretto, pacato, molto Emporio Armani per il suo debutto sul palco dell’Ariston: smoking nero d’ordinanza, con giacca di velluto, elegante ma senza guizzi. Voto: 7. Carlo Conti continua con il suo total black impeccabile firmato Stefano Ricci: smoking monopetto, zero sorprese. Voto: 7. Pilar Fogliati sceglie un lungo monospalla di taffeta color melanzana con applicazione floreale Giorgio Armani Privé. Ambizioso, sì, ma da lei ci si aspettava un ingresso più memorabile. Voto: 6. LDA e Aka 7even insistono con il leather-core: trench e bomber color cioccolato. Peccato che dopo i blouson gemelli della prima serata, sfoci leggermente nel too much. Voto: 6. Enrico Nigiotti presenta un total black casual, giacca, pantalone, camicia, e il solito man bun che divide la platea femminile ma non conquista nessuno. Voto: 5. Tommaso Paradiso, ancora Emporio Armani, stavolta in total black. Sarebbe quasi promosso…se non fosse per quella t-shirt che spunta da sotto la camicia come un déjà-vu del quale non sentivamo davvero la mancanza. Voto: 5 e mezzo. Elettra Lamborghini sceglie un abito couture silver trasparente di Tony Ward con spalline scultoree, maxi scollatura e strascico. Tante idee tutte insieme, non tutte convinte, ma il colore, su di lei, funziona parecchio. Voto: 6. Ermal Meta punta su un total look custom Trussardi: denim floccato, camicia coordinata e cappotto in lana chevron con collo in nappa. Un boho chic studiato, portato con quella naturalezza tipica di chi sa reggere anche gli outfit più costruiti. Il risultato? Curato, interessante ma forse un filo troppo ‘editoriale’ per l’Ariston. Tutto sommato funziona. Voto: 7. Il tubino color acquamarina di Levante, firmato Armani, con decorazioni di cristalli sul bordo è mozzafiato, letteralmente: alla cantante sta d’incanto ma forse è un po’ troppo strizzato in vita. Certo, quando un abito sta così bene, si perdona tutto. Voto altissimo: 8. Che meraviglia, Le Bambole di Pezza. Gli abiti maschili su di loro funzionano alla perfezione: a partire dalla cantante Martina, impeccabile in un frac dai volumi ampi che porta con un’attitudine rock naturale, zero sforzo e massimo effetto. Capelli tirati all’indietro con il gel, sguardo deciso: un’estetica androgina che colpisce e convince subito. Promosse a pieni voti: 9. Chiello sceglie pantaloni di pelle a vita bassa, anzi, bassissima, camicia bordeaux a righe e giubbotto in pelle con collo di pelliccia. L’effetto rocker consumato c’è, peccato sembri più pronto per un raduno emo che per il palco più televisivo d’Italia. Voto: 6-. Pilar Fogliati torna sul palco e questa volta colpisce nel segno: abito nero cut‑out mozzafiato, silhouette scolpita e presenza finalmente all’altezza delle aspettative. Voto: 8. Segue J‑Ax, che insiste nel suo mood pistolero country: cappello da cowboy, bolo tie, completo nero con decori bianchi. Un vero pugno nell’occhio, difficile da classificare. Capitolo Fedez & Masini, non mentono quando parlano di ‘un male necessario’, almeno sul fronte look. Fedez opta per una camicia di pelle nera, volutamente dura, volutamente dark, mentre Marco Masini resta sul suo territorio sicuro: total black casual, giacca e t‑shirt. Che dire? Non brillano, non convincono, ma nemmeno disturbano più di tanto. Voti sospesi, entusiasmo pure. Ditonellapiaga opta per la seconda volta per un look che gioca apertamente con l’estetica Barbiecore: bustier body nero con i fianchi scolpiti e accentuati, silhouette modellata al millimetro, e un coprispalle rosa che spinge ancora di più verso un’immagine da bambola contemporanea. Molto doll, pochissimo rock: il risultato è scenografico ma resta in bilico. Voto 5. Dargen D’Amico porta sul palco un look che sembra uscito direttamente da un bazar con cappa patchwork costruita con tessuti d’archivio di Mordecai, con nappine e fettucce: un omaggio dichiarato alle tradizionali cappe marocchine. Sotto, un paio di pantaloni ampi in jacquard di lana grezza, con un disegno grafico ispirato alle coperte del Kashmir, che amplificano l’effetto etno nomade. A completare il tutto, un gilet kimono imbottito rosso, chiuso come una cintura da karate e decorato con motivi araldici ricamati a mano, un mix di Asia, couture e arti marziali, e una camicia in seta double con gemelli ricamati. E gli ormai immancabili occhiali a mascherina. Visionario, teatrale, un filo caotico…ma indiscutibilmente Dargen. Voto: 5. (di Federica Mochi)
(Adnkronos) - Uno strumento che si trasforma ma che non invecchia mai. E che con l'avvento del digitale offre sempre più opportunità di lavoro 'trasversali'. E' la radio, protagonista il prossimo 9 marzo a Milano con il 'World Radio Day 2026', che celebra appunto la Giornata mondiale della radio con i suoi protagonisti. Il 'World Radio Day 2026' è l’evento gratuito organizzato da Radio Speaker, il portale di riferimento per il settore radiofonico in Italia, che per il sesto anno consecutivo celebra la radio, il mezzo che solo nel 2025, secondo i dati Audiradio, ha raggiunto 35.053.000 ascoltatori nel giorno medio. "La rivoluzione digitale -spiega ad Adnkronos/Labitalia Giorgio d'Ecclesia, ceo & founder di Radio Speaker che organizza il World Radio Day, che verrà presentato domani alle 18 in sala stampa 'Lucio Dalla' al Festival di Sanremo- ha reso la radio più estesa e ibrida. Oggi la radio vive su più piattaforme: Fm, Dab, streaming, podcast, social e visual radio. Il tema scelto dall’Unesco per il World radio day 2026, dedicato a radio e intelligenza artificiale, va proprio in questa direzione: la tecnologia sta diventando uno strumento di supporto alla produzione, all’analisi dei dati e alla distribuzione dei contenuti, ma il valore centrale resta la voce umana, la credibilità editoriale e la relazione con l’ascoltatore. Più che una competizione con il digitale, stiamo assistendo a una trasformazione del linguaggio radiofonico in chiave multipiattaforma", spiega ancora. La manifestazione, aperta a tutti, si conferma il punto di riferimento dell’intera filiera radiofonica italiana, con numeri che ne attestano il successo: oltre 400 emittenti radiofoniche coinvolte nelle precedenti edizioni, più di 13.000 spettatori tra presenza fisica e streaming e 825.000 visualizzazioni sui social. A salire sul palco del Talent Garden Calabiana saranno alcuni tra i più importanti protagonisti della radio italiana tra cui Gerry Scotti, Linus e Roberto Ferrari (Radio Deejay), Jake la Furia, Camilla Ghini e Daniele Battaglia (Radio 105), Rosaria Renna e Filippo Firli (Radio Monte Carlo), Melissa Greta e Andrea Rock (Virgin Radio), Mary Cacciola, Flavia Cercato, Stefano Meloccaro e Benny (Radio Capital), Marco e Raf (Radio Kiss Kiss), Matteo Campese e Niccolò Giustini (RTL 102.5), Marco Caputo (Rai), Massimiliano Montefusco (Rds) e tanti altri nomi di spicco del panorama radiofonico nazionale. Ma oggi qual è l’andamento del mercato del lavoro in ambito radiofonico? Quali le professionalità più richieste? "Il mercato del lavoro radiofonico -spiega ancora d'Ecclesia- si sta evolvendo: le emittenti cercano sempre meno figure esclusivamente legate alla conduzione tradizionale e sempre più profili trasversali, capaci di lavorare tra audio e contenuti digitali. Cresce la richiesta di content creator audio, podcast producer, digital editor, tecnici con competenze di streaming e figure in grado di adattare i contenuti radiofonici ai diversi canali. L’esperienza che osserviamo quotidianamente nel settore conferma che oggi la radio premia professionalità versatili, in grado di unire competenze editoriali, tecniche e digitali", sottolinea. E con il 'World radio day' l'obiettivo è raccontare il mondo radiofonico nella sua interezza. "E' l’unico evento che unisce tutta la filiera della radio italiana – spiega d’Ecclesia – editori e professionisti del microfono, etichette e società per i diritti musicali, centri media e investitori, fonici e sviluppatori hardware e software, fino al vasto pubblico degli ascoltatori. Quest’anno, con il tema 'Radio e intelligenza artificiale' scelto dall’Unesco, guardiamo al futuro: capire come l’ai possa trasformare e potenziare il nostro modo di fare radio è una sfida entusiasmante e necessaria. Per questo invito tutti – conduttori, editori, aziende, professionisti, studenti e appassionati - a esserci: non solo per ascoltare, ma per costruire insieme la radio che verrà”. Ma quale il percorso formativo che si deve affrontare per avvicinarsi al mondo della radio? "Oggi -spiega d’Ecclesia- non esiste un unico percorso formativo obbligato: è sempre più determinante l’esperienza pratica, anche in web radio, radio universitarie o progetti indipendenti. La radio è un mestiere che si impara molto sul campo, sviluppando capacità comunicative, ritmo, scrittura e consapevolezza del mezzo. Da oltre dieci anni, con Radio Speaker, ci occupiamo proprio di formazione nel settore radiofonico, collaborando con professionisti e realtà del panorama nazionale, locale e web. Nel tempo abbiamo costruito una credibilità riconosciuta nel settore e molti dei nostri ex allievi oggi lavorano in emittenti nazionali, a dimostrazione di quanto un percorso formativo mirato e pratico possa rappresentare un tassello sempre più necessario per avvicinarsi concretamente al mondo della radio", conclude.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.