INFORMAZIONIPraesidium spa Informatica e Software Ruolo: Corporate Welfare Manager - Key Accounts Area: Human Resource Management Enrico Franchini |
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(Adnkronos) - Una comunità accademica in crescita, chiamata a interpretare le trasformazioni del presente senza smarrire la propria identità. Con il tema 'Educare l'intelligenza, coltivare l'umanità', l'università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm) ha inaugurato il suo 33simo anno accademico, in un momento di profondo rinnovamento del sistema universitario e di accelerazione dei cambiamenti sociali e tecnologici. Il filo conduttore della cerimonia - informa una nota - è stato il ruolo degli atenei nel governare l'innovazione, formando nuove generazioni capaci di coniugare eccellenza scientifica e valori umani e cristiani. "In un mondo attraversato da cambiamenti molto rapidi - ha spiegato in apertura Carlo Tosti, presidente Ucbm e Fpucbm (Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico) - vogliamo riportare l'attenzione sull'uomo e su ciò che lo caratterizza e lo rende unico: intelligenza e umanità. Due concetti che ci riportano all'essenza della nostra missione, la scienza per l'uomo, con l'obiettivo di formare persone e generare valore per la società". L'inaugurazione è stata preceduta dalla santa messa celebrata dal cardinale Baldassarre Reina, vicario generale della Diocesi di Roma. La cerimonia in Aula magna, introdotta dai saluti del presidente Tosti e dell'Ad e direttore generale Andrea Rossi, ha visto la partecipazione di oltre 500 persone tra studenti, docenti, alumni, autorità e rappresentanti del mondo delle imprese, insieme a 20 tra rettori e delegati di altri atenei italiani. In rappresentanza della ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, è intervenuta l'onorevole Cristina Rossello. "L'inaugurazione dell'anno accademico 2025-2026 all'Ucbm di Roma - ha sottolineato - conferma l'importanza di un modello educativo in cui l'eccellenza scientifica procede di pari passo con la formazione umana. Il ministro Anna Maria Bernini e il ministero dell'Università e della Ricerca sostengono con azioni concrete il potenziamento della ricerca scientifica e della formazione di eccellenza, ponendo il merito al centro del sistema universitario italiano. In un'epoca segnata da profonde transizioni tecnologiche - ha aggiunto - investire nelle scienze della vita significa investire nel futuro del Paese. Educare l'intelligenza significa insegnare a governare la complessità senza smarrire il senso critico. E' nostro dovere garantire a studenti e giovani ricercatori gli strumenti per essere non solo ottimi tecnici, ma cittadini consapevoli in un mondo sempre più interconnesso. Il ministero - ha assicurato - continuerà a sostenere con convinzione realtà come l'Università Campus Bio-Medico di Roma, capaci di trasformare il sapere accademico in impatto sociale e innovazione al servizio della persona". Tra gli ospiti anche il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Rocco Bellantone, che ha richiamato il necessario equilibrio tra progresso tecnologico e dimensione umana. "Viviamo una fase storica straordinaria - ha osservato - segnata da trasformazioni rapidissime: dalla medicina di precisione all'intelligenza artificiale, dalle biotecnologie alla genomica, fino alla sanità digitale e ai big data. Mai come oggi l'innovazione corre veloce. Ma educare l'intelligenza non basta: occorre coltivare l'umanità. Perché la medicina non è mai soltanto un atto tecnico: è sempre una relazione. La scienza cura, ma è l'umanità che consola, accompagna, sostiene". Il tema scelto per l'anno accademico n.33 richiama l'attualità del progetto dell'Ucbm, ispirato alla fine degli anni Ottanta dal Beato Álvaro del Portillo e avviato nei primi anni Novanta da un gruppo di professionisti vicini all'Opus Dei. Oggi l'ateneo si presenta come una realtà consolidata e in crescita: l'offerta formativa comprende 16 corsi di laurea nelle aree di Medicina e Chirurgia, Ingegneria, Scienze e Biotecnologie, 31 scuole di specializzazione e una Academy con un'ampia proposta post-lauream, descrive la nota. La struttura della ricerca può contare su 50 unità dedicate, mentre la comunità studentesca supera i 4mila iscritti provenienti da 40 nazionalità, confermando la progressiva apertura internazionale dell’Università. Nella sua relazione, il magnifico rettore Rocco Papalia ha evidenziato: "C'è bisogno di più università, non di meno". In un tempo in cui la tecnologia corre più veloce della nostra capacità di comprenderne le implicazioni e l'intelligenza artificiale interroga il senso stesso dell'umano, l'università resta un presidio insostituibile di formazione, coscienza critica e responsabilità". Al centro dell'intervento le parole chiave che definiscono l’identità del Campus: servizio, multidisciplinarità, prossimità, selezione, internazionalizzazione e trasmissione. "Servizio significa accompagnare gli studenti non solo nell'acquisizione di competenze - ha chiarito Papalia - ma nella scoperta di un senso, custodendo il rigore del sapere senza piegarlo alla logica del profitto immediato". Richiamando il principio di One Health, il rettore ha rimarcato come la salute debba essere compresa nella sua unità biologica, relazionale e sociale. "Le discipline non vivono una accanto all'altra, ma l'una dentro l'altra". Particolarmente forte il passaggio sulla prossimità: "Ogni paziente è nostro fratello, nostra sorella. La competenza tecnica è indispensabile, ma non basta. Occorre la capacità di stare accanto e condividere la fragilità". In conclusione, l'invito agli studenti: "Siate coraggiosi nello studio e fedeli ai vostri valori. Il mondo ha bisogno di professionisti competenti, ma ancora di più di donne e uomini integri, capaci di servire con intelligenza, responsabilità e umanità". Guardando al futuro, Rossi ha delineato le direttrici di sviluppo dell'Ucbm. "Si è appena chiuso un 2025 molto rilevante per il nostro Ateneo - ha commentato - La traiettoria intrapresa ci pone in una straordinaria condizione di attrattività che ci impone crescenti responsabilità e competenze. Dalla formazione integrale alla ricerca, dall'innovazione all'internazionalizzazione, dalla digitalizzazione al potenziamento dell'Academy Ucbm: da qui passa il futuro dell'ateneo e dei giovani che scelgono di crescere in un ambiente impregnato di valori cristiani e ricco di relazioni umane. Stiamo lavorando al piano strategico 2026-2030 con l'obiettivo di fare dell'Ucbm di Roma un polo dell'innovazione lungo tutta la sua filiera, restando saldamente ancorati ai valori fondativi che ci pongono al servizio delle persone e del bene comune". La prolusione del preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Bruno Vincenzi, si è concentrata sull'evoluzione delle cure contro i tumori che "dimostra quanto l'intelligenza umana possa essere posta al servizio dell'umanità. In 3mila anni l'oncologia è passata da un sapere empirico a una disciplina fondata sulla biologia molecolare e sulla medicina di precisione. Oggi disponiamo di strumenti avanzati come gli inibitori dei checkpoint immunitari, capaci di riattivare il sistema immunitario contro le cellule tumorali. Siamo in grado di combattere il male dall'interno con risultati impensabili fino a pochi anni fa. E' la conferma della capacità umana di superare i limiti grazie alla cooperazione e alla generazione di nuovo sapere". A rappresentare la comunità studentesca è intervenuta Irene Sansoni, studentessa del quinto anno di Medicina e Chirurgia, che ha riflettuto sul fatto che "educare l'intelligenza significa trasformare la conoscenza in azione responsabile. Coltivare l'umanità significa riconoscere nell'altro una persona e sviluppare l'empatia. Se riusciremo in questo non avremo soltanto completato un percorso di studi, ma contribuito a edificare una comunità accademica capace di incidere nel presente e orientare il futuro". L'Ucbm di Roma - conclude la nota - conta oggi oltre 7mila laureati attivi in quasi 30 Paesi, numerosi ricercatori nella top 2% mondiale, partnership con più di 300 aziende e collaborazioni con istituzioni pubbliche, enti di ricerca e multinazionali. Nel prossimo futuro sono previsti nuovi corsi di laurea, nuove strutture per gli studenti, ampliamento degli spazi didattici e per il personale, grande sviluppo della filiera dell'innovazione, eventi scientifici internazionali e ulteriori momenti di confronto tra comunità accademica, professionisti e imprese. Con un obiettivo dichiarato: rafforzare il ruolo dell'ateneo come luogo in cui le idee nascono, i talenti crescono e la tecnologia resta sempre uno strumento al servizio della persona nella ricerca del bene comune.
(Adnkronos) - L'aeroporto 'Leonardo da Vinci' di Roma Fiumicino si conferma al vertice in Europa per la qualità dei servizi offerti ai viaggiatori, per il nono anno consecutivo. "Un risultato straordinario che premia l'eccellenza italiana e il lavoro di tutti i professionisti che ogni giorno si impegnano per garantire un'esperienza di viaggio unica ai nostri passeggeri" commenta il ministro per il Turismo Daniela Santanchè. "Un plauso anche all'aeroporto 'Giovan Battista Pastine' di Ciampino, che si aggiudica il premio per il terzo anno consecutivo nella categoria degli scali tra i 2-5 milioni di viaggiatori. Siamo orgogliosi di avere due aeroporti italiani tra i migliori d'Europa!". Per il presidente dell'Enac Pierluigi Di Palma "Roma Fiumicino è una superstar nel panorama aeroportuale europeo" e la vittoria per la nona volta conferma "l’eccellenza della principale porta di ingresso in Italia, un biglietto da visita all’altezza del nostro Sistema Paese, frutto anche di una solida politica di investimenti coerente con i piani di sviluppo, approvati da Enac". "E' motivo di grande orgoglio per la Regione Lazio" sottolinea il governatore della Regione Francesco Rocca che rilegge il risultato come la "conferma l’eccellenza del nostro sistema aeroportuale" e "il ruolo centrale di Roma come porta d’ingresso internazionale del Paese". "L’aeroporto di Roma Fiumicino si conferma un’eccellenza assoluta, per il nono anno consecutivo in vetta alla classifica europea, quest’anno premiato insieme allo scalo di Ciampino" rileva in una nota il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon commentando i due riconoscimenti che "rendono centrale il nostro Paese".
(Adnkronos) - L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Questa la fotografia scattata dallo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Stando al report, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. Le regioni del Nord - Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte - trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%. “L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali - dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci - ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea. Il report ‘Competitivi perché sostenibili’ di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti”. “L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”. Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). A livello di ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%). A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%). Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%). Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni e vari dispositivi che rendono questi mezzi sempre più efficienti e competitivi. Quinto ambito quello energetico, include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia. Lo studio evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività: le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline Stemplus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.