(Adnkronos) - Cosa cambia con la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi di Trump? Tutto, o almeno molto, sia per la strategia del presidente americano, sia per le casse federali, sia per gli equilibri del commercio globale. Sul piano concreto, si apre la strada ai ricorsi delle aziende di mezzo mondo, con il rischio che il governo americano debba restituire tutto quello che ha incassato. E si tratta di somme enormi, nell'ordine di miliardi di dollari. L'arma che il presidente americano ha scelto di usare per compensare presunti squilibri commerciali gli si ritorce contro, aprendo una gigantesca partita legata a un'appropriazione indebita. Ma c'è un altro fattore che peserà nel rapporto con gli altri Paesi. Trump perde la sua principale leva negoziale, perché non può più imporre dazi immediati ma solo minacciarne una eventuale entrata in vigore, con limitazioni, e a valle di un iter di approvazione lungo che deve passare in diversi casi per il Congresso. Per Trump quello subito dalla Corte Suprema è anche un colpo sul piano della politica interna, sia guardando al suo consenso, già in rapido calo, sia considerando il 'colore politico' della Corte che ha una maggioranza di nomina repubblicana. La decisione sui dazi è arrivata perché una parte del mondo che lo sostiene, tre voti sui sei che hanno deciso il verdetto sono conservatori, ha dimostrato di non essere disposta a seguire Trump oltre i confini della legge e della Costituzione americana. Un segnale, da questo punto di vista, tanto significativo quanto per nulla scontato. La sentenza si basa su un’interpretazione rigorosa della Costituzione degli Stati Uniti, che riserva al Congresso e non al Presidente il potere di imporre tariffe. La Corte peraltro ha sottolineato che il Congresso non ha mai delegato in modo esplicito quella facoltà all’esecutivo. Ha pesato anche il dato storico, perché prima di Trump nessun presidente aveva invocato la legge sui poteri di emergenza come base per imporre dazi. Ora, il tema principale è quello dell'incertezza. Sul piano internazionale, perché ci sono accordi raggiunti proprio a valle dei dazi che andranno ridiscussi e perché i rapporti commerciali dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni. Sul piano americano, perché Trump nella stessa giornata ha incassato i pessimi dati sull'economia e la clamorosa bocciatura della sua scelta strategica principale, l'imposizione dei dazi. (Di Fabio Insenga)
(Adnkronos) - In un mercato del lavoro sempre più frammentato - tra lavoro dipendente, attività autonome, gestione separata e carriere discontinue - comprendere come funzionano i contributi e come incidono nel tempo diventa essenziale per evitare decisioni che oggi appaiono vantaggiose ma che, nel lungo periodo, possono ridurre l’assegno pensionistico. Ne parla con Adnkronos/Labitalia Andrea Martelli, fondatore e amministratore di Miapensione, realtà specializzata nella consulenza previdenziale "La Legge di Bilancio 2026 - spiega - rafforza una tendenza già evidente negli ultimi anni: aumentare il netto in busta paga, anche attraverso strumenti che, in alcuni casi, penalizzano la contribuzione effettiva. Una delle misure più significative riguarda i lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ma scelgono di restare al lavoro. In questi casi, infatti, la quota di contributi a carico del lavoratore non viene più versata all’Inps, in quanto l’importo viene riconosciuto direttamente in busta paga. La somma è netta e non imponibile, con un beneficio immediato per il reddito mensile. Nel lungo periodo, però, il rischio è di percepire una pensione futura più bassa". “Questo - sottolinea - è il trade-off che caratterizza il 2026: vantaggio oggi, possibile penalizzazione domani. Uno dei possibili rischi per quest’anno è confondere il beneficio fiscale con quello previdenziale. Un aumento dello stipendio netto non sempre si traduce in una pensione migliore. Per questo, nel nuovo equilibrio disegnato dalla Legge di Bilancio, i contributi Inps 2026 non cambiano nella forma, ma cambiano nel significato: diventano uno strumento centrale di responsabilità individuale nella costruzione della propria pensione”. “Per i lavoratori dipendenti - osserva Martelli - la manovra 2026 interviene sugli scaglioni Irpef e conferma il taglio del cuneo fiscale, riducendo la pressione complessiva. Il risultato è un netto mensile più alto, senza modifiche dirette alle aliquote contributive, ma richiede di compiere scelte volontarie che incidono direttamente sulla pensione futura. Per autonomi e professionisti iscritti alla gestione separata, invece, le aliquote restano stabili, ma l’assenza di un alleggerimento strutturale dei contributi, unito alla discontinuità dei redditi, rende il rischio previdenziale ancora più marcato”. "Dal secondo semestre 2026 - ricorda - aumenta il limite di deducibilità fiscale per i versamenti alla previdenza complementare. Un vantaggio in termini di Irpef, che rende i fondi pensione più efficienti sul piano fiscale. Resta però un principio da non sottovalutare: la previdenza complementare integra ma non sostituisce la pensione pubblica e non può essere utilizzata per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, come era stato temporaneamente possibile in passato”. “Il 2026, quindi, non introduce una rivoluzione contributiva, ma segna un’evoluzione chiara del sistema: più libertà oggi, più responsabilità domani. Quando si parla di pensione, la differenza non la fanno solo le norme, ma la capacità di compiere scelte informate e consapevoli, guardando oltre la busta paga e ragionando in termini di futuro previdenziale. Informarsi con largo anticipo sulla propria posizione previdenziale, permette di avere più opportunità per correggere la situazione e tutelare così la propria pensione”, commenta Andrea Martelli di Miapensione.
(Adnkronos) - Bper Banca ha aderito anche quest’anno all’iniziativa “M’illumino di meno”, la Giornata Nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, istituita dal Parlamento con la Legge 34/2022. Per l’occasione, Bper ha spento le insegne del proprio Centro Direzionale di Modena e di 748 filiali sul territorio nazionale, ribadendo il proprio impegno verso la cultura della sostenibilità ambientale e delle tematiche Esg. L’edizione 2026, celebrata il 16 febbraio, ha portato con sé un messaggio innovativo: “M’Illumino di Scienza”, un invito a unire il risparmio energetico alla conoscenza scientifica per affrontare la crisi climatica. La riduzione degli sprechi energetici è un pilastro fondamentale nelle strategie di Bper. Nel quadro del proprio Piano Energetico al 2030, BPER ha pianificato diverse azioni di efficientamento che mirano a ridurre del 50,2% le emissioni dirette entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. “La conoscenza è la chiave per affrontare le sfide ambientali del nostro tempo”, dichiara Giovanna Zacchi, Head of Esg Strategy di Bper“. Partecipare a M’Illumino di meno significa non solo ridurre i consumi energetici, ma anche promuovere consapevolezza scientifica e responsabilità individuale. Vogliamo essere un punto di riferimento per famiglie e imprese nel percorso di transizione ecologica, offrendo soluzioni finanziarie che sostengano un futuro giusto e sostenibile. Il nostro impegno è chiaro: unire innovazione, competenza e attenzione per l’ambiente, contribuendo in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi globali di sostenibilità”.