(Adnkronos) - Il figlio dell'Ayatollah Ali Khamenei, Mojtaba Khamenei, è stato scelto oggi, martedì 3 marzo, come suo successore. Lo riportano i media vicini all'opposizione iraniana. Mojtaba Khamenei assume quindi il ruolo di Guida suprema dell'Iran. Il padre, ucciso nell’attacco israelo-americano su Teheran, sarà sepolto, invece, nella sua città natale Mashad nel nord-est del Paese. L'annuncio arriva dopo un attacco con un drone sul consolato Usa a Dubai come ha confermato su X il governo degli Emirati. "Le autorità hanno spento un piccolo incendio, ma non ci sono state vittime", hanno dichiarato i funzionari. I video geolocalizzati e verificati dalla Cnn hanno mostrato una colonna di fumo nero che si alza sopra l'edificio del consolato, visibile anche da una distanza considerevole. L'attacco al consolato è stato confermato anche dal Segretario di Stato americano Marco Rubio. "Purtroppo un drone ha colpito un parcheggio adiacente all'edificio della cancelleria, provocando un incendio. Tutto il personale è sano e salvo", ha assicurato Rubio, parlando in conferenza stampa. Secondo quanto ha riportato il Washington Post, citando due fonti ben informate, lunedì la sede della Cia all'ambasciata americana di Riad in Arabia Saudita è stata colpita da due droni. Funzionari sauditi hanno confermato il crollo del tetto, dopo l'attacco, senza però parlare di vittime. Era stato dato per morto, insieme al padre, nel raid aereo israelo-americano che sabato ha ucciso l'Ayatollah Ali Khamenei. E invece Mojtaba Khamenei, 56 anni e secondogenito di Khamenei, è stato scelto come nuova Guida Suprema dall'Assemblea degli esperti. Che, riunitasi a votare online dopo il raid contro la sede di Qom, ha optato per Mojtaba Khamenei cedendo, anche, alle pressioni dei Pasdaran. Eppure era proprio la successione padre-figlio che, inizialmente, aveva fatto di lui un candidato poco probabile in un contesto rivoluzionario come quello iraniano, nato dal rovesciamento della monarchia dello scià. Lo stesso Ayatollah Khamenei, in vita, si era detto poco incline a sostenere una successione dinastica. Pur senza il carisma del padre, Mojtaba Khamenei è però noto per esercitare una notevole influenza dietro le quinte e per i solidi legami con il Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica, nonché con la sua forza paramilitare Basij. Inoltre era ritenuto il candidato più probabile a mantenere il controllo della rete finanziaria costruita dal padre. Mojtaba Khamenei, secondo fonti Bloomberg, avrebbe costruito un impero immobiliare globale del valore di oltre 100 milioni di sterline solo nel Regno Unito. I fondi provengono principalmente dalle vendite di petrolio iraniano e sono stati fatti transitare su conti in banche britanniche, svizzere, del Liechtenstein e degli Emirati Arabi Uniti, tramite società fantasma registrate a Saint Kitts and Nevis e nell'Isola di Man. Tra le strutture più documentate figura una villa su The Bishops Avenue a Londra - la cosiddetta "Billionaire's Row" - acquistata nel 2014 per 33,7 milioni di sterline. Il portafoglio si estende ad hotel di lusso a Francoforte e Maiorca, una villa nel "Beverly Hills di Dubai" e beni in precedenza detenuti a Toronto e Parigi. Nessuno di questi asset è intestato direttamente a Mojtaba: il suo nome non compare in nessun documento, sostituito da intermediari fidati e scatole cinesi. L'uomo chiave identificato da Bloomberg è il banchiere iraniano Ali Ansari, sanzionato dal governo britannico nell'ottobre 2025 per aver finanziato i Guardiani della Rivoluzione. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sanzionato Mojtaba già nel 2019, ma le sanzioni non hanno impedito all'impero di espandersi, sfruttando le lacune nei sistemi di trasparenza sulla proprietà effettiva dei beni in molte giurisdizioni occidentali.
(Adnkronos) - "A livello di business, per le aziende, ovviamente è tutto fermo. Ma in questo momento quello che ci preme è avere informazioni sulle persone, imprenditori, che operano con noi sul territorio iraniano, i nostri referenti. E purtroppo non abbiamo avuto risposta ai diversi messaggi inviati, le comunicazioni inevitabilmente non funzionano totalmente. E la preoccupazione è tanta". Così, raggiunto da Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia - Iran & Paesi E.c.o. (Ccii), l'associazione imprenditoriale specializzata per l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Iran e negli altri 9 paesi dell’Economic cooperation organization-E.c.o. (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan), commenta quanto sta avvenendo in Iran in queste ore. "Sulle aziende, chiaramente, è tutto fermo. Le imprese che sappiamo essere interessate, si stanno chiedendo cosa fare anche per il nel futuro, sui loro possibili interessi nel Paese", spiega. Secondo Zampini l'aspetto più allarmante è che "Il vero problema che sta nascendo è complessivo sull'area, non soltanto in Iran. Dal punto di vista turistico, dal punto di vista dei viaggi, è tutto bloccato. Se uno dovesse andare in India partendo dalla Turchia, che giro fa? Perché tutta l'area è bloccata. Un problema che riguarda non solo il turismo, ma le imprese in generale, per chi vuole operare come imprenditori nell'intera area, al di là dell'Iran, appunto. In questo momento penso che gli effetti di questo attacco non siano stati ben considerati. Quindi ci sono delle considerazioni che in queste ore è difficile mettere a terra, se non l'effetto immediato di preoccupazione, dal punto di vista umano, e di questi imprenditori iraniani che sono interessati al nostro Paese e che non riusciamo a contattare", conclude.
(Adnkronos) - “Lo stop della Commissione europea sul partenariato pubblico-privato è un tema rilevante perché taglia trasversalmente tutti i settori che lavorano con la pubblica amministrazione, dai servizi alle opere”. Lo ha dichiarato Gianluca Bufo, ceo e direttore generale del Gruppo Iren, intervenendo alla conferenza “Umanizzare il trilemma dell’energia” organizzata al Senato da Oliver Wyman e Wec Italia. Bufo ha ricordato che il Partenariato Pubblico-Privato è “uno strumento cross-settore che ha consentito al Paese di sviluppare economie e progettualità che spesso le amministrazioni, soprattutto territoriali, non hanno la capacità tecnica di strutturare autonomamente”. Non solo utility, ma anche strade, ferrovie ed efficienza energetica in ambito sanitario: “È sempre stato uno strumento industriale, applicato in ambito pubblico per portare competenze tecniche e tecnologiche”. Il numero uno di Iren ha citato anche il caso dell’idroelettrico in Piemonte: “Abbiamo fatto una mossa in anticipo sul rinnovo delle concessioni scadute nel 2010, affrontando tre anni di ricorsi. Dal 2010 continuiamo a garantire investimenti di manutenzione in una condizione ordinaria, ma non straordinaria”. La proposta di Ppp, ha spiegato, prevedeva anche di lasciare “una quota rilevante, il 25% dell’energia, a prezzi calmierati per il territorio”. Secondo Bufo, altri Paesi come la Spagna hanno individuato soluzioni alternative, ad esempio riconoscendo maggiore premialità al proponente in gara. “Non so se sarà applicabile in Italia, con un codice degli appalti molto articolato, ma una soluzione sul Ppp va trovata, perché non è mai stato uno strumento per facilitare l’amministrazione, bensì per portare progettualità e competenze industriali al servizio del pubblico”, ha concluso.