INFORMAZIONIElisabetta Danesi |
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(Adnkronos) - Servono davvero 10mila passi al giorno per aiutare il cuore, abbassare la pressione, tenere sotto controllo colesterolo e glicemia? Oppure siamo abituati a pensare che si debba camminare fino alle 'quattro cifre' per convenzione e non per reali benefici? Arrivare a 10mila passi non è alla portata di tutti, soprattutto se si pensa alle persone anziane. Camminare rappresenta l'attività fisica più elementare e gli effetti positivi sono prodotti anche da un impegno apparentemente contenuto, come evidenzia una ricerca pubblicata su Lancet Public Health. Un passo dopo l'altro non solo ridimensiona il pericolo di infarto, con un'azione da scudo per il cuore, ma riduce i rischi legati ad altre patologie, compresi cancro e demenza. "Abbiamo la percezione secondo cui dovremmo fare 10mila passi al giorno, ma non è basata su elementi concreti", dice la professoressa Melody Ding, autrice principale dello studio. Il numero tondo è diventato di moda negli anni '60, prima delle Olimpiadi di Tokyo 1964, per motivi puramente commerciali. "Il numero è stato decontestualizzato", dice la scienziata. Al cambio, sarebbero circa 8 chilometri, metro più, metro meno. La distanza totale varia in base all'altezza del soggetto, al sesso, all'ampiezza della falcata e alla velocità: chi procede più rapidamente tende ad allargare il compasso. Lo studio in questione ha esaminato i dati relativi alla salute e all'attività fisica di 160mila adulti in diversi paesi. Il numero magico quando si parla di camminare e dei benefici per cuore e cervello è rappresentato dal 7000. Con questo 'bottino' si ottiene la riduzione del rischio collegato a diverse patologie, un risultato nettamente migliore rispetto a quello che viene centrato - ad esempio - camminando per soli 2000 passi al giorno. Chi decide di spingersi oltre 'quota 7000' non sembra ottenere ulteriori benefici sostanziali, se non quelli collegati ad un'ulteriore riduzione di rischi di demenza. Se anche il traguardo di 7000 passi non è raggiungibile, ci si può consolare: chiudere una giornata a 4000 consente in prospettiva di migliorare il quadro complessivo della salute. D'altra parte, l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non indica il numero di 'step' come parametro e consiglia 150 minuti di attività aerobica moderata o 75 minuti di attività intensa a settimana. "Ci sono persone che nuotano, vanno in bicicletta o hanno disabilità fisiche che non permettono loro di fare passi", spiega la professoressa Ding, come ha evidenziato la Bbc. Per chi si dedica ad altri sport, il walking è "un'aggiunta". Per il professor Daniel Bailey, della Brunel University di Londra, lo studio sfata definitivamente il "mito" secondo cui sarebbero necessari 10mila passi: puntare a 5-7000 è "un obiettivo più realistico e raggiungibile". In particolare, come evidenzia il professor Azeem Majeed, docente all'Imperial College di Londra, il discorso vale per le persone anziane o affette da patologie. "Camminare è generalmente un'attività che richiede poco sforzo", ma diventa un impegno da non sottovalutare per chi convive con malattie croniche.
(Adnkronos) - “L’esperienza mi ha insegnato che, se miglioriamo le condizioni professionali e familiari delle donne, miglioriamo la vita di tutti e di tutte. Mettere le donne nelle condizioni di esprimere i propri talenti significa far crescere l’intera società. Può accadere oggi, se sapremo trasformare le riflessioni in azioni concrete”. Con queste parole Diana De Marchi, Consigliera delegata alle Politiche del Lavoro, Politiche Sociali, Pari opportunità della Città metropolitana di Milano, è intervenuta oggi nel capoluogo lombardo all’evento promosso dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina, 'Progetto donna’. “Il tema delle politiche di genere è per noi un impegno costante che attraversa tutte le azioni, anche amministrative, della nostra Città metropolitana - afferma De Marchi - Per questo è fondamentale poter contare su più visioni, più strumenti e più competenze che ci aiutino a capire come lavorare meglio”. “Sono cresciuta con l’idea che non esistano limiti invalicabili - racconta - ma anche con la consapevolezza che per affermarsi bisogna impegnarsi il doppio. La libertà delle donne passa da molte strade: attraversa ambiti diversi e incrocia le vite di ciascuna di noi - dice - Spesso dimentichiamo che le grandi conquiste nascono da donne fragili, determinate, capaci di aprire strade nuove. Donne che hanno lottato, studiato, lavorato, costruito competenze e cambiato il destino di un territorio - ricorda - Oggi siamo qui per far crescere la nostra città, il nostro Paese e, nel nostro piccolo, il mondo. Dobbiamo portare ovunque le nostre competenze. Sappiamo farlo. E abbiamo il dovere di farlo”, conclude.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.