INFORMAZIONIElisa Benazzi |
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(Adnkronos) - "L'obesità è un fattore di rischio cardiovascolare sempre più diffuso, anche in Italia. Non si tratta solo di un problema di peso: obesità e sovrappeso contribuiscono direttamente allo sviluppo delle malattie cardiovascolari ischemiche, dello scompenso cardiaco e di altre patologie come la fibrillazione atriale e le malattie valvolari. Curare l'obesità significa diminuire il rischio cardiovascolare. Oggi questa affermazione non è più solo un'ipotesi: esistono evidenze scientifiche che lo dimostrano". Così all'Adnkronos Salute Pasquale Perrone Filardi, direttore Uoc di Cardiologia Aou Federico II di Napoli, past president Sic (Società italiana di cardiologica), alla presentazione di uno studio condotto dal Ceis - Centre for Economic and International Studies dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata, illustrato oggi a Roma sull'impatto dell'obesità e delle complicanze cardiovascolari sulla sostenibilità del Ssn. Secondo Perrone Filardi, un punto di svolta si è avuto con la semaglutide. "La prima prova concreta è arrivata con questo farmaco della classe dei Glp-1 agonisti. La semaglutide - sottolinea - ha dimostrato, in uno studio finora rimasto unico, che i pazienti con cardiopatia ischemica e obesità ottengono un beneficio significativo in termini di riduzione della morte cardiovascolare, dell'infarto e dell'ictus quando vengono trattati con questo farmaco. Questo dato rappresenta un passaggio importante: parlare di obesità oggi significa parlare di riduzione degli eventi cardiovascolari, cioè di eventi gravi e spesso evitabili che accompagnano questa condizione". Ma quali sono i farmaci che prevengono le malattie cardiovascolari nell'obesità? "Fino a poco tempo fa - ricorda il cardiologo - non esistevano evidenze che trattare il paziente obeso, più che l'obesità in sé, potesse determinare una riduzione degli eventi cardiovascolari. La situazione è cambiata con l'arrivo delle più recenti classi di farmaci antidiabetici: i Glp-1 agonisti e gli Sglt2 inibitori. Con questi farmaci si è osservato che l'obesità, quando trattata, può prevenire lo scompenso cardiaco e una serie di altri eventi cardiovascolari. In particolare i Glp-1 agonisti hanno mostrato benefici soprattutto sugli eventi di natura ischemica. Questi risultati riguardano principalmente i soggetti diabetici. Tuttavia, per quanto riguarda la semaglutide il beneficio è stato dimostrato anche nei pazienti non diabetici". Perrone Filardi rimarca che "la morbilità cardiovascolare è la causa più frequente di ospedalizzazione nei pazienti sopra i 60 anni. Prevenire scompenso cardiaco, ictus e infarto significa quindi ridurre il numero di ricoveri, alleggerire il carico sulle famiglie e diminuire la pressione sul sistema sanitario".
(Adnkronos) - Aiutare le imprese e i manager a costruire luoghi di lavoro sempre più inclusivi, favorire percorsi di carriera capaci di ridurre il divario di genere e la disparità salariale a parità di mansioni, oltre a facilitare l’accesso ai fondi nazionali e agli sgravi fiscali destinati alle pmi. Sono questi alcuni degli obiettivi di 'Managing for inclusion', il percorso promosso da Manageritalia, pensato per accompagnare le piccole e medie imprese verso l’ottenimento della certificazione di genere. Dopo la partenza da Bologna, il tour nazionale ha fatto tappa ieri a Roma, per iniziativa di Paola Vignoli (coordinatrice Gruppo Dei Manageritalia Lazio, Abruzzo, Molise Sardegna e Umbria) presso gli spazi del Grand Hotel Gianicolo, confermando la volontà di portare su tutto il territorio italiano un’iniziativa concreta di supporto alle pmi su un tema strategico per la competitività e la sostenibilità del sistema produttivo. Il tema si colloca in un contesto globale segnato da forti disuguaglianze di genere. Nel 2025 le donne rappresentavano solo due quinti dell’occupazione mondiale, a conferma delle persistenti difficoltà di accesso al lavoro. La loro probabilità di partecipazione alla forza lavoro era inferiore del 24,2% rispetto agli uomini, mentre le giovani donne avevano una probabilità del 14,4% più alta di non essere occupate né inserite in percorsi di istruzione o formazione. Il tasso di disoccupazione femminile, solo lievemente superiore a quello maschile, indica che l’ostacolo principale riguarda l’ingresso nel mercato del lavoro. Il divario occupazionale resta ampio, con una differenza stimata di 4,3 punti percentuali nel 2026 (Fonte: Oil). Anche in Italia permangono significative criticità sul fronte della parità di genere. Nel 2023, gli uomini lavoratori dipendenti privati per tutte le tipologie di contratti sono in maggior numero rispetto alle donne. Nello specifico, i lavoratori con contratto a tempo indeterminato sono il 59,9% rispetto alle lavoratrici che sono invece il 40,1%. Mentre per quanto concerne i contratti a tempo determinato, il rapporto è quasi in equilibrio (48,3% donne rispetto a 51,7% maschi. Nei contratti a tempo indeterminato il gender gap per le figure di quadri e dirigenti è eclatante. Solo il 21,1% delle donne ha contratti da dirigente contro il 78,9% dei colleghi uomini. Nei contratti da quadri il genere femminile rappresenta il 32,4% mentre quello maschile il 67,6%. Si evince quindi che il mondo delle cariche dirigenziali e manageriali in Italia sia ancora prettamente maschile. Marcato anche il gender pay gap in 10 su 18 settori le donne percepiscono più del 20% in meno; nelle attività finanziarie e assicurative le donne percepiscono mediamente il 32,1% in meno, nelle attività professionali scientifiche e tecniche il 35,1% in meno e in quelle immobiliari il 39,9% in meno. (Fonte: Rendiconto di genere Inps 2024) “La certificazione di genere - ha dichiarato Tommaso Saso, presidente di Manageritalia Lazio - non è un adempimento formale, ma uno strumento strategico per rendere le imprese più competitive e attrattive. Come Manageritalia Lazio sentiamo la responsabilità di accompagnare manager e pmi in un percorso di cambiamento culturale e organizzativo che valorizzi il capitale umano, riduca le disuguaglianze e contribuisca allo sviluppo del territorio e del Paese. In quest’ottica abbiamo inserito, nell’ultimo rinnovo contrattuale nazionale chiare misure per la parità di genere, la trasparenza retributiva e il contrasto al dumping contrattuale. Un segnale concreto per gli oltre 134mila manager italiani e una spinta non solo culturale per cui tutto questo si applichi in maniera diffusa a tutti i lavoratori”. Ad aprire i lavori i saluti istituzionali il deputato Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni del lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, e della senatrice Lavinia Mennuni, componente della V Commissione del Senato della Repubblica. “I dati sull’occupazione femminile - spiega Chiara Gribaudo - mostrano più lavoro, ma spesso povero, e un’Italia ancora lontana dagli standard europei su parità di genere, carriere e gender pay gap. Preoccupa soprattutto il peggioramento delle condizioni dopo la nascita del primo figlio. Servono misure strutturali come la Legge 162/2021 sulla certificazione di parità di genere, che introduce criteri misurabili, premialità e sanzioni. E' solo un primo passo: occorre riformare congedi parentali, asili nido e welfare familiare, superando bonus una tantum e garantendo congedi retribuiti anche per i padri, con una reale volontà politica. Noi siamo disposti a lavorare insieme in Parlamento, per costruire un sistema del lavoro moderno, contemporaneo e non novecentesco che tuteli genitorialità, la trasparenza salariale e l’avanzamento delle carriere e del welfare a sostegno concreto delle donne”. Per la senatrice Lavinia Mennuni: “Donne e uomini possono contribuire insieme alla società ma nel lavoro le donne affrontano maggiori difficoltà, soprattutto con la maternità. Lavorare per la parità significa permettere a ogni donna di conciliare liberamente carriera e famiglia. In questa direzione agisce il governo Meloni, con la certificazione per la parità di genere – sono oltre 11.000 le imprese certificate a fronte di un target Pnrr che ne prevedeva 800 entro giugno 2026 – e ulteriori misure già a bilancio come l’aumento del bonus mamme e gli incentivi alla conciliazione vita-lavoro. I dati Istat confermano la crescita dell’occupazione femminile, pur restando ancora molta la strada da fare per non dover scegliere più tra famiglia e carriera”. Nel corso dell’incontro, ad illustrare i vantaggi della certificazione di genere per le imprese è stata Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere, mentre sul tema 'Quali vantaggi per il Sistema Paese?' è intervenuta Azzurra Rinaldi, docente di Economia Politica presso Unitelma Sapienza, offrendo una lettura economica e strutturale dell’impatto delle politiche di inclusione sulla crescita e sulla competitività nazionale. L’incontro è proseguito con una tavola rotonda dedicata a modalità e testimonianze sulla Certificazione di Genere, che ha messo a confronto esperienze concrete e casi applicativi raccontati da manager e professionisti impegnati direttamente nei percorsi di certificazione. Sono intervenuti Fabio De Filippis, hr innovation senior manager di Lottomatica Group; Mariarosaria Izzo, senior advisor Dei e consulente Uni/Pdr 125:2022; Caterina Pirrone, direttore risorse umane di Romana Diesel spa e Caterina Sazio, dirigente responsabile Planning, Steering Control & Es della Luiss. "Vent’anni fa - ricorda Paola Vignoli - nella nostra associazione abbiamo iniziato a parlare di parità di genere. Da allora, molto è cambiato. La parità di genere non è più un principio astratto: è diventata processo, entrando nella quotidianità delle organizzazioni. Un processo che migliora il clima di lavoro, trattiene i talenti, rafforza la motivazione e rende le imprese più competitive. In questo percorso – sostenuto da una normativa gentile, che non obbliga ma accompagna – il nostro contratto ha avuto e continua ad avere un ruolo centrale nel promuovere un reale cambiamento culturale". "E' uno strumento - commenta - concreto, capace di incidere sulle pratiche organizzative e sulla vita delle persone. Prevede l’Osservatorio dedicato alle tematiche di diversità, equità e inclusione e trasparenza retributiva; integra il progetto Fiocco in azienda, a supporto della genitorialità; promuove una piattaforma di welfare aziendale attenta ai servizi di conciliazione; valorizza un sistema di assistenza sanitaria sensibile alla genitorialità, con agevolazioni specifiche per tutto il nucleo familiare nei primi 3 anni di vita dei bambini; rafforza la tutela della maternità, garantendo la copertura della retribuzione al 100%, oltre l’80% previsto dalla normativa". "E' in questo contesto che il ruolo dei manager diventa decisivo. Investire nella parità di genere significa scegliere organizzazioni che funzionano meglio, più inclusive e quindi capaci di generare valore nel tempo", conclude.
(Adnkronos) - Nel corso del 2025, grazie al progetto Buon Fine, l’iniziativa sociale, nata nel 2005, che trasforma le eccedenze di prodotti alimentari in risorse per le comunità locali con l’obiettivo di prevenire lo spreco alimentare e di valorizzare le eccedenze di prodotti ancora perfettamente idonei al consumo, ma non più commercializzabili, Coop Lombardia ha recuperato oltre 858 tonnellate di cibo, contribuendo alla distribuzione di 1.716.180 pasti, per un valore complessivo di 6.579.460 euro. (VIDEO) In occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, giovedì 5 febbraio, Bruno Ceccarelli, Responsabile delle Politiche Sociali e Comunicazione di Coop Lombardia, ha raccontato il tema dello spreco attraverso l’esperienza concreta della cooperazione di consumo: “Il progetto centrale di Coop Lombardia è ‘Buon Fine’, che dal 2005 ad oggi ha fornito milioni di pasti ogni anno - spiega - nell'ultimo anno, infatti, abbiamo raccolto oltre 850 tonnellate di prodotti alimentari, che hanno permesso di distribuire oltre 1,7 milioni di pasti”. Con il progetto ‘Buon Fine’, quindi, Coop si impegna nel recupero di “quei prodotti vicini alla scadenza, ma ancora utilizzabili, oppure di confezioni che possono essere state danneggiate, senza che sia stata intaccata, però, la qualità del prodotto e possono, quindi, essere donate ad associazioni che le trasformano in pasti, cibo e valore per chi si trova in difficoltà”. Tra gli obiettivi della Cooperativa c’è quello di contribuire alla crescita socio-economica delle realtà in cui è presente, favorendo la coesione sociale e la creazione di un benessere diffuso per l’intera comunità: “Coop è impegnata contro lo spreco alimentare lungo tutta la filiera attraverso la formazione dei propri dipendenti, ma anche pensando a iniziative come ‘Mangiami Subito’, che consiste nella vendita di prodotti ancora vendibili, ma che sarebbe utile vendere prima della scadenza - continua Ceccarelli - nonché cercando di prestare attenzione anche ai piccoli dettagli”. Con ‘Buon Fine’, Coop recupera quotidianamente prodotti ancora perfettamente commestibili, ma non più vendibili nei punti vendita - in quanto prossimi alla scadenza o con piccole imperfezioni - e li dona ad associazioni no profit, cooperative sociali, parrocchie ed enti caritatevoli presenti sul territorio, valorizzando il suo modello di solidarietà a km zero, riducendo al minimo le movimentazioni logistiche, limitando l’impatto ambientale legato al trasporto delle merci e favorendo una gestione efficiente e responsabile delle risorse. Queste organizzazioni utilizzano gli alimenti ricevuti per preparare pasti a favore di persone e famiglie in difficoltà, creando, così, una filiera virtuosa di solidarietà locale senza intermediazioni, che potrebbero generare nuovi sprechi: “Collaboriamo, infatti, con associazioni di grande spessore e dimensione come la Caritas, la Croce Rossa o Emergency, ma vi è anche una fitta rete di associazioni sul territorio, che raccolgono i prodotti recandosi direttamente al supermercato più vicino, riuscendo, pertanto, a portare solidarietà a chilometro zero in tutti i territori dove Coop Lombardia è presente”, conclude.