INFORMAZIONIFormed Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: Imprenditore, CEO/Proprietario Area: Top Management Elia Contoz |
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(Adnkronos) - "Moltiplicherò grandemente le tue pene", disse Dio alla donna secondo un noto versetto della Genesi. Riferimenti biblici a parte, c'è un dato reale: il dolore cronico dura più a lungo nelle donne che negli uomini. Tutta colpa di Eva e del peccato originale? No, ma della biologia sì. Un nuovo studio fa chiarezza e, scagionando la 'capostipite' del genere femminile, suggerisce piuttosto che a spiegare il 'fattore rosa' possono essere le differenze nelle cellule immunitarie regolate dagli ormoni, chiamate monociti. Secondo i ricercatori della Michigan State University (Msu), che firmano il lavoro pubblicato su 'Science Immunology', è proprio un sottoinsieme di monociti che rilascia una molecola in grado di inibire il dolore e queste cellule risultano essere più attive negli uomini, per via di livelli più elevati di ormoni sessuali come il testosterone. Le donne invece sperimentano un dolore più duraturo e un recupero più lento, perché i loro monociti sono meno attivi. Le evidenze di questo sembrano essere solide. Geoffroy Laumet, professore associato di Fisiologia alla Msu, e Jaewon Sim, ex studente laureato nel suo laboratorio, hanno scoperto lo stesso schema sia nei modelli murini che nei pazienti umani. Quanto emerso dalla ricerca, finanziata dai National Institutes of Health (Nih) e dal Dipartimento della Difesa Usa, fa pensare che queste cellule immunitarie potrebbero essere manipolate per produrre più segnali per calmare il dolore. Sebbene un nuovo trattamento sia probabilmente ancora lontano, Laumet spera che lo studio in questione possa arrivare un giorno ad aiutare milioni di persone a trovare sollievo con trattamenti non oppioidi e garantire che il dolore femminile venga preso sul serio. "La differenza nel dolore tra uomini e donne ha una base biologica. Non è nella vostra testa, e non siete deboli - rassicura rivolgendosi alle donne che ne soffrono - E' nel vostro sistema immunitario". Ma come funziona il meccanismo? Il dolore si manifesta quando i neuroni presenti in tutto il corpo vengono attivati da una stimolazione. Il più delle volte sono silenti, ma si attivano quando si urta un dito del piede o si cade dalla bicicletta, per fare qualche esempio. Tuttavia, per chi soffre di dolore cronico i sensori possono attivarsi con una lieve stimolazione, o addirittura senza alcuna stimolazione. Per misurarne l'entità, i medici si affidano ancora alla valutazione da parte dei pazienti su una scala da 1 a 10. Il problema è che ognuno percepisce il dolore in modo diverso. Quindi, quando più donne che uomini lamentano un dolore cronico o di lunga durata, la differenza è spesso attribuita alla percezione o alla descrizione di questo. Laumet ha dedicato il suo laboratorio allo studio del dolore per 6 anni. Il suo team stava conducendo ricerche su un piccolo progetto pilota quando ha notato livelli più elevati di interleuchina-10 (IL-10) negli uomini. Quando un secondo test ha mostrato nuovamente livelli più elevati della sostanza che segnala ai neuroni di bloccare il dolore, i ricercatori hanno capito di essere sulla strada giusta. "Quello è stato il punto di svolta per me - ha spiegato Sim in un articolo sullo studio - Mi sento estremamente fortunato ad aver creduto a quei primi, incerti risultati e ad aver scelto di approfondirli ulteriormente". Il laboratorio di Laumet ha usato una tecnica chiamata citometria a flusso spettrale ad alta dimensione. Quello che gli esperti hanno scoperto è che i monociti, a lungo considerati privi di una funzione specifica, svolgono un ruolo essenziale e diretto nella comunicazione con i neuroni che percepiscono il dolore producendo IL-10. E che i monociti produttori di IL-10 sono molto più attivi nei maschi che nelle femmine. Quando si bloccavano gli ormoni sessuali maschili, si otteneva il risultato opposto. "Questo studio dimostra che la risoluzione del dolore non è un processo passivo - ragiona Laumet - E' un processo attivo, guidato dal sistema immunitario". Il team ha eseguito almeno 5 tipi di test su modelli murini per assicurarsi che ciò che osservavano non fosse un'anomalia. Ogni volta, i risultati erano gli stessi. A quel punto è stata contattata Sarah Linnsteadt dell'università della Carolina del Nord a Chapel Hill che stava studiando le conseguenze psicologiche delle persone coinvolte in incidenti stradali. La sua ricerca ha mostrato un andamento simile: gli uomini avevano monociti produttori di IL-10 più attivi e risolvevano il dolore più rapidamente. Questa nuova evidenza illumina il percorso immuno-neurale di risoluzione del dolore, spostando l'attenzione dal modo in cui il dolore inizia al perché persiste. Il passo successivo è studiare come i trattamenti possano agire su questo percorso e aumentare la produzione di IL-10. Questi trattamenti potrebbero aiutare a risolvere il dolore più rapidamente, anziché limitarsi a bloccarne i segnali. "I ricercatori del futuro potranno basarsi su questo lavoro che - conclude Laumet - apre nuove strade per terapie non oppioidi volte a prevenire il dolore cronico prima che si manifesti".
(Adnkronos) - In un mercato del lavoro sempre più frammentato - tra lavoro dipendente, attività autonome, gestione separata e carriere discontinue - comprendere come funzionano i contributi e come incidono nel tempo diventa essenziale per evitare decisioni che oggi appaiono vantaggiose ma che, nel lungo periodo, possono ridurre l’assegno pensionistico. Ne parla con Adnkronos/Labitalia Andrea Martelli, fondatore e amministratore di Miapensione, realtà specializzata nella consulenza previdenziale "La Legge di Bilancio 2026 - spiega - rafforza una tendenza già evidente negli ultimi anni: aumentare il netto in busta paga, anche attraverso strumenti che, in alcuni casi, penalizzano la contribuzione effettiva. Una delle misure più significative riguarda i lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ma scelgono di restare al lavoro. In questi casi, infatti, la quota di contributi a carico del lavoratore non viene più versata all’Inps, in quanto l’importo viene riconosciuto direttamente in busta paga. La somma è netta e non imponibile, con un beneficio immediato per il reddito mensile. Nel lungo periodo, però, il rischio è di percepire una pensione futura più bassa". “Questo - sottolinea - è il trade-off che caratterizza il 2026: vantaggio oggi, possibile penalizzazione domani. Uno dei possibili rischi per quest’anno è confondere il beneficio fiscale con quello previdenziale. Un aumento dello stipendio netto non sempre si traduce in una pensione migliore. Per questo, nel nuovo equilibrio disegnato dalla Legge di Bilancio, i contributi Inps 2026 non cambiano nella forma, ma cambiano nel significato: diventano uno strumento centrale di responsabilità individuale nella costruzione della propria pensione”. “Per i lavoratori dipendenti - osserva Martelli - la manovra 2026 interviene sugli scaglioni Irpef e conferma il taglio del cuneo fiscale, riducendo la pressione complessiva. Il risultato è un netto mensile più alto, senza modifiche dirette alle aliquote contributive, ma richiede di compiere scelte volontarie che incidono direttamente sulla pensione futura. Per autonomi e professionisti iscritti alla gestione separata, invece, le aliquote restano stabili, ma l’assenza di un alleggerimento strutturale dei contributi, unito alla discontinuità dei redditi, rende il rischio previdenziale ancora più marcato”. "Dal secondo semestre 2026 - ricorda - aumenta il limite di deducibilità fiscale per i versamenti alla previdenza complementare. Un vantaggio in termini di Irpef, che rende i fondi pensione più efficienti sul piano fiscale. Resta però un principio da non sottovalutare: la previdenza complementare integra ma non sostituisce la pensione pubblica e non può essere utilizzata per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, come era stato temporaneamente possibile in passato”. “Il 2026, quindi, non introduce una rivoluzione contributiva, ma segna un’evoluzione chiara del sistema: più libertà oggi, più responsabilità domani. Quando si parla di pensione, la differenza non la fanno solo le norme, ma la capacità di compiere scelte informate e consapevoli, guardando oltre la busta paga e ragionando in termini di futuro previdenziale. Informarsi con largo anticipo sulla propria posizione previdenziale, permette di avere più opportunità per correggere la situazione e tutelare così la propria pensione”, commenta Andrea Martelli di Miapensione.
(Adnkronos) - BolognaFiere annuncia il lancio di BeFire, nuova manifestazione fieristica internazionale dedicata al mondo del fuoco e del riscaldamento a biomassa, in programma a Bologna dal 10 al 12 febbraio 2027. Con l’organizzazione di BeFire, BolognaFiere - spiega una nota - rafforza ulteriormente il proprio calendario inaugurando a Bologna un progetto concepito fin dall’origine come piattaforma europea, capace di superare i confini dei singoli mercati nazionali e di diventare un punto di riferimento per l’intera filiera continentale. L'evento intende dare visibilità, valore e prospettiva ad uno dei comparti strategici della transizione energetica. Oggi l’energia prodotta da biomassa - legna da ardere, pellet e cippato - rappresenta la prima fonte di energia rinnovabile in Italia e la seconda per il riscaldamento domestico. BeFire si propone come una piattaforma internazionale di riferimento per il business, l’innovazione e il confronto tra tutti i protagonisti della filiera. Per tre giorni, BeFire creerà opportunità di networking e presenterà le più importanti novità tecnologiche del comparto, valorizzando i risultati raggiunti dai produttori nella riduzione delle emissioni di polveri sottili, nel miglioramento dei rendimenti degli apparecchi e nelle soluzioni dedicate alla qualità dell’aria. Ampio spazio sarà riservato anche alle start-up, soprattutto a quelle impegnate nello sviluppo di tecnologie avanzate e nuove applicazioni. BeFire sarà anche occasione per rafforzare le relazioni internazionali, costruire nuove partnership e riscoprire il valore culturale ed emozionale del fuoco “BeFire nasce per rafforzare la competitività di un settore strategico per la transizione energetica - dichiara Antonio Bruzzone, Ceo di BolognaFiere - Vogliamo costruire una piattaforma europea di riferimento in cui industria, filiera, istituzioni e mercato possano confrontarsi in modo strutturato su innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e allineamento normativo. Un luogo capace di accompagnare l’evoluzione del riscaldamento a biomassa, valorizzandone il contributo industriale, energetico e occupazionale. BeFire rappresenterà al meglio la vocazione internazionale di BolognaFiere. Questo comparto ha bisogno di allargare i propri confini, di spingere sull’innovazione non solo di prodotto ma anche di modello di business, e di ritrovare il valore estetico ed emozionale del fuoco”.