(Adnkronos) - La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen avrà questo pomeriggio un colloquio telefonico con il presidente ucraino Volodymyr Zelensk. In agenda anche la discussione delle opzioni per erogare all'Ucraina i fondi di cui ha bisogno, alla luce del blocco del prestito da 90 miliardi di euro da parte di Ungheria e Slovacchia, blocco che perdura a causa dell'interruzione delle forniture di greggio russo ai due Paesi tramite l'oleodotto Druzhba. I tubi passano dal territorio ucraino: lo stop è stato causato da un attacco russo e dalla mancata riparazione della pipeline da parte degli ucraini. Nel colloquio verrà probabilmente toccato anche il tema dell'adesione dell'Ucraina all'Ue. La portavoce capo Paula Pinho ha confermato che la Commissione Europea non può fissare una data per l'adesione di Kiev, poiché i tempi dipendono "dai progressi fatti dal Paese candidato", anche se Bruxelles "comprende" bene l'esigenza di Zelensky di fissare una data. Il presidente ucraino avrebbe bisogno di una data certa da offrire ai suoi cittadini in cambio di possibili concessioni territoriali nell'ambito delle trattative in corso con la Russia per cercare di porre fine alla guerra, che va avanti da oltre quattro anni. Le trattative, promosse dagli Usa, finora non hanno portato ad accordi tra le due parti. La Commissione europea sta intanto "lavorando su opzioni" per sbloccare il prestito per Kiev, che dovrebbe esaurire i fondi a propria disposizione ad aprile, convenuto lo scorso dicembre ma posto sotto il veto di Viktor Orban, afferma la portavoce-capo Pinho. "Potrebbero non essere visibili, ma stiamo lavorando su opzioni per sbloccare il prestito da 90 miliardi di euro e siamo molto, molto consapevoli del fatto che il tempo stringe", afferma. In una lettera indirizzata a von der Leyen e diffusa oggi via social, Orban le chiede di "far rispettare gli accordi che obbligano l'Ucraina a consentire il transito di petrolio attraverso l'oleodotto Druzhba", asserendo che "finché il presidente Zelensky non tornerà al buon senso e alla normalità, non sosterremo alcuna decisione favorevole all'Ucraina". Ma l'esecutivo Ue non ha ancora ricevuto la lettera, sottolinea Itkonen: "Come tutte le lettere che ci vengono inviate, la leggeremo, la studieremo e poi risponderemo. Per quanto riguarda gli sviluppi su Druzhba, continuiamo i contatti con gli ucraini, lavoriamo con tutti gli Stati membri interessati, in particolare Slovacchia e Ungheria, con cui collaboriamo molto strettamente. La nostra priorità rimane la sicurezza dell'approvvigionamento dei nostri Stati membri, ma per quanto riguarda il funzionamento dell'oleodotto non ho aggiornamenti da fornire". Intanto il presidente russo Vladimir Putin e il premier ungherese Orban hanno parlato al telefono anche della questione degli ungheresi che hanno combattuto al fianco delle forze ucraine detenuti dalla Russia, ha reso noto il Cremlino. I due hanno anche discusso delle possibili conseguenze della guerra in Medio oriente sul mercato mondiale dell'energia, nel momento in cui il flusso di greggio russo diretto a Ungheria e Slovacchia sul tubo di Druzhba è bloccato da un guasto che, secondo Kiev, è stato provocato da bombardamenti russi e che gli ucraini non riescono, proprio perché anche i tecnici sono stati obiettivo di raid, a riparare. La prossima data per il nuovo ciclo di colloqui con l'Ucraina non è affatto chiara, ha dichiarato nel frattempo il Cremlino, aggiungendo di ritenere “poco probabile” che i negoziati possano tenersi ad Abu Dhabi, come era stato ipotizzato, fintanto che continuano gli attacchi tra Israelo-americani e Iran. “La data e il luogo non sono ancora chiari”, ha detto il portavoce del governo russo, Dimitri Peskov, dopo che ieri il presidente ucraino si era detto convinto che i negoziati sarebbero ripresi questa stessa settimana nella capitale degli Emirati. “Nessuno li ha cancellati”, ha sottolineato, aggiungendo che “oggi è improbabile che si possa parlare di un incontro ad Abu Dhabi per ovvie ragioni”. Gli Emirati Arabi Uniti e altri paesi della regione con basi statunitensi sono stati oggetto di attacchi iraniani in risposta all'offensiva degli Stati Uniti e di Israele, che ha causato la morte del leader iraniano, l'ayatollah Ali Khamenei. L'ultimo incontro tra Mosca e Kiev per negoziare la fine della guerra si è tenuto la scorsa settimana a Ginevra, da cui, secondo quanto rivelato da Zelensky, le parti sono uscite con un accordo di massima su questioni umanitarie, come lo scambio di prigionieri, ma anche militari. Lo stesso Zelensky ha tuttavia riconosciuto che le principali questioni che dividono le parti, come l'amministrazione dei territori occupati dalla Russia e la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, rimangono irrisolte. Per quanto riguarda la grave situazione della sicurezza nella regione del Golfo, Peskov ha riferito che il presidente russo Vladimir Putin ha potuto parlare nelle ultime ore con i leader della regione colpita dagli attacchi. Peskov ha riferito che Putin farà tutto il possibile per ottenere “almeno un leggero allentamento” delle ostilità e che trasmetterà alle autorità di Teheran la “profonda preoccupazione” dei suoi vicini per gli attacchi. Zelensky ha detto intanto di temere che l'operazione militare degli Stati Uniti contro l'Iran porterà a un "rallentamento" nella consegna di missili americani acquistati con fondi europei nel quadro del programma Purl, come era già avvenuto durante la guerra dei 12 giorni del 2025. "Oggi non è ancora avvenuto, ma temo che potrebbe ripetersi", spiega, aggiungendo tuttavia che ancora nessuno ha cancellato il prossimo round di negoziati, il 5 o 6 di questo mese, anche se magari non si terrà proprio ad Abu Dhabi. In una intervista al Corriere della Sera, Zelensky tuttavia precisa che attaccare gli obiettivi militari iraniani è "stata una buona decisione". "Gli iraniani producono un mucchio di armi per la Russia, specie droni e missili, anche se adesso credo non potranno più farlo e forse saranno i russi ad armarli a loro volta". Putin oggi è più debole. Parla, ma non agisce, dimostra che è un alleato debole degli iraniani. Come del resto lo è stato per la Siria di Bashar Assad: alla fine gli ha dato soltanto asilo in Russia. Forse agli iraniani ha ridato alcune delle armi che aveva ricevuto, magari gli stessi droni Shahed che adesso Mosca produce in due fabbriche su licenza di Teheran".
(Adnkronos) - Il settore della logistica, nel nostro Paese, si appresta a superare la soglia dei 117 miliardi di euro entro il 2026, spinto da una trasformazione che non è più solo tecnologica, ma più profonda e strutturale. Passeremo, infatti, dalla logistica di reazione alla logistica di anticipazione che, grazie agli strumenti tecnologici più avanzati come l’intelligenza artificiale o il machine learning, permetterà di ridurre drasticamente l’errore umano. In questo scenario di grande evoluzione, Oikyweb, azienda leader con oltre 25 anni di esperienza nei servizi integrati di gestione e home delivery, ha individuato i tre pilastri che guideranno il comparto nei prossimi mesi: iper-automazione, sostenibilità sostanziale (che per certi versi è addirittura antitetica a quella che finora veniva 'certificata' in base a procedure standardizzate di auditing esterno) e capacità di essere 'vicini' al cliente finale, non solo in termini fisici, ma soprattutto in termini di servizio capace di anticipare i suoi bisogni. Nel dettaglio, il primo pilastro è, quindi, iper-automazione e magazzino intelligente. Un magazzino sarà sempre di più un ecosistema integrato e intelligente. Secondo alcune stime, ad esempio, l’adozione dell’Ai passerà dall’attuale 24% ad oltre il 60%. Grazie alla robotica sarà possibile ridurre lo sforzo umano di molti lavori di handling, e quindi migliorare l’efficienza e ridurre danni a prodotti e soprattutto usura fisica al personale, mentre con l’Ai sarà progressivamente semplice gestire una mole potenzialmente infinita di dati con la massima precisione. Il problema rimarrà, ancora e sempre, lo stesso: la qualità di questi dati. E qui la vera differenza tra le diverse 'adozioni' sarà la chiave: chi si limiterà ad adottare strumenti commerciali generici otterrà benefici limitati o addirittura negativi; solo chi saprà lavorare sui dati per ottimizzare la customizzazione degli strumenti perverrà a risultati concretamente significativi. Il secondo pilastro è sostenibilità e trasparenza. Quella che per anni abbiamo definito logistica green - e che in molti casi ha rappresentato più che altro uno slogan commerciale e un 'marchio' burocratico – smetterà gradualmente ma irrevocabilmente di essere una bandierina da sventolare e si trasformerà in un requisito operativo chiave, di cui le aziende difficilmente potranno fare a meno. Con la prossima adozione del passaporto digitale di prodotto e attraverso l’uso sempre più sistematico della blockchain (ma anche e soprattutto di altri strumenti, molto più lean e di uguale o superiore efficacia, oggi disponibili) per la tracciabilità, i flussi digitali potranno diventare sempre più trasparenti. Oikyweb, da sempre attenta all’etica e al rispetto ambientale, sta già da tempo puntando molto sulla gestione di flussi che possano ridurre il proprio impatto in termini di inquinamento, per offrire un servizio sempre di qualità ma, anche e soprattutto, sostenibile nel lungo periodo. Terzo pilastro la 'vicinanza' al cliente finale. Il futuro dell’home delivery si giocherà sul concetto di 'prossimità', inteso però non solo come capacità di essere 'vicini' ad ogni singolo cliente finale in termini fisici, ma soprattutto come capacità di saper offrire ad ogni singolo cliente finale il servizio in grado senz’altro di soddisfare, ma se possibile anche di anticipare, i suoi bisogni. Per garantire consegne ottimizzate in base alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente finale, e però contemporaneamente ridurre la congestione urbana e l’inefficienza (due fattori che purtroppo sono strutturalmente in trade-off negativo rispetto alla massimizzazione della soddisfazione di tutti i clienti finali), occorre, ancora una volta, una grande capacità di automazione e gestione dei dati. Infatti, poiché ovviamente non è possibile essere vicini fisicamente ad ogni singolo cliente finale (questa idea comporterebbe di portare la logistica a pochi chilometri dal cliente finale, e al limite, quindi, di avere un micro-hub in ogni portineria, ma questa è la logica dei locker, in cui il cliente si serve da solo, non dell’home-delivery, in cui invece il cliente vuole che siano soddisfatte una serie molto ampia di sue esigenze), la soluzione è resa possibile solo dalla capacità di minimizzazione dei flussi fisici grazie alla sostituzione di questi con flussi digitali. Si tratta di una sfida che Oikyweb presidia da oltre 25 anni, trasformando la consegna dell'ultimo miglio in un'esperienza personalizzata, di qualità e ad alto valore aggiunto. "Il 2026 - precisa Raffaele Ghedini, economista e presidente di Oikyweb - si preannuncia come un anno importante e di grande cambiamento per il settore. Sono convinto che inizieranno a non essere premiate solo le aziende che aumentano il numero di consegne o che banalmente acquistano più mezzi di trasporto green, ma sempre più quelle che sanno gestire in modo efficace i dati e, grazie a ciò, costruire relazioni di valore con i propri clienti. Non dimentichiamo, infatti, che la tecnologia è un valido alleato, ma non indistintamente per tutti: aiuta a fare la differenza solo chi la sa utilizzare in modo capace, consapevole e strategico. In Oikyweb è uno strumento fondamentale e serve per concretizzare una promessa che l’azienda fa da sempre ai propri clienti: lavorare al massimo del proprio impegno per rendere ogni esperienza di servizio unica, trasparente e memorabile”.
(Adnkronos) - “Viviamo un’epoca di grandissime accelerazioni, in cui trend globali, digitalizzazione e tensioni geopolitiche si innestano in uno scenario competitivo e normativo caratterizzato da continue transizioni”. Lo ha dichiarato Gianluca Bufo, ceo e direttore generale del Gruppo Iren, a margine della conferenza “Umanizzare il trilemma dell’energia” in Senato, organizzata da Oliver Wyman e Wec Italia. “In questo contesto – ha spiegato – programmare, pianificare e dibattere i giusti investimenti per il Paese è fondamentale per guidare queste trasformazioni” Iren, ha sottolineato Bufo, è impegnata “su tutti i fronti della transizione energetica: dallo sviluppo delle rinnovabili alla flessibilità necessaria per accompagnare la decarbonizzazione delle infrastrutture”. Un percorso che deve riguardare non solo la produzione ma anche le reti e i sistemi di accumulo, in un quadro in cui “la domanda a valle è in continua evoluzione”. Un capitolo centrale è quello dei data center: “Stimiamo che anche in Italia possa verificarsi quanto già accaduto negli Stati Uniti, con un forte aumento della domanda di energia elettrica”. Da qui la necessità di investimenti nelle reti e nella decarbonizzazione, insieme all’impiego delle tecnologie più avanzate come l’intelligenza artificiale, “che garantiscono ulteriore flessibilità e slancio”. Di fronte ai breakthrough tecnologici, ha osservato, “gli scenari possono divaricarsi tra fortissime spinte immediate e sviluppi più graduali nel tempo: vedremo quale sarà il percorso, ma il nostro ruolo lo faremo”.