(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos. E' in libreria con Rizzoli 'La ragazza d’aria' di Andreea Simionel. Aryna ha quindici anni e cammina sulla linea sottile tra ciò che è stata e chi può diventare. È arrivata da due anni a Torino dalla Romania, eppure sente che niente, nel mondo che la circonda, le somiglia davvero. Il nome che porta è troppo difficile per i coetanei italiani, la sua lingua madre ha troppi spigoli, il suo corpo è troppo pieno. Ed è così che inizia a stringere, ogni giorno controlla di più: il pensiero, gli affetti, il cibo. Attorno a lei, i genitori, la sorella e gli amici le paiono distanti. Perché Aryna lotta con il peso delle proprie radici nell’Est, la fame di trovare un posto in un Paese nuovo, l’Italia, e al centro di tutto il suo corpo, che cade, resiste, si rialza. Andreea Simionel scrive una storia toccante sull’adolescenza come terra di confine, l’amore tra sorelle e il rifugio inaspettato nei libri. Con una scrittura che sa farsi vulnerabile e incandescente, ci racconta che, dopo essere scivolati sott’acqua, lentamente si può tornare a respirare, come se fosse la prima volta.“C’è, in questa voce che colpisce e ammalia - scrive Silvia Avallone - una forza primigenia. Un romanzo che pulsa, capace di parlare al nostro fragile presente”. Esce nella collana Il Giallo Mondadori 'Il sangue degli architetti' di Diego Lama. È lunedì mattina – maledetto, pensa Veneruso, come tutti quelli che Dio manda in terra – e il commissario ne ha già le tasche piene della vita e pure della morte quando bussano alla porta del suo ufficio: qualcuno ha ucciso l’architetto Lester Young, rovesciandogli addosso un busto di marmo dal Palazzo delle Belle Arti. Il colpevole si nasconde per forza nell’edificio, e il movente è chiaro: quel giorno si stava per assegnare l’appalto di un importante progetto cittadino, e Young era il vincitore annunciato. Veneruso concentra quindi le attenzioni sugli avversari della vittima… ma il quadro si complica in fretta, tra donne misteriose, faccendieri pieni di segreti e altri, pirotecnici assassinii. Chi c’è dietro al mistero? E qual è il movente? Veneruso scopre che la sua Napoli sta per scomparire, travolta da una trasformazione che prevede l’annullamento di interi quartieri e la costruzione di nuove aree, un orizzonte che per lui, allergico al cambiamento, equivale a un terremoto. Man mano che l’indagine proseguirà, sul palcoscenico si alterneranno amori infranti, rimpianti mai sopiti, eterni sogni di futuri più o meno possibili e tanta dolente tenerezza, tutti a consumarsi all’altare del Grande Nemico, il Tempo, che gira, gira, gira e gira, e forse, questa volta, presenterà il conto più temuto. Uscirà il 10 marzo con Einaudi 'Lo Zar' di Stefano Massini. Lo Zar è un monologo ipnotico e implacabile che attraversa mezzo secolo di storia russa seguendo l’ascesa di Vladimir Putin, dall’infanzia affamata a Leningrado fino al giorno della presa del potere come presidente della Federazione russa. Stefano Massini compone una sorta di autobiografia immaginaria di Putin, strutturata in 'capitoli' brevi e incisivi, che mostrano come eventi traumatici, umiliazioni infantili, una feroce autodisciplina, la fascinazione per i Servizi segreti e l’ossessione per il controllo abbiano gradualmente formato un individuo capace di agire sempre secondo logiche di forza, strategia, manipolazione e spietatezza. Con una scrittura tesa, scandita come un addestramento militare e lucida come un interrogatorio, Massini ci fa conoscere una traiettoria esistenziale che si trasforma in destino, fino a conficcarsi nella fragile democrazia russa degli anni Novanta. Una riflessione sulla letale combinazione tra forze economiche, Servizi segreti e politica e una parabola sull’autoritarismo contemporaneo e sulle tecniche di manipolazione delle masse. Arriva con Adelphi 'La sorellina' di Raymond Chandler. È una ragazza "minuta, ordinata, dall’aria perbene, con capelli castani pudicamente lisci e occhiali dalla montatura a giorno" quella che si presenta nell’ufficio di Philip Marlowe in una calda mattina di primavera. E se lui accetta di aiutare la giovane, giunta dal Kansas in cerca del fratello scomparso, non è certo per i miseri venti dollari che si vede allungare sulla scrivania, ma per noia, o forse per curiosità – perché è chiaro, almeno per un investigatore privato scaltro come lui, che dietro "il classico aspetto da bibliotecaria" si nasconde in realtà "un’affascinante, piccola bugiarda". Nel mondo freddo e fosco di Marlowe, d’altronde, di rado le cose sono come appaiono, e meno che mai sotto le sfolgoranti luci di Hollywood, dove lo condurrà questa indagine, fra maliose starlet, imperturbabili agenti di spettacolo, gangster costretti a occultare la loro identità e cadaveri con punteruoli da ghiaccio conficcati nella nuca. La patina di glamour che avvolge la città, infatti, maschera ricatti, menzogne, vacuità morale e corruzione – quel torbido paesaggio umano che Marlowe è solito fronteggiare con le sue armi predilette: una caustica ironia e un cinico disincanto. E che Chandler, con la prosa a un tempo poetica e spietata che è la sua cifra, riesce ancora una volta a restituire magistralmente, gettando sull’America del dopoguerra e sulla più rutilante (e illusoria) incarnazione del suo sogno uno sguardo lucido, malinconico e sferzante. Arriva in libreria con Bompiani 'Oligocrazia', il saggio di Alfonso Celotto. In un Paese come il nostro nel quale il partito più forte è quello degli astenuti (quasi diciassette milioni alle ultime elezioni politiche) e la durata media di un governo è di quattordici mesi (sessantotto governi in ottant’anni di repubblica) chi veramente tiene in mano le leve del potere e scrive le regole a cui tutti gli altri devono sottostare? A questa domanda tanto affascinante quanto pericolosa – per il modo in cui solletica gli istinti antipolitici nascosti anche nel più sincero democratico – Alfonso Celotto risponde con limpidezza in queste pagine. E può farlo perché alla conoscenza dei meccanismi istituzionali e legislativi ha dedicato tutta la sua vita di studioso, ma anche perché qui sceglie di raccontarci in presa diretta la sua stessa esperienza nel cuore della nostra repubblica: quella di un ragazzo di provincia arrivato a Roma per studiare, che presto si trova a lavorare nelle stanze dei ministeri dove le promesse elettorali si trasformano in leggi, gli accordi segreti aggiungono parole magiche ai decreti, le decisioni più difficili vengono prese o eluse, dove lo spirito della democrazia diventa realtà. Da Prodi a Berlusconi, da Renzi a Meloni, volti e stili di governo diversi scorrono sotto i nostri occhi eppure una certezza prende forma: il potere si gestisce con pochi gesti, e quei gesti sono nelle mani di pochi dei quali spesso non conosciamo i nomi né i volti perché sono i tessitori invisibili della trama della storia. È a loro, alla loro preparazione e onestà, che è affidata la guida della grande macchina dello Stato. Alfonso Celotto ci racconta segreti, bugie e speranze nascoste nelle stanze dei ministri che hanno fatto la nostra storia recente e al tempo stesso scrive una appassionata, caustica, sorniona meditazione sull’immutabile essenza del potere politico. Alfonso Celotto (Castellammare di Stabia, 1966) vive e lavora a Roma, dove insegna Diritto costituzionale nell’Università degli Studi Roma 3. È visiting professor della U.B.A. – Universidad de Buenos Aires; dell’Università di Varsavia; della UNSW – New South Wales University (Sydney) e della McGill University di Montréal. Da anni cerca di spiegare e raccontare la Costituzione in radio, in televisione e sui social network. Tra i suoi libri: 'Il dott. Amendola, direttore della Gazzetta Ufficiale' (Mondadori, 2014), 'La Corte costituzionale' (il Mulino, 2018), 'Costituzione annotata della Repubblica italiana' (Zanichelli, 2018), 'È nato prima l’uomo o la carta bollata? Storie incredibili (ma vere) di Una Repubblica fondata sulla burocrazia' (RaiLibri, 2020), 'L’enigma della successione: Ascesa e declino del capo da Diocleziano a Enrico De Nicola' (Feltrinelli, 2021), 'Fondata sul lavoro' (Mondadori, 2022). Laterza manda sugli scaffali 'I tamburi di guerra mi fanno tremare' di Bruno Maida, docente Storia contemporanea e Storia dell’infanzia presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. I bambini ucraini, come tutti i bambini, disegnano: disegnano carri armati e aerei; incendi ed esplosioni; case in rovina e tombe. Disegnano se stessi e le proprie famiglie. Disegnano fughe e distruzione. Ma disegnano anche immagini di speranza e sogni per il futuro. Quattro anni di guerra in Ucraina visti con gli occhi e le parole dei più piccoli e fragili che l’hanno vissuta in tutta la sua insensatezza e drammaticità. La guerra in Ucraina scoppia nel 2022. Come in tutti i conflitti dal Novecento in avanti, l’infanzia ne è la prima vittima e ne è protagonista attiva. I bambini vengono mobilitati e diventano soggetti mobilitanti, agiscono, ricordano e dimenticano, come tutti i civili coinvolti dalla guerra. Come tali, lasciano tracce e fonti utili allo storico per raccontare il vissuto durante la guerra: la vita quotidiana sotto le bombe; la distruzione delle scuole e l’enorme lavoro degli operatori umanitari e degli insegnanti per costruire una didattica alternativa e un simulacro di normalità; la cura delle ferite materiali e psicologiche all’interno di un sistema ospedaliero che è tra i primi a essere colpito dai bombardamenti; le forme e i modi in cui l’infanzia interpreta, dà senso e rappresenta la guerra; il ruolo dei genitori nella protezione dei bambini; le conseguenze estreme della guerra sulla loro vita, costretti a fuggire ed emigrare ma anche colpiti dalle operazioni di rapimento e ripopolamento che i russi hanno messo in atto. Un libro, questo, che affronta la storia del presente attraverso gli occhi di chi solitamente non entra nei libri di storia. L'affresco feroce dell'America di oggi. Un palazzo di lusso nel cuore di New York. Un omicidio che nasconde segreti e contraddizioni di un intero paese. Un giallo che esce dai confini del giallo e che racconta l’America divisa dell’epoca di Trump. E' 'L'ultimo turno' di Chris Pavone, in libreria con Feltrinelli. Chicky Diaz è il portiere più amato del Bohemia, il palazzo più prestigioso dell’Upper West Side, dimora di celebrità, finanzieri e dell’élite culturale di New York.Nel suo lussuoso attico, l’appartamento 11C-D, Emily Longworth ha tutto quello che ha sempre desiderato. Peccato che odi profondamente suo marito, che detestava in silenzio già prima delle recenti rivelazioni sull’origine della sua immensa ricchezza. Ma il contratto prematrimoniale è inattaccabile e lei non ha ancora trovato la forza di lasciarlo. Al piano inferiore, nell’appartamento 2A, Julian Sonnenberg – critico d’arte di successo e uomo che ha vissuto per cinquant’anni una vita piena e cosmopolita – riceve una telefonata devastante. Una notizia che non fa che confermare la sua sensazione: quella di essere ormai irrimediabilmente out.Intanto, nei sotterranei del Bohemia, il personale del palazzo – quasi tutto afroamericano e ispanico – segue con inquietudine le notizie in tv: a pochi isolati di distanza, un nero è stato ucciso dalla polizia. La città sta esplodendo in proteste, scontri, violenze. Mentre si prepara per il suo turno serale, Chicky infrange una regola sacra del mestiere: stasera porterà con sé una pistola. Perché lui sa che, proprio davanti all’ingresso sontuoso e all’apparenza inespugnabile del palazzo, si sta giocando qualcosa di più grande. Stanotte, nemici si scontreranno, lealtà verranno messe alla prova, segreti svelati – e vite spezzate.In un affresco inedito e feroce della New York di oggi, Chris Pavone scrive un giallo perfetto per i nostri tempi, dove suspense, critica sociale e ritmo narrativo si fondono senza soluzione di continuità. Chris Pavone è cresciuto a Brooklyn, si è laureato alla Cornell University e ha lavorato per quasi vent’anni come editor. Ha scritto sei romanzi tradotti in più di venti paesi e in corso di adattamento per il cinema e la tv, tra cui Il sospetto (Piemme, 2013), vincitore dell’Anthony Award e dell’Edgar Award, e Il manoscritto (Piemme, 2015). Con Feltrinelli ha pubblicato L’ultimo turno, che ha scalato le classifiche dei bestseller americani ed è stato selezionato dal “New York Times” come uno dei migliori libri del 2025. Vive con la famiglia tra New York e la North Fork di Long Island. E' in libreria con Rizzoli 'Dolce vita, dolce morte' di Giancarlo De Cataldo. 1963. Roma brilla di luci e promesse: via Veneto è un set a cielo aperto, i paparazzi scattano senza tregua, gli scandali sono il nuovo spettacolo. Sogna anche una ragazza tedesca: ha ventitré anni, si chiama Greta, è arrivata per fare l’attrice. Finché, un giorno di maggio, viene trovata accoltellata sul pianerottolo di un palazzo vicino a via Veneto. Sotto la superficie abbagliante della capitale si muovono ombre inquietanti. Lo sa Marcello Montecchi, trent’anni, firma della cronaca mondana di un grande quotidiano. Il direttore gli affida il caso, mentre i giornali trasformano il delitto in un gioco crudele – “Chi ha ucciso Greta?” – per saziare la curiosità dei lettori. Nessuno immagina che Marcello quella ragazza l’abbia davvero conosciuta, in poche notti al sapore di whisky e sigarette. Seguendo le tracce di Greta tra salotti scintillanti e retrobottega fumosi, Marcello scoprirà una Roma-giungla, tiepida e spietata, dove è facile nascondersi e ancora più facile scomparire. Quel delitto lo inseguirà per anni, fino a diventare la sua ossessione. Con 'Dolce vita', dolce morte, Giancarlo De Cataldo, ispirandosi a un autentico cold case degli anni Sessanta, costruisce un noir compatto sui misteri della città eterna, dove dietro ogni luce al neon può nascondersi un assassino. A distanza di cento anni dalla sua nascita, e di dieci dalla sua morte, Dario Fo, ultimo italiano a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, rimane ancora nell’immaginario comune un genio, un artista incontenibile, un riferimento libero e spesso lucidissimo nel dibattito intellettuale, sociale e politico. Per chi vive di teatro, però, rappresenta soprattutto un maestro che – assieme a Franca Rame, sua compagna di tutta una vita – ha solcato un impareggiabile percorso creativo, donandosi con generosità al pubblico e ai tanti attori e autori venuti dopo di lui. Matthias Martelli - autore di 'Il giullare ribelle. Vita apocrifa di Dario Fo', in libreria con Baldini+Castoldi - ha nove anni quando vede per la prima volta una vecchia registrazione di Mistero buffo alla Tv: è una folgorazione, ed è a Fo e a quello spettacolo che Martelli tornerà anni dopo, quando prenderà il volo la sua vivace carriera sul palcoscenico. Mosso dallo stesso slancio, con la devozione dell’allievo e l’autorevolezza dell’artista, Martelli scrive una biografia di Dario Fo in cui la sua vita eclettica – dall’infanzia tra i fabulatori del Lago Maggiore al clamoroso riconoscimento internazionale – prende forma in un racconto vivido, capace di restituire tutta la potenza artistica, civile e umana del «giullare ribelle». È una tradizione teatrale colta, gioiosa, popolare e sovversiva quella che si riaccende in queste pagine, lasciando risuonare una voce che, oggi più che mai, abbiamo bisogno di riascoltare.
(Adnkronos) - In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Manageritalia commenta gli ultimi dati sull’andamento della dirigenza privata in Italia, che confermano un trend strutturale di crescita della componente femminile ai vertici delle imprese italiane. Secondo il Report Donne elaborato da Manageritalia partendo dagli ultimi dati ufficiali Inps (2024), i dirigenti privati sono aumentati del 2,6% rispetto all’anno precedente, consolidando la crescita già registrata nel 2023 (+2,6%) e nel 2022 (+3,8%). A trainare l’incremento sono soprattutto le donne, cresciute del 6,2% a fronte dell’1,5% degli uomini. Dal 2008 ad oggi le donne dirigenti sono più che raddoppiate (+114%), mentre nello stesso periodo gli uomini hanno registrato un calo dell’1,3%. L’aumento complessivo dei dirigenti privati (+12,4%) è dunque interamente attribuibile alla crescita della componente femminile. “L’8 marzo – commenta Cristina Mezzanotte, coordinatrice area Deia di Manageritalia – è l’occasione per valorizzare un cambiamento concreto: le donne manager non solo crescono in numero, ma stanno contribuendo in modo determinante all’evoluzione qualitativa della classe dirigente del Paese. Abbiamo bisogno del lavoro delle donne e le aziende sono più consapevoli che non possono rinunciare ai loro talenti e le più illuminate stanno attuando dei sistemi Welfare che consentano alle persone di poter continuare la propria carriera senza rinunciare alla genitorialità. Le nuove Generazioni di Manager chiedono lo stesso periodo di congedo ad entrambi i genitori. Insomma, qualcosa sta cambiando e Manageritalia Deia (gruppo Diversity Inclusion Accessibility) sentiamo la responsabilità di tenere un faro acceso su questa trasformazione. Con l'attuazione della Normativa 2023/970 i Manager avranno la responsabilità in azienda della trasparenza retributiva: pari lavoro pari retribuzione. Le aziende dovranno fornire informazioni chiare sulla retribuzione iniziale nelle offerte di lavoro. Se i dati evidenzieranno un divario retributivo di genere superiore al 5% non giustificato, l'azienda dovrà intervenire con le rappresentanze sindacali (i dati indicano che le Donne nell'EU guadagnano in media il 13%in meno dei colleghi uomini)”. Per Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, “La crescita delle donne manager non è solo un segnale positivo sul piano dell’equità, ma un indicatore concreto di evoluzione del nostro sistema produttivo. I numeri dimostrano che la managerialità femminile sta contribuendo in modo determinante allo sviluppo delle imprese, soprattutto nei settori più dinamici. Ora è fondamentale consolidare questo trend, investendo su competenze, merito e ricambio generazionale, perché una leadership più inclusiva significa aziende più competitive e un Paese più forte”. Oggi le donne rappresentano il 22,7% del totale dei dirigenti privati (erano il 19,1% nel 2020). Le proiezioni 2025 indicano un ulteriore avanzamento: le donne superano il 23% e i dirigenti privati raggiungono per la prima volta il massimo storico di oltre 134mila unità. Nel solo terziario privato, nel 2025 la crescita è pari al +3,2% complessivo, con un incremento del +6,5% per le donne e del +2,2% per gli uomini, confermando un rafforzamento strutturale della leadership femminile. La crescita della dirigenza è particolarmente significativa nel terziario, che negli ultimi otto anni ha registrato un +20% (contro il +4% dell’industria) in un settore in cui le donne sono maggiormente presenti (25,8% rispetto al 16,5% dell’industria). Tornando ai dati, la prospettiva è sempre più rosea: la componente femminile pesa per il 40% tra gli under 35 e per il 32% tra gli under 40, a fronte del 22,7% sul totale. Anche tra i quadri la presenza femminile è pari al 33,4%, segnale di un ricambio generazionale che vede progressivamente crescere la rappresentanza delle donne nei ruoli apicali. I dirigenti crescono in maniera diffusa sul territorio nazionale con le sole eccezioni di Piemonte (-2%) e Trentino-Alto Adige (-0,5%). Le crescite più marcate si registrano in Calabria (+15,4%), Basilicata (+14,8%), anche se con bassi numeri assoluti. Ottimi tassi di crescita anche in Sardegna (+5,7% ma -30,2% dal 2008) Umbria (+4,9%) e Toscana (+4,1%) e si confermano Lombardia (+3,4%) Lazio (+2,6) ed Emilia-Romagna (+2,9%) che in assoluto sono nell’ordine le prime tre regioni per dirigenti. Permane tuttavia un significativo divario manageriale: il rapporto tra dirigenti e lavoratori dipendenti è pari allo 0,9% a livello nazionale, con punte dell’1,8% in Lombardia e dell’1,4% nel Lazio, ma valori compresi tra lo 0,2% e lo 0,3% nel Mezzogiorno, ben al di sotto del 3% dei principali Paesi competitor. Quanto alla presenza femminile, il Lazio guida la classifica con il 29% di donne dirigenti, seguito da Sicilia (27%), Puglia (26,3%), Molise (26,2%) e Lombardia (24,8%). In coda Marche (14,2%), Umbria (14,2%) e Trentino-Alto Adige (11,5%). In conclusione, i dati dimostrano che le imprese hanno compreso che la managerialità è condizione necessaria per crescere e competere. In questo scenario, la leadership femminile rappresenta un fattore strutturale di sviluppo e competitività del sistema produttivo italiano.
(Adnkronos) - “Biae è la prima banca interamente focalizzata nel settore delle energie alternative e della transizione energetica ed ecologica. Siamo controllati al 100% da Banca del Fucino e tutte le nostre iniziative mirano a sostenere la transizione”. Così Carlo Cavallero, Direttore Generale della Banca Italiana per l'Ambiente e per l'Energia, illustra il core business di Biae nata a ottobre 2025 e per la prima volta al Key - The Energy Transition Expo, l’evento di riferimento per la transizione energetica in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo, organizzato da Italian Exhibition Group (Ieg), dal 4 al 6 marzo, presso la Fiera di Rimini. “È per noi un grande piacere essere a Key - afferma Cavallero - Vogliamo comunicare alle aziende che rappresentiamo il loro supporto per ogni necessità legata al mondo dell'energia. Assistiamo sia le imprese che realizzano impianti, sia quelle che si occupano di sviluppo: vogliamo essere protagonisti in questo settore affiancando tutti gli operatori”. Il dg si sofferma poi sulla struttura di Biae. “Sono due le direzioni: la direzione Green Lending, che eroga prodotti e servizi tipicamente bancari come finanziamenti e linee di liquidità, e la direzione Green Advisory. In quest'ultima - spiega - offriamo servizi di consulenza e siamo in grado di accompagnare le imprese nei loro investimenti, aiutandole, ad esempio, a trovare partner o acquirenti, o rispondendo a qualsiasi altra esigenza legata al mercato dell'energia”.