(Adnkronos) - L'isola di Kharg nel mirino di Donald Trump? Gli Stati Uniti si preparano a inviare 5000 uomini, compresi 2200 Marines, a bordo di 3 navi anfibie. La prospettiva è un attacco all'isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, che rappresenta il cuore dell'industria petrolifera di Teheran ed è uno dei bersagli economici più sensibili del conflitto in corso. Il terminale è attraversato da oltre il 90% delle esportazioni di greggio dell'Iran, ma l'infrastruttura è finora rimasta intatta dopo i 12 giorni di bombardamenti da parte di Stati Uniti e Israele. Un attacco a Kharg potrebbe provocare un’impennata dei prezzi del petrolio e destabilizzare ulteriormente i mercati energetici globali. Situata a circa 55 chilometri dal porto di Bushehr e circondata da acque particolarmente profonde, l’isola si estende per soli otto chilometri ma ospita la principale piattaforma di esportazione del greggio iraniano. Attraverso oleodotti sottomarini e terminali di carico, Kharg convoglia il petrolio proveniente dai giacimenti centrali e occidentali verso le petroliere dirette principalmente ai mercati asiatici, con la Cina tra i principali acquirenti. Normalmente transitano dal terminale tra 1,3 e 1,6 milioni di barili al giorno, con capacità di stoccaggio di decine di milioni di barili. Proprio il valore strategico spiega perché l’isola sia rimasta fuori dalla lista degli obiettivi militari. Secondo Neil Quilliam, analista del think tank Chatham House, un attacco potrebbe far salire i prezzi del petrolio fino a 150 dollari al barile, dai 120 dollari toccati nei momenti più critici della crisi. Distruggere o paralizzare l’impianto significherebbe togliere dal mercato l’intero flusso di esportazioni iraniane, mentre parte della produzione regionale è già bloccata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. Anche un’eventuale occupazione militare dell’isola sarebbe estremamente complessa: servirebbe un massiccio dispiego di forze e potrebbe creare uno stallo energetico. L’Iran continuerebbe a produrre petrolio senza poterlo esportare, mentre gli Stati Uniti controllerebbero il terminale senza poterlo far funzionare, rischiando così di far precipitare i mercati petroliferi in una grave instabilità. Oltre al suo ruolo economico, Kharg ha un forte valore simbolico. Abitata fin dall’antichità e contesa nei secoli da potenze regionali ed europee, divenne un grande hub petrolifero negli anni Sessanta e fu pesantemente bombardata negli anni Ottanta durante la guerra Iran-Iraq. Oggi è fortemente militarizzata e controllata dalle forze iraniane, mentre le sue acque profonde - tra le poche nel Golfo Persico capaci di ospitare le superpetroliere - continuano a permettere l’attracco delle grandi petroliere che trasportano all’estero il principale sostegno economico della Repubblica Islamica.
(Adnkronos) - L’Istituto nazionale tributaristi (Int), che ha partecipato ieri mattina con il proprio delegato, il vice presidente nazionale vicario Giorgio Del Ghingaro, alla riunione della Commissione ministeriale degli esperti per gli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa) , esprime apprezzamento per gli interventi introdotti nell’ambito degli Isa per il periodo d’imposta 2025, con particolare riferimento alle misure volte a considerare la contrazione della marginalità e della redditività delle attività economiche. “Si tratta – dichiara Giorgio Del Ghingaro – di un profilo che come categoria avevamo più volte segnalato nei confronti delle istituzioni competenti evidenziando la necessità che gli strumenti di analisi tengano adeguatamente conto delle dinamiche economiche che incidono sui margini delle attività”. Secondo Del Ghingaro, l’attenzione posta alla riduzione dei margini e della capacità reddituale delle imprese e dei professionisti rappresenta “un passo importante verso una maggiore aderenza degli Isa alla reale situazione economica dei contribuenti, soprattutto in un contesto caratterizzato da significative variazioni in aumento dei costi e una conseguente riduzione dei margini di redditività. L’intervento costituisce quindi un elemento positivo nel percorso di aggiornamento degli Isa e di progressivo miglioramento degli strumenti di analisi, affinché risultino sempre più coerenti con la reale capacità contributiva dei contribuenti”.
(Adnkronos) - Il Gruppo Dolomiti Energia partecipa alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo a Rimini, appuntamento di riferimento per le tecnologie legate alla transizione energetica, segnando un momento di svolta nella propria narrazione aziendale. Per la prima volta, la società presenta in fiera la sua nuova identità di brand, una tappa fondamentale del Piano Strategico ideata per accompagnare lo sviluppo del gruppo e rendere più riconoscibile il racconto del proprio futuro industriale. Al centro di questa evoluzione si trova il nuovo payoff, ‘Rinnovabili, integrati, indipendenti’, che sintetizza i pilastri operativi della società. (Video) "Il nuovo payoff di Dolomiti Energia sintetizza qual è la visione del nostro piano strategico - spiega il ceo del gruppo, Stefano Granella - Un piano che si fonda sulle rinnovabili. Siamo il primo operatore di sola produzione di energie rinnovabili tra idroelettrico, eolico e fotovoltaico con oltre 1800 megawatt di capacità installata". La solidità della proposta si basa su una struttura che controlla l'intera catena del valore. "Siamo integrati perché accanto alla generazione abbiamo la vendita: contiamo circa 800mila clienti, quindi siamo in grado, da un lato, di produrre e, dall'altro, di vendere in maniera integrata". Questa configurazione permette di offrire una risposta concreta alle oscillazioni dei prezzi che caratterizzano l'attuale scenario energetico: "Siamo indipendenti perché riteniamo che, proprio grazie alla nostra generazione da rinnovabili, siamo in grado di proporre ai nostri clienti delle offerte fisse a lungo termine che possano proteggerli e renderli indipendenti dalle fluttuazioni di mercato", osserva Granella. Il percorso di rebranding riflette dunque una precisa volontà di investimento e un posizionamento distintivo rispetto agli altri attori del settore. "Il nuovo rebranding si focalizza sulle nostre caratteristiche - fa sapere il ceo - è una scelta coerente con quanto fatto nel piano, ovvero investire di nuovo sulle rinnovabili triplicando il volume degli investimenti rispetto agli ultimi due anni, per dare il nostro contributo all'indipendenza e all'autonomia energetica del Paese". In un quadro geopolitico complesso, l'azienda ribadisce il proprio impegno: "Ogni giorno ci impegniamo ad accelerare la transizione energetica del Paese, con la nostra competenza industriale e la nostra solidità nel campo delle rinnovabili - afferma Granella - Integriamo infrastrutture e servizi per offrire alla nostra community green, in tutta Italia, strumenti che permettano di proteggersi dall'instabilità dei mercati e di compiere scelte sostenibili con semplicità e consapevolezza".