INFORMAZIONIDario ChirichignoTIMArea: Communication Management Dario Chirichigno |
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(Adnkronos) - "Andiamo avanti, faremo ancora più soldi. La sentenza è vergognosa, la Corte sia stata influenzata da interessi stranieri". Donald Trump incassa la bocciatura dei suoi dazi, critica i giudici della Corte Suprema che hanno affossato le misure e annuncia nuovi provvedimenti per portare avanti la politica basata sulle tariffe. "A partire da subito, tutti i dazi legati alla sicurezza nazionale ai sensi della Sezione 232" del Trade Expansion Act del 1962 "e tutti i dazi esistenti della Sezione 301 rimangono pienamente in vigore e applicabili. Oggi firmo un ordine per imporre un dazio globale del 10% ai sensi della Sezione 122" del Trade Act del 1974 "oltre ai normali dazi già in vigore", dice Trump in conferenza stampa annunciando provvedimenti che si fonderanno su differenti basi giuridiche rispetto a quelle utilizzate lo scorso anno. Non tutto lo schema trumpiano è stato smantellato. La scure della Corte non ha toccato dazi settoriali su acciaio, alluminio, legname e automobili, adottati in base alla Sezione 232 del Trade Expansion Act per motivi di sicurezza nazionale. Le tariffe su acciaio e alluminio sono applicate a livello globale e fissate al 50%, con una riduzione al 25% per il Regno Unito. Restano inoltre in vigore i dazi imposti ai sensi della Sezione 301 sulle pratiche commerciali sleali: le misure principali riguardano la Cina, con aliquote comprese tra il 7,5% e il 100% su centinaia di miliardi di dollari di beni. "Molti accordi restano, altri verranno rimpiazzati da nuove tariffe. L'intesa con l'India non cambia, non cambia nulla", dice Trump, che non menziona esplicitamente l'intesa con l'Ue (e quindi anche l'Italia) di luglio 2025 con dazi base del 15% sulla maggior parte dell'export europeo verso gli Usa. La Commissione Europea per ora "prende atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti: la stiamo analizzando attentamente. Rimaniamo in stretto contatto con l'Amministrazione statunitense per ottenere chiarezza sulle misure che intende adottare in risposta a questa sentenza", dice il vice portavoce capo dell'esecutivo Ue, Olof Gill. Per l'Ue, "le aziende su entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Pertanto, continuiamo a sostenere tariffe doganali basse e a impegnarci per ridurle". La Corte Suprema, in estrema sintesi, ha bocciato il ricorso di Trump all'International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), lo statuto del 1977 che riconosce al presidente l'autorità di regolare o proibire alcune transazioni internazionali durante emergenze nazionali. Secondo la sentenza, il provvedimento non autorizza il presidente a introdurre tariffe commerciali senza il mandato del Congresso. Ora, Trump ripartità con nuovi dazi. "Il processo è un po' più complicato, ci vorrà un po' più di tempo ma il risultato sarà lo stesso. Anzi, faremo più soldi", dice criticando la Corte anche per un altro elemento. La sentenza non chiarisce se gli Stati Uniti dovranno restituire i 175 miliardi già incassati sinora con i dazi 'illegali': "Impiegano mesi per una decisione e non discutono nemmeno quel tema". Secondo un'analisi dell'Università Penn Wharton, si "apre la strada a richieste di rimborso". In generale, gli importatori hanno 180 giorni dalla "liquidazione" delle merci per presentare ricorso e richiedere una richiesta di rimborso alla U.S. Customs and Border Protection. La prospettiva non sembra scuotere Trump: "Finiremo in tribunale per i prossimi 5 anni...". Ora cambieranno gli strumenti ma la strategia non muta: Trump imporrà i dazi da solo senza coinvolgere il Congresso. "Non sono tenuto, ho il diritto di imporre tariffe", dice rispondendo alle domande. "Sebbene sia certo che non fosse loro intenzione, la decisione dei giudici ha reso più forte e più chiara, anziché indebolirla, la capacità del Presidente di regolamentare il commercio e imporre dazi. La Corte mi ha dato il diritto indiscutibile di distruggere i Paesi stranieri", dice prima di congedarsi con un messaggio solenne: "Grande certezza è stata riportata all'economia degli Stati Uniti e, in realtà, del mondo intero".
(Adnkronos) - "Dobbiamo convincerci che le donne hanno il privilegio di partorire, ma il dovere di educare i figli non può essere solo loro. La genitorialità è un diritto, ma il dovere non si può lasciare soltanto alle donne. Metterei una multa agli uomini che non si occupano della casa, perché non è giusto. È un problema di cultura". Sono le parole di Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, all’evento 'Progetto donna' promosso, oggi a Milano, dall’Ordine degli ingegneri della provincia meneghina. "Tengo molto a questa fotografia: lì c'è scritto 'È nata la Repubblica italiana'. Era il 6 giugno 1946 e io c’ero -spiega-. Ricordo di aver letto quel giornale e di aver pensato: 'Questo è davvero un cambiamento per noi’' perché era la prima volta che le donne potevano votare. Le donne ottennero il diritto di voto quarant’anni dopo uomini che, in molti casi, erano analfabeti. In quegli anni uomini che non sapevano né leggere né scrivere decidevano le sorti dell’Italia, mentre donne laureate non potevano farlo -sottolinea Ercoli Finzi-. Ricordo una frase attribuita a Giolitti: 'Dare il voto alle donne potrebbe cambiare le sorti dell’Italia. Io credo che abbiano una capacità di vedere lontano che noi uomini non abbiamo'". "Il voto alle donne significava poter occupare posizioni decisionali. Oggi molte donne ricoprono incarichi importanti, anche come amministratrici delegate, ma spesso si tratta di aziende di famiglia -continua-. Esistono ancora politiche e sistemi per cui alle donne non viene riconosciuto ciò che meritano. Perché, quando scade una posizione apicale occupata da un uomo, si sostituisce con un altro uomo? Le donne sono ugualmente capaci. Alle ragazze dico: abbiamo diritti civili. Se non ci vengono riconosciuti, dobbiamo fare la rivoluzione", conclude Ercoli Finzi.
(Adnkronos) - “Una regolazione ben disegnata può diventare un fattore abilitante per la competitività, favorendo una transizione ordinata e inclusiva dell’intero sistema economico”. Così Barbara Terenghi, direttrice Sostenibilità di Edison, spiega all’Adnkronos come la normativa europea può agevolare il sistema imprenditoriale italiano sostenendone gli sforzi soprattutto in ambito Esg. “Le imprese oggi si muovono in un contesto caratterizzato da una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale, in cui la sostenibilità non è più un tema accessorio ma un fattore strutturale di evoluzione dei modelli di produzione e consumo e, in ultima istanza, di competitività - premette - La principale sfida è integrare gli obiettivi ambientali, sociali e di governance all’interno delle strategie industriali e finanziarie, rendendoli coerenti con le esigenze di crescita, innovazione e creazione di valore nel lungo periodo. La transizione verso modelli produttivi più sostenibili richiede investimenti significativi, un’evoluzione delle competenze e una capacità di lettura sistemica dei rischi e delle opportunità, a partire da quelli legati al cambiamento climatico, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla tutela delle persone lungo la catena del valore”. In questo contesto, “il quadro normativo europeo in materia di sostenibilità rappresenta un elemento importante per accompagnare il sistema imprenditoriale nel percorso di transizione”. “Iniziative come il pacchetto Omnibus I - continua Terenghi - vanno nella direzione di snellire l’architettura regolatoria, introducendo elementi di semplificazione e maggiore proporzionalità negli obblighi di rendicontazione, senza rinunciare all’obiettivo di garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni”. Nello specifico, “la riduzione del perimetro di applicazione della Csrd esclude le imprese medio-piccole e concentra gli obblighi sulle aziende di grandi dimensioni, evitando un’eccessiva estensione degli obblighi a soggetti con minori capacità organizzative. Va però tenuto conto dell’effetto indiretto sulle imprese obbligate, che devono rendicontare sugli impatti lungo la catena del valore pur avendo un numero crescente di fornitori non più soggetti a obblighi analoghi. Omnibus I introduce alcune tutele procedurali, come la possibilità di spiegare le difficoltà nel reperire i dati ma non risolve del tutto la tensione tra obblighi di rendicontazione estesi e disponibilità effettiva delle informazioni a monte della filiera”. In generale, “per le imprese italiane, un contesto normativo più chiaro e armonizzato a livello europeo può tradursi in una migliore comparabilità dei dati, in una maggiore credibilità nei confronti dei mercati finanziari e degli investitori e in una riduzione della complessità della rendicontazione stessa. Questo consente di concentrare risorse e competenze sulla realizzazione concreta delle strategie di sostenibilità, piuttosto che sulla gestione frammentata degli adempimenti". Per quanto riguarda Edison, “la nostra rendicontazione, dallo scorso anno è allineata alla direttiva Csrd. Per Edison non è solo un adempimento, ma uno strumento di dialogo e di responsabilità, che consente di misurare i risultati, individuare aree di miglioramento e rendere conto in modo chiaro degli impatti generati. In questo approccio integrato risiede la nostra convinzione che la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile rappresentino non solo una responsabilità, ma anche una grande opportunità di impegno e creazione di valore e ne diamo conto nel Sustainability Statement documentando non solo i risultati passati ma anche i programmi futuri e le risorse che l’azienda intende dedicare per la loro realizzazione”. L’impegno di Edison per la sostenibilità si fonda in particolare su tre macro ambiti, spiega Terenghi: “Produzione rinnovabile (l’obiettivo è raddoppiare la capacità installata) e flessibile, sicurezza degli approvvigionamenti gas e sviluppo dei gas verdi, servizi a valore aggiunto e soluzioni per la transizione energetica dei clienti (B2B, B2C, B2G)”. Qualche dato. “A partire dal 2006, l’azienda ha già ridotto le proprie emissioni dirette di CO2 di oltre il 75%, passando da un livello prossimo a 25 Mt CO2eq nel 2006 a circa 6 Mt CO2eq nel 2024. Nel 2025 abbiamo completato nuovi impianti eolici e fotovoltaici per 200 MW, quest’anno avvieremo cantieri per altri 500 MW, che si aggiungono ai 250 MW già in costruzione - aggiunge - Inoltre, negli ultimi anni abbiamo realizzato 1,5 GW di capacità termoelettrica altamente efficiente e flessibile, grazie a due nuovi impianti - in Veneto e Campania - che sono tra i più avanzati al mondo in termini di prestazioni e sostenibilità per questo tipo di centrali. Nel 2024 la società ha proseguito lo sviluppo di nuova capacità per la produzione di Biometano e Biogas con 8 impianti in gestione, costruzione e autorizzazione in Italia e Spagna". Inoltre, "attraverso Edison Next e Edison Energia, promuoviamo il percorso di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni verso la decarbonizzazione e l’elettrificazione. Un esempio di investimento per le famiglie: dal 2021 la società ha lanciato un modello innovativo di condivisione dell’energia in ambito condominiale con l’obiettivo di promuovere l’autoproduzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. Così i condomini possono aderire a gruppi di auto consumo collettivo (Auc) realizzato con l’installazione sul tetto del condominio di un impianto fotovoltaico”, conclude Terenghi.