INFORMAZIONICristina Mirone |
INFORMAZIONICristina Mirone |
(Adnkronos) - Governare l’accelerazione tecnologica in un mondo in cui l’innovazione comprime i tempi decisionali e cambia continuamente le regole della competizione. È questa la sfida che oggi si trovano ad affrontare imprese, istituzioni e leadership economiche. A partire da questa riflessione, Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “Quando il passato non guida più, servono rapidità, focus, azione”, organizzata dalla Spes Academy e introdotta da Valerio De Luca, direttore dell’Academy e founder di ConnectED Mind, con la moderazione del vicedirettore dell'Adnkronos Giorgio Rutelli. L’incontro si è svolto all'ambasciata del Brasile in Italia, e il 'padrone di casa', l'ambasciatore Renato Mosca, ha sottolineato il legame tra innovazione tecnologica, leadership industriale e cooperazione internazionale. Nel corso dell’incontro Labriola ha offerto una riflessione ampia sulla trasformazione delle imprese nell’era dell’AI e delle infrastrutture digitali, partendo da una constatazione semplice ma radicale: il mondo corre a una velocità che rende sempre meno utili le categorie del passato. Per spiegare il cambiamento in corso, Labriola ha richiamato un dato ormai emblematico: il tempo necessario alle tecnologie per raggiungere cento milioni di utenti. Il telefono ha impiegato circa 75 anni. Facebook sette. TikTok due. Chatgpt meno di sei mesi. Questa accelerazione – ha osservato – non riguarda solo le piattaforme digitali ma l’intero sistema economico. Il ciclo di vita di prodotti e competenze si è drasticamente ridotto e ciò che un tempo richiedeva una generazione oggi può accadere nel giro di una stagione. In questo contesto, la vera sfida non è più soltanto innovare ma adattarsi in tempo reale. Le organizzazioni non possono più leggere il futuro con gli strumenti del passato né restare ancorate a modelli consolidati. Secondo Labriola, questo significa soprattutto superare i dogmi che hanno guidato per decenni le strategie industriali. Uno degli esempi più evidenti di questa logica è stata la scelta di separare la rete dal resto del business di Tim. Per anni l’azienda ha operato come operatore verticalmente integrato, costruendo e gestendo la rete e vendendo direttamente i servizi ai clienti. Ma, una volta arrivato alla guida del gruppo, Labriola ha deciso di mettere in discussione questo modello. La vendita della NetCo – ha spiegato – ha consentito di ridurre il debito e rendere più trasparente la valorizzazione degli asset, permettendo allo stesso tempo all’azienda di concentrarsi su servizi digitali, cloud, cybersecurity e innovazione. All’inizio la scelta ha incontrato resistenze, ma per Labriola cambiare paradigma significa proprio questo: accettare il ri chio di decisioni non popolari pur di costruire una strategia sostenibile nel lungo periodo. Un’altra decisione significativa ha riguardato il Brasile. Quando Labriola ha assunto la guida del gruppo, molti suggerivano di vendere Tim Brasil per ridurre il debito. Ma la scelta è stata opposta: mantenere e rafforzare l’asset, ritenuto strategico per la generazione di valore nel tempo. Investimenti mirati sulla rete, disciplina sui costi e acquisizione degli asset mobili di Oi hanno permesso di rafforzare la posizione competitiva nel mercato brasiliano, trasformando Tim Brasil in uno degli asset più profittevoli del gruppo. “Il futuro non si costruisce vendendo i pezzi migliori”, ha sintetizzato Labriola. “Si costruisce riorganizzando ciò che non funziona e proteggendo ciò che crea valore”. Uno dei passaggi centrali della lectio ha riguardato il rapporto sempre più stretto tra infrastrutture digitali e sicurezza nazionale. Nel nuovo scenario globale, ha spiegato Labriola, telecomunicazioni e sicurezza non possono più essere considerate ambiti separati. Le reti non devono soltanto funzionare, ma devono essere progettate fin dall’inizio per essere resilienti, sicure e affidabili anche in contesti di crisi o stress sistemico. “La sfida di oggi è unire telecomunicazioni e sicurezza in una visione unica”, ha sottolineato. In questo quadro, la qualità delle connessioni diventa un fattore strategico: latenza ridotta, stabilità della rete, capacità di trasmissione dei dati e prossimità dell’edge computing sono elementi decisivi per rendere possibili nuove applicazioni industriali e servizi digitali avanzati. E c’è una catena tecnologica che non può essere spezzata: senza reti il cloud non esiste, senza cloud l’intelligenza artificiale non ha terreno su cui svilupparsi, senza resilienza digitale l’intero sistema non regge. Il tema della sicurezza si intreccia inevitabilmente con quello della sovranità digitale. Per Labriola, tuttavia, la sovranità non deve essere interpretata come uno slogan politico o una chiusura verso l’innovazione globale. È piuttosto un quadro di riferimento che permette a governi e imprese di mantenere il controllo su elementi critici del sistema digitale: i dati, i processi operativi e le tecnologie. In particolare, la sovranità digitale può essere letta su tre livelli: sovranità dei dati, cioè il controllo su dove risiedono e chi può accedervi sovranità operativa, la capacità di governare servizi e processi critici sovranità tecnologica, il controllo sulle tecnologie e sulle scelte di sviluppo. Non tutte le organizzazioni devono raggiungere lo stesso livello di controllo, ma ciascuna deve definire consapevolmente il proprio equilibrio tra apertura e indipendenza. In questo scenario, ha chiarito Labriola, la collaborazione con i grandi player globali resta fondamentale. Tim continua a lavorare con aziende come Microsoft e Google in modelli multicloud, integrando piattaforme tecnologiche globali con infrastrutture e competenze locali. La condizione, tuttavia, è chiara: la tecnologia deve adattarsi al contesto in cui opera e non il contrario. La questione centrale non è scegliere tra globale e locale, ma stabilire chi governa il sistema. Nel corso dell’incontro Valerio De Luca ha ampliato la riflessione collegando i temi della lectio al lavoro della Spes Academy e al progetto ConnectED Mind. Al centro della sua analisi il concetto di ecosistema ibrido uomo–AI, in cui educazione avanzata, tecnologia e advisory strategica si integrano per rafforzare la sicurezza cognitiva e la competitività del sistema Paese. Secondo De Luca, l’intelligenza artificiale sta compiendo un salto qualitativo: entra direttamente nel ciclo decisionale come agente autonomo. Per questo la vera sfida della leadership non è semplicemente implementare nuove tecnologie ma governarle, mantenendo un controllo umano effettivo e responsabile sui processi decisionali. Nelle battute finali della lectio, Labriola è tornato su uno dei principi che guidano la sua visione manageriale: l’inazione non è un’opzione. Il mondo sta cambiando troppo rapidamente perché imprese e istituzioni possano permettersi di restare ferme a discutere i principi. La vera domanda non è più se intraprendere determinate trasformazioni o come farlo, ma quanto velocemente riuscire a muoversi. Non si tratta necessariamente di arrivare per primi, ha concluso Labriola. Ma di arrivare in tempo. Perché in un mondo in cui la tecnologia accelera continuamente, il rischio più grande non è sbagliare una decisione: è arrivare troppo tardi.
(Adnkronos) - Serve davvero un motivo particolare per scegliere una birra analcolica? Heineken risponde con un deciso no e ribalta il pregiudizio con '0.0 Reasons Needed', la campagna globale dedicata a Heineken 0.0, da oggi al via anche in Italia. In un’epoca in cui le abitudini di consumo stanno cambiando e la moderazione entra in modo sempre più naturale nei momenti di convivialità, il brand assume un ruolo centrale nel guidare l’evoluzione del segmento e contribuire a superare i pregiudizi che lo circondano. La campagna rivendica la libertà di scegliere, celebrando uno stile di vita equilibrato e consapevole. Non è questione di dover fare a meno di qualcosa, ma è una possibilità in più, da scegliere liberamente, quando e come si desidera. Firmata da LePub, la campagna - disponibile da oggi sulle piattaforme digitali e sui canali social del brand - smonta con ironia e leggerezza i più comuni automatismi legati alla scelta analcolica. Attraverso scene comuni di vita quotidiana, lancia un messaggio semplice e diretto: non serve alcuna ragione speciale per bere una Heineken 0.0, se non il piacere del suo gusto inconfondibile. Un progetto che celebra una nuova socialità senza limiti, rispondendo in modo concreto alle esigenze dei consumatori. Il nuovo spot, diretto da Hanna Maria Hendrich, gioca con uno degli stereotipi più diffusi: chi beve una birra analcolica viene immediatamente associato al ruolo del 'guidatore designato'. Con tono ironico mostra invece come la scelta di una Heineken 0.0 possa nascere semplicemente dal piacere del suo gusto rinfrescante e dal desiderio di godersi il momento, in totalità. Una narrazione che si inserisce in un cambiamento culturale più ampio e, come prima birra analcolica e leader della categoria, Heineken 0.0 si fa portavoce di un approccio aperto e libero da preconcetti. “In Heineken - commenta Michela Filippi, Marketing Director di Heineken Italia - lavoriamo da anni per ampliare le possibilità di scelta dei consumatori, contribuendo a rendere la moderazione un’opzione sempre più naturale e quotidiana. Oggi, vediamo chiari segnali di cambiamento: sempre più persone, soprattutto tra i più giovani, scelgono la birra analcolica per accompagnare la convivialità in diversi momenti, dal pranzo con gli amici alle pause in ufficio, fino all’aperitivo. Con ‘0.0 Reasons Needed’ vogliamo contribuire a questo cambiamento culturale, liberando le persone dal bisogno di giustificare le proprie scelte: che sia per una necessità o semplicemente per piacere, scegliere una Heineken 0.0 deve essere una questione di gusto". La campagna arriva in un momento di forte sviluppo e ridefinizione del segmento analcolico. Secondo una recente ricerca condotta da Heineken Italia in collaborazione con AstraRicerche nell’ambito della campagna Together, la birra analcolica è oggi una scelta sempre più diffusa e consapevole, soprattutto tra Genz e Millennials, tanto che più di 1 giovane su 3 (33,6%) la considera una valida alternativa alla birra tradizionale. Questa evoluzione si riflette anche nelle occasioni di consumo, sempre più ampie e trasversali: dalla socialità quotidiana, come aperitivi e cene, fino a momenti più funzionali come lo sport o il lavoro. Il 40,2% di Millennials e Gen Z dichiara di sceglierla prima o dopo l’attività sportiva, mentre il 13% la utilizza in vista di momenti importanti come esami, presentazioni o colloqui. La 0.0 entra così anche nei luoghi di lavoro: l’8,2% degli intervistati la consuma durante una pausa o un brainstorming. A guidare questa evoluzione è anche una crescente attenzione al gusto: per il 61% dei giovani italiani, infatti, il sapore è comparabile a quello della birra alcolica. Heineken 0.0 si conferma così protagonista di questa evoluzione, offrendo una lager analcolica dal gusto pieno e distintivo, pensata per accompagnare ogni momento della giornata senza rinunce. Con '0.0 Reasons Needed', il brand rafforza il proprio ruolo di leader della categoria e continua a promuovere una cultura del consumo più consapevole, inclusiva e libera da pregiudizi. Un impegno che valorizza la moderazione come scelta personale e sempre più parte della quotidianità.
(Adnkronos) - “La direttiva di recente introduzione del settembre 2025 ha reso obbligatori dei target che a livello di Sdgs, quindi a livello di Nazioni Unite, non erano obbligatori per diversi settori, in particolare quelli che vengono ritenuti i maggiori produttori di sprechi e, quindi, distribuzione e livello di consumo domestico". Sostiene Carola Ricci, professore associato di Diritto internazionale Università di Pavia e istituto di Studi superiori di Pavia e delegata allʼAfrica e alla Cooperazione internazionale per l'Università di Pavia, intervenuta al convegno promosso da PlanEat 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' presso la sala Stampa della Camera dei Deputati. "Tuttora, anche alla luce della nuova normativa, mancano dei metodi di misurazione che siano uniformi sia a livello europeo, sia a livello nazionale, comportando difficoltà nel definire realmente a che punto siamo e dove vogliamo andare. Ci tengo a sottolineare che l’Italia è ben preparata a queste modifiche normative. Siamo al decimo compleanno della Legge Gadda e siamo stati tra i pionieri nell’applicare la piramide invertita della riduzione dell’eccedenza alimentare anche a favore dei più bisognosi, incentivando le imprese e dando una definizione di eccedenza che mancava a livello nazionale", aggiunge Ricci. "Per quanto riguarda la ristorazione scolastica, grazie a fondi e progetti come Onfoods, si è riusciti a ridurre gli sprechi coinvolgendo famiglie e personale scolastico, proponendo una dieta più sostenibile e bilanciata per i minori. Questo approccio multisettore, promosso anche dalla Legge Gadda e allineato con le direttive europee, è la via migliore per tradurre le raccomandazioni in azioni concrete", conclude.