(Adnkronos) - Per invecchiare in salute, riducendo i rischi di malattie croniche, bisogna prestare attenzione particolare all'alimentazione. Lo studio realizzato dagli scienziati dell'Harvard T.H. Chan School of Public Health e del Rush University Medical Center di Chicago ha acceso i riflettori sulla 'ricetta' che aumenta le possibilità di arrivare più sani all'età di 70 anni. La ricerca, pubblicata su Nature Medicine, ha il pregio di aver preso in considerazione il regime alimentare di ben 105mila persone: una platea enorme e una mole di dati impressionante. Il risultato più sorprendente? Chi seguiva meglio l'Alternative Healthy Eating Index (AHEI) – la dieta più efficace tra le otto analizzate – aveva una probabilità di invecchiare in salute superiore dell'86% rispetto a chi la seguiva meno (e fino a 2,2 volte in più se si considera l'età 75 anni). L'analisi ha consentito di evidenziare che meno del 10% del campione è arrivato ai 70 anni con un 'invecchiamento salutare': capacità cognitive sostanzialmente intatte, nessun segno di depressione, assenza di patologie croniche di rilievo. I soggetti in questione erano in grado di svolgere attività fisiche di base come salire le scale o trasportare le buste della spesa senza apparenti difficoltà. Lo studio ha valutato nel dettaglio 8 diversi diete, tutte accomunate dal 'no' ai prodotti ultraprocessati: sotto i riflettori la dieta mediterranea, quelle basate sull'assunzione di vegetali, quelle finalizzate a ridurre le infiammazioni o controllare la pressione. In generale, l'alimentazione a prescindere dalle variazioni sul tema ha aumentato le possibilità di raggiungere l'obiettivo. "Ciò che la maggior parte di queste diete aveva in comune era il fatto di essere ricche di frutta e verdura, cereali integrali, grassi insaturi, frutta secca, legumi e povere di carne lavorata e zuccheri", ha spiegato la professoressa Marta Guasch-Ferré, autrice dello studio e docente di nutrizione presso la Harvard T.H. Chan School of Public Health. In passato, diversi studi hanno evidenziato che le diete ricche di frutta e verdura sono associate a livelli più bassi di colesterolo, ad una pressione sanguigna più regolare e ad un rischio più contenuto di sviluppare malattie cardiache o forme di cancro. Quasi tutte queste ricerche, però, non si sono soffermate sull'effetto dell'alimentazione sulla qualità della vita delle persone verso la vecchiaia 'piena'. "Non si tratta solo di vivere più a lungo, ma anche di mantenere una buona salute nelle fasi avanzate della vita", ha spiegato l'esperta. Lo studio ha preso in considerazione soggetti di età compresa tra 39 e 69 anni per un periodo di 30 anni, dal 1986 al 2016. Il gruppo è stato selezionato da due database di professionisti sanitari, potenzialmente - quindi - soggetti più attenti alla salute rispetto alla media. Oltre a valutare la forma fisica e mentale degli individui al raggiungimento dei 70 anni, i ricercatori hanno effettuato controlli per 11 malattie gravi: la lista comprendeva cancro, diabete, ictus, sclerosi multipla e morbo di Parkinson. Tra i regimi alimentari presi in considerazione, menzione speciale per l'Alternative Healthy Eating Index, una dieta studiata per ridurre le malattie croniche: tale sistema ha mostrato la più forte correlazione con un invecchiamento sano. La ricerca è stata strutturata con punteggi elevati alle persone che consumavano pesce, almeno cinque porzioni giornaliere di verdura e almeno quattro porzioni giornaliere di frutta intera. Cancellati dal menù carne rossa, bevande zuccherate e succhi di frutta. I soggetti 'premiati' con i punteggi più alti nell'Alternative Healthy Eating Index avevano una probabilità di invecchiamento sano superiore dell'86% rispetto ai partecipanti con i punteggi più bassi. Tutte le otto diete inserite nello studio si basano su frutta, verdura e cereali integrali, alimenti privilegiati rispetto a carni rosse e cibi processati. Non mancano le distinzioni, apparentemente ridotte. La dieta mediterranea come è noto integra grassi sani come l'olio d'oliva, il pesce e la frutta secca. La dieta per ridurre l'ipertensione privilegia gli alimenti a basso contenuto di sodio. La dieta MIND è un compromesso tra gli altri 2 sistemi, con spazio in particolare ai frutti di bosco ritenuti utili alla salute del cervello. Promosse, ma senza lode, le diete vegane e vegetariane: "Possiamo ridurre il consumo di alimenti di origine animale, ma alcune quantità possono comunque essere salutari", ha affermato Guasch-Ferré.
(Adnkronos) - "Tra aspettative confermate e dubbi ancora aperti, l’Italia ha avviato il proprio percorso di recepimento della Direttiva 970/2023 sulla trasparenza salariale. Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo di attuazione, successivamente trasmesso alle Camere per l’acquisizione dei pareri parlamentari. Rispetto alla Direttiva, la bozza di decreto introduce alcune semplificazioni a favore delle piccole e medie imprese italiane, ma altrettanti dubbi interpretativi. La più grande semplificazione riguarda il riferimento ai contratti collettivi per la definizione delle categorie di lavoratori che svolgono lavoro uguale o di pari valore. Ai sensi della bozza di decreto, costituisce 'stesso lavoro' o 'lavoro di pari valore' quello riconducibile a mansioni identiche o comparabili, riconducibili al medesimo livello del contratto collettivo applicato". Così, con Adnkronos/Labitalia, Ornella Patané, partner di Toffoletto De Luca Tamajo, in merito allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva EU sulla trasparenza salariale. Secondo l'esperta, "si tratta di una presunzione semplice a favore della contrattazione collettiva che assicura sistemi di classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, ai sensi della Direttiva, e che consente la prova contraria, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di trattamenti retributivi individuali discriminatori" "Il riferimento alla contrattazione collettiva, tuttavia, non risulta sempre adeguato -continua Patanè- ai fini di una compiuta attuazione della Direttiva. In primo luogo, perché i livelli dei contratti collettivi sono generici e molto ampi e non prendono in considerazione ogni singola organizzazione aziendale. In secondo luogo, essi non prevedono livelli retributivi per la fascia più alta della popolazione aziendale, ovvero per quadri e dirigenti, ove si annida statisticamente la discriminazione retributiva di genere". "Forse proprio in considerazione di questo, la bozza di decreto consente -spiega ancora l'esperta di diritto- anche sistemi di classificazione professionale decisi dal datore di lavoro ai fini della determinazione della retribuzione, integrativi dei livelli previsti dalla contrattazione collettiva, purché anch’essi basati su criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. A differenza di quanto previsto dalla Direttiva, tali sistemi integrativi di classificazione dei lavoratori sono decisi unilateralmente dalle imprese e non condivisi con i rappresentanti dei lavoratori". Secondo Patanè "presenta, inoltre, dei problemi interpretativi la definizione di livello retributivo, introdotta dalla bozza di decreto rispetto a quanto previsto dalla Direttiva: definizione certamente importante perché su di essa si baseranno tutte le comparazioni introdotte dalla Direttiva per valutare la sussistenza di un gap retributivo di genere. Nella bozza di decreto, vanno esclusi dal livello retributivo i superminimi individuali, i premi una tantum e le indennità ad personam, qualora questi siano stati previsti a favore di alcuni dipendenti sulla base di criteri 'oggettivi individuali'". "Tale formulazione poco felice da un punto di vista lessicale prima ancora che giuridico, introduce non poche incertezze interpretative soprattutto perché pare vanificare lo scopo della Direttiva volto a comparare tutti gli elementi retributivi, fissi, variabili e in natura proprio al fine di rinvenire eventuali situazioni di discriminazione", conclude Patanè.
(Adnkronos) - Il Gruppo Davines - azienda attiva nel settore della cosmetica professionale con i marchi per l’haircare Davines e per lo skincare 'comfort zone', B Corp dal 2016 - annuncia, per il terzo anno consecutivo, l’apertura delle candidature per 'The Good Farmer Award' 2026. Realizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è il primo premio in Italia a sostenere i giovani agricoltori che guidano la transizione ecologica attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologiche, con un approccio sistemico e anche sociale. Anche per questa edizione è stata rinnovata l’estensione del bando alle aziende agricole dedite all’allevamento e impegnate a migliorare il benessere e la salute animale con pratiche che includono, tra le altre, il pascolo all’aperto e la conseguente riduzione dell’uso di farmaci veterinari. Il bando si rivolge ad agricoltori e agricoltrici di età inferiore o uguale a 35 anni al 31 luglio 2026 che gestiscano imprese con certificazione biologica in corso di validità. I due progetti più innovativi e avanzati riceveranno dal Gruppo Davines 10mila euro ciascuno per l’acquisto di materiali e per interventi finalizzati al miglioramento e allo sviluppo delle attività agroecologiche. Le candidature possono essere inviate dal 10 marzo fino al 15 maggio 2026 compilando il modulo online. La cerimonia di premiazione si terrà il 27 novembre 2026 presso il Davines Group Village a Parma. Requisiti necessari per accedere al bando sono l’avere una certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia. In particolare i giovani agricoltori e le loro aziende dovranno dimostrare di utilizzare almeno tre tra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal regolamento, tra cui la rotazione colturale, il minimo disturbo del suolo, l’utilizzo di fertilizzanti organici, la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli, l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie). La Commissione che valuterà e selezionerà i progetti è composta da otto membri, fra professori universitari ed esperti in temi di agricoltura, agroecologia e sostenibilità. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è il presidente della Giuria. Gli altri membri sono: Davide Bochicchio, ricercatore del Crea Zootecnia e Acquacoltura; Dario Fornara, direttore di Eroc (European Regenerative Organic Center); Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente; Paola Migliorini, docente presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Alessandro Monteleone, dirigente di Ricerca del Crea, Centro Politiche e Bio-economia; Camilla Moonen, professoressa associata presso l’Istituto di Scienze delle Piante, Università Sant’Anna di Pisa; Francesca Pisseri, medica veterinaria esperta in agroecologia, Associazione Italiana di Agroecologia.