(Adnkronos) - Contrastare l'antisemitismo e l'odio razziale (anche) aggiornando la vecchia legge -risalente al 1927- che disciplina la scelta dei nomi, per vie e piazze nel Belpaese. Nel testo, tuttora in vigore, l'unico vincolo reale all'intitolazione di luoghi pubblici era che il prescelto/a dovesse esser deceduto "da almeno dieci anni". Maglie troppo larghe, per il deputato del Partito democratico, Arturo Scotto, che chiede di modificare quell'art.3 con un 3bis, dove si specifica che "nessuna strada, monumento, edificio e spazio pubblico o privato aperto al pubblico può essere dedicata a persona che abbia, con atti e scritti, sostenuto, propagato o organizzato l’antisemitismo e l’odio razziale". "Se davvero abbiamo tutti a cuore la battaglia contro l'odio razziale - dice lo stesso Scotto all'Adnkronos - iniziamo con il vietare per legge di poter dedicare vie e piazze ai leader politici che hanno sostenuto le leggi razziali, come fece ad esempio Almirante". Nel provvedimento, appena presentato alla Camera e visionato in bozza dall'Adnkronos ("Disposizioni in materia di divieto di titolazione di strade, monumenti ed edifici a persone che hanno praticato e sostenuto l’antisemitismo e l’odio razziale"), il proponente, in premessa, ricorda come sia oggi "necessario che la Repubblica in tutte le sue articolazioni istituzionali e territoriali assuma l’impegno imprescindibile di condannare e prendere le distanze, senza tentennamenti e ambiguità, da tutte le idee, le azioni e le esperienze che si sono compromesse con l’antisemitismo e l’odio razziale". I riferimenti sono chiari: Scotto ricorda come nel nostro paese, prima con le imprese coloniali di fine '800, e soprattutto poi con il fascismo, razzismo e antisemitismo abbiano trovato posto nelle istituzioni. "Il regime fascista - continua il deputato del Pd - profuse uno sforzo straordinario per veicolare tra tutti gli strati sociali la cultura della superiorità razziale, quale presupposto per giustificare le mire espansionistiche coloniali. Dalle canzonette popolari quali 'faccetta nera', alle caricature sugli organi di stampa, all’adozione del 'Manifesto della razza', alla pubblicazione della rivista 'La difesa della razza', fino all’approvazione delle leggi razziali" ci fu "una escalation demagogica che produsse le conseguenti discriminazioni nei confronti della popolazione di religione ebraica, fino all’aberrazione della collaborazione" con il nazismo "nello sterminio". Quanto basta per puntare il dito contro chi ancora ritiene che si possano dedicare strade e piazze a chi ha condiviso o rivendicato quelle scelte scellerate. Nell'articolato si pensa anche a interventi 'correttivi': "Le amministrazioni comunali" devono infatti provvedere "entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della nuova disciplina, a uniformarsi coerentemente con il suddetto principio". Analogamente, anche enti, fondazioni e organizzazioni private avranno un anno di tempo per dare attuazione alle disposizioni della presente proposta, cambiando eventualmente il proprio nome.
(Adnkronos) - Amazon annuncia l’apertura dei bandi per l’ottava edizione di 'Amazon Women in Innovation', il programma che assegna borse di studio a sette studentesse universitarie in altrettante Università italiane in ambito Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). Per il settimo anno consecutivo, l’università di Roma Tor Vergata è tra gli atenei coinvolti nell’iniziativa: la vincitrice del bando beneficerà di un finanziamento di 6.000 euro all’anno per tre anni e di un percorso di mentorship dedicato, con l’affiancamento di una manager Amazon. Fino al 31 marzo, potranno presentare la propria candidatura tutte le studentesse immatricolate per la prima volta all’a.a. 2025/2026 al Corso di laurea in Ingegneria informatica e Ingegneria di Internet che abbiano conseguito almeno 6 CFU con una media ponderata non inferiore a 25/30. Per ulteriori informazioni visitare questa pagina. Dal 2018, 'Amazon Women in Innovation' ha supportato 33 studentesse e, oltre all’Università di Roma Tor Vergata, il progetto coinvolge altri sei atenei: l’Università degli Studi di Cagliari, l’Università di Catania, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università degli Studi di Palermo, il Politecnico di Torino. “Otto edizioni di Amazon Women in Innovation rappresentano per noi una testimonianza concreta di quanto crediamo nel potenziale delle giovani donne che scelgono percorsi tecnico-scientifici”, afferma Rita Malavasi, responsabile delle relazioni istituzionali per Amazon.it. “In questi anni abbiamo visto talenti straordinari affrontare con determinazione settori ancora oggi caratterizzati da un forte squilibrio di genere. Continuare a investire in questo programma è il nostro modo di contribuire a cambiare questa realtà, un passo alla volta”, continua. Amazon Women in Innovation si inserisce nel più ampio impegno di Amazon a formare 200.000 studenti e studentesse in ambito stem in Italia entro il 2026, un piano che coinvolge scuole secondarie di primo e secondo grado, università, corsi post-diploma e percorsi di formazione professionale. Maggiori info: https://www.aboutamazon.it/creare-valore-per-il-paese/impatto-sulla-comunita/educazione-stem
(Adnkronos) - Italia più vicina agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) anche se resta ancora un ampio divario da colmare. Il dato emerge dal Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS Ets), realizzato con il sostegno e il contributo scientifico della Fondazione Enel (come Knowledge Partner) e Unioncamere, che analizza il contributo del Pnrr al percorso dell’Italia verso l’attuazione dell’Agenda 2030. Il Rapporto è stato presentato oggi a Roma al Consiglio dell’Economia e del Lavoro (Cnel), nel corso dell’evento 'L’impatto del Pnrr sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile', con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e della ricerca. Se a livello nazionale, nel 2021 si rilevava una distanza media dagli obiettivi analizzati pari al 78%, nel 2026, grazie al Pnrr, tale valore scende al 39%, cosicché per centrarli entro il 2030 sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, un valore pari al 14% degli investimenti del Pnrr diretti a specifiche Regioni/Pa e a 338 euro pro capite. L’analisi, sviluppata dall’ASviS utilizzando una metodologia innovativa applicata alle singole Regioni e Province Autonome, evidenzia in primo luogo come gli investimenti del Pnrr si concentrino soprattutto su alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote più rilevanti di spesa riguardano l’energia (circa il 25% delle risorse), l’innovazione, le infrastrutture e il sistema produttivo (20%), e le città sostenibili (14%). Rilevanti sono anche gli investimenti destinati a salute e istruzione, che assorbono ciascuno circa l’11 % dei fondi. Al contrario, risultano molto limitati o quasi assenti gli investimenti direttamente orientati agli Obiettivi dell’Agenda 2030 riguardanti la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, la tutela della biodiversità e la partnership globale. “Questo Rapporto, basato su un approccio metodologico molto innovativo, mostra come il Pnrr abbia rappresentato un passaggio importante per sostenere la trasformazione dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, grazie alla forte spinta impressa agli investimenti pubblici e privati lungo linee progettuali in gran parte coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 - osserva Marcella Mallen, presidente dell’ASviS - Ma ancora molta strada resta da fare. Da questo punto di vista la prossima programmazione europea può consentire, se ben orientata, un ulteriore passo avanti per migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività delle nostre imprese”. Dall’analisi emergono significative differenze territoriali: tra le Regioni che beneficiano maggiormente del contributo del Pnrr in termini di progresso verso gli Obiettivi figurano Abruzzo, Marche e Basilicata, mentre all’estremo opposto si collocano Provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Provincia autonoma di Trento e Umbria. Per colmare il divario residuo, il Rapporto stima i fabbisogni finanziari aggiuntivi per raggiungere gli 11 Obiettivi considerati, fabbisogni molto differenti tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio. “La sfida ora è guardare oltre il Pnrr e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile - dichiara Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS - Il modello sviluppato dall’ASviS può essere utilizzato dalle istituzioni europee, nazionali e territoriali anche per programmare le politiche successive al 2026, contribuendo a ridurre i divari esistenti e ad accelerare il percorso dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, anche in vista della definizione delle priorità del bilancio europeo per il periodo 2028-2034”. “Questo lavoro fotografa a livello regionale e in diversi casi anche provinciale la distanza dagli obiettivi di Agenda 2030 - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - L’Italia ha ricevuto a questo riguardo una spinta importante dal Pnrr. Certo non erano sufficienti le pur ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per raggiungere tutti gli obiettivi Onu di sviluppo sostenibile. Con questo rapporto, però, i decisori pubblici avranno uno strumento che consentirà loro di capire come, su cosa e dove intervenire per colmare i divari, utilizzando al meglio le risorse del ciclo finanziario europeo 2028-2034”.