• FAQ
  • MAPPA DEL SITO
  • A A A
Ricerca avanzata linkedin logo facebook logo facebook logo rss
  • Persone
  • Aziende
  • Agenda
  • Notizie
Persone arrow down |
Comunicazione Italiana by For Human Relations Srl

ENTRA NEL NETWORK

  • Home
  • Chi siamo
  • Agenda
  • Edizioni
  • Servizi
  • Eventi
  • Atlante
  • Il mio network
Username: Password:  
| Ho dimenticato la password
Non sono ancora iscritto, vorrei registrarmi

ENTRA NEL NETWORK

| Ho dimenticato la password
Non sono ancora iscritto, vorrei registrarmi

ultimora | sport

Capolavoro Franzoni, trionfo e lacrime nella discesa libera di Kitzbuehel: "Sto tremando"

(Adnkronos) - Giovanni Franzoni trionfa nella discesa libera di Kitzbuehel, una delle gare più prestigiose della Coppa del Mondo maschile di sci alpino. L'azzurro, 24 anni, sulla mitica Streif centra la seconda vittoria della carriera dopo l'exploit nel ...

rss-lavoro-pay | lavoro

Assopannelli, allarme su Cbam: aumento costi fino al 12%

(Adnkronos) - Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo che riunisce i produttori di pannelli e semilavorati, e la European panel federation (Epf) lanciano l’allarme sul Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (carbon border adjustment mechanism). Una ...

rss-sostenibilita-pay | sostenibilita

Materie prime seconde, la crisi parte dalla plastica

(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano ...

  • Privacy
  • Condizioni d’uso
  • Contattaci
  • Feedback
  • Credits

IL BUSINESS SOCIAL CROSS-MEDIA

134975 Iscritti Newsletter

91092 Manager in Atlante Online

55590 Manager pubblicati in Atlante

38462 Partecipanti agli Eventi

622 Eventi gestiti

3753 Speaker

Comunicazione Italiana

FOR HUMAN RELATIONS SRL
P. IVA 14395231005

FOR HUMAN COMMUNITY
P.IVA 14828671009

> ROMA
via Alessandro Trotter 3
Cap 00156
tel: 06.835.499.86 - fax: 06.835.499.87

info@comunicazioneitaliana.it
skype: comunicazioneitaliana
close

Capolavoro Franzoni, trionfo e lacrime nella discesa libera di Kitzbuehel: "Sto tremando"

(Adnkronos) - Giovanni Franzoni trionfa nella discesa libera di Kitzbuehel, una delle gare più prestigiose della Coppa del Mondo maschile di sci alpino. L'azzurro, 24 anni, sulla mitica Streif centra la seconda vittoria della carriera dopo l'exploit nel Super-g di Wengen. Franzoni si impone in 1'52''31 precedendo l'austriaco Marco Odermatt di soli 7 centesimi (1'52''38). Terzo posto per il francese Maxence Muzaton (1'52''70), che soffia l'ultimo gradino del podio all'azzurro Florian Schieder, quarto in 1'52''98. Settima piazza per Dominik Paris (1'53''24) e undicesimo Mattia Casse (1'53''71). Franzoni ha interpretato il tracciato alla perfezione, con un atteggiamento aggressivo sin dal cancelletto di partenza. E' stato in grado di mantenere una linea stretta nei passaggi più insidiosi e ha gestito alla perfezione le curve più tecniche, senza perdere velocità. "È semplicemente pazzesco vincere qui, è solo la mia seconda volta su questa pista. Sapevo di essere veloce nella parte finale, ma è stato spaventoso. Sono felicissimo, non riesco a crederci. Dopo la prova non avevo certezze, non mi sentivo al top. Sapevo di poter essere veloce nella parte centrale e oggi questo ha fatto la differenza", commenta alla fine. Ai microfoni della Rai, Franzoni non riesce a trattenere le lacrime: "Sto tremando. Ero super carico per la gara, ma sapevo che non sarebbe stato facile. Ho faticato un po' nella prima parte, sotto ho sciato da paura... I centesimi sono dalla mia parte stavolta". Franzoni si commuove ricordando Matteo Franzoso, compagno di squadra morto a settembre in Cile dopo un incidente in allenamento. "E' stata una giornata un po' speciale - confessa -, perché l'anno scorso condividevamo la stessa camera".

close

Assopannelli, allarme su Cbam: aumento costi fino al 12%

(Adnkronos) - Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo che riunisce i produttori di pannelli e semilavorati, e la European panel federation (Epf) lanciano l’allarme sul Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (carbon border adjustment mechanism). Una normativa europea, pensata per proteggere i produttori locali da concorrenti extra-Ue, che rischia di avere effetti inattesi sull’industria dei pannelli in legno e dei mobili, aumentando i costi di produzione con ricadute sull’intera filiera del mobile europeo. Assopannelli ed Epf, riunite oggi presso la sede di Federlegnoarredo, chiedono la sospensione del Cbam sull’urea industriale, materia prima essenziale per colle, resine e produzione di pannelli in legno per edilizia e arredamento. Dal 1° gennaio 2026 il Cbam applica un costo alle emissioni di carbonio contenute in alcune merci importate, inclusa l’urea. Secondo le stime di Assopannelli, il Cbam potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli in legno di circa il 10%/12% in 4 anni essendoci un incremento pari a 40–60 euro per tonnellata dell’urea dal 1 gennaio 2026 ripetuto per 4 anni, con ripercussioni sull’intera filiera del mobile europeo. Tali incrementi si tradurrebbero in una perdita di competitività dei manufatti europei rispetto ai prodotti finiti importati da Paesi extra-eE, anche alla luce del fatto che la produzione europea di urea copre oggi solo il 20% del fabbisogno industriale, rendendo strutturale il ricorso alle importazioni. "L’applicazione del Cbam all’urea industriale senza adeguati correttivi - ha dichiarato il direttore di Epf Matti Rantanen - rischia di penalizzare le imprese europee. L’urea è una sostanza utilizzata sia come fertilizzante in agricoltura sia come materia prima per colle e resine industriali. Abbiamo chiesto a novembre alla Commissione europea di escludere l’urea a uso industriale, ma la proposta è stata respinta. Per questo chiediamo una sospensione dell’applicazione, alla luce dei suoi impatti sul mercato interno e sulle filiere a valle. Ribadiamo inoltre che la sospensione dei dazi sui fertilizzanti, annunciata dalla Commissione europea il 14 gennaio, non è sufficiente: l’urea importata dalle nostre imprese proviene in larga parte da Paesi già esenti. L’incontro di oggi - che anticipa l’assemblea annuale di Epf in programma a Milano dal 10 al 12 giugno su invito di FederlegnoArredo - conferma la volontà di Epf e Assopannelli di lavorare insieme, per sensibilizzare le istituzioni europee e tutelare la competitività dell’intero settore del pannello e del mobile europeo". "E' fondamentale - ha sottolineato Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo - che le politiche europee tengano conto delle specificità dell’industria del pannello, a partire dall’utilizzo dell’urea a uso industriale. Trasformando il legno in semilavorati, rappresentiamo l’anello di collegamento tra la filiera del legno e quella dell’arredo. Comprendiamo e apprezziamo i passi positivi intrapresi dal Governo a tutela del settore agricolo sul tema dell’urea, ma allo stesso tempo raccogliamo con grande attenzione le preoccupazioni espresse dalla European Panel Federation. Inoltre il Cbam si applica alle materie prime e ai semilavorati, ma non ai prodotti finiti: questo rischia di favorire mobili realizzati fuori dall’Ue che, pur contenendo urea, entrano nel mercato europeo senza oneri aggiuntivi. E' paradossale che una norma pensata per evitare fenomeni di carbon leakage e tutelare la produzione europea, rischi di avere effetti opposti per un settore che è altamente sostenibile. Tanto più se consideriamo che oggi oltre il 60% dei pannelli prodotti in Europa utilizza legno riciclato".

close

Materie prime seconde, la crisi parte dalla plastica

(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano requisiti tecnici e normativi tali da consentire l’uscita dallo status di rifiuto. Sono le materie prime seconde. La filiera continua a funzionare e gli obiettivi restano formalmente alla portata, ma il passaggio decisivo non avviene negli impianti, avviene sul mercato. Le materie prime seconde aumentano, mentre la domanda industriale che dovrebbe assorbirle resta discontinua e sensibile alle oscillazioni di prezzo e di contesto. È uno squilibrio economico e competitivo che, quando si manifesta, risale la filiera, comprime i margini del riciclo, mette sotto stress la selezione e finisce per riflettersi anche sulle raccolte. La plastica è oggi il punto più esposto, ma il segnale riguarda l’intero sistema europeo. Le differenze tra materiali sono il fattore che determina se la materia prima seconda riesce a comportarsi come un vero prodotto industriale oppure resta un flusso esposto a continue instabilità. Le analisi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente descrivono un mercato europeo che procede a velocità diverse. Alluminio, carta e vetro rappresentano le filiere più solide, grazie a standard consolidati, qualità prevedibile e una domanda industriale che non dipende solo dalla convenienza del momento. In questi casi il confronto con le materie prime vergini resta sostenibile anche nelle fasi meno favorevoli del ciclo economico. Il quadro cambia quando si guarda ad altri materiali. Plastica, legno e rifiuti organici continuano a muoversi in mercati più fragili, di dimensioni ridotte rispetto a quelli delle materie prime vergini e fortemente esposti a variabili esterne. La volatilità dei prezzi, le incertezze legate alla qualifica di cessazione della qualifica di rifiuto (il cosiddetto ‘End of Waste’, ovvero il passaggio che consente a un materiale recuperato di essere commercializzato come prodotto) e la mancanza di standard tecnici pienamente armonizzati rendono questi flussi meno appetibili per l’industria. I numeri aiutano a inquadrare il problema: gli indicatori di Eurostat collocano il tasso medio di utilizzo di materie prime seconde nell’Unione Europea intorno al 22%. Poco più di un quinto dei materiali reimmessi nell’economia proviene quindi da fonti secondarie, mentre la maggior parte continua ad arrivare da estrazione o importazioni. Anche nei Paesi con sistemi di raccolta e riciclo avanzati, la dipendenza dalle risorse primarie resta elevata. L’Italia, spesso indicata come riferimento per le performance di riciclo, continua a coprire dall’estero una quota rilevante del proprio fabbisogno complessivo di materie prime, prossima alla metà del totale. La Commissione europea richiama da tempo questo nodo nei documenti su economia circolare e sicurezza degli approvvigionamenti. La circolarità, in questa prospettiva, non è solo una questione ambientale, ma una leva industriale e strategica. Se il mercato delle materie prime seconde non diventa competitivo e prevedibile, la dipendenza dalle vergini resta strutturale e la circolarità rischia di fermarsi a monte della catena del valore. Nel settore della plastica lo scarto tra capacità di riciclo e capacità di assorbimento industriale è diventato evidente. La filiera europea ha investito, ha aumentato la produzione di polimeri riciclati, ha migliorato selezione e trattamento. Il mercato della trasformazione, però, non sta integrando le materie prime seconde in modo coerente con questi volumi. Ne deriva una crisi che si manifesta in sequenza: produzione in calo, impianti che riducono i turni o sospendono le attività, margini sempre più compressi. Il problema non è la disponibilità di rifiuti da riciclare, ma l’assenza di sbocchi stabili per i materiali già riciclati. Quando il riciclato non entra nei cicli produttivi, la pressione risale rapidamente a monte, mettendo in difficoltà l’equilibrio economico dell’intera filiera e aprendo tensioni che possono riflettersi anche sulle raccolte differenziate. Il contesto globale amplifica queste difficoltà. I rapporti di PlasticsEurope segnalano da anni una forte sovracapacità mondiale di polimeri, in particolare per le plastiche commodity utilizzate negli imballaggi. La pressione sui prezzi delle materie prime vergini rende il confronto sempre più complesso per chi produce riciclato in Europa, dove i costi energetici, ambientali e di conformità normativa sono più elevati. A questo si aggiungono le importazioni di materiali riciclati extra Ue e, soprattutto, di prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate, proposti a condizioni economiche più vantaggiose rispetto agli equivalenti europei. In questo scenario, le materie prime seconde prodotte dal riciclo degli imballaggi in plastica faticano a competere sia con le vergini sia con il riciclato proveniente da Paesi terzi. La contrazione della domanda a valle si traduce in un accumulo di stock e in una crescente difficoltà a monetizzare gli investimenti effettuati lungo la filiera. Alla base delle criticità del mercato delle materie prime seconde c’è una domanda industriale che resta intermittente. In molti settori, l’utilizzo di materiali riciclati non è ancora pienamente integrato nei capitolati tecnici e continua a dipendere da condizioni di prezzo favorevoli. Quando queste vengono meno, la domanda si ritrae rapidamente. Il fenomeno è evidente anche nei materiali considerati più consolidati. Nel caso del PET riciclato, pur in presenza di obblighi di contenuto minimo in alcune applicazioni, i valori di cessione del rifiuto selezionato hanno registrato contrazioni significative, avvicinandosi ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni. Un segnale che mette sotto pressione non solo la produzione di R-PET, ma l’intera catena che lo alimenta. Le difficoltà sono ancora più marcate per le poliolefine miste riciclate. La domanda interna, già strutturalmente debole, risente del rallentamento dei settori utilizzatori, in particolare dell’automotive. Anche laddove la cessione a riciclo viene sostenuta da contributi economici, trovare sbocchi resta complesso. In questi casi, il dibattito si sposta verso utilizzi alternativi al riciclo meccanico tradizionale. Studi dell’European Commission Joint Research Centre analizzano da tempo possibili applicazioni industriali per le frazioni più problematiche, dall’impiego come agenti riducenti in siderurgia all’utilizzo come materia di ingresso per processi di riciclo chimico (in cui il materiale viene scomposto e riutilizzato come base per nuove produzioni), fino al ruolo di additivi in conglomerati bituminosi o in specifiche formulazioni polimeriche. Opzioni tecnicamente praticabili, ma che richiedono investimenti, regole chiare e una domanda industriale disposta a impegnarsi nel medio periodo. In assenza di meccanismi in grado di garantire un assorbimento stabile delle materie prime seconde, il mercato resta esposto a oscillazioni ricorrenti. Quando queste si sommano a fasi di forte pressione competitiva internazionale, gli effetti si concentrano nei segmenti più fragili della filiera europea del riciclo.

Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l’utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini di uso dei cookies espressi in questo documento. Privacy Policy.