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Maynard James Keenan: "Quello che vediamo non è normale, in Usa caos totale"

(Adnkronos) - Mente visionaria dietro Tool e A Perfect Circle, Maynard James Keenan continua a muoversi lungo traiettorie parallele senza mai ripetersi. Con i Puscifer, il suo progetto più libero e sperimentale, torna oggi a interrogare il presente con 'Normal Isn’t', ...

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L'esperto: "Stop a benefit che pesano su busta paga, ma contributi extra per spese sanitarie scolastiche e tempo libero"

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Lotta (Culligan): “Innovazioni per esperienza dell’acqua sempre più evoluta”

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Maynard James Keenan: "Quello che vediamo non è normale, in Usa caos totale"

(Adnkronos) - Mente visionaria dietro Tool e A Perfect Circle, Maynard James Keenan continua a muoversi lungo traiettorie parallele senza mai ripetersi. Con i Puscifer, il suo progetto più libero e sperimentale, torna oggi a interrogare il presente con 'Normal Isn’t', il nuovo disco in uscita il 6 febbraio prossimo, a cinque anni di distanza dall’ultimo lavoro 'Existential reckoning', che nasce dall’osservazione della realtà che ci circonda e di un mondo in accelerazione. Un lavoro che arriva mentre l’artista si prepara a tornare in Italia a giugno, con una data al Ferrara Summer Festival del suo progetto A Perfect Circle. Undici i brani che compongono ‘Normal Isn’t’, un disco che fonde l’elettronica oscura e l’umorismo tagliente tipici dei Puscifer con un processo creativo più spontaneo. Il disco incanala infatti le influenze post-punk che hanno segnato le prime esperienze musicali dei membri, spingendosi al tempo stesso verso territori più oscuri e maggiormente guidati dalla chitarra, in un luogo in cui, per sia stessa ammissione “il goth incontra il punk”. Per Keenan, questo lavoro rappresenta anche un nuovo approccio alla scrittura: per la prima volta ha costruito autonomamente le idee dei brani attraverso un sistema di registrazione digitale, prima di condividerle con gli altri due membri della band, Mat Mitchell e Carina Round. Ma nell’album c’è soprattutto una riflessione sul tempo che stiamo vivendo, sulle tensioni globali e sulla trasformazione dei rapporti umani. Un tema che Keenan affronta senza filtri in un'intervista all’AdnKronos. Iniziamo dal titolo di questo album, 'Normal Isn’'t. È già un’affermazione forte. Nasce da una riflessione personale e interiore oppure è soprattutto uno sguardo critico sulla realtà in cui viviamo oggi? "Beh, sai, ho 61 anni e quando avevo 15 anni non esistevano i social media. Guardo mia figlia, che ora ha 11 anni, e sono impressionato da quanto ne è assorbita. Quando aveva 10 o 9 anni, le cose di cui parlava non erano le stesse di cui parlavo io alla sua età. C’è un’escalation e un’immediatezza della dipendenza dalla dopamina, e dall’algoritmo che alimenta questa dipendenza. È qualcosa senza precedenti. E il modo in cui influenza le persone, le aggancia e le polarizza, è preoccupante. Quindi questo non è normale. Il modo in cui vengono prese le decisioni non è un processo normale. Certo, il potere corrompe e il potere assoluto corrompe in modo assoluto. Questo non cambia. Ma il modo in cui le persone arrivano al potere, e chi ottiene quel potere, è piuttosto inquietante. Questo non è normale". Come si traduce questo senso di anormalità nei testi e nell’atmosfera dell’album? "È un’osservazione dal punto di vista in cui ti trovi. Siamo artisti. Il nostro ruolo è osservare, interpretare e raccontare ciò che vediamo. Ovviamente attraverso la nostra lente. E quella lente viene regolata in base al 'veleno' che ci viene inoculato attraverso l’algoritmo. Ma sento che, avendo iniziato molto prima che l’algoritmo prendesse il sopravvento, questo album rifletta davvero ciò che sta accadendo intorno a noi". Puscifer è sempre stato il progetto in cui ti sei concesso più libertà e sperimentazione. Cosa rappresenta oggi per te rispetto agli altri progetti musicali? "Tutti i miei progetti spingono i confini e li esplorano. Sono semplicemente conversazioni diverse con persone diverse. Sento di aver trovato una sintonia con Carina, Mat e Gunnar Olsen, (produttore e batterista, ndr) che ci aiuta a portare avanti idee e visioni, sempre al servizio della canzone e della musica. Credo che in Puscifer l'esplorazione sia più legata all’aspetto visivo e allo spettacolo. Questa è la differenza rispetto alle altre band. Ma per quanto riguarda la musica, non la affronto in modo diverso rispetto agli altri progetti. Si tratta sempre di superare i limiti, di osservare e raccontare ciò che vedo". Questo album è caratterizzato da sonorità più oscure e abrasive, con un forte ritorno alla chitarra e alle radici post-punk. Quali sono state le principali influenze? Hai detto che è il punto in cui il goth incontra il punk. "Credo che alcune di queste cose siano emerse in base agli strumenti che Matt ha usato all’inizio. Ha preso una nuova chitarra, ci è piaciuta molto e lui si è orientato di più in quella direzione. E i synth e l’attrezzatura che stavamo usando ricordano molto quelli del post-punk, goth e new wave di metà anni ’80. Penso agli Yes o all’album ‘Thriller’. Ci sono molte strumentazioni simili, anche in alcuni lavori dei Kraftwerk. Ma mi sembrava il momento giusto per rispolverare il rossetto nero e metterlo". Si percepisce molto questa atmosfera nell’album. Il disco vanta diverse collaborazioni, come Danny Carey, tuo compagno di squadra nei Tool, ma anche Tony Levin, Gunnar Olsen e Ian Ross. Cosa hanno portato artisticamente a 'Normal Isn’t' e perché avete ritenuto importante coinvolgerli? "C’è una canzone in cui suonano, e probabilmente, nello stile tipico dei Puscifer, ci saranno circa tre versioni di quella canzone. Abbiamo vari artisti che vi partecipano. È la canzone che finirà per avere molti ospiti. Ma per la maggior parte dell’album, Gunnar è la persona che ha sostenuto le parti ritmiche”. I primi tre singoli estratti 'Self-Evident', 'Pendulum' e 'ImpetuoUs' mostrano lati diversi dell’album. Rappresentano tre anime distinte o sono semplicemente diversi punti di accesso per il pubblico? "Direi che erano semplicemente i brani giusti da presentare per primi. Avevo un’idea cinematografica, e sembravano le canzoni giuste per introdurre quel mondo". Hai usato una metafora potente, descrivendovi come 'falegnami' che costruiscono uno spazio musicale. Una volta finita una canzone, riesci a lasciarla davvero andare? "Bisogna sempre trovare il momento in cui lasciarla andare. Lasciare che qualcun altro entri e occupi quello spazio. Se non siamo davvero soddisfatti, torniamo indietro e la rifacciamo. Ma sì, devi lasciarla andare il più possibile. Anche se nulla vieta di tornarci su e aggiungere qualcosa". Spesso parli dell’osservare la realtà come responsabilità degli artisti. In un periodo così complesso per gli Stati Uniti, vediamo sempre più musicisti esporsi. Lo abbiamo visto con Bruce Springsteen, Lady Gaga, ma anche ai Grammy Awards, con nomi come Billie Eilish, Bad Bunny e altri schierati contro l'Ice. Pensi che gli artisti debbano usare la loro voce e prendere posizione? "Credo che dire alle persone cosa pensare sia un approccio sbagliato. Spingere qualcuno a pensare come te solo perché hai il potere di farlo, alla lunga, non serve. Tuttavia, se la tua arte nasce fin dall’inizio da certi temi, allora in qualche modo diventi un educatore: aiuti le persone a capire che esiste una connessione, che c’è un percorso da seguire. L’empatia è fondamentale. Lavorare duramente per i propri obiettivi ed essere inclusivi dovrebbe far parte della tua arte. Io guardo sempre dal punto di vista degli emarginati, rivolgo lo sguardo ai più deboli. Salire sul palco e parlarne in modo diretto, forse, dieci anni fa sarebbe sembrato eccessivo. Ma quando le persone vengono uccise per strada, allora non ci sono più scuse: devi aprire la bocca. Devi dire qualcosa”. Sei preoccupato per quello che sta succedendo oggi negli Stati Uniti? "E' un caos totale. È assurdo, è brutto. È come dare da mangiare al lupo cattivo (il riferimento è alla parabola dei due lupi che rappresenta la lotta interiore tra bene e male presente in ognuno di noi, ndr). Non solo stai nutrendo quello cattivo ma stai anche facendo morire quello buono. Non capisco come siamo finiti così fuori strada. Spero davvero che le cose possano cambiare presto". Dopo più di 30 anni di carriera, cosa ti motiva ancora a metterti in discussione e reinventarti? "La vita, in generale. È questo il mio lavoro. Come artista osservi, cerchi di capire e poi racconti una storia. Ma, in fondo, il mio compito è nutrire le persone. Il mio lavoro è nutrire. Vengo da una lunga stirpe di educatori e ribelli. Prima di tutto devo nutrire: con gli orti, le anatre, le galline, le fattorie, i funghi e la mia trattoria. E poi, se non basta, ti facciamo anche bere, perché abbiamo il vino (Oltre alla musica, Keenan possiede un’azienda che produce vino, verdure e frutta che vende nei suoi negozi‑ristoranti, ndr). Ma soprattutto devo raccontare storie. Cerco di scrivere parabole che aiutino a nutrire il lupo buono. Ma non posso farlo io al posto tuo: devi ascoltare la storia e trovare la tua strada. Questo è il mio lavoro". I tuoi bisnonni e nonni avevano origini italiane. Senti un legame speciale con questa parte della tua storia? "La maggior parte delle mie uve sono italiane: Nebbiolo, Barbera, San Quintino, Vermentino, Sangiovese. Pianto soprattutto varietà italiane. Ma la mia natura ribelle viene dal Nord-Ovest dell’Italia. Per evitare la Tav la gente in Val di Susa si sdraia sulle rotaie per impedire che passino i treni. Quella è la mia gente. I miei bisnonni e nonni vengono dal Piemonte nord-occidentale. Ho radici familiari molto ribelli. È nel mio Dna". Cosa speri che le persone portino con sé dopo aver ascoltato 'Normal Isn’t'? "Spero che si sentano ispirati. Se non altro, che possano fare una pausa da ciò che c’è fuori. Che abbiano un posto sicuro dove poter esistere per un momento. E che si facciano le domande giuste. Perché è quello che conta. Non posso dire loro cosa pensare. Devono capire da soli quali domande porsi”. Puscifer è diventato un universo narrativo, tra musica, video, personaggi e fumetti. Quanto è importante raccontare storie in più forme? "È molto importante. Siamo spinti a raccontare storie e a condividere prospettive nel modo più efficace possibile per creare esseri umani migliori, una società migliore, con più compassione. È importante esprimersi. L’arte salva vite. È un fatto. Gli stivali sul collo non salvano vite”. (di Federica Mochi)

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L'esperto: "Stop a benefit che pesano su busta paga, ma contributi extra per spese sanitarie scolastiche e tempo libero"

(Adnkronos) - "Il welfare aziendale è stato per anni considerato come un insieme di servizi pensati per migliorare il clima in ufficio. Un’integrazione piacevole, ma non essenziale. Lo scenario economico attuale impone tuttavia un cambio di prospettiva radicale: in un contesto segnato dal costo della vita sempre più elevato, che continua a pesare sulle famiglie, e da rinnovi contrattuali che faticano a coprire l’aumento del costo della vita, il 2026 si conferma l’anno della svolta. Il welfare cessa di essere un semplice 'benefit' per diventare il pilastro portante di una nuova strategia salariale". A dirlo all'Adnkronos/Labitalia Andrea Guffanti, general manager di Coverflex in Italia. "I dati del Report sulla retribuzione 2025 di Coverflex - spiega - parlano chiaro: mentre gli stipendi base restano sostanzialmente stabili, le necessità dei collaboratori continuano a crescere. In questo scenario di stagnazione retributiva, le aziende non possono più limitarsi a guardare solo alla busta paga tradizionale". "L’evoluzione del rapporto tra azienda e lavoratore - avverte - passa per un modello di compensazione estesa. Non si tratta più di dare 'qualcosa in più', ma di gestire in modo intelligente il valore economico che l'azienda trasferisce ai propri dipendenti. Attraverso il welfare, l’impresa interviene direttamente sulla capacità di spesa quotidiana delle persone, coprendo costi che altrimenti graverebbero interamente sul netto in busta: dalla sanità alla scuola, dai trasporti al tempo libero". "Questa trasformazione - avverte - porta il welfare ad essere una vera e propria politica salariale. Le aziende che scelgono questa strada ottengono un doppio vantaggio: aumentano il valore reale percepito dai dipendenti e ottimizzano i costi legati alla tassazione del lavoro". “Il welfare aziendale ha smesso di essere una voce nel capitolo 'extra' per diventare il cuore pulsante della strategia di retention e remunerazione. Non stiamo più parlando di semplici agevolazioni, ma di uno strumento dinamico che restituisce potere d'acquisto reale in un momento in cui la busta paga tradizionale sembra aver raggiunto il suo limite fisico", aggiunge Andrea Guffanti. "Il passaggio dal vecchio concetto di premio a quello di salario integrativo - sottolinea - è ormai completato. Per le imprese, investire nel welfare oggi non è solo un modo per attrarre talenti, ma una necessità per garantire la sostenibilità economica dei propri collaboratori. In sintesi, il welfare è diventato la seconda gamba della remunerazione: uno strumento concreto, misurabile e indispensabile per proteggere il potere d'acquisto e costruire un legame solido e duraturo tra impresa e lavoratore".

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Lotta (Culligan): “Innovazioni per esperienza dell’acqua sempre più evoluta”

(Adnkronos) - “Le innovazioni tecnologiche di Culligan Purity sono molteplici e riguardano diversi ambiti: dalla filtrazione e sanificazione dell’acqua fino all’esperienza complessiva dell’utente. Tecnologie che operano in modo integrato all’interno del prodotto e vengono costantemente monitorate attraverso C-Sense, la nostra tecnologia proprietaria. Questo sistema ci consente di fornire informazioni preziose sia ai clienti sia all’azienda, permettendo interventi rapidi e mirati in caso di criticità e garantendo, al tempo stesso, un livello di servizio sempre elevato”. Così, oggi a Milano, Federico Lotta, director innovation di Culligan, realtà affermata nel campo dei sistemi di trattamento dell’acqua, partecipando al talk organizzato dall’azienda, ‘L’acqua del futuro è smart’, durante il quale sono state presentate le novità tecnologiche Culligan Purity, il sistema dedicato all’acqua fuori casa e Culligan Smart Modernity, dedicato invece all’indoor, entrambe espressione della strategia Culligan orientata a un ecosistema dell’acqua sempre più connesso e trasparente. Quando si parla di acqua in ambiente domestico, “il tema del calcare rappresenta uno dei problemi più diffusi, ma spesso sottovalutati - riflette Lotta - Non si tratta solo degli effetti visibili, come le incrostazioni sui lavandini o vetri della doccia, ma di conseguenze più profonde e potenzialmente costose, come i danni e le rotture degli elettrodomestici. Culligan Smart Modernity cambia questo paradigma”. “Grazie alla tecnologia Culligan - prosegue - è possibile avere un controllo costante e quotidiano del sistema, dei consumi idrici e dell’utilizzo del sale. Le tecnologie integrate consentono inoltre di ridurre in modo significativo l’impiego di sale per l’addolcimento dell’acqua, migliorando l’efficienza complessiva del sistema. In questo modo offriamo all’utente un servizio in tempo reale e, allo stesso tempo, siamo in grado di monitorare le prestazioni dei prodotti e intervenire in modo proattivo, assicurando ai clienti un supporto continuo e affidabile”, le sue parole.

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