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(Adnkronos) - Silvia Toffanin torna oggi, domenica 22 marzo, con un nuovo appuntamento di Verissimo. Da Ermal Meta a Sal Da Vinci: ecco gli ospiti e le interviste del secondo appuntamento del weekend. A Verissimo il talento e il tratto umano di Sal Da Vinci, trionfatore dell’ultimo Sanremo con il brano, già tormentone, Per sempre sì. E sempre freschi della loro partecipazione alla kermesse sanremese saranno ospiti due artisti molto amati: Raf ed Ermal Meta. Un caso che ha sconvolto la Francia e il mondo intero: Silvia Toffanin intervisterà Gisèle Pelicot, la donna narcotizzata per anni dal marito per poi farla stuprare da oltre cinquanta uomini. Ora Gisèle, diventata un esempio di coraggio per tante donne, ha raccontato il suo percorso di rinascita nel libro Un inno alla vita. Inoltre, spazio ai mitici professori di Amici: Alessandra Celentano e Rudy Zerbi, che proprio questo sabato tornano con la nuova edizione del serale del talent di Maria De Filippi. Infine, la richiesta di giustizia di Loredana e Manuela, rispettivamente, mamma e sorella di Margaret Spada, la ragazza scomparsa nel novembre del 2024 per un banale intervento di rinoplastica.
(Adnkronos) - Le aziende italiane non hanno ben chiaro quali sono i costi 'nascosti' del turnover e quali sono le motivazioni che portano le persone a cambiare lavoro. E' quanto emerge dao risultati del report di Adecco e Jobpricing, visionato in anteprima da Adnkronos/Labitalia, che analizza l’impatto economico del turnover nelle aziende. In particolare, secondo la ricerca, il 33% dei lavoratori ha cambiato lavoro nell’ultimo anno, con un aumento medio del 18,1% dello stipendio. Le aziende sottovalutano infatti il peso della retribuzione, che è invece il principale motivo di dimissioni per il 43% dei lavoratori, seguito da mancata valorizzazione della carriera (36%). E non è ininfluente il ruolo della leadership. Il rapporto con il responsabile è determinante, nelle proprie scelte, per il 39% dei lavoratori. Tuttavia, le aziende lo classificano solo al 4° posto tra le cause del turnover. Ma quali sono i costi 'nascosti' del turnover? Il turnover pesa economicamente tra il 30% e il 50% della Ral (Retribuzione annua lorda) del dipendente dimissionario, ma l’88,5% delle aziende non ne calcola sistematicamente i costi. La perdita di know-how (19%) e i costi di formazione (17,6%) sono le voci più impattanti. Nelle grandi imprese, i costi del turnover aumentano al crescere del livello di responsabilità, raggiungendo il 34% della Ral per i dirigenti, contro il 21% nelle pmi. I dati sul tasso di turnover nel 2024 mostrano che quasi un’azienda su tre (28,4%) ha registrato un tasso di turnover inferiore al 3%, ma un altro 27,7% ha superato il 10%. Il 33% dei lavoratori ha infatti cambiato lavoro nel corso dell’ultimo anno. Secondo le aziende, i lavoratori cambiano lavoro per iniziare nuove esperienze in settori differenti (59%), più che per spostarsi verso la concorrenza (41%). Al momento delle dimissioni, il 66% delle aziende è disposta a ricorrere a un rilancio economico significativo per trattenere i talenti. Sempre il 66% delle imprese non ha una strategia per fronteggiare il turnover: non sono previsti piani di back up per il personale dimissionario e non sono stati attivati processi di recruiting preventivi. Non solo: l’88,5% delle aziende non dispone di una valutazione sistematica dei costi generati dal turnover. Su una scala da 1 a 10, ecco i costi più impattanti secondo le aziende: perdita di know-how e inefficienze (7,7); costi di formazione per una nuova risorsa (7,2); mancata esecuzione di attività (6,6). Secondo l'analisi le aziende italiane stimano il costo di una vacancy al 26% della Ral del dipendente uscente, con un impatto economico che varia sensibilmente in base al ruolo (da una media di 33.383 euro per un dirigente a 8.074 euro per operai non specializzati); In valore assoluto si tratta di circa 15.000 euro in media per vacancy. Ma secondo le analisi di mercato il costo del turnover si colloca tra il 30% e il 50% della Ral del dipendente dimissionario. Dall’analisi di Adecco emerge quindi come i costi legati alla perdita di know-how del dipendente dimissionario e alle relative inefficienze rappresentino circa il 19% del costo totale del turnover, risultando dunque i più impattanti, seguiti dai costi legati alla formazione delle nuove risorse (17,6%) e a quelli dovuti alla mancata esecuzione delle attività (16,2%). Le aziende tendono a sottostimare il costo reale del turnover anche a causa della mancanza di calcoli sistematici. Ciò, unito alla scarsità di piani di backup e recruiting preventivo, denota un approccio poco strategico al tema. Mentre le pmi registrano un costo del turnover in rapporto alla Ral sostanzialmente costante e omogeneo – con una lieve incidenza maggiore solo per i ruoli meno specializzati – le grandi aziende mostrano un andamento lineare crescente. La ricerca Adecco evidenzia, infatti, una correlazione positiva: nelle grandi organizzazioni, all’aumentare del livello di responsabilità, cresce proporzionalmente il costo di sostituzione rispetto alla Ral. Emerge così un paradosso di diseconomia di scala. Ribaltando il principio generale secondo cui la dimensione industriale genera efficienza e abbattimento dei costi, le grandi imprese italiane subiscono l’onere del turnover molto più delle pmi.
(Adnkronos) - Nella prima giornata di Biogas Italy, l’evento annuale del Cib Consorzio Italiano Biogas, dedicato al biogas e biometano agricolo, giunto alla sua decima edizione, è stata tracciata la strada da percorrere per raggiungere il pieno potenziale produttivo di gas rinnovabile agricolo al 2030. L’evento è stato l’occasione per festeggiare insieme anche il ventennale del Consorzio, ripercorrendo la storia di successo attraverso le voci di coloro che hanno contribuito a costruire il sistema che oggi è divenuto un modello a livello europeo. La giornata si è aperta con un focus sull’attuale quadro geopolitico internazionale e sulla crescente attenzione ai temi di sicurezza e indipendenza energetica. In questo contesto, la filiera agricola è protagonista, offrendo opportunità importanti in termini di alimentazione, energia e fertilizzazione organica. A fornire una fotografia della finanza rinnovabile alla prova delle crisi globale è intervento in particolare Francesco La Camera, Direttore generale Irena sostenendo che: “Viviamo un momento in cui l’energia è tornata al centro del dibattito globale, non solo come questione climatica, ma come questione di sicurezza, stabilità economica e sovranità strategica. Le tensioni geopolitiche recenti lo confermano con estrema chiarezza: un sistema energetico dominato dai combustibili fossili è inevitabilmente esposto alla geopolitica. In questo scenario, le bioenergie assumono un ruolo strategico e l’Italia rappresenta un esempio particolarmente rilevante, assumendo il ruolo di leader tra i paesi europei nello sviluppo del biometano, grazie a una filiera agricola avanzata, a un forte coinvolgimento del settore privato e a politiche di sostegno mirate.” Restando sul piano sovranazionale, a tracciare la prospettiva Europea sul settore è intervenuta, in collegamento, Biljana Kulisic, Dg Ener della Commissione Europea, che ha sottolineato: "Le bioenergie rappresentano una via di uscita già pronta e disponibile per l’Europa, in grado di rispondere efficacemente alla crisi energetica e climatica. Come Commissione, potremmo far leva sui tripartite agreement per costruire un concreto percorso di sicurezza energetica nel breve periodo. Inoltre, strumenti come RepowerEu e direttive europee chiave come la Red3, appena recepita anche in Italia, aiuteranno il sistema a definire le nuove norme di supporto fondamentali per lo sviluppo del settore del biogas e del biometano in Europa”. Una prospettiva in linea con le azioni che sta portando avanti anche Eba - European Biogas Association per la quale è intervenuto il direttore Harmen Dekker dando conto dei diversi dossier su cui l’Associazione è impegnata a favore del settore a livello europeo. Sul fronte nazionale, se da un lato serve rendere effettivi tutti gli investimenti promossi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), dall’altro occorre proseguire il percorso di crescita del settore definendo un piano razionale ed efficace di lungo termine, favorendo il raggiungimento della traiettoria delineata dal Pniec con la quale si prevede di traguardare i 5,7 miliardi di mc al 2030. Serve quindi attivare un piano strutturato di almeno 5 anni che consenta agli operatori agricoli e industriali di programmare e scadenzare gli investimenti, con un sistema flessibile per le connessioni alla rete del gas e una maggiore interoperabilità tra le reti di distribuzione e trasporto, senza dimenticare la corretta valorizzazione della programmabilità degli impianti che producono energia elettrica e termica da biogas. Sono queste le proposte principali che secondo il Cib sono i punti cardine per favorire l’utilizzo effettivo del potenziale produttivo reale proveniente dal mondo agricolo. Un potenziale di biometano che potrà coprire al 2040 fino al 30% dei consumi di gas naturale a livello nazionale. In risposta a queste traiettorie la posizione dei decisori è apparsa chiara. A partire dal Segretario di Presidenza della Camera e membro della Commissione Ambiente On. Francesco Battistoni che ha dichiarato: “Efficientare il sistema, sul piano burocratico e fiscale, e arricchire il mix energetico con tutte le fonti è la strada che il governo sta seguendo, nell’obiettivo di valorizzare le imprese dei comparti interessati. Sono stato il primo firmatario dell’emendamento al DL Rigassificatori che ha istituito un meccanismo di prezzi minimi garantiti basato sui costi di produzione effettivamente sostenuti per gli impianti biogas che beneficiano di incentivi in scadenza entro il 31 dicembre 2027 e che non possono convertire a biometano. Grazie a questa misura abbiamo dato un futuro certo a tutti quegli impianti che rischiavano di dover fermare la produzione a causa degli aumenti dei costi delle materie prime e della spinta inflazionistica degli ultimi tempi”. Federico Boschi, Capo dipartimento energia del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, intervenuto in collegamento, ha specificato che il Ministero è al lavoro per chiudere il dossier Pnrr e predisporre il decreto che contribuirà a proseguire lo sviluppo del settore almeno fino al 2030. Davide Valenzano del Gse, ponendo l’attenzione sul Dl Pnrr, in conversione in Parlamento, ha dichiarato che: “La misura biometano è evoluta da una logica di misura a performance a una logica a facility ossia finanziaria; un cambiamento sostanziale maturato da un lavoro finalizzato a salvaguardare tutte le progettualità selezionate tramite le procedure competitive. Sono 549 i progetti di biometano ammessi nelle 5 graduatorie, per complessivi 236 mila smc/h di capacità produttiva. Un cambiamento che alleggerisce la pressione su chi sta costruendo e concentra gli sforzi sulla formalizzazione sui rapporti contrattuali, infatti è in fase avanzata la stipula dell’accordo Gse - Mase. Le progettualità che hanno comunicato l’avvio dei lavori sono 323 impianti mentre 46 impianti sono già operativi.“ Il sistema, già oggi, sta dimostrando grande reattività e capacità progettuale in grado di rispondere all’esigenza di sicurezza e decarbonizzazione dei settori di difficile elettrificazione entro il 2050 come hanno dimostrato i dialoghi che si sono susseguiti nel corso della giornata. Se, come ha evidenziato Carlo Fidanza, Mep Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, a livello europeo risulta sempre più strategico arrivare sia a conseguire l’obiettivo vincolante di 35 miliardi di metri cubi di biometano, inserito anche nel RepowerEU, sia a riconoscere l’equiparazione del digestato su cui è in prima linea, a livello italiano si è già riusciti a definire un quadro regolatorio positivo, che ha consentito di sviluppare la filiera d’eccellenza del biogas e biometano. Questo tema è stato evidenziato anche da Giovanni Perrella, Presidente del Comitato biocarburanti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Durante i dialoghi del panel “Reti e mercati. Connessioni di valore” si è affrontato inoltre nel concreto il tema delle infrastrutture, la necessità di semplificazione e della creazione dei presupposti per lo sviluppo armonico del mercato biometano e degli investimenti nella filiera. Ad arricchire la giornata sono intervenuti: Nicola Battilana, Executive Director Infrastructures Planning Snam, Lorenzo Romeo, Chief Strategy Officer Italgas, Andrea Andreuzzi, Senior Advisor per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile Confindustria; Mariarosa Baroni, Presidente NGV, Marta Bucci, Direttore Generale Proxigas, Emanuele Fontana, Agriculture Coordinator Crédit Agricole Italia, Maria Vittoria Pisante, Direttrice Strategia e Sviluppo Veolia Italia, Mattia Sica, Direttore Politiche e Regolazione Settore Energia Utilitalia, Andrea Stegher, Presidente International Gas Union (Igu). “Celebrare il ventennale del nostro Consorzio è un traguardo non scontato", sottolinea Piero Gattoni, Presidente del Cib. “In questo cammino abbiamo visto l'agricoltura trasformarsi in una risorsa inestimabile per il Paese, capace di generare beni comuni e restituire dignità a chi lavora la terra. Il contesto geopolitico complesso, ci impone una riflessione attenta sull’orientamento degli investimenti futuri. L’agricoltura è pronta a dare un contributo decisivo, senza arretrare sul percorso di transizione ecologica intrapreso, facendo leva su un ampio potenziale di produzione rinnovabile e su un patrimonio di impianti esistenti che non deve essere disperso.” Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto in chiusura della prima giornata, ha sottolineato il ruolo strategico del settore: “Mi impegno a migliorare le previsioni del Dl Bollette per consentire agli impianti di proseguire la produzione di biogas con tempi corretti per la conversione a biometano che non sarà più un impegno vincolante. Il mutato scenario internazionale ci impone di salvaguardare la produzione nazionale rispettando gli obiettivi del Pniec pari a 5,7 miliardi di smc che rappresentano il 10% della domanda attuale di gas”.