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(Adnkronos) - Andrea Delmastro Delle Vedove e Giusi Bartolozzi si sono dimessi. Una scelta, quella del sottosegretario alla Giustizia e del capo di Gabinetto, che è stata apprezzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha auspicato anche che la stessa strada venga percorsa "dal ministro del Turismo Daniela Santanchè". La premier, si legge in una nota, "auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal ministro del Turismo Daniela Santanchè". "Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia - ha dichiarato Delmastro in una nota -. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell'interesse della nazione, ancor prima che per l'affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il presidente del Consiglio". Meloni: "Auspico che anche Santanchè si dimetta" Il passo indietro del sottosegretario è arrivato all'indomani dell'esito del risultato referendario e dopo giorni di polemiche per le notizie di stampa sul caso della quota, poi ceduta, in una società intestata alla figlia 18enne di Mauro Caroccia. Caroccia, il cui nome compare nelle carte dell'inchiesta capitolina sul boss Michele Senese, sta scontando una condanna definitiva a quattro anni per intestazione fittizia di beni con l'aggravante mafiosa. Sulla vicenda l'opposizione aveva presentato interrogazioni e chiesto che del caso si occupasse la Commissione parlamentare Antimafia: Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera, aveva annunciato la richiesta, domani nella capigruppo della Camera, di calendarizzare la mozione di revoca degli incarichi a Delmastro, già depositata lo scorso giovedì. Le dimissioni di Delmastro arrivano dopo una riunione che si è tenuta nel pomeriggio al ministero tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio, lo stesso Delmastro e la capo di gabinetto Bartolozzi. Anche le dimissioni di Bartolozzi arrivano all'indomani del risultato del referendum e dopo le polemiche delle scorse settimane per le parole che la capo di gabinetto aveva pronunciato alla trasmissione 'Il Punto' sull'emittente siciliana Telecolor. "La cosa che i cittadini dovrebbero comprendere è che qui non c'è una guerra tra due clan, politica e magistratura. La riforma è tesa a far recuperare alla magistratura la credibilità che ha purtroppo perso, e lo dico da magistrato", aveva detto Bartolozzi. Del resto, "finché le cose non capitano sulla pelle, voi non avete idea di cosa voglia dire", aveva aggiunto la capo di gabinetto di Carlo Nordio accennando all'inchiesta che la vede indagata a Roma per false comunicazioni al pm, concludendo: "Ecco, Io faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle. Votate sì, ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione". Immediate le reazioni. "Vedremo" se ci saranno le dimissioni anche della ministra Santanché come auspicato da Meloni. Lo dice Giovanni Donzelli, deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, a Porta a porta, su Raiuno. Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi ci sarebbero state "anche se avessimo vinto il referendum. La scelta da parte di Giorgia Meloni era già stata presa. Tra l'altro l'onorevole Delmastro aveva già dato la sua disponibilità alle dimissioni anche prima del referendum. Per rispetto degli elettori si è scelto di aspettare il risultato. Le dimissioni sarebbero arrivate comunque e a prescindere - rimarca -. L'importante è che non abbia fatto nulla di scorretto". "Certamente" quello che ha fatto "non era opportuno, ma non era a conoscenza dei guai giudiziari del padre e quando ne è venuto a conosceva aveva chiuso i rapporti con quel ristorante, perché sulla lotta alla legalità il sottosegretario Delmastro e Fratelli d'Italia non si fanno dare lezioni da nessuno". "Il problema è quanti" sottosegretari e ministri 'leggeri', dice la segretaria del Pd, Elly Schlein, a Di Martedì, su La7, "dovrebbe tollerare Giorgia Meloni e la risposta è nessuno, perché ha il dovere di avere delle persone nel governo che siano all'altezza del ruolo che ricoprono e purtroppo così non è". "Non pensi di cavarsela così - aggiunge -, con facili capri espiatori che ha fatto dimettere solo dopo aver perso il referendum perché la sconfitta è tutta di Giorgia Meloni". "Dopo il travolgente voto popolare di oltre 14 milioni di italiani Meloni si è dovuta arrendere. E poco fa il sottosegretario alla Giustizia Delmastro si è finalmente dimesso, così come Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia. Le dimissioni di Delmastro erano assolutamente necessarie e per questo il M5S aveva presentato nei giorni scorsi una mozione di revoca. Il danno arrecato al prestigio della massima Istituzione di governo è stato pesantissimo", scrive sui social il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che aggiunge: "Si sciolgono come neve al sole le chiacchiere della premier su complotti e 'manine': alcuni quotidiani hanno semplicemente 'osato' fare il proprio mestiere, pubblicando le notizie e le immagini che comprovavano gli affari di Delmastro e di tre dirigenti di Fratelli d'Italia in società con la famiglia di un prestanome del clan Senese. L'elenco degli orrori non è finito. L'impatto di questo travolgente voto popolare riuscirà a far dimettere anche la ministra Santanchè?", conclude Conte. "Chiediamo le dimissioni immediate della Santanchè" scrive in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera. "Se non vuole dare retta a noi, ascolti almeno la sua premier. In ogni caso presenteremo in Aula una nostra mozione di sfiducia". "Presenteremo una mozione di sfiducia in Parlamento" dichiara anche la presidente dei deputati di Italia viva, Maria Elena Boschi, sottolineando come "ci pare evidente che la ministra Santanchè debba dimettersi" visto che ha perso la "fiducia della presidente del Consiglio". “Fino a ieri Delmastro e Bartolozzi, nonostante le richieste delle opposizioni, sono rimasti al loro posto con il ministro Nordio a difendere il loro operato. Ora, nel giro di mezz'ora, assistiamo a due dimissioni. Cosa è cambiato? - chiede il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia - L'esito del referendum ha spaventato il governo? Ci sono fatti che non conosciamo? E' intervenuta la presidente del Consiglio? Il ministro della Giustizia ha cambiato idea? A questo punto è urgente e necessario che Nordio venga in aula a spiegare al Parlamento e al Paese, viste le vicende di queste settimane, che cosa sta avvenendo al suo ministero. Non si gioca con le istituzioni e con gli incarichi di governo". Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde, sottolinea: "Sono stati gli italiani, con il loro voto, a mandare a casa Delmastro e Bartolozzi. Giorgia Meloni in questi mesi ha difeso gli impuniti: un sottosegretario condannato per rivelazione di segreti d'ufficio che ha continuato a esercitare le sue funzioni e che, non soddisfatto, apriva società con persone legate alla camorra. Se non ci fosse stata la valanga di No, Delmastro e Bartolozzi sarebbero ancora al loro posto. Altro che 'non ha fatto nulla di scorretto': Delmastro è stato condannato per rivelazione di segreti d'ufficio e ha fatto società con soggetti legati alla camorra. Ora aspettiamo le dimissioni della ministra Santanchè, rinviata a giudizio per truffa ai danni dello Stato". Nicola Fratoianni di Avs evidenzia che "le necessarie e doverose dimissioni di Delmastro dal ministero di Grazia e Giustizia arrivano con imperdonabile ritardo. Devono essere chiariti ancora molti aspetti, e vedremo nei prossimi giorni quali sviluppi ci saranno. Intanto accogliamo le dimissioni sue e della capo di gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia Bartolozzi come una buona notizia". "Bene le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, che per quanto ci riguarda arrivano persino tardi, visto che avrebbero dovuto farlo prima. Dopo tutto quello che è accaduto, dal caso Almasri fino alle modalità anti istituzionali con cui il ministro e i principali attori di via Arenula hanno condotto la campagna per il referendum, la domanda è: a che ora si dimette il ministro Nordio?", afferma il segretario di +Europa, Riccardo Magi. "Certo che, in un Paese normale, un terremoto del genere in un dicastero chiave come quello della Giustizia porterebbe l'intero governo a cadere", conclude Magi. Carlo Calenda scrive sui social: "Arrivano le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi; necessarie, doverose e tardive. Procederei secondo la allegata to do list", aggiunge riferendosi a un post di questa mattina in cui elencava una serie di 'cose da fare' in cui metteva al primo posto: "Mandare a casa Bartolozzi, Delmastro, Urso, Santanchè (minimo sindacale)". "Meloni sì è svegliata all’improvviso e ora chiede le dimissioni di molti Fratelli d’Italia" scrive su X Matteo Renzi, leader di Italia Viva. "Ma come può essere credibile una premier che vorrebbe parlare al mondo se non riesce a farsi ascoltare nemmeno da Santanchè o da la Russa? Quando si perde un referendum costituzionale in questo modo, la botta si sente. E giorno dopo giorno la ferita cresce. Non finisce qui, credetemi".
(Adnkronos) - La delegazione italiana di Relais & Châteaux avvia una nuova fase della propria rappresentanza con la nomina di Vincenzo Bianconi a delegato Italia. Un assetto che rafforza il valore della comunità italiana all’interno della celebre Associazione grazie alla visione imprenditoriale e territoriale di Bianconi – già delegato Italiano dal 2013 al 2018. Proveniente da una storica famiglia dell’ospitalità, Vincenzo Bianconi è alla guida di una realtà che esprime pienamente i valori di Relais & Châteaux: tra le proprietà di famiglia anche Palazzo Seneca, dimora Relais & Châteaux nel cuore dell’Umbria – a Norcia, associata dal 2010 e simbolo di accoglienza autentica profondamente radicata nel territorio. La dimora ospita anche il Ristorante Vespasia - stellato Michelin, premiato con una Stella Verde in riconoscimento del suo impegno per la sostenibilità. Bianconi raccoglie il mandato di Danilo Guerrini, assumendo il ruolo di rappresentante degli Associati italiani nel Board of Delegates dell’Associazione internazionale. Il percorso professionale di Vincenzo Bianconi si sviluppa sin da giovanissimo all’interno del sistema associativo dell’hôtellerie italiana. L’ingresso precoce in Federalberghi - dove ricopre nel tempo diversi ruoli di responsabilità - rappresenta una tappa fondamentale della sua crescita, permettendogli di confrontarsi con modelli, visioni e realtà molto differenti tra loro. Proprio da questo confronto nasce uno dei principi cardine della sua idea di alta ospitalità: lavorare su modelli di sviluppo concreti e sostenibili, capaci di coniugare identità territoriale, impresa e comunità. Un approccio maturato attraverso il dialogo continuo con operatori, istituzioni e professionisti che incarnano la pluralità delle voci del settore e rafforzato anche dalla sua esperienza in Umbria che lo ha reso particolarmente consapevole del valore dei territori italiani: luoghi ricchi di identità e cultura che, attraverso un’ospitalità sempre più consapevole, possono esprimere pienamente il proprio potenziale Nel suo mandato, Bianconi intende valorizzare la diversità degli associati come motore di crescita collettiva, promuovendo una rete sempre più coesa e consapevole del proprio ruolo fattivo e culturale oltre che imprenditoriale. L’obiettivo è sostenere uno sviluppo armonico della delegazione che non si limiti a rafforzare la qualità dell’esperienza di ospitalità, ma contribuisca anche alla tutela dei territori, delle comunità e dei patrimoni gastronomici. "Credo in un’ospitalità che nasce dall’intelligenza condivisa: il confronto tra esperienze diverse è ciò che permette di costruire modelli di sviluppo coerenti e duraturi. La ricchezza della nostra Delegazione sta proprio nella pluralità delle sue voci, trasformarla in valore comune significa anche assumersi una responsabilità verso i luoghi e le persone che accolgono le nostre dimore, diventando noi stessi loro portavoce", dichiara Vincenzo Bianconi. Nel suo incarico, il delegato sarà interprete della comunità italiana nel dialogo internazionale tra le delegazioni, accompagnando l’evoluzione dell’Associazione e contribuendo a preservarne un’idea di ospitalità fondata su persone, territori e cultura. La delegazione italiana conta oggi oltre 50 associati, parte di una rete internazionale di oltre 580 dimore e ristoranti in 65 Paesi. In questo contesto, la nuova rappresentanza intende rafforzare l’impegno condiviso verso pratiche sostenibili, responsabilità sociale e valorizzazione culturale, affinché ogni esperienza offerta agli ospiti sia anche un contributo concreto a un futuro migliore per le destinazioni e le comunità che le abitano. Ad affiancare Bianconi, Lucrezia Vivenzi nel ruolo di Direttore della Delegazione Italiana. La sua profonda conoscenza dell’organizzazione maturata negli anni- anche grazie alla sua formazione accademica con un MSc in Marketing Management presso l’Università Bocconi e al suo percorso professionale interno a Relais & Châteaux, permettono una complementarietà di competenze che mira a consolidare il dialogo tra gli Associati e a rendere la Delegazione sempre più attiva nello sviluppo della rete. "La forza di Relais & Châteaux è nelle singole persone e dimore che ne fanno parte. Il mio impegno sarà volto a favorire connessioni, ascolto e collaborazione tra gli associati, affinché ogni voce possa esprimere al meglio la propria identità contribuendo al valore comune della delegazione", afferma Lucrezia Vivenzi.
(Adnkronos) - “Alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, parliamo di Ultranet, la start up del Gruppo Hgm, dedicata allo sviluppo e alla digitalizzazione dei distretti industriali e a portare negli stessi i progetti di energia green per dare alle Pmi, che nel nostro territorio nazionale rappresentano oltre il 96% delle imprese produttive, un saving sui costi dell'energia, oltre che a rendere disponibile la fibra ottica, oggi abilitatore necessario e fondamentale per tutti i progetti di sviluppo, compresa l’intelligenza artificiale”. Sono le parole di Francesco Sangiovanni, presidente e Founder del Gruppo Hgm - Ultranet, in occasione dell’evento 'Il Progetto Edd - Ultranet nei Distretti Industriali', organizzato dalla stessa azienda nel contesto della quarta edizione di Key – The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg - Italian Exhibition Group di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, svoltasi dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini. (VIDEO) Il Gruppo Hgm Spa è attivo in Italia nel settore delle infrastrutture di telecomunicazioni con la mission di offrire servizi integrati ai principali operatori Tlc e alle Utilities. La società Ultranet Srl, totalmente posseduta da Hgm, agisce in qualità di operatore iscritto al Roc, progetta reti Tlc in fibra e offre in Iru i diritti d’uso di circa 15mila km di rete in fibra ottica spenta e/o di cavidotti vuoti già realizzata o da implementare secondo le esigenze dei propri clienti. Ultranet offre anche il noleggio di centrali telefoniche e di redistribuzione ottica proprietarie, con la possibilità di adibirli a mini Hub (Edge Data Center) sul territorio. “Il Gruppo Hgm nasce trent'anni fa ed è di proprietà della famiglia Sangiovanni, di cui sono onorato di essere non solo il presidente, ma anche il maggiore di tre fratelli che hanno costruito questa bella realtà. Siamo presenti in Italia, ma anche in Brasile con progetti analoghi, in cui portiamo l’energia green e la fibra nei distretti e soprattutto nelle smart city - spiega - Il Gruppo Hgm è un'azienda con oltre 500 dipendenti, un fatturato in continua crescita e, soprattutto, con il proprio headquarter in Italia è basata sui principi degli imprenditori tradizionali”. “Il progetto Edd - Energy Digital District è stato studiato appositamente, quattro anni fa, dal nostro Gruppo per favorire la digitalizzazione e l'energia green dei distretti industriali - sottolinea Sangiovanni - poiché le piccole e medie imprese si trovano spesso in difficoltà sia sull'innovazione digitale sia sul costo delle bollette, che aumenta e non dà alle aziende la possibilità di fare saving sulle loro produzioni”. “Pensiamo che fra dieci anni passeremo da oltre il 40% di aziende dotate di fibra ottica all'80% e che porteremo 300mila imprese a non essere più dipendenti esclusivamente dalla bolletta energetica degli operatori, ma ad approfittare, anche grazie alle comunità energetiche, dei contributi che il governo sta mettendo a disposizione per poter dare loro la possibilità di poter essere indipendenti dai costi energetici, che diventeranno sempre di più, a livello globale, l'ago della bilancia sulle aziende di produzione”, conclude.