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(Adnkronos) - La Procura di Milano lavora per ricostruire "secondo per secondo" il tragitto del tram deragliato e confrontarlo con i risultati dei tabulati telefonici del tranviere per escludere quella che è un'ipotesi investigativa e cioè che l'uomo alla guida possa essere stato al telefono o si sia distratto in quei pochi metri che corrono sui binari che da piazza della Repubblica portano alla fermata saltata in viale Vittorio Veneto fino allo schianto contro il palazzo di via Lazzaretto. Nell'incidente dello scorso 27 febbraio - provocato da un malore, a dire del dipendente Atm - hanno perso la vita due passeggeri e una cinquantina di persone sono rimaste ferite. Ci potrebbe essere una "difformità temporale" in riferimento alla telefonata che il tranviere avrebbe fatto a un collega per informarlo di essersi fatto male all'alluce del piede sinistro sollevando la carrozzina di un disabile. L'infortunio si sarebbe verificato a inizio turno e comunicato almeno mezz'ora prima del mancato scambio dei binari. Quella telefonata, così come alcuni messaggi scambiati dopo il deragliamento, sono al centro dell'indagine della Procura per escludere che posso essere stata fatta poco prima di perdere il controllo del tram della linea 9. I titolari delle indagini dovranno anche procedere con gli approfondimenti sulla 'scatola nera' con la formula dell'accertamento tecnico non ripetibile. Intato ieri il tramviere, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose si è avvalso della facoltà di non rispondere: "Non è ancora nelle condizioni fisiche per farlo", ha detto il legale Mirko Mazzali.
(Adnkronos) - Studi di settore indicano che gli investimenti in Ia per le aziende possono generare ritorni economici fino a quattro volte l’investimento iniziale. Oggi però circa il 40% dei 'knowledge worker' utilizza strumenti di intelligenza artificiale a livello individuale senza un coinvolgimento strutturato a livello aziendale, con un’importante limitazione: l’incapacità per le imprese di trasformare l’utilizzo delle tecnologie di Ia in un concreto ritorno economico. Per colmare questo gap strutturale l’Università Campus Bio-Medico di Roma, grazie a Ucbm Academy, lancia l’executive master in applied artificial intelligence engineering, un programma pensato per proiettare l’intera organizzazione aziendale verso un uso efficace dell’Intelligenza artificiale. Secondo i dati Istat 2025 (Fonte: https://www.istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2025/) “l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle imprese con almeno 10 addetti registra nell’ultimo anno una crescita particolarmente significativa, dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025” ma “la mancanza di competenze adeguate frena l’adozione dell’IA in quasi il 60% delle aziende che hanno valutato ma poi non realizzato investimenti in IA”. Al momento molte aziende stanno sperimentando modelli e strumenti di Ai, ma senza una direzione strategica chiara, sostenendo costi legati all’utilizzo dei modelli e dei token senza produrre un impatto tangibile sull’Ebitda. Per uscire da questa logica non sistematica e colmare questo gap nasce l’executive master in applied artificial intelligence engineering di Ucbm academy che offre agli iscritti la possibilità di lavorare concretamente su casi reali che dimostrano come l’Ia possa generare ritorni economici fino a quattro volte l’investimento iniziale. Secondo McKinsey, infatti, l’intelligenza artificiale generativa potrebbe generare tra 2,6 e 4,4 trilioni di dollari di valore economico globale ogni anno, configurandosi come una delle principali leve di produttività per le imprese nei prossimi anni (fonte: Economic potential of generative AI | McKinsey). "Nostri recenti studi che hanno coinvolto centinaia di aziende", dice il prof Leandro Pecchia, ordinario di Ingegneria Biomedica e co-direttore scientifico del Master- hanno dimostrato che l’Ia non è una sfida per singoli, ma per organizzazioni. Tuttavia, la maggior parte dei Master si concentrano sulla fruizione da parte del singolo. Il nostro master è diverso, perché chiede alle aziende di portare in classe le nuove leve, ma anche i loro manager e livelli apicali. La sfida dell’Ia si vince insieme, o non si vince". “Oggi la vera sfida delle Università e delle Academy è il reskilling, è il ripensare alle competenze delle persone – ha spiegato Rossella Ferreri, responsabile Ucbm academy - Secondo il World Economic Forum quasi il 50% dei lavoratori dovrà aggiornare le proprie competenze entro il 2027. Sappiamo che l’AI è già presente nel lavoro quotidiano di molti professionisti, ma il suo valore emerge davvero quando viene integrata in modo sistemico nelle organizzazioni, nei processi e nelle competenze dei team. Alla luce di questo scenario, il Master Internazionale su AI e più in generale la formazione di UCBM Academy intende focalizzarsi su tre dimensioni: cura, sostenibilità e interdisciplinarità. Perchè l’AI non è solo una questione tecnologica, è una questione di competenze, responsabilità e visione della persona”. Il percorso, infatti, coinvolge tre livelli organizzativi – C-Level, middle management e AI agent trainers – per integrare concretamente l’intelligenza artificiale nei processi aziendali. Il programma ha una forte dimensione internazionale e globale, con docenti da 4 continenti, e utilizza come laboratorio applicativo l’intero ecosistema dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, affrontando in modo concreto temi come l’ottimizzazione dei servizi sanitari, la gestione dei Crm, la distribuzione dei servizi e la riduzione dei costi operativi e di back office. Le aziende partner possono partecipare al Master in diverse modalità, arrivando a poter a definire insieme alla faculty del Master il progetto applicativo da sviluppare nell’anno di corso. Il modello formativo del Master si basa sul principio “human in the loop”, in cui l’IA supporta e potenzia le decisioni umane. In una fase in cui la capacità computazionale e l’accesso ai modelli avanzati stanno diventando risorse sempre più preziose, il programma rappresenta un’occasione per le imprese non solo di formare le proprie organizzazioni interne e sviluppare progetti ad alto impatto economico, ma anche di incontrare nuovi talenti specializzati nell’applicazione dell’AI ai processi aziendali. Grazie alla scalabilità delle tecnologie AI, questo approccio può rendere competitive anche aziende di medie dimensioni che fino a oggi dovevano ricorrere a grandi system integrator per automatizzare i propri processi, aprendo nuove opportunità di innovazione e crescita. L’approccio del Master sarà altamente selettivo: aziende e partecipanti saranno scelti reciprocamente, con l’obiettivo di garantire uno standing elevato e la massima concretezza dei progetti sviluppati. Secondo Andrea Conte, ceo di Innova Semplice SpA e co-ideatore del Master: "L’intelligenza artificiale non è più solo una tecnologia, ma una nuova infrastruttura organizzativa. Le aziende che riusciranno a integrarla efficacemente nei propri processi avranno un vantaggio competitivo enorme e concreto in termini di Ebitda. Il master nasce per accompagnare le imprese in questa trasformazione". Il Master inizierà a novembre 2026 (con possibilità di pianificazione dei budget aziendali anche sul 2027) e ospiterà figure internazionali che hanno contribuito alla storia dell’industria tecnologica e dell’intelligenza artificiale. Per il caso italiano, sarà inoltre valutata la possibilità di finanziare la partecipazione al programma attraverso l’utilizzo di fondi per la formazione già accantonati dalle aziende.
(Adnkronos) - In un contesto internazionale in cui la transizione energetica è diventata una priorità assoluta, il Gruppo Hera si è presentato alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo di Rimini 2026 come un vero e proprio hub di consulenza strategica per imprese e territori. Presso il suo stand di 260 metri quadrati, la multiutility ha messo in campo un ecosistema di soluzioni concrete per accompagnare i partner nella costruzione di modelli di business innovativi. (VIDEO) La partecipazione alla fiera si inserisce in un percorso ben strutturato dall'azienda. “Nel 2024 abbiamo definito una nostra strategia net zero che ci porterà a una riduzione delle emissioni complessive del 90% al 2050 - spiega Cristian Fabbri, presidente esecutivo del gruppo - Abbiamo un parco emissivo che per il 90% è legato alle emissioni dei nostri clienti, per il 10% a quelle del gruppo. Lavoriamo per ridurre le emissioni dei nostri clienti andando a sollecitare le attività di decarbonizzazione e di efficienza energetica in tutti i segmenti. Questa è la sfida che ci poniamo". I risultati di questo impegno sono già tangibili nei numeri presentati a Rimini. "Siamo a buon punto - fa sapere Fabbri - Da quando siamo partiti nel monitoraggio, nel 2019, abbiamo ridotto i consumi del 14%, pur avendo aumentato del 40% la base clienti. Lavoriamo parallelamente anche sull'efficienza energetica dei nostri impianti: abbiamo già conseguito un 10% di riduzione dei consumi energetici e lavoriamo anche per andare a utilizzare il più possibile energia rinnovabile". All'interno dell'esposizione, Hera Servizi Energia presenta i nuovi modelli di decarbonizzazione, mentre Hera Luce mostra l'evoluzione dell'illuminazione pubblica, esemplificata dal lampione circolare progettato con Aliplast per essere totalmente recuperabile. Inoltre, attraverso la sinergia tra Hera Comm, EstEnergy e F.lli Franchini, la multiutility propone un polo integrato che affianca le imprese nel trasformare l’energia in una leva di competitività e sviluppo, combinando strategie di fornitura e soluzioni impiantistiche per ridurre volatilità e consumi, anche valorizzando gli incentivi disponibili. Tra le soluzioni più innovative spiccano i contratti Power Purchase Agreements (Ppa) e i sistemi fotovoltaici ‘chiavi in mano’, progettati per mantenere rendimenti elevati e garantiti per 25 anni. Ad accogliere i visitatori all'ingresso della fiera è Joul 7, il Super Robot dell'energia alto 5,5 metri nato dalla collaborazione con Automobili Lamborghini. Realizzato con scarti di produzione e dotato di un cuore fotovoltaico, il robot sintetizza visivamente l'impegno di Hera verso l'economia circolare. La visione di Hera, volta a favorire la transizione energetica, si concretizza anche con il teleriscaldamento. "Abbiamo un potenziamento di progetti - dice il presidente esecutivo - La città di Ferrara, ad esempio, avrà un terzo dei cittadini alimentati dal teleriscaldamento il cui calore sarà prodotto da fonti rinnovabili non emissive". La strategia del Gruppo mira a unire l'impatto ambientale al beneficio economico. "Lavoriamo da tanto tempo per aiutare le aziende a ridurre il peso della bolletta e contemporaneamente a ridurre le emissioni di CO2 - osserva Fabbri - È una sfida che ormai portiamo avanti da vent'anni. Nell'intersezione fra decarbonizzazione e vantaggio economico lavoriamo per proporre alle imprese soluzioni che siano portatrici di benefici in entrambi gli assi. Lo facciamo con la produzione locale sui centri di consumo di energia rinnovabile del fotovoltaico ma anche con gli impianti di cogenerazione che è vero sì, usano il gas, ma riducono i costi e le emissioni. Lavoriamo con progetti pluriennali per ridurre i consumi di energia complessivi, sia termica che elettrica". In sintesi, conclude Fabbri, "la sfida è stare al fianco degli imprenditori, dei territori, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni per giocare insieme la partita dell'efficienza dei costi, dell'efficienza energetica e della decarbonizzazione".