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Alberto Tomba: "Milano Cortina al via, saremo pronti. Italia invidiata da tutto il mondo"

(Adnkronos) - Ci sono stati anni con domeniche scandite dai suoi impegni. Pranzi dalla nonna, tv accese, divani pieni, urla forti e braccia alzate a fare il tifo. Alberto Tomba ha preso per mano più generazioni e le ha fatte innamorare dello sci con classe in ...

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Costruzioni, Sostenibilità ambientale: istituito comitato promotore del Protocollo Itaca

(Adnkronos) - Prende avvio, con la firma dell’atto costitutivo, il nuovo 'Comitato per la promozione del Protocollo Itaca' voluto da Consiglio nazionale degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori (Cnappc), Consiglio nazionale degli ingegneri ...

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KilometroVerdeParma, piantato il 100.000° albero

(Adnkronos) - «Rendere il territorio più sano, più pulito e più biodiverso»: con questo obiettivo, cinque anni fa, è nato il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma, che oggi celebra un traguardo storico con la messa a dimora del 100.000° albero. A sottolinearne il valore è Maria Paola ...

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Alberto Tomba: "Milano Cortina al via, saremo pronti. Italia invidiata da tutto il mondo"

(Adnkronos) - Ci sono stati anni con domeniche scandite dai suoi impegni. Pranzi dalla nonna, tv accese, divani pieni, urla forti e braccia alzate a fare il tifo. Alberto Tomba ha preso per mano più generazioni e le ha fatte innamorare dello sci con classe in pista e uno stile dirompente fuori. Ha segnato un’epoca ed è diventato un mito, uno degli sportivi italiani più grandi. Ha vinto ori olimpici, mondiali, Coppe del mondo, fermato addirittura Festival di Sanremo e creato una schiera di ‘seguaci’. E guai a chiamarli follower, visto che i social proprio non gli piacciono. Oggi, a 59 anni, ogni tanto ripercorre i suoi momenti d’oro, tra un aneddoto e l’altro e il gusto sempre vivo per il racconto. L’Adnkronos lo ha incontrato nella presentazione di ‘Legend Reimagined’ di Salvatore Ferragamo, di cui è brand ambassador: “Un vincente - racconta in esclusiva - deve essere elegante, sempre. Da emiliano è matematico che mi piaccia avere un certo stile. Mio papà aveva un negozio di abbigliamento nel centro di Bologna. Ce l’ho nel sangue”. Alberto, di recente si è raccontato con l’autobiografia “Lo Slalom più lungo” (Sperling & Kumpfer). Perché? “Tanti conoscono i miei slalom, ma questo è un po’ più lungo e dettagliato. Per chiudere il libro ho lavorato molto e sono soddisfatto anche per qualche chicca. Dentro c’è una raccolta di foto. E la copertina può diventare un poster, una cosa pensata per i più giovani”. Qual è stato il suo slalom più lungo? “Ho smesso 28 anni fa. Il mio slalom è durato dal 1986 al ‘98, ma 12 anni di vittorie sono passati velocemente”. I numeri tornano spesso nelle pagine. Da dove nasce questa passione? “Dai pettorali di gara, mi piaceva giocarci. Mettevo insieme le cose. Guardi Calgary ‘88, le mie prime Olimpiadi, numero 1 in gigante e numero 11 in slalom. In mezzo all’11 ho piazzato un +. Uno più uno, uguale due ori. Mi sono divertito tanto anche con i nomi. Calgary dov’è? In Canada, provincia dell’Alberta. Ecco, io lì non potevo tradire”. E poi, Albertville... “Olimpiadi invernali 1992, nella città di Alberto. Caso curioso. Oro nello slalom e argento in gigante. Non so se era destino, di certo in quegli anni lì combaciava tutto. Con nomi e numeri mi caricavo. In Francia fu il 6, quello che avevo in gigante. ‘Sei unico, sei grande’ ricordava il mio fan club. Straordinario quel 18 febbraio ‘92, arrivai davanti a Girardelli e a un grande Aamodt su una pista molto tecnica e pericolosa. Un’ora prima la Compagnoni vinse l’oro nel SuperG”. E per Lillehammer ‘94, in cui conquistò la sua ultima medaglia olimpica, qual è il numero? “Più che un numero, lì mi colpì una cosa”. Quale? “Furono le prime Olimpiadi invernali disputate due anni dopo le precedenti, per allineare i Giochi al calendario del Cio. E ci fu la mia rimonta indimenticabile nello slalom, dal dodicesimo posto. Dopo la prima manche avevo un ritardo di quasi due secondi, vinsi l’argento a soli 15 centesimi dall’austriaco Stangassinger. I norvegesi festeggiarono me e non lui, che aveva l’oro al collo. Ci rimasi un po’, con il –30° della Norvegia non fu una cosa facile da capire. Nel pubblico c’erano pure le renne per il freddo”. È sempre riuscito a spostare grandi folle e anche a fermarle, come accadde con il Festival di Sanremo, interrotto nel 1988 per la diretta del suo slalom d’oro alle Olimpiadi... “Se vinci e sei costante c’è tanta gente che si muove, è normale. Con me partì tutto da lì. La chiamavano Tombamania, Albertite. Pure i cronisti erano impazziti”. La ‘marea’ più iconica a Madonna di Campiglio. “Quarantamila persone, bloccarono tutto. Strade ferme da Pinzolo a Dimaro, un delirio. Pensi, dopo allora non fecero più la gara di domenica ma di martedì. Avevo il numero 7, arrivai primo”. Su quella pista, l’iconica 3Tre, ha vinto tre volte... “Vede, mica lo faccio apposta. L’ultimo successo nel 1995, poche settimane fa ha compiuto 30 anni”. 3Tre, tre per tre uguale nove. “È un altro numero che mi ha accompagnato. Iniziai con quel pettorale nel Parallelo di Natale alla Montagnetta di San Siro, la Gazzetta scrisse il giorno dopo ‘Un azzurro della squadra B beffa i grandi’. Finii poi con quel numero a Crans-Montana, la mia ultima gara. Nove sono anche le medaglie vinte in carriera, 5 olimpiche e 4 mondiali. E nove sono le Coppe del mondo, otto di specialità e la generale del 1994-95". A proposito di San Siro, la aspettiamo per la cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026? “Ok. Va bene”. E sorride. Che Olimpiadi saranno per l’Italia? “Spero che siano Olimpiadi sportive, nel vero senso del termine. Giochi leali. Siamo criticati e invidiati da tutto il mondo per questo evento, funziona così. Da italiani arriviamo sempre all’ultimo momento, è tipico. Ma il 6 febbraio, al via, penso che ogni cosa sarà al suo posto. Le piste saranno in condizioni ottimali, speriamo che si risolva tutto anche per qualche strada da sistemare e qualche cantiere ancora aperto”. L’Italia dello sci guarda soprattutto a Federica Brignone e Sofia Goggia. “Federica ha vinto alla grande l’anno scorso. Poi ha avuto un brutto infortunio, sta rientrando e ricomincerà a Kronplatz. Speriamo bene. Sofia al momento arranca un po’, ma arriverà in forma per le Olimpiadi. Ci scommetto”. L’ultimo weekend di Coppa del Mondo ha regalato grandi gioie agli azzurri, con i primi successi di Nicol Delago e Giovanni Franzoni. Magia olimpica? “Complimenti a Nicol, in discesa a Tarvisio è stata bravissima. E complimenti a un grande Giovanni Franzoni, vittorioso a Wengen nel SuperG. Ha messo dietro anche Odermatt, l’imbattibile. Poi ha chiuso al terzo posto la discesa. Ci siamo scritti su Whatsapp, so che è una carica in più”. Cosa gli ha detto? “Se mi batti lo svizzero (Odermatt, ndr), ti faccio un bel regalo. Cose da atleti, insomma”. Lindsey Vonn è tornata in pista a 41 anni per gareggiare a Cortina e chiudere la sua carriera con le Olimpiadi. Lei ha raccontato di aver fatto, in passato, un pensiero sul ritorno per Torino 2006... “Lindsey è stata grandiosa. È tornata e ha vinto in Coppa del Mondo dopo anni di stop. Potevate dirmelo che sarebbe andata a finire così. Anche io avrei fatto le Olimpiadi nel 2006 dopo essermi ritirato nel 1998. Avevo solo 39 anni...”. Da fuoriclasse lei ha reso popolare uno sport prima considerato d’élite, come sta facendo Sinner con il tennis. “Io a 21 anni ho vinto le Olimpiadi, Sinner a 23 i primi Slam. Complimenti a lui, è fortissimo. Lui e Alcaraz sono grandiosi, da soli al comando. Jannik ha il merito di aver portato il tennis a livelli mai visti in Italia”. Un po’ come fatto da Tomba con lo sci... “Qualche somiglianza con Alberto c’è. Io, nato in città, andai a vincere sulle montagne. Jannik è partito dalle nevi ed è andato a vincere in città”. (di Michele Antonelli)

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Costruzioni, Sostenibilità ambientale: istituito comitato promotore del Protocollo Itaca

(Adnkronos) - Prende avvio, con la firma dell’atto costitutivo, il nuovo 'Comitato per la promozione del Protocollo Itaca' voluto da Consiglio nazionale degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori (Cnappc), Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), Ente italiano di normazione Uni e Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale (Itaca). Il nuovo organismo, rinnovato nella sua organizzazione, si pone come obiettivo quello di promuovere e sostenere azioni, in ambito nazionale e regionale, in materia di sostenibilità ambientale delle costruzioni attraverso l’utilizzo del protocollo Itaca, declinato dalla prassi di riferimento uni/pdr 13/2025, quale strumento di supporto e valutazione delle scelte progettuali e realizzative in linea con i nuovi modelli di sostenibilità energetica e ambientale e di rigenerazione urbana. Il Protocollo Itaca, adottato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nel 2004, ed evoluto nel corso degli anni a garanzia anche della corretta applicazione della normativa di settore ed in particolare dei Criteri minimi ambientali Cam, rappresenta un indispensabile strumento di ausilio per le attività dei progettisti, delle imprese e della pubblica amministrazione, quest’ultima nel suo esercizio di indirizzo e controllo. La riqualificazione degli edifici pubblici e privati ha trovato spazio significativo tra le missioni previste nell’ambito del Pnrr il quale ha assegnato notevoli investimenti proprio alla sostenibilità e all’efficientamento energetico del settore delle costruzioni per sviluppare e diffondere modelli di economia circolare. Il consiglio direttivo del nuovo organo è composto da: Manuela Rinaldi (presidente Itaca - assessore Regione Lazio), Remo Giulio Vaudano (vicepresidente Cni), Anna Buzzacchi (consigliera Cnappc) e Ruggero Lensi (direttore generale Uni). Il Comitato, nel perseguire le proprie finalità istituzionali, potrà porre in essere esemplificativamente, le seguenti attività: promuovere la diffusione, l’aggiornamento e lo sviluppo di nuove versioni del Protocollo Itaca alle diverse scale (edificio, urbana e territoriale) con attenzione dedicata al recupero degli edifici esistenti; promuovere lo sviluppo di norme Uni sulle capacità professionali per una corretta progettazione della sostenibilità ambientale delle costruzioni; sostenere attività di ricerca, formazione e sviluppo di buone pratiche, anche attraverso la collaborazione con Fondazioni, centri di ricerca, università e, più in generale, altri soggetti che perseguano scopi analoghi; organizzare eventi e corsi di formazione finalizzati alla promozione della cultura e dell’applicazione della sostenibilità ambientale nelle costruzioni; aderire a bandi, progetti europei e nazionali finalizzati allo sviluppo della sostenibilità ambientale. “Le tematiche riguardanti la sostenibilità ambientale delle costruzioni sono di primario interesse per la società – afferma Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri - in linea con gli obiettivi dell'Agenda 2030 per favorire la transizione ecologica, ridurre gli impatti ambientali e contrastare i cambiamenti climatici. Il Cni, già da molto tempo fortemente impegnato su tali argomenti, ritiene che il protocollo Itaca costituisca un valido strumento di supporto per i progettisti e il Comitato oggi rinnovato rappresenta un importante punto di convergenza tra organismi che sapranno condurre al meglio la sua valorizzazione e diffusione”. “Il Comitato rappresenta un significativo momento di incontro e di collaborazione per incentivare la sostenibilità ambientale delle costruzioni e dei contesti urbani – dichiara Massimo Crusi, presidente del Consiglio nazionale degli architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori - Promuovere strumenti di guida alla progettazione, partendo dal concetto più contemporaneo di risparmio energetico, basato sull’allungamento del ciclo di vita degli edifici e sul ricorso a principi di circolarità da applicare in fase di costruzione, è un obiettivo che il Cnappc persegue da tempo”. “L’esigenza di riqualificare il patrimonio edilizio esistente con immobili a bassa classificazione energetica, sono temi che hanno assunto in questi ultimi anni un ruolo centrale nelle agende politiche nazionali e regionali – afferma il presidente f.f. Itaca Manuela Rinaldi, assessore della Regione Lazio – Inoltre, la realizzazione di edifici ad alta prestazione ambientale mira a contribuire in maniera significativa alla riduzione dell’impatto ambientale. Da qui la necessità di costituire un organismo di riferimento cui assegnare un ruolo di stimolo e supporto ai progettisti che hanno un compito chiave nel fornire la propria competenza per innovare il settore, per favorire azioni comuni nell’interesse pubblico a tutela e salvaguardia dell’ambiente e della qualità dell’abitare. Il comitato promotore del protocollo Itaca rappresenta e consolida un presidio essenziale per l’integrazione della sostenibilità ambientale nelle politiche del costruire. Un riferimento tecnico e normativo che rafforza l’efficacia dell’azione pubblica e la qualità degli interventi sul territorio”. “La decennale collaborazione con Itaca ha consentito la definizione di contenuti normativi in materia di sostenibilità ambientale nelle costruzioni – afferma Marco Spinetto, presidente Uni – rappresentati delle diverse parti della Uni/PdR 13, uno strumento nazionale fondamentale per la progettazione, la valorizzazione e la classificazione dell’ambiente costruito. Con la costituzione del Comitato puntiamo ora a diffondere in modo capillare presso tutte le Regioni italiane la conoscenza e la cultura di una sostenibilità in edilizia 'misurabile' presso i professionisti ingegneri e architetti con l’obiettivo di caratterizzare edifici, quartieri e città nelle loro prestazioni di sostenibilità”.

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KilometroVerdeParma, piantato il 100.000° albero

(Adnkronos) - «Rendere il territorio più sano, più pulito e più biodiverso»: con questo obiettivo, cinque anni fa, è nato il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma, che oggi celebra un traguardo storico con la messa a dimora del 100.000° albero. A sottolinearne il valore è Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio Forestale KilometroVerdeParma che definisce il risultato tutt’altro che scontato. «Ci siamo dati un obiettivo quantitativo perché è importante avere dei traguardi. Centomila alberi in cinque anni sembravano una sfida ambiziosa, e invece ce l’abbiamo fatta», afferma. Un successo reso possibile, spiega Chiesi, «grazie alla collaborazione delle istituzioni, dei privati, delle aziende, dei cittadini e delle associazioni», che rende questo risultato «il simbolo di una comunità che si prende cura di se stessa e del proprio territorio». La posa del Ginkgo biloba in viale Du Tillot segna anche l’avvio di un nuovo progetto: la nascita dell’arboreto urbano di Parma, concepito come museo a cielo aperto dedicato alla cura del territorio e alle generazioni future. È un Ginkgo biloba, pianta antichissima e straordinariamente resistente, a rappresentare il significato profondo del 100.000° albero piantato dal progetto KilometroVerdeParma. «La scelta non è casuale -spiega Maria Paola Chies-. Il ginkgo ci lega alla storia del pianeta: cresce lentamente, diventa imponente, ed è il simbolo di un amore per il territorio che richiede tempo ma si costruisce in modo solido». Chiesi ha aggiunto che l’albero messo a dimora in viale Du Tillot è anche il primo tassello dell’arboreto urbano, destinato a diventare «una grande biblioteca di alberi, con centinaia di specie diverse». Un progetto che guarda lontano e che nasce dalla partecipazione condivisa di cittadini, bambini, istituzioni e partner. «Prendersi cura oggi del territorio significa costruire benessere, qualità della vita e futuro per le generazioni che verranno», conclude.

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