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Gesualdo (Fism): "Società scientifiche chiave per sostenere Ssn tra innovazione e digitale"

(Adnkronos) - "I ruoli che le società scientifiche possono svolgere in termini di innovazione accessibile sono veramente tanti. Innanzitutto, devono saper fare squadra fra di loro. Oggi se vogliamo rendere sostenibile il nostro sistema sanitario nazionale ...

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Pasqua, intramontabile Colomba: istruzioni per l'assaggio perfetto tra equilibrio e condivisione

(Adnkronos) - C’è un dolce che più di ogni altro simboleggia la Pasqua: la colomba. Ma, al di là delle ricette e delle interpretazioni più o meno innnovative, esiste un vero e proprio rito, che non tutti conoscono: quello della degustazione. Parola ...

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'A spasso con Lucy', in un libro contributo della carne a evoluzione umana

(Adnkronos) - Il ruolo delle proteine animali nell’evoluzione umana, il loro valore nutrizionale, ma anche sociale e l’importanza che esse rivestono nella tutela di quel rapporto sempre più fragile fra uomo, nutrimento e ambiente: questi i temi discussi durante ...

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Gesualdo (Fism): "Società scientifiche chiave per sostenere Ssn tra innovazione e digitale"

(Adnkronos) - "I ruoli che le società scientifiche possono svolgere in termini di innovazione accessibile sono veramente tanti. Innanzitutto, devono saper fare squadra fra di loro. Oggi se vogliamo rendere sostenibile il nostro sistema sanitario nazionale ognuno deve giocare la propria parte e l'innovazione ormai non può più essere fermata”. Lo ha detto Loreto Gesualdo, presidente della Federazione delle società medico-scientifiche italiane (Fism), in occasione dell’incontro ‘Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction' a Roma, promosso da Gsk e Adnkronos, con il patrocinio di Farmindustria. "Le società scientifiche – ha aggiunto Gesualdo – possono aiutare le istituzioni a fare sostenibilità essenzialmente sviluppando nuovi modelli di presa in cura del paziente con patologie rare, oncologiche e cronico-degenerative che come sappiamo occupano ormai il 70-80% del budget speso in sanità”. In particolare “Le prese in cura non possono più essere quelle attuali. Il paese sta invecchiando e quindi aumentano il numero delle patologie cronico-degenerative. Sappiamo che un paziente di 70 anni comorbido spesso impiega più di sei mesi prima di arrivare a una prescrizione definitiva". Un aiuto può arrivare dall’intelligenza artificiale e, grazie ad essa, le società scientifiche "devono sviluppare delle prese in cura in grado di spostare l’asse dall’ospedale verso il territorio. Per farlo bisogna utilizzare le piattaforme digitali, il percorso del paziente deve essere potenziato digitalmente per arrivare al sogno nel cassetto di tutti i sistemi sanitari mondiali rappresentato dalla prescrizione unica" ha poi concluso.

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Pasqua, intramontabile Colomba: istruzioni per l'assaggio perfetto tra equilibrio e condivisione

(Adnkronos) - C’è un dolce che più di ogni altro simboleggia la Pasqua: la colomba. Ma, al di là delle ricette e delle interpretazioni più o meno innnovative, esiste un vero e proprio rito, che non tutti conoscono: quello della degustazione. Parola di Dario Loison, alla guida della pasticceria veneta che porta il nome della famiglia che da tre generazioni la gestisce con la stessa passione. "Perché la colomba non si 'consuma' soltanto: si ascolta, si annusa, si legge nella sua trama e nel suo equilibrio. E soprattutto si condivide", spiega. "Nella degustazione si manifesta un aspetto che va oltre la tecnica: la colomba è un dolce che nasce per essere messo al centro. La sua forma stessa suggerisce un gesto collettivo, e l’esperienza si compie nella convivialità: si taglia, si passa, si commenta, si confrontano impressioni e ricordi. In un tempo in cui tutto corre, la colomba conserva una funzione rara: riunire. Raccontarla attraverso la grammatica del gusto significa restituire dignità a un piacere semplice: non 'mangiare un dolce', ma prendersi un momento. È qui che il grande classico si fa contemporaneo: nella capacità di essere familiare e, allo stesso tempo, sorprendente quando lo si ascolta davvero", afferma. Ecco allora svelato il metodo per una perfetta degustazione. L’assaggio efficace parte prima della bocca. "Un metodo semplice, replicabile da chiunque, aiuta a 'leggere' la colomba come si farebbe con un pane ricco o un dolce da forno importante, spiega Loison. Il primo passaggio è 'vedere': colore caldo e uniforme dell’impasto, struttura interna ariosa ma non fragile, superficie e glassa (tostatura, mandorle, granella). Il secondo è 'spezzare': il gesto rivela la consistenza reale, una porzione che si apre con elasticità e senza sbriciolarsi suggerisce coesione e morbidezza; se cede in briciole racconta una struttura più debole o un servizio non ideale. Terzp, 'annusare': avvicinando la porzione, si riconosce l’alfabeto aromatico (burro, vaniglia, agrumi, miele leggero, tostature della glassa) e l’olfatto anticipa gusto e persistenza. Fondamentale è l’equilibrio e la qualità. La colomba è un dolce 'ricco' ma non dovrebbe essere pesante. La chiave è l’equilibrio, sottolinea Loison, cioè il modo in cui si compongono quattro componenti: dolcezza, che deve essere netta ma non invadente, in quanto una dolcezza troppo alta appiattisce tutto e stanca; grassezza, quindi la nota lattica/burrosa che dà rotondità, ma funziona solo se non copre le altre note; freschezza aromatica, che spesso arriva dagli agrumi e dalla sensazione 'pulita' al palato ed è ciò che rende l’esperienza desiderabile anche al secondo morso; tostatura e croccantezza della glassa, che è il contrappunto, il dettaglio che dà ritmo, alternanza, contrasto. C'è poi il capitolo temperatura e taglio, due dettagli che decidono l’esperienza, assicura il maestro pasticcere: "Molte delusioni nascono non dal dolce, ma dal servizio". Sono due i fattori che cambiano radicalmente la resa al palato. Il primo è la temperatura: se la colomba è troppo fredda, le note aromatiche restano chiuse e al palato risulta più compatta; la temperatura di servizio ideale è intorno ai 30°C perché così sprigiona i profumi e diventa più 'viva'; basta un passaggio rapido in forno tiepido per riattivare gli aromi. Il secondo è il taglio, che non è solo estetica: è struttura: un coltello a lama lunga seghettata usata con movimenti leggeri evita di schiacciare la mollica e di spezzare la glassa, una forchetta da servizio agevolerà l’operazione; una fetta tagliata bene sembra più soffice perché mantiene aria e coesione. "Una colomba ben fatta - spiega ancora Loison - si riconosce da ciò che resta dopo il morso: una dolcezza composta, profumi nitidi, un finale pulito. L’avvolgenza è piena ma leggera, perché burro e aromi non si sovrappongono: si alternano. La mollica rimane soffice e coerente, senza sbriciolarsi; gli agrumi aprono, la vaniglia arrotonda, e la glassa chiude con una tostatura discreta che dà ritmo. Il palato non si satura: si riordina, si libera, invita a continuare. È una qualità che non ha bisogno di effetti: parla con precisione e lascia spazio. Per questo, quando il trancio finisce, viene naturale desiderarne un altro, non per golosità, ma per equilibrio". E come abbinarla al meglio? "La lettura del gusto della colomba non vive solo nel 'fine pasto con passito'. Oggi l’abbinamento può avere una funzione precisa: pulire, alleggerire, mettere a fuoco le note aromatiche", osserva. Spazio allora a tè neri e oolong, che accompagnano tostature e mandorla senza coprire, infusi agrumati o alle erbe, che valorizzano freschezza e profumi, caffè filtro o moka leggera, che crea contrasto amaro-dolce e asciuga la bocca, bollicine secche, perché la carbonica 'sgrassa' e rende la fetta più dinamica, e vini dolci, tipo una vendemmia tardiva non troppo zuccherina per evitare l’eccessivo effetto 'dolce su dolce'. "Viviamo tempi in cui tutto deve stupire: piatti, parole, persino i dolci. La colomba fatta bene fa l’opposto: non cerca applausi, cerca la seconda fetta. Vince per precisione, non per eccesso. L’arte dell’assaggio è rallentare e riconoscere. Se ti lascia spazio, ha già parlato", conclude Loison.

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'A spasso con Lucy', in un libro contributo della carne a evoluzione umana

(Adnkronos) - Il ruolo delle proteine animali nell’evoluzione umana, il loro valore nutrizionale, ma anche sociale e l’importanza che esse rivestono nella tutela di quel rapporto sempre più fragile fra uomo, nutrimento e ambiente: questi i temi discussi durante l’incontro che si è tenuto oggi al Parlamento europeo organizzato dal think tank Competere in partnership con l’associazione Carni Sostenibili. Al centro dell’evento il volume “A spasso con Lucy. Perché mangiamo come parliamo. Virtù e valore delle proteine animali” (Guerini e Associati) scritto da Pietro Paganini con la collaborazione di Carola Macagno. Il libro è un viaggio lungo l’evoluzione umana per scoprire l’importanza delle proteine animali nella storia dell’uomo e per dimostrare che se l’uomo è diventato ciò che è, questo è accaduto anche grazie alla carne. Compagna d’eccezione in questo percorso Lucy, la nostra paleo-antenata vissuta più di 3 milioni di anni fa. All’evento insieme all’autore del volume, Pietro Paganini, ha partecipato Elisabetta Bernardi, biologa nutrizionista, specialista in scienze dell’alimentazione e docente di Biologia della nutrizione presso l'Università degli studi di Bari. Intervenuti durante la tavola rotonda sui temi del volume anche gli eurodeputati Stefano Cavedagna, Benoît Cassart, Carmen Crespo Díaz e Dario Nardella. Ha aperto l’evento l’eurodeputato Carlo Fidanza. Ha moderato l’evento il giornalista ambientale, Andrea Bertaglio. La carne come “motore” dell’evoluzione. Nel corso dei secoli la carne ha contribuito all’evoluzione della specie umana: l’alimentazione onnivora e adattiva dei nostri antenati ha portato ad un aumento della massa cerebrale, ha contribuito allo sviluppo della postura eretta e all’implementazione del linguaggio, ha concorso alla nascita delle comunità e all’uso di precisi strumenti, in una parola il modo in cui l’uomo si è nutrito ha avuto un ruolo determinante nella nascita della civiltà. Oggi però, una delle caratteristiche proprie dell’uomo, l’essere onnivoro, viene messa in dubbio e con essa anche il valore delle proteine animali. Sul ruolo della carne e sulla necessità di rimettere al centro del dibattito la scienza, senza cedere ai pregiudizi è intervenuto Pietro Paganini: "Lucy, la nostra antenata più nota, ci accompagna in un viaggio alle origini dell’alimentazione umana, ricordandoci il ruolo cruciale delle proteine animali nello sviluppo del cervello e della nostra specie. Oggi, paradossalmente, questo patrimonio viene messo in discussione. Ridurre il cibo a ‘buono’ o ‘cattivo’ non è scienza, è semplificazione. Con ‘Lucy’ riportiamo il dibattito su evidenze, evoluzione e libertà di scelta". Il libro non trascura neppure gli aspetti ambientali connessi alla produzione di carne e li affronta da una prospettiva scientifica grazie al contributo di Giuseppe Pulina professore di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti all’Università di Sassari e presidente di Carni Sostenibili. “L’agricoltura, e perciò anche la zootecnia che le appartiene, rappresenta da sempre l’unica attività produttiva che contemporaneamente emette gas climalteranti, e li rimuove dagli ecosistemi. È importante notare a questo proposito che le filiere delle produzioni agroalimentari in Europa hanno ridotto il proprio impatto da gas serrigeni di oltre il 18% tra il 1990 e il 2021 - spiega nel volume Pulina - e questo è stato possibile grazie al miglioramento tecnologico che ha garantito maggiore efficienza dei sistemi produttivi primari e un minore consumo di risorse sia per unità funzionale che globalmente e, pertanto, assicurando un parallelo abbattimento dei carichi ambientali”. Sul valore della carne nell’alimentazione umana, Elisabetta Bernardi ha aggiunto: “La sua introduzione nella dieta ha rappresentato un passaggio importante perché ha aumentato la densità nutrizionale dell’alimentazione, cioè la quantità di nutrienti essenziali disponibili per unità di cibo. Questo ha reso disponibili amminoacidi essenziali, ferro eme, vitamina B12 e zinco in forma altamente biodisponibile”. E sulla cosiddetta “transizione proteica”, cioè sull’idea che le proteine animali possano essere sostituite con quelle vegetali senza alcun effetto sul valore e l’apporto nutrizionale, Bernardi ha spiegato “il rischio è di ridurre una realtà biologicamente complessa a una semplice sostituzione tra alimenti. L’essere umano si è evoluto in un contesto onnivoro, senza escludere alimenti, ma integrandoli". Durante la tavola rotonda l’eurodeputato Stefano Cavedagna è tornato sul valore culturale della carne “Oggi più che mai assistiamo a una cultura del sospetto verso la carne e le tradizioni alimentari consolidate, promossa da ideologie ultra-ambientaliste che dimenticano l’equilibrio tra scienza, salute e rispetto dell’ambiente. Da emiliano-romagnolo conosco e sono fiero delle nostre filiere ed eccellenze; leggere “A spasso con Lucy” significa riscoprire le radici della nostra civiltà e comprendere come l’alimentazione, in particolare le proteine di origine animale, abbia plasmato l’uomo e le comunità nel corso della storia". Un richiamo alla necessità di momenti di incontro che rimettano al centro la verità scientifica è arrivato, invece, dall’eurodeputato Dario Nardella "Il cibo non può diventare terreno di battaglia ideologica. Il libro 'A spasso con Lucy' riporta la scienza al centro: le proteine animali fanno parte della storia evolutiva dell'umanità e oggi continuano a svolgere un ruolo essenziale in una dieta equilibrata e sana. È proprio per questo che la presentazione di questo libro al Parlamento europeo è un momento importante: abbiamo bisogno di spazi in cui la scienza possa dialogare con la politica, lontano dai dogmi e dalle semplificazioni". Nel corso dell’incontro si è affrontato anche il rapporto fra uomo, ambiente e nutrizione, e la necessità di tornare a sostenere e promuovere un “cibo naturale”, come valore della nostra cultura e come antidoto a un’alimentazione che rischia di perdere definitivamente il legame con la terra. Su questo tema Benoît Cassart, allevatore, deputato europeo e presidente dell’Intergruppo Sustainable Livestock, ha detto: “Cucinare elementi provenienti dalla natura è una delle prime attività dell’umanità. Eppure, oggi abbiamo in gran parte perso il legame con l’origine dei nostri alimenti. Molti bambini non sanno più, per esempio, che il pane deriva dal grano. Parallelamente, il consumo di alimenti ultra-processati continua ad aumentare. Questa evoluzione è accompagnata anche da una crescente messa in discussione delle proteine animali, come il latte e soprattutto la carne. Diventa essenziale ristabilire un legame con l’origine della nostra alimentazione e valorizzare una cucina più semplice e consapevole”.

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