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Dieta dopo le feste, come scegliere quella giusta: occhio alle fake news

(Adnkronos) - Archiviate le feste, con l'Epifania che se le porta tutte via, si inizia a fare i conti con le abbuffate fatte e gli eventuali chili presi e l’attività fisica che avremmo dovuto/potuto fare. "Sensi di colpa che di solito sono seguiti da buoni propositi per ...

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Fitness, boom del franchising: il 22% degli italiani sceglie catene per risparmiare fino al 67%

(Adnkronos) - Il costo dell'abbonamento in palestra rappresenta oggi il principale ostacolo per milioni di italiani che vorrebbero mantenersi in forma. Con il 53% degli utenti che indica il prezzo come fattore decisivo nella scelta del centro fitness e un ...

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Mundys, nasce Neya società benefit focalizzata su iniziative per la rimozione di CO2

(Adnkronos) - Mundys mette in campo una nuova società Benefit dedicata alla lotta al cambiamento climatico. Neya, questo il nome del nuovo asset controllato al 100%, sarà focalizzata sulla selezione e adozione di iniziative prevalentemente “nature based” per ...

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Dieta dopo le feste, come scegliere quella giusta: occhio alle fake news

(Adnkronos) - Archiviate le feste, con l'Epifania che se le porta tutte via, si inizia a fare i conti con le abbuffate fatte e gli eventuali chili presi e l’attività fisica che avremmo dovuto/potuto fare. "Sensi di colpa che di solito sono seguiti da buoni propositi per l’anno nuovo: 'Devo perdere 3 kg entro gennaio', 'basta carboidrati', 'da oggi si va a correre almeno due volte a settimane'". A fare il punto sono gli esperti della piattaforma anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?', curato dalla Fnomceo (Federazione nazionale Ordini medici chirurghi e odontoiatri). "Si tratta di uno stato psicologico che viene cavalcato dalle aziende che operano nel settore delle diete e del benessere, i cui annunci pubblicitari in questo periodo sono spesso incentrati proprio sul concetto di 'nuovo anno, nuovo te", secondo gli esperti che puntualizzano come "in molti casi, infatti, l’obiettivo non è promuovere salute ma fare profitti. È quindi importante imparare a difendersi da questo 'assedio' pubblicitario e distinguere i casi in cui è veramente utile iniziare una dieta e quelli in cui farlo non è necessario o è addirittura pericoloso". Farsi convincere a iniziare una dieta può essere un errore? "La scelta di iniziare una dieta non dovrebbe essere presa a cuor leggero, basandosi solo sulle poche informazioni fornite da uno spot commerciale, ma concordata con il proprio medico o con un medico specialista in scienze dell’alimentazione - proseguono gli esperti - In alcuni casi, infatti, la dieta pubblicizzata potrebbe non essere adatta alle nostre condizioni di salute (una che raccomanda il consumo di pompelmo, ad esempio, non è indicata per le persone in trattamento con alcuni farmaci) mentre in altri l’invito a sottoporsi a una dieta potrebbe persino favorire lo sviluppo di un disturbo mentale. In generale, poi, bisogna ricordarsi che non sempre gli annunci pubblicitari si basano su dati scientifici affidabili. Uno studio che ha analizzato l’utilizzo del concetto di dieta mediterranea, approccio alimentare noto per alcuni effetti benefici per la salute, nell’ambito del marketing alimentare in Spagna, ha dimostrato che molti dei cibi che vengono venduti sotto l’etichetta di 'mediterraneo' in realtà non appartengono a questo tipo di dieta". Come proteggersi dal marketing di inizio anno sulle diete? "Smetti di seguire account e testate che ti fanno sentire a disagio nei confronti del tuo corpo; Circondati di contenuti (immagini, opinioni) ragionevoli e inclusivi sul corpo umano; Individua una risposta predefinita per evitare di innescare conversazioni che potrebbero metterti a disagio; Potenzia la tua rete di supporto (famiglia manche il terapista, il dietista) e le strategie utili a mantenere il controllo su te stesso; Dedica un po’ di tempo a pensare ai valori a cui tieni davvero". Come si deve scegliere la dieta? "La dieta è uno dei fattori che influenza di più la nostra salute. Molti studi hanno mostrato come una buona alimentazione si associ a una riduzione del rischio di malattie croniche e a un aumento dell’aspettativa di vita - proseguono gli esperti - In merito a quale sia una ‘buona alimentazione', poi, sono state prodotte numerose evidenze circa i benefici di diete ricche di frutta, verdura, pesce, semi e cereali integrali e povere di carne rossa, grassi idrogenati (ad esempio la margarina) e carboidrati raffinati (ad esempio zucchero e farina). Nonostante questo è tuttavia molto difficile, se non impossibile, stabilire quale sia la dieta migliore in assoluto". "Una revisione che ha messo a confronto diversi pattern alimentari (dieta mediterranea, povera di grassi, povera di carboidrati, paleolitica, vegana e altre) è giunta a questa conclusione - ricordano gli specialisti - Anche se spesso le dichiarazioni sul tema mettono in evidenza, specie in presenza di interessi economici, delle differenze tra le varie diete, quelle associate a benefici per la salute sono perlopiù sovrapponibili. Non sono stati realizzati studi di confronto ben condotti e a lungo termine, e per diverse ragioni è improbabile che vengano fatti anche in futuro. In assenza di questi confronti diretti, tuttavia, le dichiarazioni circa la superiorità di una dieta rispetto alle altre sono esagerate". Dunque, se si sta pensando ad un dieta durante conviene concordare quella più giusta con il proprio medico o con un medico specialista in scienze dell’alimentazione.

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Fitness, boom del franchising: il 22% degli italiani sceglie catene per risparmiare fino al 67%

(Adnkronos) - Il costo dell'abbonamento in palestra rappresenta oggi il principale ostacolo per milioni di italiani che vorrebbero mantenersi in forma. Con il 53% degli utenti che indica il prezzo come fattore decisivo nella scelta del centro fitness e un mercato da 3,1 miliardi di euro che conta oltre 5 milioni di iscritti, il settore sta vivendo una trasformazione radicale. La risposta a questa sfida economica arriva dal franchising, che oggi serve il 22% degli sportivi italiani offrendo tariffe percepite come migliori dal 67% degli utenti rispetto ai centri indipendenti. A evidenziarlo una ricerca di Nomisma spa per Reting, che rivela un profilo molto specifico dell'utente tipo del franchising: giovani tra i 18 e i 35 anni (35%), residenti nel Nord-Ovest (44%), single (37%) e prevalentemente uomini (33%). Questo target cerca convenienza economica ma anche flessibilità oraria, con il 54% degli utenti che valuta superiori gli orari di apertura delle catene rispetto ai centri tradizionali. La crescita del franchising nel fitness non è un fenomeno isolato. Nel 2024, il settore ha registrato un aumento del giro d'affari del 9,9%, raggiungendo i 34 miliardi di euro complessivi in Italia. Nel solo 2023, il numero di punti vendita in franchising è aumentato del 7,6%, contribuendo all'1,8% del Pil nazionale. Questi numeri riflettono un cambiamento strutturale nel modo in cui gli italiani approcciano l'attività fisica. 'Il franchising nel fitness - spiega Enrico Tosco, esperto del settore e Ceo di Reting - sta rispondendo a un'esigenza reale del mercato. Non si tratta solo di prezzi più bassi, ma di un modello di business completamente diverso che punta su efficienza, standardizzazione e tecnologia per abbattere i costi operativi". Il paradosso del settore emerge quando si analizzano i fattori di fidelizzazione. Mentre il prezzo attira i clienti, è l'ambiente motivante e positivo a trattenerli, come dichiarato dal 46% degli iscritti. "La sfida per il franchising è mantenere un equilibrio tra efficienza economica e qualità dell'esperienza. I dati mostrano che il 37% degli utenti resta fedele grazie a programmi personalizzati, un aspetto su cui i centri indipendenti hanno tradizionalmente un vantaggio", osserva Tosco. Il contesto europeo conferma la vitalità del settore. I ricavi totali del mercato del fitness in Europa sono aumentati del 14% nel 2023, raggiungendo 31,8 miliardi di euro e superando i livelli pre-pandemia del 2019. In questo scenario, le quote associative rappresentano il 52,53% della quota di mercato dei centri fitness, evidenziando un modello basato sugli abbonamenti ricorrenti che favorisce le economie di scala tipiche del franchising. La tecnologia sta giocando un ruolo cruciale in questa trasformazione. Il settore del fitness digitale ha raggiunto un fatturato globale di 59 miliardi di dollari nel 2024, con una previsione di crescita del 7% fino al 2029. In Italia, quasi 10 milioni di persone hanno utilizzato almeno un'app per salute e benessere, con il 38% che si concentra su fitness e yoga. "L'integrazione tra fisico e digitale è il futuro del settore. Le catene in franchising hanno maggiori risorse per investire in tecnologia e questo rappresenta un vantaggio competitivo significativo", afferma Tosco. Il processo decisionale degli italiani nella scelta della palestra sta evolvendo. Mentre il passaparola rimane fondamentale per il 43% degli utenti, il 25% usa internet per confrontare le opzioni e uno su quattro è influenzato dalle recensioni online. Questo shift digitale favorisce le catene organizzate che possono investire in marketing e presenza online. La percezione del valore offerto dal franchising è particolarmente forte su aspetti specifici. Oltre ai prezzi, il 48% degli utenti valuta superiore la qualità e varietà dell'attrezzatura nelle catene. Tuttavia, su aspetti come la pulizia e la qualità dei corsi, molti utenti non vedono differenze significative o preferiscono ancora i centri indipendenti. "Il mercato si sta polarizzando. Da un lato abbiamo le grandi catene che puntano su volumi, prezzi competitivi e tecnologia. Dall'altro, i centri indipendenti che devono differenziarsi attraverso la personalizzazione e l'esperienza boutique. Entrambi i modelli hanno spazio per crescere in un mercato che vede 8 italiani su 10 praticare qualche forma di attività fisica", conclude Tosco. Le prospettive future indicano una continua espansione del franchising, trainata da diversi fattori. La crescente attenzione al benessere, con l'84% degli utenti che si allena per 'sentirsi in forma', garantisce una domanda sostenuta. L'evoluzione demografica, con giovani sempre più attenti al rapporto qualità-prezzo, favorisce modelli efficienti. Infine, l'integrazione con il digitale apre nuove opportunità di servizio e fidelizzazione. Il settore del fitness italiano si trova, quindi, a un punto di svolta. Con 7.500 centri attivi e un mercato in crescita, la competizione tra modelli di business diversi sta ridefinendo l'offerta. Per i consumatori, questo si traduce in maggiori opzioni e prezzi più competitivi. Per gli operatori, la sfida è bilanciare efficienza economica e qualità del servizio in un mercato sempre più esigente e informato.

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Mundys, nasce Neya società benefit focalizzata su iniziative per la rimozione di CO2

(Adnkronos) - Mundys mette in campo una nuova società Benefit dedicata alla lotta al cambiamento climatico. Neya, questo il nome del nuovo asset controllato al 100%, sarà focalizzata sulla selezione e adozione di iniziative prevalentemente “nature based” per la rimozione del carbonio, con l’obiettivo di produrre crediti CO2 utili per la decarbonizzazione delle infrastrutture di trasporto nelle quali opera Mundys, a livello globale. Sono limitate, ad oggi, le società nate in Europa con l’obiettivo della rimozione di CO2; ciò ha motivato la scelta di Mundys di avviare questa iniziativa sperimentale, allo scopo di verificare la solidità di questa innovativa branca di business. Il valore del mercato internazionale dei crediti di carbonio nel 2024 è stato di circa 115 miliardi di dollari, per il 2030 le stime prevedono circa 300 miliardi di dollari, con possibilità di crescita fino a oltre 500 miliardi. E’ in questo contesto che Neya si inserisce con la propria missione per la rimozione permanente di CO2 dall’atmosfera, attraverso soluzioni come il rimboschimento e la gestione sostenibile di foreste e terreni agricoli, promuovendo la sostenibilità ambientale e sociale. Neya diventa immediatamente operativa in Madagascar con la promozione di un progetto di riforestazione per 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola (nelle zone di Sofia e Melaky). Il ripristino delle piantagioni in aree deforestate localmente negli ultimi decenni contribuirà alla rimozione di CO2, grazie alla particolare tipologia di piante prescelte. Le mangrovie, infatti, sono foreste costiere tropicali formate da alberi e arbusti capaci di vivere in acque salmastre tipicamente lungo le coste, le foci dei fiumi e le lagune. Hanno radici aeree che spuntano dal fango o dall’acqua e sono fondamentali perché proteggono le coste dall’erosione e dalle tempeste, ospitano molte specie di pesci, uccelli e crostacei, e immagazzinano grandi quantità di carbonio. Il progetto, denominato “Ma Honko”, si avvale di un’azienda locale che genererà occupazione sul territorio nello spirito di produzione di valore lungo la filiera, al centro della strategia di business sostenibile della visione di Mundys. L’attività detiene i requisiti per ottenere la certificazione Gold Standard, ente internazionale che attesta la qualità e la credibilità dei progetti che riducono le emissioni di gas serra, assicurando al contempo benefici sociali e ambientali misurabili. I crediti di carbonio generati, nel tempo, potranno così contribuire a compensare le emissioni delle infrastrutture di Mundys, a loro volta in corso di progressiva riduzione grazie all’esecuzione del framework di sostenibilità messo in campo dalla Capogruppo. Una strategia, quella ESG di Mundys, trasparente e responsabile e che le ha appena nuovamente fatto conseguire – per il terzo anno consecutivo – il livello A-list, massimo score rilasciato da CDP (ex Carbon Disclosure Project), rating internazionale di riferimento per la valutazione delle performance climatiche e ambientali su oltre 25.000 aziende. Lungo la roadmap di sostenibilità della Capogruppo sono molti i traguardi segnati fin qui, anche in termini di leadership innovativa, solco nel quale Neya sembra segnare il prossimo passo. Mundys è stata, infatti, tra le prime società in Italia a dotarsi di un Climate Action Plan per promuovere la transizione energetica e la decarbonizzazione delle attività economiche lungo tutta la catena del valore in ambito aeroportuale, autostradale e dei servizi di mobilità, ponendosi obiettivi chiari e concreti, tra i quali l’azzeramento delle emissioni nette dirette (Scope 1 & 2) entro il 2040.

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