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Dai gioielli di famiglia alle posate di nonna, è corsa ai compro oro

(Adnkronos) - Dai gioielli di famiglia ai vassoi delle liste nozze, dalle collanine dimenticate nei cassetti alle posate della nonna facoltosa: è boom di compravendite dai 'Compro Oro' con un rialzo fino al 40% per effetto dell'impennata dei listini dei metalli preziosi, con ...

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Fava (Inps): "Protocollo con Procura tutela contribuenti fragili"

(Adnkronos) - La firma del protocollo segna “l’inizio di una collaborazione virtuosa finalizzata a tutelare i contribuenti, anche quelli fragili, contro il lavoro nero e il caporalato. Tutelare la legalità e difendere il lavoro regolare vuol dire tutelare la dignità del nostro ...

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Economia circolare, Giovannini (ASviS): "Puntare su regole omogenee e innovazione"

(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza ...

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Dai gioielli di famiglia alle posate di nonna, è corsa ai compro oro

(Adnkronos) - Dai gioielli di famiglia ai vassoi delle liste nozze, dalle collanine dimenticate nei cassetti alle posate della nonna facoltosa: è boom di compravendite dai 'Compro Oro' con un rialzo fino al 40% per effetto dell'impennata dei listini dei metalli preziosi, con l'oro che nei giorni scorsi ha toccato il record storico di 5.500 dollari l'oncia e l'argento vicino ai 120 dollari l'oncia. "L'ascesa eccezionale dei prezzi dell'oro e dell'argento degli ultimi 3-4 mesi ha portato ad un aumento del 30%-40% delle compravendita nei 'compro oro' ", sottolinea un'intervista all'Adnkronos Nunzio Ragno, presidente dell' Associazione nazionale tutela il Comparto Oro (A.n.t.i.c.o), facendo un primo bilancio dell'impatto della corsa alla dismissione di preziosi da parte di famiglie e single per fare cassa contro il caro-vita o più semplicemente monetizzare cedendo oggetti che non si usano più. "Se i prezzi salgono - spiega - aumenta sia la propensione a vendere sia per monetizzare da parte dei privati che rivendono oreficeria, gioielli e argenti usati dai compro oro o dalle gioiellerie che hanno questo servizio, sia la propensione ad approvvigionarsi di oro puro per investimento per creare una riserva di valore, una garanzia stabile". Un rally spinto da vari fattori concomitanti, osserva Ragno. "Le tensioni geopolitiche, il deprezzamento del dollaro, le stesse criptovalute, sono tra le concause dell'aumento straordinario dei listini". E questo trend potrebbe continuare. "L'incertezza geopolitica è sotto i nostri occhi, ma anche l'avvento delle valute digitali, impattando i sistemi monetari tradizionali, indirettamente va ad accrescere la propensione a investire in oro". Ne consegue che, a giudizio del presidente dell'associazione, l’unica del settore orafo a partecipare al Consiglio dell’organismo agenti e mediatori (Oam), i prezzi sono ben lungi dal calare. "Al di là di parentesi fisiologiche di ribassi come quelle di questi giorni, prevedo che entro l'estate l'oro superi i 5.500 oncia, i 150 euro al grammo, proseguendo il trend rialzo", spiega. Stessa tendenza per l'argento. "Se l'impennata dell'oro è nell'ordine del 70-80%, quella dell'argento è del 120-130% con la punta dei 117,70 dollari la scorsa settimana. Un'impennata ancor più scioccante, è il metallo più rivalutalo". (di Luana Cimino)

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Fava (Inps): "Protocollo con Procura tutela contribuenti fragili"

(Adnkronos) - La firma del protocollo segna “l’inizio di una collaborazione virtuosa finalizzata a tutelare i contribuenti, anche quelli fragili, contro il lavoro nero e il caporalato. Tutelare la legalità e difendere il lavoro regolare vuol dire tutelare la dignità del nostro Paese”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, in occasione dell’incontro organizzato nella sede della Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Milano, per formalizzare il protocollo che segna l’inizio di un percorso di collaborazione finalizzato alla ricerca e alla repressione delle violazioni in ambito contributivo, previdenziale e assistenziale, al potenziamento delle azioni di prevenzione e allo sviluppo di sinergie informative e investigative su notizie di reato anche con il coinvolgimento di altre Istituzioni. “Un lavoro di squadra - dice il presidente Fava - che darà frutti in tempi accettabili, ragionevoli e rispettosi dei cittadini. Questo protocollo va letto come un ulteriore mattone a favore della legalità. Con questa firma, alla quale concretamente daremo attuazione - conclude Fava - cercheremo di lavorare sempre di più e sempre meglio a favore di tutti i cittadini, della legalità e della correttezza dei rapporti di lavoro”.

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Economia circolare, Giovannini (ASviS): "Puntare su regole omogenee e innovazione"

(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista all’Adnkronos, fotografa progressi e limiti della filiera dell’economia circolare in Italia. “I dati mostrano che la filiera italiana è una delle leader a livello internazionale: tra i 17 indicatori compositi dell'Agenda 2030, che l'ASviS calcola ogni anno, quello relativo all'obiettivo 12, dell'economia circolare, presenta la crescita maggiore e anche un incremento generalizzato nelle diverse regioni italiane. Tutto ciò, però, non è sufficiente a raggiungere i target europei né ad utilizzare al meglio le tecnologie che consentirebbero un ulteriore salto della nostra manifattura all'insegna della circolarità della materia e della sostenibilità”, premette Giovannini. “Nel corso del 2025 abbiamo fatto uno studio - spiega - sul ruolo del deposito cauzionale sui contenitori di plastica, in alluminio e in vetro, uno strumento che sta avendo effetti estremamente significativi nei paesi europei che l'hanno già introdotto o lo stanno introducendo. E siamo molto contenti che proprio a seguito della nostra iniziativa ora ci sia una proposta di legge in Parlamento per la sua introduzione”. Non solo. C’è anche un tema, centrale, relativo alla governance. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile. Anche dal punto di vista della governance del sistema possiamo e dobbiamo fare dei salti importanti perché il resto del mondo non sta fermo: pensiamo all’introduzione, appunto, del deposito cauzionale ma anche a quello che sta accadendo al mercato internazionale delle plastiche vergini provenienti da altre parti del mondo in maniera non sostenibile, i cui prezzi sono crollati. Una considerazione riguarda, poi, l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per assicurare la filiera del riciclo, a partire dalla raccolta differenziata, e il sostegno dei cittadini a questo tipo di operazione, per i quali la situazione è a pelle di leopardo”. In questo quadro un mercato europeo unico delle materie prime seconde potrebbe agevolare i progressi nell'ambito del riciclo “perché le economie di scala contano anche in questo settore ed è proprio la diversità nelle definizioni che frena l'applicazione nel nostro paese. Ricordiamo, poi, che il negoziato internazionale per il trattato sulla plastica è stato bloccato dall'opposizione di alcuni Paesi (tra cui la Russia, l'India e l'Arabia Saudita), il che non favorisce Paesi come l'Italia che hanno fatto passi importanti verso il riciclo". In vista del Circular Economy Act un ruolo chiave, secondo Giovannini, è affidato all’innovazione tecnologica (“è una gara, il resto del mondo non sta fermo”) e all’ecodesign affinché si punti al riuso della materia (“ancor più necessario nel momento in cui si crea una filiera anche europea”). Ma, insiste, “bisogna armonizzare definizioni e approcci. Fare delle riforme o delle nuove normative a livello europeo e poi destinare alle singole Regioni l'attuazione, magari ognuno con standard diversi, non ci farebbe fare grandi passi avanti. Quindi le politiche nazionali devono assicurare la standardizzazione, gli investimenti in questa direzione e dunque anche l'omogenizzazione delle regole”. Su tutto pesa, però, il costo dell’energia. “Su questo l'Italia non sta facendo quello che dovrebbe benché le tecnologie rinnovabili stiano procedendo a grande velocità, grazie a innovazioni nello stoccaggio, quindi nella continuità dei sistemi, e verso l'uso dell'intelligenza artificiale nelle reti di gestione - conclude - E invece si continua a frenare il passaggio alle rinnovabili, magari affidandosi al gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e che è costosissimo”.

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