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Vicenzaoro 2026, Peraboni (Ieg): "Nuovo padiglione darà nuova vita a kermesse"

(Adnkronos) - "Questa è un'edizione significativa perché chiude il ciclo delle manifestazioni che abbiamo fatto con delle tensostrutture, che hanno ospitato 300 espositori nelle tensostrutture. Siamo sold out da tempo, quindi non possiamo dire che stiamo crescendo. ...

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Imprese, biotech e investimenti tra Italia e Usa: 'Italy on the Move' riunisce 200 stakeholder a S. Francisco

(Adnkronos) - Fare sistema tra istituzioni, imprese e capitali e consolidare il confronto tra Italia e Stati Uniti su ricerca, innovazione e investimenti nelle scienze della vita: questo l’obiettivo di Italy on the Move, che si è tenuto ...

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Crisi climatica e benessere psicologico, l'impatto sui giovani

(Adnkronos) - Sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. Così l’emergenza climatica impatta sulla salute mentale e sul benessere psicologico, in particolare dei giovani italiani. È quanto emerge dall'indagine sull’ecoansia, condotta su un ampio campione di ...

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Vicenzaoro 2026, Peraboni (Ieg): "Nuovo padiglione darà nuova vita a kermesse"

(Adnkronos) - "Questa è un'edizione significativa perché chiude il ciclo delle manifestazioni che abbiamo fatto con delle tensostrutture, che hanno ospitato 300 espositori nelle tensostrutture. Siamo sold out da tempo, quindi non possiamo dire che stiamo crescendo. Siamo pieni fino a quando, a settembre, avremo un nuovo padiglione, il quale darà nuova vita ad una fiera che ha ormai 71 anni". Così Corrado Peraboni, amministratore delegato di Ieg - Italian Exhibition Group, intervenendo alla giornata inaugurale di Vicenzaoro January 2026, la fiera che da oltre 70 anni riunisce l’intera filiera del settore orafo, gioielliero e orologiero, in svolgimento a Vicenza fino al 20 gennaio. Questa prospettiva rappresenta per Ieg “una grande iniezione di fiducia” soprattutto alla luce del contesto in cui si trova ad operare il settore: “In questo momento il mercato dell'oro e del gioiello quindi sta conoscendo ogni genere di problema che può frenare un settore come questo: dal prezzo della materia prima, che ormai macina un record dopo l’altro, alle tensioni geopolitiche - prosegue Peraboni - Nel 2025 abbiamo osservato una piccola frenata nell'export nel 2025, ma venivamo anni di crescita incredibile. Credo quindi che questo momento” possa essere definito come una “pausa di riflessione”. Gli elementi su cui concentrarsi e lavorare per ripartire al meglio nel 2026 sono, secondo l’ad di Ieg, “l'innovazione, che è tipica delle aziende italiane, e l’affaccio su nuovi mercati”, soprattutto nel momento in cui “mercati come quello statunitense hanno avuto una flessione, vuoi per i dazi o per un calo fisiologico. Occorre accompagnare le aziende dove la penetrazione italiana è ancora bassa, ed è quello che stiamo facendo con Vicenzaoro, che si replica in forma diversa a Singapore e Dubai. “Credo che la vera debolezza strutturale del nostro sistema sia l'incapacità del comparto fieristico di andare sui mercati internazionali - conclude - Il nostro è un modello che si è sempre basato sul portare in Italia gli stranieri, ma il fenomeno della regionalizzazione, nel senso di continentalizzazione, delle fiere lo sta mettendo un po' in crisi. Occorre quindi intraprendere la strada che noi abbiamo iniziato quattro anni fa, portando i brand più importanti sui mercati più promettenti”. “Il 3 febbraio approveremo un nuovo business plan che guarda al 2030 - riferisce in conclusione l’amministratore delegato di Ieg - Ovviamente, si tratta di un business plan in crescita. Lo presenteremo al mercato il quattro di febbraio a Milano”.

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Imprese, biotech e investimenti tra Italia e Usa: 'Italy on the Move' riunisce 200 stakeholder a S. Francisco

(Adnkronos) - Fare sistema tra istituzioni, imprese e capitali e consolidare il confronto tra Italia e Stati Uniti su ricerca, innovazione e investimenti nelle scienze della vita: questo l’obiettivo di Italy on the Move, che si è tenuto il 14 gennaio a San Francisco. L’iniziativa, organizzata dall’Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Consolato Generale d’Italia a San Francisco, Invest in Italy e le associazioni di categoria del settore, ha riunito oltre 200 rappresentanti e decision maker tra biotech, pharma e investimenti, rafforzando il dialogo con la community statunitense della Bay Area. La cornice è quella della quarantaquattresima J.P. Morgan Annual Healthcare Conference, in programma a San Francisco dal 12 al 15 gennaio 2026: uno degli appuntamenti di riferimento per la comunità globale di healthcare, biotech e investimento, che richiama migliaia di operatori e una fitta agenda di incontri e iniziative collaterali in città. Organizzato in concomitanza con la conferenza come side event promosso dall’Italia, Italy on the Move punta a favorire la collaborazione tra player italiani e americani, riunendo stakeholder delle Life Sciences e valorizzando il ruolo dell’Italia come partner internazionale del settore. L’evento, che si è tenuto in Innovit – Italian Innovation and Culture Hub di San Francisco, si inserisce nel quadro delle attività promosse da Agenzia Ice e Maeci per proiettare nel panorama internazionale le imprese biotech italiane. L’incontro ha riunito decine tra i principali attori dell'ecosistema italiano delle life science e gli interlocutori statunitensi della Bay Area per un evento che si inserisce nell'ambito delle azioni strategiche individuate dal Tavolo di lavoro per l’internazionalizzazione delle industrie nel settore delle biotecnologie. L’appuntamento fa parte di un calendario di iniziative che toccano i maggiori hub globali e che puntano a tradurre sul mercato Usa gli indirizzi strategici elaborati dal think tank coordinato dal Maeci, favorendo nuove partnership industriali e scientifiche. L’evento ha riunito più di 200 rappresentanti istituzionali e protagonisti dell’ecosistema biotech, pharma e investimenti tra Italia e Stati Uniti. Il programma si è aperto con i saluti di Massimo Carnelos, console generale d’Italia a San Francisco, e un intervento introduttivo di Sergio Strozzi, head of innovation, technology and startups del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Subito dopo un focus dedicato all’ecosistema italiano delle scienze della vita e agli strumenti pubblici di supporto, con un video-messaggio di Augusto Reggiani, direttore dell’ufficio attrazione investimenti esteri (Fdi) del ministero delle Imprese e del Made in Italy e senior advisor per le politiche di Golden Power. A concludere la parte istituzionale l’intervento di Erica Di Giovancarlo, trade commissioner dell’ufficio Ice di New York e Coordinatrice della Rete Ice negli Usa. Cuore dell’evento è stata la tavola rotonda 'Invest in Innovation: The Italian Life Science Momentum', moderata da David Whelan (managing director, bespoke strategy), con la partecipazione di Lucia Faccio (ceo, Genespire), Bryan Giraudo (cfo & coo, Gossamer Bio), Natalia Misciattelli (ceo, AAVantgarde), Pierluigi Paracchi (ceo & chairman, Genenta Science; Chairman Praexidia Foundation), Mario Scuderi (senior partner, Cdp Venture Capital), David Talbot (associate vice president, International Government Affairs, Eli Lilly) e un video-messaggio di Mauro Piacentini (vice presidente e direttore scientifico, Heal Italia Foundation). Il programma si è chiuso con una sessione di pitch con Luca Emili (ceo di InSilicoTrials Technologies), Massimiliano Clamer (ceo di Immagina Biotechnology), Enzo Troncone (ceo di Butterfly Decisions) e Leandro Agrò (relationship manager di It’s Prodigy), seguita da un momento di networking. Il contesto di mercato conferma il peso strategico del comparto italiano: le industrie life science in Italia generano un fatturato di oltre 237 miliardi di euro, pari a quasi il 10% del Pil, con 1,8 milioni di addetti (fonte: Report Assolombarda-Confindustria/Istat). Inoltre, quasi 131 aziende italiane del settore registrano un fatturato superiore a 100 milioni di euro. Nel biotech, al 2024 il settore ha espresso un fatturato di oltre 47,5 miliardi di euro, equivalente al 2,23% del Pil nazionale, con investimenti in r&s che hanno raggiunto circa 2 miliardi di euro (Assobiotec). Nel pharma, il valore della produzione è pari a quasi 56 miliardi di euro (Farmindustria) e le esportazioni hanno raggiunto 54 miliardi di euro nel 2024 (Invest in Italy). Le esportazioni italiane di beni medicali e farmaceutici sono cresciute del +65% tra 2019 e 2024 (Farmindustria). Sul fronte dell’innovazione, nel 2024 l’industria farmaceutica research-based ha investito 2,3 miliardi di euro in r&s, con una crescita degli investimenti del +44% rispetto al 2019 (Farmindustria). Le domande di brevetto in ambito farmaceutico presentate dall’Italia tra 2020 e 2024 risultano in aumento del +52% rispetto al quinquennio precedente, un valore superiore alla media dei principali Paesi europei (+24%) nello stesso periodo. In Italia, il comparto dei dispositivi medici genera un mercato da 19 miliardi di euro (Confindustria dispositivi medici). Il Paese è primo nell’Ue per numero di aziende del settore (15.795) e impiega oltre 81 mila addetti. Le startup e pmi innovative attive nel settore sono 309, mentre gli investimenti in r&s nel comparto hanno raggiunto 1 miliardo di euro nel 2023. Nel quadro dei rapporti economici bilaterali, nel 2024 l’Italia ha investito 76,7 miliardi di dollari negli Stati Uniti, mentre gli Stati Uniti hanno investito 22,4 miliardi di dollari in Italia, a conferma del potenziale di crescita degli investimenti Usa nel Paese (Banca d’Italia).

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Crisi climatica e benessere psicologico, l'impatto sui giovani

(Adnkronos) - Sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. Così l’emergenza climatica impatta sulla salute mentale e sul benessere psicologico, in particolare dei giovani italiani. È quanto emerge dall'indagine sull’ecoansia, condotta su un ampio campione di giovani italiani tra i 18 e i 35 anni, realizzata dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (Iep) per conto di Greenpeace Italia e ReCommon, con la collaborazione di Unione degli universitari (Udu) e Rete degli studenti (RdS), e pubblicata sul Journal of Health and Environmental Research. I dati sono stati raccolti tra giugno e novembre 2024 con un questionario diffuso dalle associazioni studentesche in scuole e università italiane e online, compilato da 3.607 persone. Dalle risposte emerge che il 41% dei giovani intervistati associa il tema del cambiamento climatico a sentimenti di ansia per il futuro, il 19% a una sensazione di rabbia e frustrazione, il 16% ad impotenza e rassegnazione. Solo l’1% ha risposto affermando di sentirsi responsabile o di avere dei doveri nei confronti del Pianeta. Infine, per il 44% l’ansia generata dal cambiamento climatico ha un effetto negativo sul benessere psicologico nella vita di tutti i giorni. "Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale ma è diventato a tutti gli effetti una crisi emotiva e valoriale che interessa profondamente i giovani italiani, incidendo sul modo in cui immaginano il futuro, sulle decisioni quotidiane e persino sulle relazioni sociali - spiega Rita Erica Fioravanzo, presidente dello Iep - Per tutelare i giovani, dobbiamo riconoscere la gravità del loro disagio e affrontarlo insieme alle cause strutturali del cambiamento climatico". L'analisi evidenzia forti collegamenti tra l’ecoansia e un maggiore disagio psicologico generale, evidente non solo tra i giovani che sono stati colpiti direttamente da eventi climatici estremi, come alluvioni e ondate di calore, ma anche tra coloro che possiedono semplicemente una consapevolezza della minaccia climatica. Particolarmente colpiti risultano i giovani che vivono al Sud e nelle Isole, i quali presentano in media sia più preoccupazione per gli effetti della crisi climatica, sia in alcuni casi sintomi psicologici più intensi, come ad esempio insoddisfazione, ruminazione e ansia. Dall’analisi emerge che l'impatto del cambiamento climatico sul disagio psicologico è prevalentemente indiretto ed è mediato da tre fattori psicologici: l'ecoansia, il pessimismo nei confronti del futuro e, soprattutto, la mancanza di scopo nella vita. L’analisi delle risposte conferma la presenza diffusa di forte sfiducia, rabbia e frustrazione, sentimenti che sembrano prevalere nettamente sulla percezione della propria capacità individuale di poter contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici. "L’emergenza climatica incide drasticamente sulla nostra vita, con impatti ambientali già molto visibili. Questa indagine mostra che è anche una questione di salute mentale, che non possiamo continuare a ignorare - dichiara Simona Abbate della campagna Clima di Greenpeace Italia - Chiediamo al governo di riaccendere la speranza nel futuro agendo contro le cause della crisi climatica e facendo pagare ai suoi principali responsabili, le aziende del gas e del petrolio, i danni che stanno causando con le loro emissioni, oltre a garantire un supporto concreto alla salute delle persone, inclusa quella mentale, minacciata dagli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici".

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