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(Adnkronos) - Dopo quasi un mese e mezzo di guerra, è il giorno dei colloqui tra Iran e Usa a Islamabad nel tentativo di trasformare la fragile tregua di due settimane annunciata dal presidente americano Donald Trump in una pace duratura. Tregua annunciata dopo una notte di intenso lavoro diplomatico, guidato proprio dal Pakistan, che è riuscito a trasformare la minaccia del tycoon di "annientantare un'intera civilità" in quella che sempre Trump ha definito "una buona base su cui negoziare". Per il Pakistan, al tavolo dei negoziati ci saranno il primo ministro Shehbaz Sharif, il ministro degli Esteri Ishaq Dar e il capo di Stato Maggiore Asim Munir. A capo della delegazione americana, il vice presidente JD Vance. Della delegazione Usa fanno parte anche Steve Witkoff, Jared Kushner e il capo del Cencom Brad Cooper. Il ''mite'' ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il ''radicale'' presidente del Parlamento di Teheran Mohammad-Bagher Ghalibaf, alla guida di quella iraniana di cui fanno parte anche il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale Mohammad Bagher Zolghadr e il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi. Sono loro i massimi funzionari che si prevede si incontreranno nella giornata di oggi. Saldamente allineato con il presidente, Vance all'inizio della guerra contro l'Iran si era mantenuto distante dall'operazione 'Epic Fury'. ''Ma distanza non significa disimpegno'', sintetizza il sito pakistano di Dawn notando che negli ultimi giorni Vance è emerso come figura centrale negli sforzi di mediazione. Sempre Dawn nota che Vance ha subito ''una trasformazione radicale'' da quando, nel 2016, criticava Trump, che ora invece affianca nelle decisioni sul ruolo degli Stati Uniti all'estero. E' stato proprio Vance a dire ai mediatori pakistani che Trump era aperto a una tregua. Secondo al Jazeera, il feldmaresciallo Munir è stato in contatto con Vance dalla fine di marzo e per due volte il vice presidente americano era pronto a recarsi a Islamabad per colloqui con le controparti iraniane, ma entrambe le visite sono state annullate dopo che Teheran ha chiesto più tempo. In ogni caso l'Iran sembra considerare Vance un interlocutore più credibile rispetto ad altri alti funzionari Usa. Secondo il Telegraph, l'Iran si è rifiutato di dialogare con gli inviati statunitensi Witkoff e Kushner, che ancora il giorno prima dell'inizio della guerra il 28 febbraio negoziavano con Teheran. "Vance è il preferito", ha detto una fonte del Golfo. Della delegazione americana fanno comunque parte anche Witkoff e Kushner, come ha confermato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. ''Figura diplomatica centrale''. Witkoff viene considerato tra i più influenti nei negoziati prima e durante il conflitto. E' stato proprio l'alleato di lunga data di Trump a segnalare a fine marzo una possibile svolta, annunciando che gli Usa avevano presentato all'Iran un piano in 15 punti per avviare i colloqui. Sempre lui ha confermato il ruolo del Pakistan come mediatore e ha continuato a lavorare con alti funzionari statunitensi per preparare i colloqui diretti. Ma in Iran Witkoff non gode di grande popolarità come negoziatore. Teheran ha infatti espresso forti riserve riguardo a Witkoff e a Kushner dicendo di non fidarsi di loro e di non volerli coinvolti nei futuri negoziati, come riportato da Middle East Monitor. Il genero di Trump, Kushner, è diventato inviato di pace di alto livello dalla scorsa estate, quando ha contribuito a mediare un cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza. Kushner ha anche partecipato ai negoziati tra Russia e Ucraina e in quelli con l'Iran sul suo programma nucleare. Citando una fonte diplomatica, il Middle East Monitor afferma che l'Iran considera i due inviati interlocutori inaffidabili, descrivendo i precedenti incontri con loro come "non costruttivi" e dicendo di preferire canali alternativi per un futuro processo diplomatico. All'inizio di marzo l'Iran aveva accusato Witkoff e Kushner di "tradimento". Da parte iraniana, invece, la delegazione è guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Che, dal 2013 al 2021, è stato anche capo negoziatore iraniano sul nucleare. Rampollo di una famiglia di commercianti del bazar di Isfahan, si è unito alla Rivoluzione islamica iraniana del 1979 e ha combattuto nella guerra Iran-Iraq degli anni '80. Ma nel corso degli anni il 'mite' Araghchi si è guadagnato la reputazione di "maestro delle negoziazioni difficili". Soprattutto dopo il suo ruolo nei colloqui che hanno portato allo storico accordo sul nucleare iraniano con gli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia, Cina più la Germania nel 2015, il Jcpoa. Anche durante l'attuale conflitto, scoppiato il 28 febbraio scorso, il ministro degli Esteri iraniano ha continuato a svolgere il ruolo di diplomatico e di stratega. Se da un lato ha costantemente definito gli attacchi israelo-americani "illegali" e "non provocati", dall'altro ha coordinato l'azione diplomatica, riconoscendo gli sforzi di mediazione guidati dal Pakistan. Ad affiancare Araghchi c'è il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, considerato un protetto del defunto Ali Khamenei e un confidente di suo figlio, la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei. Unitosi ai Pasdaran all'età di 18 anni, di orientamento conservatore, Ghalibaf, per dieci anni sindaco di Teheran, ha più volte cercato di candidarsi alla presidenza, nel 2005, 2013 e 2024, e ha partecipato alle elezioni del 2017 prima di ritirarsi a favore di Ebrahim Raisi. Nel 2020 è stato eletto presidente del parlamento, un'ascesa ampiamente attribuita alla sua lealtà a Khamenei. Nonostante il suo ruolo politico formale, Ghalibaf resta profondamente radicato nell'apparato di sicurezza iraniano e si ritiene abbia una grande influenza all'interno dei Pasdaran. I suoi legami di lunga data con l'elite militare iraniana sono profondi: era uno stretto collaboratore di Qasem Soleimani, il comandante assassinato durante la prima amministrazione Trump nel 2020. Secondo Axios, Ghalibaf è stato coinvolto in colloqui informali con inviati statunitensi, tra cui Witkoff e Kushner. Un funzionario dell'Amministrazione Usa citato da Politico lo ha descritto come ''uno dei candidati più importanti'' per i colloqui ''ma dobbiamo metterlo alla prova e non possiamo avere fretta". All'inizio di aprile, con l'intensificarsi degli sforzi per il cessate il fuoco, la posizione di Ghalibaf rispecchiava l'approccio iraniano più condiviso, che prevedeva di combinare partecipazione e pressione. Pubblicamente ha detto che i continui attacchi e le violazioni avevano reso i colloqui "privi di significato".
(Adnkronos) - A pochi giorni dall’Assemblea dei soci il Consiglio di amministrazione del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia elegge alla guida del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia Alessio Planeta. La decisione è stata presa oggi, venerdì 10 aprile, durante la prima seduta del nuovo CdA. L'assemblea ha inoltre riconfermato per il triennio i 12 membri del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia: il presidente eletto Alessio Planeta (amministratore delegato Planeta), il presidente uscente Antonio Rallo (amministratore delegato Donnafugata), Vincenzo Ampola (presidente Cantine Petrosino), Gaspare Baiata (presidente Cantine Paolini), Giuseppe Bursi (presidente Cantine Settesoli), Salvatore Chiantia (presidente Cantina La Vite), Rosario Di Maria (presidente Cantine Er-mes), Giuseppe Figlioli (direttore Cantine Birgi), Roberto Magnisi (direttore Duca di Salaparuta), Filippo Paladino (vicepresidente Colomba Bianca), Letizia Russo (direttore Feudo Arancio) e Alberto Tasca (presidente Tasca d’Almerita). La scelta del Cda conferma la volontà di proseguire con una governance orientata alla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo siciliano, al rafforzamento delle attività di tutela e promozione e a uno sviluppo strategico sui mercati nazionali e internazionali. Il neopresidente Alessio Planeta, in una lettera aperta, scrive: "Vorrei esprimere, da un lato, la gioia per questo incarico così prestigioso, che rappresenta un grande onore per me, per la mia famiglia, per la nostra azienda e per tutti i nostri dipendenti. Dall’altro, desidero manifestare la mia gratitudine all’amico Antonio Rallo e a tutti i Consigli di amministrazione che hanno preceduto questa presidenza, per il lavoro straordinario svolto: prima la creazione del Consorzio, poi lo sviluppo di una struttura effi-ciente, fatta di persone e professionisti, capace di accompagnare e sostenere il vino siciliano sin dal 2012". "Sento -continua- un forte senso di responsabilità, legato alla complessità del momento che stiamo attraversando: siamo di fronte a grandi sfide, in un mercato sempre più complesso e in una congiuntura non facile, in cui il settore vitivinicolo è oggetto di pressioni e attacchi da diversi fronti, tra cambiamenti nei modelli di consumo, crescente attenzione, talvolta anche distorta, ai temi della salute, dinamiche internazionali instabili e una competizione sempre più globale. A tutto ciò si aggiungono tensioni sui costi, incertezze geopolitiche e una comunicazione che spesso non valorizza adeguatamente la cultura e il valore del vino, elementi che ci impongono lucidità, coesione e capacità di visione. Allo stesso tempo abbiamo davanti a noi straordinarie opportunità, che derivano dal vigneto più sostenibile d’Italia, da un patrimonio di varietà vastissimo, capace di rispondere alle esigenze del consumatore contemporaneo e di offrire basi solide su cui costruire i vini del presente, e dal crescente successo del turismo in Sicilia, che rappresenta un volano fondamentale per la crescita del comparto vitivinicolo".
(Adnkronos) - Mettere in rete competenze industriali, ricerca e governance territoriale per affrontare in modo sistemico le sfide della transizione ecologica. Con questo obiettivo nasce Shift, la piattaforma promossa da Gruppo Cap che riunisce operatori industriali, tecnologici, centri di ricerca e soggetti della pianificazione territoriale con l’ambizione di sviluppare modelli integrati di gestione delle infrastrutture ambientali. Il progetto è stato presentato oggi a Roma, presso la sede dell’Istituto Luigi Sturzo, nel corso di un evento nazionale che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del sistema produttivo e del mondo scientifico. La nascita di Shift risponde a un’esigenza sempre più evidente nel dibattito europeo e nazionale: affrontare le sfide climatiche, energetiche e industriali non più attraverso interventi settoriali e isolati, ma costruendo sinergie tra filiere diverse e competenze complementari. In questo scenario, le infrastrutture ambientali - acqua, energia, rifiuti, recupero delle risorse - diventano un asset strategico per la competitività e la resilienza dei territori. L’acqua, così come l’energia, non sono solo temi ambientali, ma fattori chiave per il sistema economico e produttivo del Paese: fino al 20% del Pil nazionale è, infatti, riconducibile alla disponibilità della risorsa idrica. La filiera estesa dell’acqua genera un valore economico significativo lungo tutta la catena, con un moltiplicatore pari a 2,8, a dimostrazione dell’effetto leva sugli altri settori produttivi. Shift nasce proprio con questa missione: favorire la collaborazione tra soggetti pubblici e privati, promuovere innovazione tecnologica e costruire nuovi modelli di integrazione tra servizi ambientali, contribuendo allo sviluppo di soluzioni scalabili per la transizione ecologica. L’attività della piattaforma si sviluppa attorno a tre pilastri strategici, che riflettono alcune delle principali direttrici della trasformazione in corso. Il primo riguarda la Transizione Climatica, con particolare attenzione alle Nature-Based Solutions, allo sviluppo delle tecnologie Aquatech e ai percorsi di neutralità energetica delle infrastrutture ambientali. Il secondo pilastro è dedicato alla Bioeconomia, con iniziative orientate al riuso e alla qualità delle acque reflue e alla valorizzazione delle matrici organiche, nella prospettiva di una gestione circolare delle risorse. Il terzo ambito di lavoro è la Sinergia tra acqua e rifiuti, con l’obiettivo di sviluppare modelli di integrazione tra Servizio Idrico Integrato, sistemi energetici, reti di teleriscaldamento e filiere della gestione dei rifiuti, favorendo una gestione sempre più efficiente e sostenibile delle infrastrutture ambientali. Attraverso questi ambiti di lavoro, Shift punta a diventare uno spazio permanente di confronto e co-progettazione, capace di mettere a sistema esperienze industriali, innovazione tecnologica e visione strategica dei territori. Il debutto operativo della piattaforma coincide con la presentazione del primo Policy Brief, focalizzato sulle opportunità di integrazione tra infrastrutture idriche e sistemi energetici urbani. Il documento analizza il potenziale di recupero dell’energia termica presente nelle acque reflue, dimostrando come i depuratori possano diventare vere e proprie 'miniere energetiche'. Le reti del ciclo idrico mantengono infatti una temperatura stabile di 10-20°C tutto l'anno: una risorsa oggi poco valorizzata che, attraverso pompe di calore industriali, può alimentare le reti di teleriscaldamento urbano (Tlr). L’integrazione tra Servizio Idrico Integrato e Teleriscaldamento rappresenta l'esempio più concreto di come le infrastrutture ambientali possano evolvere da sistemi di servizio settoriali a piattaforme energetiche urbane. Tuttavia, per rendere scalabili questi modelli, Shift sottolinea la necessità di un aggiornamento del quadro normativo nazionale che superi le attuali barriere economiche. Il Policy Brief chiede al governo l'equiparazione normativa tra calore recuperato ed elettricità ai fini dei target ambientali Ue al 2045, e la defiscalizzazione dell'energia elettrica utilizzata per alimentare il recupero termico. Parallelamente, Shift chiede il riconoscimento della strategicità delle opere di integrazione tra infrastrutture, insieme a una drastica semplificazione degli iter autorizzativi: un passaggio indispensabile per ammortizzare gli alti costi di posa delle reti e garantire la messa a terra dei finanziamenti entro le scadenze del Pnrr. Il progetto vede la partecipazione di realtà come Utilitalia, Fondazione Utilitatis e Aqua Pubblica Europea, insieme a partner tecnologici e di pianificazione come A2A Calore e Servizi, Ala, Gruppo Allevi, Aquanexa, Bioforcetech, Gruppo Cap, Isle Utilities, Tecno Habitat, Land, Ordine degli Ingegneri di Milano, Politecnico di Milano, Rice House, Ars Ambiente e Ascolto Attivo.