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(Adnkronos) - Marina Berlusconi continuerà, sempre in maniera discreta, a esercitare la sua moral suasion, su due fronti. Quello della giustizia, in vista del referendum del 22-23 marzo, e quello del futuro del partito, dove il rinnovamento va realizzato nel solco di una maggiore spinta liberal, senza alimentare correnti interne e mantenendo leadership e spirito unitario. La presidente di Fininvest, che oggi ha incontrato nella sua casa di Milano Antonio Tajani per circa due ore -a conclusione di una serie incontri con vari esponenti del partito e mondo dell'imprenditoria e dell'editoria- lo avrebbe ribadito al vicepremier: sostegno della famiglia alla campagna referendaria per il sì e alla Forza Italia guidata da Tajani ma il ricambio generazionale va portato avanti. Tradotto: non è in discussione la leadership di Tajani, niente rottamazione in vista, però servirà imprimere una maggiore accelerazione al cambiamento del partito. In ogni caso, se ne riparlerà dopo l'esito del referendum che ora viene considerato una priorità. Tajani, riferiscono ambienti vicini al vicepremier, sarebbe uscito rassicurato dall'incontro perché gli stimoli che arrivano dalla famiglia Berlusconi sono sempre importanti per la crescita del partito. I figli del fondatore del centrodestra, secondo i fedelissimi di Tajani, apprende l'Adnkronos, dimostrano di condividere le dinamiche interne che possono portare a uno sviluppo positivo interno al partito. In particolare, si rendono conto di quali sono i meccanismi che possono condurre a un rinnovamento unitario di Forza Italia. La speranza di Marina Berlusconi, che non parteciperà a iniziative pubbliche per il sì organizzate da Fi (ma farà sentire la sua voce solo attraverso interventi mirati sulla stampa), è che la riforma della separazione delle carriere fortemente voluta dal padre Silvio e varata dal governo Meloni, venga confermata dagli italiani con una convinta vittoria dei sì.
(Adnkronos) - "L’intervento del ministro del Turismo Daniela Santanchè, in occasione del Forum Internazionale del Turismo svoltosi oggi a Milano, ha tracciato alcune direttrici strategiche di sviluppo del settore che coincidono in modo puntuale con la piattaforma di proposte che Aidit porta avanti in maniera continuativa dal 2018 nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee. In primo luogo, il riconoscimento del turismo come industria e non più come semplice comparto di servizi rappresenta un passaggio culturale e politico fondamentale. Aidit nasce all’interno di Confindustria, nella famiglia di Federturismo, proprio per rendere concreto e operativo questo principio: considerare il turismo una vera industria significa dotarlo di pari dignità normativa, economica e strategica, riconoscendo il ruolo centrale della filiera organizzata e, in particolare, della distribuzione turistica italiana, che garantisce qualità, sicurezza, tracciabilità e tutela del consumatore". Così con Adnkronos/Labitalia, Domenico Pellegrino, presidente di Aidit Federturismo Confindustria, commenta l'intervento del ministro del Turismo, Daniela Santanchè, in occasione del Forum Internazionale del Turismo. Per Pellegrino, "il secondo punto qualificante riguarda la riduzione della fiscalità del 10% a favore dei lavoratori del turismo, da destinare integralmente alla retribuzione attraverso incentivi, bonus o strumenti di welfare". "Si tratta di una misura che Aidit sostiene da tempo come leva indispensabile per restituire attrattività e competitività a un settore che richiede livelli di impegno, flessibilità, reperibilità e responsabilità fuori dal comune. Un intervento di questo tipo è essenziale per valorizzare il capitale umano, contrastare la fuga di professionalità e rendere il turismo un ambito capace di attrarre giovani talenti qualificati. È esattamente in linea con la proposta di Aidit di costruire un 'cuneo fiscale dedicato', presentata alla Conferenza nazionale del turismo 2022 di Chianciano", sottolinea. Per Pellegrino, "il terzo tema centrale è l’allineamento del calendario scolastico italiano ai principali modelli europei. Aidit ha posto questa esigenza direttamente all’attenzione del ninistro già in occasione del Forum di Firenze di due anni fa, proponendo una modulazione più razionale degli 'school break'". "I benefici sono evidenti e misurabili: destagionalizzazione dei flussi, riduzione della pressione sulle destinazioni più esposte all’overtourism, maggiore continuità operativa per le imprese, economie di scala nella gestione e una più equilibrata modulazione dei prezzi, con un conseguente recupero di potere d’acquisto per le famiglie", spiega ancora. Secondo Pellegrino, "resta invece, al momento, non ancora recepito uno dei punti più innovativi della piattaforma Aidit: il riconoscimento della vacanza come fattore di benessere psicofisico, meritevole di una forma di detraibilità fiscale, sul modello di quanto già avviene per le spese sanitarie". "Sarà l’impegno di Aidit delle prossime settimane e mesi, soprattutto dimostrando la sostenibilità finanziaria della misura, oltre alle sue solide basi giuridiche. Su questo fronte, però Aidit ha recentemente registrato, insieme alle principali altre associazioni di categoria, un positivo confronto operativo con il ministero del Turismo per la costituzione di un database nazionale e un sistema di certificazione delle agenzie di viaggio, in grado di garantire un canale sicuro, tracciato e trasparente per i consumatori, contrastando in modo strutturale abusivismo ed evasione fiscale", continua ancora. "Accogliamo con grande favore -spiega Pellegrino - il fatto che molte delle linee guida presentate oggi dal Governo coincidano con una visione che Aidit porta avanti da anni con coerenza e senso di responsabilità. Questo conferma che il turismo organizzato, quando dialoga con le istituzioni in modo serio e strutturato, può contribuire in maniera determinante alla costruzione di politiche industriali moderne ed efficaci. Continueremo nei prossimi mesi a lavorare affinché anche il tema del benessere e della fiscalità della vacanza trovi pieno riconoscimento nell’agenda strategica del Paese". Aidit "conferma dunque la propria disponibilità a collaborare attivamente con il Ministero e con tutti gli stakeholder della filiera per trasformare queste direttrici strategiche in misure concrete, capaci di rafforzare strutturalmente la competitività del turismo italiano nel medio-lungo periodo", conclude.
(Adnkronos) - L’Italia presenta un significativo divario di copertura dei rischi. E sui nuovi rischi sociali e catastrofali, legati al cambiamento climatico, ha livelli di protezione nettamente inferiori alla media europea e Ocse. È questo il quadro che emerge dal workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', dove la Fondazione Grins - Growing Resilient, INclusive and Sustainable, con le Università di Napoli Federico II e Università Ca’ Foscari Venezia, Ania e Eief, ha presentato studi e approfondimenti sul tema. Sul fronte dei rischi sociali di lungo periodo, come la non autosufficienza, la copertura assicurativa privata è marginale ma soprattutto emerge che meno di 4 italiani su 10 conoscono strumenti assicurativi dedicati e la protezione resta affidata quasi interamente alla famiglia e alla spesa pubblica, che copre solo una parte dei costi effettivi. Per i rischi climatici e naturali, il quadro è ancora più critico, solo una quota minima delle famiglie è assicurata contro alluvioni, terremoti e frane e tra le imprese, solo il 7% risulta coperto contro le calamità naturali, ma quello che più colpisce è che oltre l’80% delle microimprese non dispone di alcuna protezione. E le microimprese sono oltre il 99% delle imprese italiane. L’Italia è uno tra i Paesi più esposti d’Europa a eventi estremi e con una popolazione in rapido invecchiamento, la sottoassicurazione è evidente, con conseguente aumento di costi economici e sociali e della dipendenza da interventi pubblici emergenziali. Nel workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', che ha riunito economisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni, Grins ha presentato nuove evidenze empiriche per comprendere perché la copertura resti così bassa e individuare possibili indicazioni di policy per rafforzare la resilienza del Paese. Al centro dei lavori, tre studi. Il punto di partenza poggia sul modello storicamente centrato sui rischi 'tradizionali' che deve essere innovato in quanto sempre meno adeguato a una società caratterizzata da invecchiamento demografico, cambiamento climatico e maggiore esposizione a shock sistemici. Il primo studio Grins analizza la disponibilità degli individui a pagare per l’assicurazione contro la non autosufficienza (Long-Term Care), utilizzando un esperimento su un campione rappresentativo della popolazione italiana. I risultati hanno scattato la seguente fotografia: la consapevolezza dei costi e dei rischi della non autosufficienza è molto limitata; fornire informazioni corrette su probabilità e costi aumenta la disponibilità a contribuire di circa il 15%, pari a circa 3 euro mensili in più; l’effetto è particolarmente forte tra i soggetti inizialmente meno informati, come donne e individui senza coperture assicurative; su scala nazionale, ne emerge un potenziale di raccolta pari a circa un terzo della spesa pubblica attuale per la long-term care, segnalando ampi margini per un ruolo complementare dell’assicurazione privata. Il secondo lavoro Grins esamina la propensione dei cittadini a sostenere finanziariamente politiche di prevenzione contro i rischi idrogeologici, sempre più frequenti. L’analisi evidenzia che oltre metà degli individui è favorevole, in linea di principio, a contribuire a un fondo pubblico per la prevenzione. La diffusione di informazioni sugli impatti umani ed economici delle catastrofi naturali aumenta di circa 9 punti percentuali la probabilità di adesione. La disponibilità a pagare cresce in media di circa 25-30 euro all’anno per individuo. Tuttavia, la percezione del rischio di 'free riding' e della mancata partecipazione altrui può ridurre il sostegno. Nel complesso, una campagna informativa strutturata potrebbe generare fino a 250-270 milioni di euro aggiuntivi l’anno per la prevenzione, mostrando come informazione e fiducia collettiva siano determinanti cruciali. Il terzo contributo Grins analizza la copertura assicurativa delle imprese italiane contro i rischi catastrofali naturali, combinando dati Ania, informazioni geografiche sui rischi fisici e dati di bilancio. I risultati indicano una copertura particolarmente bassa tra micro e piccole imprese, che sono anche le più vulnerabili; esiste un forte disallineamento tra rischio fisico effettivo e decisione di assicurarsi in quanto l’esposizione a rischi sismici o idraulici aumenta la probabilità di copertura, ma in misura molto limitata. Fattori dimensionali, settoriali e territoriali contano più del rischio oggettivo. L’analisi conferma l’esistenza di un persistente 'protection gap', che rende le imprese italiane esposte a shock potenzialmente sistemici. La legge appena entrata in vigore di obbligo catastrofale per le aziende italiane introdotta nella legge di bilancio 2024 dovrebbe aiutare a ridurre il gap. Dallo studio emerge prepotentemente l’esposizione delle piccole imprese su cui va posto un ombrello protettivo, perché costituiscono la componente largamente prevalente del tessuto imprenditoriale italiano e rappresentano l’ossatura portante di molte realtà più grandi. Nel loro insieme, i lavori presentati mostrano che la sottoassicurazione in Italia non dipende solo da vincoli di reddito o di offerta, ma anche da scarsa consapevolezza dei rischi; aspettative di intervento pubblico ex post, non considerando la potenziale crescita del debito pubblico o l’eventuale richiesta sotto forma di accise o eventuali prelievi per i casi più estremi; problemi di coordinamento e fiducia; limitata cultura assicurativa in tutta la sua interezza. Le evidenze Grins suggeriscono la necessità di rafforzare politiche di informazione e prevenzione; sviluppare schemi assicurativi pubblico-privati ma soprattutto offrono spunti per nuove azioni. “Il workshop conferma il valore della ricerca economica applicata nel supportare scelte di policy basate su evidenze. Il progetto Pnrr Grins ha contribuito al dibattito su come rafforzare la resilienza economica, sociale e finanziaria dell’Italia di fronte ai nuovi rischi offrendo evidenze e spunti di riflessione per nuove policy”, afferma Tullio Jappelli, Università di Napoli Federico II e coordinatore del gruppo di ricerca Grins dedicato alla resilienza delle famiglie. Per Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del gruppo di ricerca Grins sui temi di finanza sostenibile, "il contributo informativo e di analisi del progetto Grins favorisce la riflessione su come promuovere meccanismi innovativi di gestione dei nuovi rischi, valutando non solo incentivi mirati ma strumenti mutualistici e soprattutto sottolineando la necessità di integrare assicurazione, prevenzione e adattamento climatico in una strategia coerente e comune”.