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(Adnkronos) - L'analisi dei dati in tempo reale, l'uso degli algoritmi, la sorveglianza genomica avanzata e il monitoraggio ambientale "possono aiutare a individuare i segnali di allerta precoce di potenziali focolai epidemici" del virus Nipah. Questi strumenti predittivi "possono orientare interventi mirati e rafforzare la preparazione alla pandemia". Sono alcuni suggerimenti che arrivano da una revisione di un team italiano, pubblicata su 'Microrganism', a firma di Francesco Branda, Statistica medica ed Epidemiologia molecolare dell'università Campus Bio-Medico di Roma; Giancarlo Ceccarelli, Dipartimento di Sanità pubblica e Malattie infettive dell'università Sapienza di Roma; Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell'università Campus Bio-Medico, e Fabio Scarpa del Dipartimento di Scienze biomedicali dell'università di Sassari. "Adottando un modello 'One Health' e sfruttando i dati in tempo reale, la ricerca futura può colmare le lacune conoscitive esistenti" sul virus Nipah e "fornire spunti concreti per mitigare l'impatto di questa minaccia zoonotica riemergente", sottolineano i ricercatori che hanno elaborato una revisione sistemica sulle conoscente attuali del Nipah virus (NiV) partendo dalla sua scoperta da parte della comunità scientifica. Il primo focolaio documentato è in Malesia, tra settembre 1998 e maggio 1999. "Questo primo focolaio, che ha provocato 265 casi di encefalite acuta e 105 decessi - scrivono gli autori - ha segnato l'introduzione del virus nella comunità scientifica e ha evidenziato il suo potenziale devastante. L'epidemia ha colpito principalmente gli allevatori di suini e le persone a stretto contatto con suini infetti, portando alla macellazione di oltre 1 milione di suini per contenere la diffusione". I recenti casi nel Kerala, in India, hanno come veicolo di diffusione il pipistrello e il consumo di linfa cruda di palma da dattero contaminata da questi volatili, ricordano i ricercatori, perché i pipistrelli si nutrono di questa linfa e possono lasciare saliva o altri fluidi sui contenitori di raccolta. "L'epidemia di virus Nipah è un esempio molto chiaro di perché oggi si parli sempre di 'Global Health' e 'One Health' come concetti inseparabili - spiega Ciccozzi - Dal punto di vista della Global Health, il virus Nipah mostra come una malattia emergente, anche se inizialmente localizzata (per esempio nel Sud Est asiatico), rappresenti una minaccia globale. L'elevata letalità, l'assenza di terapie specifiche e il potenziale di trasmissione interumana rendono il virus un rischio che supera i confini nazionali. In un mondo interconnesso, con viaggi, commercio e migrazioni, il controllo di queste epidemie richiede cooperazione internazionale, sistemi di sorveglianza condivisi e investimenti globali nella 'preparedness' sanitaria". "Il legame con One Health è ancora più evidente - rimarca Ciccozzi - Nipah è una zoonosi: il virus circola naturalmente nei pipistrelli della frutta e può essere trasmesso all'uomo tramite animali intermedi (come i suini) o direttamente attraverso alimenti contaminati. Deforestazione, espansione agricola, allevamenti intensivi e cambiamenti climatici aumentano il contatto tra fauna selvatica, animali domestici e popolazioni umane, creando le condizioni ideali per lo spillover. Questo dimostra che la salute umana non può essere separata da quella animale e dall'equilibrio degli ecosistemi". "In sintesi, Nipah ci ricorda che prevenire le future pandemie non significa solo rafforzare ospedali e cure, ma anche proteggere gli ecosistemi, monitorare la salute animale e integrare politiche sanitarie, ambientali e agricole. E' proprio questa la logica One Health applicata a una sfida di Global Health", conclude Ciccozzi. Rischio molto basso in Italia per il virus Nipah. Lo indica la rete deputata all'analisi della situazione epidemiologica che si è riunita lunedì mattina al ministero della Salute, convocata dal Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie. "La rete riunita oggi ha valutato come molto basso il rischio di trasmissione in Italia, in linea con le valutazioni a livello internazionale, e in linea con gli altri Paesi non sono previste né necessarie restrizioni ai viaggi", dichiara Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero. "Il ministero della Salute - continua Campitiello - garantisce il costante monitoraggio della situazione epidemiologica, con un'attenta valutazione del rischio, e provvederà a informare tempestivamente qualora emergano variazioni del quadro epidemiologico". Le autorità sanitarie internazionali, "sulla base delle informazioni attuali, valutano il rischio per la salute pubblica posto dal virus Nipah come basso a livello globale, poiché non è stata confermata alcuna diffusione dei casi al di fuori dall'India, e come molto basso a livello europeo", ricorda il dicastero. Il virus Nipah è un raro patogeno zoonotico che può essere trasmesso alle persone da animali selvatici e domestici, e con basso rischio di trasmissione da persona a persona. Casi di infezione da virus Nipah sono stati riscontrati per la prima volta nel 1998 e da allora sono stati segnalati in Bangladesh, India, Malesia, Filippine e Singapore.
(Adnkronos) - Quando si parla di lavoro “siamo di fronte al rischio di infiltrazioni criminali, anche di particolare rilievo, che dobbiamo contrastare con tutta la nostra forza. Formalizziamo un’intesa che porta verso l'applicazione e l'attuazione concreta di modelli virtuosi sulla base di un rapporto di collaborazione consolidato con l'Inps, già attivo da tempo, che ci ha consentito di perseguire con particolare efficacia fenomeni criminali esistenti sul territorio, in materia di lavoro nero e di caporalato. Abbiamo tutti il dovere di perseguire questo fine di legalità. Sono certo che otterremo risultati ancora più positivi, in applicazione di questo protocollo”. Così il il Procuratore della Repubblica di Milano, Marcello Viola, partecipando oggi nella sede della Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Milano, all’incontro organizzato per formalizzare la convenzione tra la Procura e l’istituto di previdenza sociale, che avvia un percorso di collaborazione stabile finalizzato alla ricerca e la repressione delle violazioni in ambito contributivo, previdenziale e assistenziale, il potenziamento delle azioni di prevenzione e lo sviluppo di sinergie informative e investigative su notizie di reato anche con il coinvolgimento di altre Istituzioni. Si tratta di un accordo unico nel suo genere in Italia.
(Adnkronos) - L’etichettatura ambientale sugli imballaggi dei prodotti di largo consumo continua a rafforzarsi sugli scaffali italiani, ma procede a velocità diverse a seconda del tipo di informazione. A dirlo è l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, promosso da Conai e GS1 Italy, che per la prima volta affianca alla fotografia annuale una lettura storica dell’evoluzione semestrale e amplia il perimetro di analisi includendo, oltre a ipermercati e supermercati, anche il canale del libero servizio (supermercati con superficie inferiore ai 400 mq, circa 9.615 punti vendita) offrendo così una visione più completa e rappresentativa del mercato nazionale. Un’analisi resa come sempre possibile dai dati del servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, basata su un paniere che varia a ogni edizione in funzione delle referenze digitalizzate, e che restituisce trend e direzioni di sviluppo, più che confronti puntuali tra singoli periodi. Nel periodo che va da luglio 2024 a giugno 2025, il 55,2% delle referenze grocery in vendita in ipermercati, supermercati e libero servizio riporta in etichetta la codifica identificativa del materiale di composizione del packaging, come previsto dalla Decisione 129/97/CE. Si tratta di 82.306 prodotti, in crescita di +3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Guardando ai volumi di vendita, oltre 21,5 miliardi di confezioni acquistate dagli italiani riportano questa informazione, pari al 78,6% delle unità vendute, con un incremento di +1,8 punti percentuali su base annua. Il comparto del freddo si conferma il più virtuoso (67,2% delle referenze), seguito da carni (61,3%), fresco (61,2%) e drogheria alimentare (60,4%). Restano invece sotto la media bevande (38,8%), petcare (41,7%) e cura persona (47,5%), seppur con segnali di recupero in alcune categorie. Ancora più diffusa è la presenza in etichetta delle indicazioni sulla tipologia di imballaggio e sul corretto conferimento in raccolta differenziata. Queste informazioni sono presenti sul 62,1% dei prodotti a scaffale (92.474 referenze) e su oltre 22,8 miliardi di confezioni vendute, pari all’83,6% del totale grocery. Rispetto all’anno precedente, l’incidenza cresce di +2,2 punti percentuali per numero di prodotti e di +1,2 punti per confezioni vendute. I reparti più avanzati sono freddo (83,9% delle referenze), fresco (75,6%) e carni (73,8%), mentre cura persona, petcare e bevande restano ancora distanti dalla media. Più contenuta, ma in lieve crescita, la presenza di marchi e dichiarazioni ambientali volontarie, riportate dall’8,9% delle referenze e dall’11,5% delle confezioni vendute (oltre 3,1 miliardi di unità). In questo ambito spiccano cura persona, cura casa, drogheria alimentare e freddo, mentre ittico e petcare restano fanalini di coda. Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità del packaging, anche per il numero di pack che rientrano in questa tipologia di soluzioni: lo 0,2% dei prodotti a scaffale venduti riporta questa informazione, senza variazioni rispetto all’anno precedente. I casi si concentrano soprattutto nei reparti freddo, cura casa e ortofrutta. Nonostante le opportunità offerte dagli strumenti digitali come i QR code standard GS1, solo il 3,6% dei prodotti invita i consumatori a consultare online le informazioni ambientali, quota che scende al 3,2% se si guardano le confezioni vendute (883 milioni di unità), in lieve calo rispetto all’anno precedente. Il cura casa resta il comparto più avanzato su questo fronte (28,1% delle referenze), mentre in molti reparti l’uso del digitale è ancora sporadico o assente. "La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori - commenta Simona Fontana, direttore generale Conai - I dati di IdentiPack, rafforzati dalla crescente rappresentatività del campione analizzato, confermano che le imprese stanno investendo nella trasparenza, con l’indicazione dei materiali e delle modalità di raccolta differenziata ormai diffuse. La Direttiva 825 e le future norme europee sui green claim rafforzano poi l’importanza di fornire informazioni affidabili e scientificamente dimostrabili. Ecco perché la corretta comunicazione ambientale non sarà più solo una buona pratica ma un obbligo. È un passo decisivo verso una circular economy in cui sostenibilità e responsabilità diventano leve di valore a lungo termine. E il consumatore, quindi ognuno di noi, ha un ruolo proattivo nelle scelte di acquisto e nella gestione domestica degli imballaggi post-consumo". "L’analisi condotta da IdentiPack, sulla base degli oltre 148mila prodotti digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, conferma come gli imballaggi siano sempre di più un veicolo prezioso di tracciabilità, trasparenza e fiducia tra imprese e consumatori, anche per quanto riguarda i temi ambientali - sottolinea Bruno Aceto, Ceo di GS1 Italy - Come diffuso e consultato mezzo di comunicazione, le etichette consentono di promuovere la cultura della sostenibilità, avvicinando un pubblico ampio e trasversale ai diversi target e canali distributivi".