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(Adnkronos) - Assenza pesante nell'angolo di Lorenzo Musetti. Oggi, giovedì 22 gennaio, il tennista toscano sfida Lorenzo Sonego nel derby azzurro del secondo turno degli Australian Open 2026, ma senza il suo allenatore. Simone Tartarini non è infatti alla Margaret Court Arena a causa di un lutto subito nella giornata di ieri. Tartarini è infatti tornato in Italia a causa della morte della madre, e per questo non è presente allo stadio per seguire la sfida tra Musetti e Sonego. Svelato quindi il mistero dell'assenza dello storico coach del numero cinque del mondo, che segue Musetti fin da giovanissimo e lo ha portato in top 5 grazie alla finale raggiunta nel torneo di Hong Kong con cui ha aperto la nuova stagione, poi persa contro Bublik.
(Adnkronos) - “Questo finanziamento è un tassello strategico del nostro piano 2025–2029: permetterà di accelerare gli investimenti, aumentare la capacità produttiva e innalzare ulteriormente i nostri standard ESG. È un percorso di crescita che guarda alle persone e ai territori". Lo sottolinea Alessandro Saviola, Presidente del Gruppo, commentando l’operazione di finanziamento da 200 milioni di euro, con garanzia Sace della durata 12 anni, finalizzata a sostenere il piano di sviluppo 2025-2029. "Insieme ai nostri partner finanziari - aggiunge - investiremo per rendere i nostri impianti ancora più efficienti e sostenibili, ampliando la gamma prodotti e riducendo l’impatto ambientale. È un investimento nel futuro della filiera italiana del legno riciclato e nel valore che ogni giorno i nostri collaboratori generano. Siamo orgogliosi di essere protagonisti di un programma di investimenti mirato ad incrementare capacità, efficienza, strutturando un upgrade tecnologico secondo criteri green. ll nostro obiettivo è di favorire una maggiore competitività internazionale, nel segno dell’economia circolare”.
(Adnkronos) - In Italia piove meno ma in modo più violento. È questo il quadro delineato da un nuovo studio dell’Università di Pisa, firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Research. La ricerca ha analizzato per la prima volta oltre 200 anni di dati pluviometrici provenienti da archivi storici e reti strumentali moderne per ricostruire l’evoluzione delle piogge in sei grandi aree climatiche italiane. Dai risultati emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre grandi minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Gli eventi più estremi, cioè i picchi di maggiore intensità delle precipitazioni, emergono nella stessa area con valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003. Un aumento marcato dell’intensità delle precipitazioni riguarda anche le regioni liguri-tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo tutto il periodo dal XIX secolo a oggi. Secondo lo studio, la causa principale di questo cambiamento è il riscaldamento globale, che sta modificando il modo in cui circolano le masse d’aria sopra l’Europa e il Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche arrivano meno spesso in Italia perché alcune grandi configurazioni atmosferiche, come l’anticiclone delle Azzorre, sono diventate più forti e bloccano le piogge. Allo stesso tempo, si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, che normalmente porta molta della pioggia nella penisola. Al quadro si aggiunge un Mediterraneo sempre più caldo che genera umidità ed energia a livello atmosferico: questo non fa aumentare la pioggia, ma rende le singole precipitazioni più intense e violente. “Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi - spiega Marco Luppichini - da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale”. Nel dettaglio, negli ultimi due secoli l’andamento nelle sei grandi aree climatiche italiane è simile, anche se con intensità diverse. Nelle Alpi la quantità di pioggia è rimasta nel complesso stabile, ma sono aumentati gli episodi più intensi. La Pianura Padana e l’Alto Adriatico sono l’area dove il cambiamento è più evidente, con forti cali delle precipitazioni totali e un aumento continuo dell’intensità. L’Adriatico centro-meridionale ha visto una diminuzione delle piogge e una forte variabilità dell’intensità, che risale negli ultimi vent’anni. Le regioni liguri e tirreniche mostrano un leggero ma costante calo delle precipitazioni e un aumento regolare della loro intensità. Nell’Appennino centro-meridionale le piogge diminuiscono nettamente dal Novecento, mentre l’intensità cresce in modo irregolare. Anche il Sud e la Sicilia confermano il trend nazionale: dopo un primo aumento, le piogge totali si stabilizzano e calano negli anni Ottanta, mentre l’intensità cresce soprattutto negli ultimi decenni. “Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci - conclude Bini - A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi”.