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(Adnkronos) - Il segreto di Jannik Sinner? La scaramanzia. A pochi giorni dall'inizio degli Australian Open, primo Slam della stagione al via il prossimo 18 gennaio, il tennista azzurro ha già 'prenotato' il suo armadietto negli spogliatoi della Rod Laver Arena, lo stesso che usava nelle due precedenti edizioni del torneo, vinte entrambe proprio da Sinner. "Ho sempre gli stessi armadietti nello spogliatoio di Melbourne, sono vicini alle docce", ha rivelato Sinner al canale YouTube degli Australian Open, "sono superstizioso a riguardo. Se le cose non vanno bene per un paio d'anni, allora cerco di cambiarle. Per esempio, ho modificato un paio di cose a Wimbledon l'anno scorso. Non le cambierò qui, finora sta andando bene". Sinner ha poi esternato tutta la sua felicità per l'inizio della nuova stagione, in cui dovrà rincorrere il primo posto nel ranking occupato da Carlos Alcaraz: "È fantastico essere di nuovo qui, è un posto speciale per me. Quando inizi una nuova stagione, hai sempre dei dubbi", ha spiegato, "non sai mai cosa succederà. Alcuni di noi non hanno ancora giocato partite ufficiali. Non vedo l'ora di iniziare". L'azzurro ha poi parlato del rapporto speciale che lo lega al suo allenatore, Simone Vagnozzi: "Lui ha la sua visione e il suo mondo", ha detto ridendo, "scherzi a parte, Simone è molto professionale e guarda più partite di tutti noi per darmi più feedback possibile. Lo prendo spesso in giro, ci conosciamo da molto tempo e abbiamo un legame profondo".
(Adnkronos) - Staffetta generazionale, managerializzazione di 20mila pmi industriali e una riflessione sulla base fiscale del futuro: sono queste le tre leve strategiche indicate da Federmanager nel corso dell’evento 'Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro', promosso da Federmanager insieme all’Associazione Allievi della Scuola nazionale dell’Amministrazione. “L’Italia - ha spiegato Valter Quercioli, presidente di Federmanager - deve mettere in campo una vera staffetta generazionale per non perdere futuro. Il work shortage non è mancanza di competenze, ma incapacità di valorizzarle. Ogni manager che lascia il lavoro senza trasferire know-how è un pezzo di competitività che il Paese perde. Ora servono decisioni, non rinvii”. Nel suo intervento, Quercioli ha richiamato la necessità di una lettura strutturale del work shortage, legata all’andamento demografico che sta riducendo la forza lavoro e mettendo sotto pressione il sistema economico e sociale. Secondo le più recenti previsioni di Istat ed Eurostat, nei prossimi dieci anni l’Italia rischia di perdere oltre 4 milioni di lavoratori, con un impatto destinato a protrarsi fino al 2050. In questo contesto nasce la proposta di staffette generazionali strutturate, non episodiche, che consentano a management senior e giovani professionisti di lavorare insieme in percorsi programmati di mentoring, advisory, temporary management e flessibilità organizzativa. Un nuovo patto generazionale che permetta di mantenere attivo il capitale umano più esperto, accelerare la crescita delle nuove generazioni e ridurre la pressione sul welfare pubblico. Ma secondo Federmanager la risposta alla crisi demografica non può fermarsi al solo numero di occupati. “Con meno persone al lavoro - ha proseguito Quercioli - la sostenibilità del sistema dipenderà sempre di più dal valore aggiunto prodotto per addetto. Per questo proponiamo un programma di managerializzazione di almeno 20mila pmi industriali e di servizi alle imprese, oggi poco strutturate ma con alto potenziale di crescita. Attualmente solo il 5% delle imprese industriali italiane è managerializzato, ma produce la gran parte del valore del Made in Italy competitivo sui mercati internazionali, con livelli di produttività comparabili a quelli di Germania e Francia”. Questo quadro rende inevitabile una riflessione sulla base fiscale del futuro: “se una quota crescente di valore aggiunto sarà generata da automazione e sistemi digitali, senza tradursi in base occupazionale, diventerà necessario interrogarsi su come quel valore possa contribuire in modo equo e sostenibile al finanziamento del welfare, evitando che il carico ricada su un numero sempre più ristretto di lavoratori”. “La demografia agisce lentamente, ma i suoi effetti sul lavoro sono già qui e non ammettono scorciatoie - ha concluso Quercioli - Federmanager continuerà a portare la voce del management nel dialogo con le istituzioni, perché il futuro del lavoro si costruisce ora, con scelte tempestive, coerenti e durature”.
(Adnkronos) - Oltre 110 milioni di euro di investimenti e spese delle aziende dei settori cemento e calcestruzzo per sicurezza ed ambiente nel 2024, in crescita del 16% rispetto al 2023. E’ quanto evidenzia il sesto Rapporto di sostenibilità di Federbeton. (Video) Il comparto continua a investire risorse e competenze per migliorare le proprie performance ambientali e accelerare il percorso verso la neutralità climatica al 2050. Lo scorso 24 settembre, presso la Camera dei Deputati, Federbeton ha presentato la propria Strategia di decarbonizzazione, che traccia un percorso chiaro di riduzione progressiva delle emissioni tramite leve strategiche. Nella definizione della strategia sono stati individuati interventi di breve e medio periodo che sfruttano tecnologie già mature come l’impiego di combustibili alternativi e l’utilizzo di materiali sostitutivi del clinker, il semilavorato componente prevalente del cemento - spiega la Federazione del settore - La leva chiave per la decarbonizzazione del settore, con uno sviluppo a lungo termine, è la cattura della CO2, una tecnologia che richiede ingenti investimenti e lo sviluppo di infrastrutture di trasporto e stoccaggio. La cattura è fondamentale perché nella produzione di cemento il 60-65% delle emissioni dirette di CO2 deriva dalle stesse reazioni chimiche di processo ed è quindi incomprimibile. “Cemento e calcestruzzo sono materiali straordinari e insostituibili, che garantiscono la sicurezza e la durabilità delle nostre case, scuole, ospedali. Sono fondamentali per le nostre infrastrutture e città, alimentano la crescita economica e sociale del Paese e contribuiscono concretamente alla rigenerazione urbana e allo sviluppo di infrastrutture sostenibili e durevoli - ha sottolineato Paolo Zelano, vicepresidente di Federbeton Confindustria - La nostra sfida è mantenere alta la competitività dell’industria italiana continuando a progredire sul fronte della sostenibilità, in particolare quella ambientale. Questo è possibile solo attraverso un impegno collettivo, rafforzando il legame tra industria, ambiente e società”. Il Rapporto di Sostenibilità di Federbeton, come ogni anno, mostra l’impegno, i risultati e gli ambiti di miglioramento della filiera. Emerge, fra l’altro, che il settore conferma la propria circolarità: l’industria del cemento utilizza da anni scarti di altri processi produttivi in sostituzione dell’8% delle materie prime necessarie; i produttori di calcestruzzo preconfezionato e manufatti riutilizzano in media il 29% delle acque di processo ed il 62% degli scarti di produzione, rispettivamente; inoltre, è in aumento la quota di energia elettrica da fonti rinnovabili, in parte autoprodotta dalle aziende stesse. Il Rapporto richiama l’attenzione anche su alcune criticità che non permettono all’industria di esprimere pienamente le proprie potenzialità: “Il tasso di sostituzione calorica dei combustibili fossili con combustibili alternativi nel settore del cemento resta fermo al 26%, lontano dalla media europea del 56%, principalmente a causa di iter amministrativi complessi e disomogenei sul territorio nazionale. I combustibili alternativi sono una soluzione già disponibile, ma al di là dello sforzo dell’industria, è necessario un intervento delle istituzioni al fine di ottenere un’applicazione omogenea sul territorio nazionale del processo di autorizzazione”. Un’altra criticità che emerge dal Rapporto è quella relativa “all’impiego di aggregati recuperati nella produzione di calcestruzzo. Nonostante le potenzialità del settore, questa pratica resta limitata per l’assenza di un mercato nazionale per prodotti conformi agli standard dei calcestruzzi strutturali. Anche in questo caso è necessaria un’azione di sistema che coinvolga produttori, utilizzatori e istituzioni”.