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Agenti sotto processo solo su richiesta del ministro: ddl di Fratelli d'Italia, poi la marcia indietro

(Adnkronos) - Procedimenti penali solo su richiesta del ministro e argine all'esposizione mediatica degli agenti. Al Senato arriva un nuovo disegno di legge targato Fdi - con Renato Ancorotti come primo firmatario - che ridisegna le tutele ...

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FederlegnoArredo, in 2025 fatturato filiera a 52,2 miliardi (+1,3%)

(Adnkronos) - Pur in un quadro macroeconomico ancora caratterizzato da incertezza, “che diventa di fatto un dazio occulto che pesa sulle nostre imprese”, la filiera legno-arredo chiude il 2025 con un fatturato alla produzione pari a 52,2 miliardi di euro, registrando una ...

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Materie prime seconde, la crisi parte dalla plastica

(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano ...

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Agenti sotto processo solo su richiesta del ministro: ddl di Fratelli d'Italia, poi la marcia indietro

(Adnkronos) - Procedimenti penali solo su richiesta del ministro e argine all'esposizione mediatica degli agenti. Al Senato arriva un nuovo disegno di legge targato Fdi - con Renato Ancorotti come primo firmatario - che ridisegna le tutele giuridiche per le forze dell'ordine, intervenendo sull'articolo 32 della legge n. 152 del 1975 e aprendo la strada a uno 'scudo procedurale' per agenti e militari impegnati in operazioni di ordine pubblico. Ma poi il senatore di ripensa e lo ritira. "Ho deciso di ritirare il disegno di legge sulla tutela delle forze dell’ordine, che prevede modifiche sull'articolo 32 della legge n. 152 del 1975, peraltro ancora in fase di drafting e non pubblicato. Constatato che ha creato confusione ed è stato indicato come espressione della linea del partito preferisco, per chiarezza, chiuderne il percorso, che era semplicemente una iniziativa personale", ha chiarito Ancorotti. La bozza del provvedimento introduceva la richiesta di procedimento del ministro competente come "condizione di procedibilità" per i reati commessi in servizio nell'uso delle armi o di altri mezzi di coazione fisica. Una scelta che, nelle intenzioni del proponente, non attribuisce privilegi personali ma tutela la funzione pubblica svolta dagli operatori di sicurezza, evitando l'automatismo dell'azione penale in contesti operativi complessi e ad alto rischio. A chiarire l'impianto politico della proposta era stato lo stesso Ancorotti, che all'Adnkronos aveva precisato: "Non stiamo facendo l'Ice, abbiamo forze dell'ordine che sono di primissimo rango e sono all'altezza. Non si tratta di una copertura delle forze dell'ordine: vogliamo solo che abbiano la possibilità di prendere avvocati attraverso il ministero e che non paghino tutto loro. La riforma mira a proteggere l'efficacia operativa degli agenti ma non deroga ad alcun principio costituzionale". Il testo optava per la richiesta di procedimento e non per l'autorizzazione, richiamando implicitamente la giurisprudenza della Corte costituzionale che nel 1963 dichiarò illegittime analoghe previsioni del Codice Rocco per violazione degli articoli 3 e 28 della Costituzione. Restavano comunque ferme la responsabilità penale, civile e amministrativa dei pubblici ufficiali, che si consolidavano in caso di dolo o colpa grave, ipotesi nelle quali lo Stato avrebbe potuto esercitare il diritto di rivalsa. Sul piano procedurale, l'iniziativa - assicuravano i proponenti - non avrebbe bloccato né l'attività investigativa né l'accertamento dei fatti. L'iscrizione nel registro degli indagati sarebbe rimasta possibile ai sensi dell'articolo 335 del codice di procedura penale, purché la notizia di reato fosse fondata su fatti determinati e non inverosimili e non fossero emerse cause di giustificazione. Parallelamente, sarebbe stata riaffermata la tutela dei cittadini contro eventuali abusi: l'articolo 393-bis del codice penale continua infatti a escludere la punibilità per resistenza, violenza o oltraggio a pubblico ufficiale quando sia quest'ultimo ad aver ecceduto con atti arbitrari i limiti delle proprie attribuzioni. Uno dei punti principali riguardava la difesa legale degli operatori coinvolti in procedimenti penali. Il disegno di legge prevedeva che, fino all'accertamento definitivo delle responsabilità, le spese restassero sempre a carico del Ministero. La restituzione delle somme anticipate dallo Stato sarebbe scattata anche in caso di colpa grave e non solo di dolo. "Trump fa scuola per la destra italiana. Leggiamo che Fratelli d’Italia propone procedimenti penali per le forze dell’ordine solo su richiesta del ministro - era insorto il capogruppo dell’Alleanza verdi e sinistra in Senato, Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama - . Questa proposta non solo modifica le tutele giuridiche e introduce una sorta di scudo penale per gli agenti, e i militari, impegnati in operazioni di ordine pubblico ma, dà al ministro dell’Interno di turno un potere enorme che addirittura gli permetterebbe di stoppare l’automatismo dell’azione penale. Lo scudo penale - aveva proseguito De Cristofaro - rischia di essere una palese violazione del principio di eguaglianza, e dell’articolo 3 della Costituzione italiana che pone tutti i cittadini uguali davanti alla legge. Un po' quello di cui gode la tanto contestata Ice americana. Una cosa gravissima, uno scudo e un privilegio per gli agenti ma anche l’ennesimo attacco alla magistratura".

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FederlegnoArredo, in 2025 fatturato filiera a 52,2 miliardi (+1,3%)

(Adnkronos) - Pur in un quadro macroeconomico ancora caratterizzato da incertezza, “che diventa di fatto un dazio occulto che pesa sulle nostre imprese”, la filiera legno-arredo chiude il 2025 con un fatturato alla produzione pari a 52,2 miliardi di euro, registrando una crescita dell’1,3% rispetto al 2024. Questa la fotografia scattata dai preconsuntivi 2025 elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo e presentati in occasione della conferenza stampa di lancio del Salone del Mobile.Milano di aprile, che si conferma appuntamento chiave per l’intera filiera. A contribuire a un risultato parzialmente inaspettato, spicca l’andamento del mercato interno che, riuscendo a compensare il progressivo ridimensionamento di alcuni incentivi fiscali legati alla riqualificazione del patrimonio immobiliare, con una maggior spinta del non residenziale, cresce dell’1,8%, raggiungendo i 32,9 miliardi di euro. Stabili le esportazioni (+0,4%) che si attestano a 19,3 miliardi di euro (37% del totale) pur mostrando segnali di debolezza in alcuni mercati strategici come Francia e Stati Uniti. Di contro qualche segnale di miglioramento e ripresa arriva dalla Germania. “Dati che - commenta il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin - certificano come la nostra filiera e tutto il sistema industriale che esprimiamo, pur alle prese con un contesto articolato, complesso e incerto, abbia saputo mettere in campo strategie e azioni di adattamento e sviluppo che si sono tradotte in una sostanziale tenuta. Non possiamo certo dire che ci troviamo di fronte a una ripresa strutturale e che possiamo sentirci al riparo dalle turbolenze che anche il 2026 ci sta già riservando, ma voglio intravederci dei segnali incoraggianti su cui, anche come Federazione, abbiamo il dovere di concentrarci, a supporto delle nostre aziende”. Il macrosistema arredamento raggiunge nel 2025 un fatturato alla produzione di 27,7 miliardi di euro, in sostanziale stabilità (+0,6%) sul 2024. La crescita della produzione destinata al mercato interno (13,5 miliardi, +2,1%) compensa la lieve flessione delle esportazioni(14,2 miliardi, -0,8%), che continuano a rappresentare oltre la metà del valore complessivo.

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Materie prime seconde, la crisi parte dalla plastica

(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano requisiti tecnici e normativi tali da consentire l’uscita dallo status di rifiuto. Sono le materie prime seconde. La filiera continua a funzionare e gli obiettivi restano formalmente alla portata, ma il passaggio decisivo non avviene negli impianti, avviene sul mercato. Le materie prime seconde aumentano, mentre la domanda industriale che dovrebbe assorbirle resta discontinua e sensibile alle oscillazioni di prezzo e di contesto. È uno squilibrio economico e competitivo che, quando si manifesta, risale la filiera, comprime i margini del riciclo, mette sotto stress la selezione e finisce per riflettersi anche sulle raccolte. La plastica è oggi il punto più esposto, ma il segnale riguarda l’intero sistema europeo. Le differenze tra materiali sono il fattore che determina se la materia prima seconda riesce a comportarsi come un vero prodotto industriale oppure resta un flusso esposto a continue instabilità. Le analisi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente descrivono un mercato europeo che procede a velocità diverse. Alluminio, carta e vetro rappresentano le filiere più solide, grazie a standard consolidati, qualità prevedibile e una domanda industriale che non dipende solo dalla convenienza del momento. In questi casi il confronto con le materie prime vergini resta sostenibile anche nelle fasi meno favorevoli del ciclo economico. Il quadro cambia quando si guarda ad altri materiali. Plastica, legno e rifiuti organici continuano a muoversi in mercati più fragili, di dimensioni ridotte rispetto a quelli delle materie prime vergini e fortemente esposti a variabili esterne. La volatilità dei prezzi, le incertezze legate alla qualifica di cessazione della qualifica di rifiuto (il cosiddetto ‘End of Waste’, ovvero il passaggio che consente a un materiale recuperato di essere commercializzato come prodotto) e la mancanza di standard tecnici pienamente armonizzati rendono questi flussi meno appetibili per l’industria. I numeri aiutano a inquadrare il problema: gli indicatori di Eurostat collocano il tasso medio di utilizzo di materie prime seconde nell’Unione Europea intorno al 22%. Poco più di un quinto dei materiali reimmessi nell’economia proviene quindi da fonti secondarie, mentre la maggior parte continua ad arrivare da estrazione o importazioni. Anche nei Paesi con sistemi di raccolta e riciclo avanzati, la dipendenza dalle risorse primarie resta elevata. L’Italia, spesso indicata come riferimento per le performance di riciclo, continua a coprire dall’estero una quota rilevante del proprio fabbisogno complessivo di materie prime, prossima alla metà del totale. La Commissione europea richiama da tempo questo nodo nei documenti su economia circolare e sicurezza degli approvvigionamenti. La circolarità, in questa prospettiva, non è solo una questione ambientale, ma una leva industriale e strategica. Se il mercato delle materie prime seconde non diventa competitivo e prevedibile, la dipendenza dalle vergini resta strutturale e la circolarità rischia di fermarsi a monte della catena del valore. Nel settore della plastica lo scarto tra capacità di riciclo e capacità di assorbimento industriale è diventato evidente. La filiera europea ha investito, ha aumentato la produzione di polimeri riciclati, ha migliorato selezione e trattamento. Il mercato della trasformazione, però, non sta integrando le materie prime seconde in modo coerente con questi volumi. Ne deriva una crisi che si manifesta in sequenza: produzione in calo, impianti che riducono i turni o sospendono le attività, margini sempre più compressi. Il problema non è la disponibilità di rifiuti da riciclare, ma l’assenza di sbocchi stabili per i materiali già riciclati. Quando il riciclato non entra nei cicli produttivi, la pressione risale rapidamente a monte, mettendo in difficoltà l’equilibrio economico dell’intera filiera e aprendo tensioni che possono riflettersi anche sulle raccolte differenziate. Il contesto globale amplifica queste difficoltà. I rapporti di PlasticsEurope segnalano da anni una forte sovracapacità mondiale di polimeri, in particolare per le plastiche commodity utilizzate negli imballaggi. La pressione sui prezzi delle materie prime vergini rende il confronto sempre più complesso per chi produce riciclato in Europa, dove i costi energetici, ambientali e di conformità normativa sono più elevati. A questo si aggiungono le importazioni di materiali riciclati extra Ue e, soprattutto, di prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate, proposti a condizioni economiche più vantaggiose rispetto agli equivalenti europei. In questo scenario, le materie prime seconde prodotte dal riciclo degli imballaggi in plastica faticano a competere sia con le vergini sia con il riciclato proveniente da Paesi terzi. La contrazione della domanda a valle si traduce in un accumulo di stock e in una crescente difficoltà a monetizzare gli investimenti effettuati lungo la filiera. Alla base delle criticità del mercato delle materie prime seconde c’è una domanda industriale che resta intermittente. In molti settori, l’utilizzo di materiali riciclati non è ancora pienamente integrato nei capitolati tecnici e continua a dipendere da condizioni di prezzo favorevoli. Quando queste vengono meno, la domanda si ritrae rapidamente. Il fenomeno è evidente anche nei materiali considerati più consolidati. Nel caso del PET riciclato, pur in presenza di obblighi di contenuto minimo in alcune applicazioni, i valori di cessione del rifiuto selezionato hanno registrato contrazioni significative, avvicinandosi ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni. Un segnale che mette sotto pressione non solo la produzione di R-PET, ma l’intera catena che lo alimenta. Le difficoltà sono ancora più marcate per le poliolefine miste riciclate. La domanda interna, già strutturalmente debole, risente del rallentamento dei settori utilizzatori, in particolare dell’automotive. Anche laddove la cessione a riciclo viene sostenuta da contributi economici, trovare sbocchi resta complesso. In questi casi, il dibattito si sposta verso utilizzi alternativi al riciclo meccanico tradizionale. Studi dell’European Commission Joint Research Centre analizzano da tempo possibili applicazioni industriali per le frazioni più problematiche, dall’impiego come agenti riducenti in siderurgia all’utilizzo come materia di ingresso per processi di riciclo chimico (in cui il materiale viene scomposto e riutilizzato come base per nuove produzioni), fino al ruolo di additivi in conglomerati bituminosi o in specifiche formulazioni polimeriche. Opzioni tecnicamente praticabili, ma che richiedono investimenti, regole chiare e una domanda industriale disposta a impegnarsi nel medio periodo. In assenza di meccanismi in grado di garantire un assorbimento stabile delle materie prime seconde, il mercato resta esposto a oscillazioni ricorrenti. Quando queste si sommano a fasi di forte pressione competitiva internazionale, gli effetti si concentrano nei segmenti più fragili della filiera europea del riciclo.

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