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Gelo Trump-Meloni, il governo: "Nostra scelta obbligata, siamo alleati degli Usa ma serve rispetto"

(Adnkronos) - Il ponte ora traballa davvero. E quella che fino a pochi mesi fa veniva raccontata come una “special relationship” solida, costruita ben prima dell’approdo del tycoon alla Casa Bianca, si è trasformata di colpo nel grande gelo. Le ...

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Pet day, su Deliveroo il migliore amico dell’uomo è il gatto, ordini doppi rispetto ai cani

(Adnkronos) - In occasione del Pet Day, in arrivo sabato 11 aprile, Deliveroo celebra un anno dal lancio del segmento dedicato alla cura degli animali, sempre più importanti nella vita quotidiana degli italiani. Per il loro benessere, la consegna a ...

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Ambiente, sviluppo e realismo: la lezione di Vincenzo Pepe tra tecnologia e cultura

(Adnkronos) - Che cos’è davvero l’ambiente? Non solo natura, ma un sistema complesso che include cultura, tradizioni, tecnologia e identità. È da qui che parte la riflessione di Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e ...

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Gelo Trump-Meloni, il governo: "Nostra scelta obbligata, siamo alleati degli Usa ma serve rispetto"

(Adnkronos) - Il ponte ora traballa davvero. E quella che fino a pochi mesi fa veniva raccontata come una “special relationship” solida, costruita ben prima dell’approdo del tycoon alla Casa Bianca, si è trasformata di colpo nel grande gelo. Le frasi pronunciate da Donald Trump al Corriere della Sera sono un fendente al cuore del governo, un affondo che coglie il governo di sorpresa e alimenta il timore, sempre più concreto, di un isolamento internazionale. Giorgia Meloni è a Verona, tra gli stand del Vinitaly, quando le agenzie iniziano a rilanciare l’intervista. Il clima cambia nel giro di pochi minuti. Il presidente americano non si limita a segnare una distanza politica: alza i toni, mette in discussione la leadership della premier. "Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo", dice, accusandola di sottrarsi alle responsabilità internazionali, dall’Iran alla Nato. E ancora: "Non è più la stessa persona". Parole che pesano come macigni, soprattutto perché arrivano al culmine di una sequenza di strappi. A Washington la scelta italiana di non concedere l’uso della base di Sigonella non è passata inosservata. Così come non sono state accolte favorevolmente le parole con cui Meloni ha preso le distanze dall’intervento americano in Iran. Mosse interpretate come segnali di smarcamento nel pieno della crisi, e ulteriormente appesantite - nella lettura statunitense - dal mancato sostegno operativo alle iniziative militari per riaprire lo Stretto di Hormuz. Il punto di rottura, però, si consuma su un terreno ancora più simbolico: quello del Vaticano. La premier aveva difeso apertamente Papa Leone XIV, definendo "inaccettabili" gli attacchi del presidente americano. Una linea ribadita anche al Vinitaly, dove la leader di Fdi ha rivendicato un principio preciso: "Non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici". Una presa di posizione netta, a cui Trump replica con toni ancora più duri: "È lei che è inaccettabile", afferma, arrivando a sostenere che la premier sottovaluterebbe la minaccia iraniana. E soprattutto certifica il gelo personale: "Non parliamo da molto tempo". Un dettaglio tutt’altro che secondario per due leader che avevano costruito anche su un canale diretto la loro intesa. Eppure, proprio a Verona, Meloni aveva provato a tenere insieme fermezza e fedeltà atlantica. Da un lato la rivendicazione dell’autonomia: "Quando si è amici bisogna anche avere il coraggio di dire quando non si è d’accordo". Dall’altro, la rassicurazione strategica: "Il mio orizzonte rimane l’Occidente", con la convinzione che le alleanze "non cambiano in base a chi le governa". Fino a sottolineare, con una punta polemica: su Trump "abbiamo detto parole chiare. Non so quanti altri leader le abbiano espresse...". Nel governo, intanto, l’apprensione è palpabile. "Ovviamente siamo preoccupati, ma" lo smarcamento da Trump "era una scelta obbligata", ammette una fonte dell’esecutivo all’Adnkronos, richiamando il peso dell’opinione pubblica e della "sincera solidarietà verso il Papa". Una linea che ha privilegiato il consenso interno, ma che ora rischia di presentare un conto sul piano internazionale. Non a caso, nello stesso giorno, la premier annuncia - "in considerazione della situazione che stiamo vivendo" - la sospensione del memorandum Italia-Israele sulla cooperazione nel settore della difesa, relativo allo scambio di materiali militari e alla ricerca tecnologica in ambito militare, una decisione assunta d’intesa con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. A fare quadrato attorno alla premier è la maggioranza. Dalla Lega a Forza Italia, l’attacco del tycoon ricompatta il centrodestra. E, per una volta, porta anche a una sponda inattesa: la segretaria del Pd Elly Schlein fa arrivare la sua solidarietà, gesto apprezzato da Fratelli d’Italia per bocca del responsabile organizzazione Giovanni Donzelli. Il ministro degli Esteri Tajani respinge al mittente le accuse di Trump e ribalta la narrazione: Meloni “non rinuncia mai a dire ciò che pensa”, e proprio per questo resta una leader “coraggiosa”. Ma soprattutto fissa un punto politico: “Siamo e rimaniamo solidi alleati degli Stati Uniti”, a condizione però che l’unità dell’Occidente si fondi su “lealtà, rispetto e franchezza reciproci”. Adnkronos ha contattato la Casa Bianca per ottenere un commento ufficiale dall’ufficio stampa presidenziale, ma al momento non è arrivata alcuna risposta. Dietro le quinte, una fonte del lower press si limita a una linea essenziale: sulle dichiarazioni del presidente sarà eventualmente lui stesso a intervenire. Una posizione che ricalca un copione già visto: quando Donald Trump attacca duramente gli alleati, la Casa Bianca tende a non aggiungere nulla, lasciando che sia il presidente a parlare per sé stesso. Sempre fonti americane invitano a leggere l’episodio con cautela. Il presidente Trump - spiegano - ha attaccato nel tempo molti leader internazionali: questa volta è toccato a Meloni, e il caso fa più rumore proprio perché si era accreditata l’idea di un rapporto privilegiato, quasi di un 'ponte' politico con Washington. Anche la dinamica dell’intervista al Corriere rientrerebbe in uno schema consueto: una telefonata improvvisa, qualche risposta, poi la chiusura rapida della conversazione. Non necessariamente, sottolineano, dichiarazioni di questo tipo sono destinate a tradursi in conseguenze sul piano istituzionale. I rapporti tra i due Paesi, ricordano, vanno ben oltre le uscite pubbliche del presidente. Un elemento che contribuisce a mantenere aperto uno spiraglio, mentre il dossier energetico torna a intrecciarsi con quello geopolitico. Sul gas russo, Meloni frena le aperture e insiste sulla linea della pressione economica come "arma più efficace" per arrivare alla pace in Ucraina. Un tema che potrebbe riemergere già nelle prossime ore, con la visita a Palazzo Chigi di Volodymyr Zelensky. Nel frattempo, il gelo con Trump segna un passaggio delicato. Non solo per i contenuti dello scontro, ma per il modo dirompente in cui è esploso. E soprattutto senza, almeno per ora, una via d’uscita visibile. (di Antonio Atte)

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Pet day, su Deliveroo il migliore amico dell’uomo è il gatto, ordini doppi rispetto ai cani

(Adnkronos) - In occasione del Pet Day, in arrivo sabato 11 aprile, Deliveroo celebra un anno dal lancio del segmento dedicato alla cura degli animali, sempre più importanti nella vita quotidiana degli italiani. Per il loro benessere, la consegna a domicilio rappresenta oggi un alleato concreto, dando l’opportunità di coniugare organizzazione del tempo, varietà e qualità dei prodotti. Dall’analisi di Deliveroo, a rivolgersi agli ordini online per gli animali sono maggiormente i proprietari con poco tempo libero dal lavoro, con l’obiettivo di ridurre il numero di commissioni da fare e ricavare invece il margine per dedicarsi ad hobby, passioni o relax. Le esperienze dei clienti testimoniano come innovazione e servizio possano migliorare la vita quotidiana, rendendo la cura dei compagni a quattro zampe – e non solo – più semplice. Claudio, romano del quartiere Eur che si prende cura di Pascal, un gattino di tre anni, racconta: “Mi faccio consegnare abitualmente il cibo per Pascal, altrimenti dopo il lavoro i giri per negozi diventano eccessivi e perdo troppo tempo. Invece in questo modo posso comprare prodotti di qualità ottimizzando il tempo libero che ho”. Simili anche le motivazioni di Silvia, anche lei romana ma del quartiere Centocelle che vive insieme a Livia, una gattina di sei anni: “Vado spesso al supermercato, ma non voglio dare al gatto il cibo commerciale e su Deliveroo trovo alternative più di qualità. In più non ho problemi organizzativi sul dover comprare il cibo con anticipo, grazie alle partnership con negozi specializzati trovo di tutto”. Ad ordinare di più sulla piattaforma sono proprio i proprietari di gatti. Negli ultimi 12 mesi gli articoli per i piccoli felini sono stati ordinati circa il doppio rispetto a quelli per cani. Il delivery per la cura degli animali inoltre si dimostra maggiormente un servizio su cui fare affidamento in maniera abituale, oltre che per le singole necessità del momento: per molti clienti diventa un’abitudine così comoda da trasformarsi in un modo di organizzare la propria vita con gli animali domestici. Non a caso, il cliente più affezionato su Deliveroo in ambito pet, nel 2026 ha fatto registrare un record di oltre 40 consegne ricevute nei primi tre mesi dell’anno. Tra gli elementi più importanti per gli amanti degli animali che si rivolgono al delivery ci sono la qualità e varietà dei prodotti, assicurati dalla presenza in piattaforma di tanti negozi specializzati, tra cui anche gli oltre 380 store Arcaplanet distribuiti in circa 250 comuni. La collaborazione con l’azienda leader nel pet-care ha visto inoltre da poco anche l’integrazione su Deliveroo del sistema di loyalty Arcacard, per acquisti ancora più vantaggiosi per i clienti.

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Ambiente, sviluppo e realismo: la lezione di Vincenzo Pepe tra tecnologia e cultura

(Adnkronos) - Che cos’è davvero l’ambiente? Non solo natura, ma un sistema complesso che include cultura, tradizioni, tecnologia e identità. È da qui che parte la riflessione di Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e Shared Ground. Professore ordinario di diritto ambientale alla Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, presidente di FareAmbiente e responsabile ambiente della Lega, Pepe propone una visione ampia e non riduzionista: "L’ambiente è “tutto ciò che ci circonda”: natura, ma anche opere dell’uomo, cultura, lingua, tradizioni". Non è dunque solo tutela delle risorse naturali, ma qualità della vita. E dentro questa qualità rientra anche la tecnologia, che – sottolinea – non va demonizzata, ma resa sostenibile. Uno dei punti centrali della puntata è il rapporto tra ambiente ed economia. Pepe rifiuta sia il negazionismo sia il catastrofismo, proponendo una terza via: il realismo. Il concetto chiave è semplice: “Rischio zero non esiste. Rifiuto zero non esiste". La sostenibilità, nella sua visione, è mitigazione del rischio: scegliere il rischio minore compatibile con una buona qualità della vita. Un’impostazione che si oppone tanto alla “decrescita felice” teorizzata da Serge Latouche, quanto agli approcci puramente produttivisti. Lo sviluppo è inevitabile – e necessario – ma deve essere governato. Nel confronto con Giorgio Rutelli, vicedirettore Adnkronos, emerge uno dei grandi dilemmi della transizione: chi deve guidarla? Da un lato il Green Deal europeo promosso dalla Commissione di Ursula von der Leyen, con il suo impianto regolatorio ambizioso; dall’altro le preoccupazioni industriali di Paesi come Italia e Germania. La risposta di Pepe non è ideologica: la sostenibilità parte dai comportamenti individuali, ma deve tradursi anche in scelte collettive informate da metodo scientifico, non “dalla pancia”. In questo quadro, critica sia gli eccessi regolatori sia le illusioni di autoregolazione del mercato. Il punto è trovare un equilibrio tra responsabilità individuale e politiche pubbliche efficaci. Uno dei passaggi più netti riguarda la scuola. Pepe denuncia l’assenza di una vera educazione ambientale: “Sappiamo tutto di Dante, ma non sappiamo come rapportarci quotidianamente con le risorse naturali". Per lui, l’educazione ambientale dovrebbe diventare una disciplina obbligatoria, una nuova forma di educazione civica capace di incidere sui comportamenti concreti: rifiuti, energia, consumi. La tecnologia è al centro della riflessione, ma sempre accompagnata da una domanda: come gestirne le conseguenze? L’esempio è quello dei rifiuti ospedalieri o radioattivi. Non possono essere eliminati, perché servono anche a salvare vite. Il problema diventa allora dove e come gestirli, evitando atteggiamenti come il “not in my backyard”. È qui che emerge la dimensione etica dell’ambientalismo: "Responsabilità significa accettare il problema e gestirlo, non spostarlo altrove", Sul cambiamento climatico, Pepe rifiuta sia il negazionismo sia l’allarmismo: sì alla riduzione delle emissioni, per la salute delle persone; ma anche attenzione all’adattamento, spesso trascurato nel dibattito pubblico. Cita i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle morti legate alle polveri sottili per sottolineare un punto cruciale: le politiche ambientali servono anche a migliorare la salute qui e ora, indipendentemente dall’impatto globale. Uno dei passaggi più geopolitici riguarda il ruolo dell’Europa tra Stati Uniti e Cina. Secondo Pepe gli Stati Uniti tendono a un approccio più “negazionista”, la Cina combina uso intensivo di carbone e leadership nelle tecnologie green, l’Europa rischia di restare schiacciata. La soluzione? Realismo industriale e investimenti in ricerca, evitando sia la deindustrializzazione sia la dipendenza tecnologica. Sul tema energetico, Pepe è netto: serve un mix. Accanto a rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico), propone di investire anche nel nucleare: ricerca su fissione e fusione; sviluppo di piccoli reattori; riduzione della dipendenza dall’estero. L’Italia importa già energia nucleare da altri Paesi, senza produrla direttamente. Una contraddizione che, secondo Pepe, va affrontata. La conclusione della puntata: "La vera transizione non è solo energetica o ambientale, ma culturale". Serve tempo, gradualità e capacità di evitare effetti di rigetto sociale. Le politiche troppo spinte, senza consenso e senza realismo, rischiano infatti di produrre reazioni opposte. Anche i movimenti come quelli di Greta Thunberg – riconosce Pepe – hanno avuto il merito di portare il tema al centro, ma la fase successiva richiede pragmatismo. Il filo conduttore della puntata è chiaro: superare le polarizzazioni. Né catastrofismo né negazionismo, ma scienza al posto dell’ideologia, responsabilità al posto della rimozione, equilibrio tra sviluppo e sostenibilità. Un ambientalismo che, nelle parole di Pepe, è prima di tutto cura della “casa comune”, riprendendo l’insegnamento di Papa Francesco. E che si traduce in una domanda di fondo: qual è il rischio accettabile per vivere meglio, oggi e domani? YouTube: https://youtu.be/VQFB0n1K3ac?si=1G9aUzb__iXT_9kj Spotify: https://open.spotify.com/episode/6ICBNds4DypQu34puFsM1x?si=C7xd_IPkS127U5pWdOMPiA Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/ep-2-custodire-per-progredire-con-il-prof-vincenzo-pepe/

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