ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - L’Università di Roma Tor Vergata ha ricevuto un riconoscimento nell’ambito della decima edizione del Premio Roma Best Practices Awards 2025 (Bpa) per "Insieme siamo migliori", progetto di innovazione sociale che rafforza il legame tra Ateneo e territorio. "Ci sono aspetti legati all’internazionalità e all’intergenerazionalità: persone di generazioni diverse riescono a comunicare, a trasmettere esperienze e soprattutto a condividere vissuti. Alla base c’è il lavoro corale di una moltitudine di persone, e nel tempo questa esperienza sta crescendo in maniera significativa. Era partita per gli studenti internazionali, ma si sta rivelando molto coinvolgente anche per gli studenti nazionali ed è andata oltre gli scopi originari. Non si tratta solo di offrire uno spazio, ma di creare solidarietà e costruire legami duraturi: relazioni così forti da diventare quasi una famiglia, con effetti positivi anche sul percorso di studio", ha dichiarato Nathan Levialdi Ghiron, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, ritirando il premio. La cerimonia di premiazione si è svolta venerdì 16 gennaio presso la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, in Piazza di Pietra, nel cuore di Roma. Il premio valorizza l’idea e l’impatto dell’iniziativa, riconoscendo anche il lavoro del gruppo che la rende possibile ogni giorno: dall’ascolto degli studenti e delle loro esigenze, al dialogo con famiglie e anziani disponibili ad accogliere, fino al coordinamento che accompagna ogni percorso. Un lavoro operativo e di prossimità che prevede anche sopralluoghi e incontri diretti, per conoscere le persone coinvolte e verificare concretamente che l’abbinamento individuato attraverso la piattaforma sia davvero adatto e sostenibile per entrambe le parti, prima di trasformarlo in una convivenza reale e stabile. “Insieme siamo migliori” nasce come risposta concreta alle difficoltà abitative che molte studentesse e studenti affrontano oggi, soprattutto per chi non riesce a sostenere i costi elevati degli affitti. Il progetto contribuisce al contrasto del caro-affitti e promuove pari opportunità di accesso allo studio: studenti italiani e internazionali vengono ospitati a prezzi calmierati, in cambio di piccoli aiuti quotidiani, in una convivenza dove, giorno dopo giorno, si creano legami. Allo stesso tempo, l’iniziativa valorizza la dimensione internazionale dell’Ateneo, favorendo percorsi di accoglienza e scambio culturale tra studenti internazionali e famiglie italiane. Nasce da un’idea condivisa di Rosaria Alvaro, Prorettrice alle Politiche di innovazione sociale, Bianca Sulpasso, Delegata del Rettore all’Internazionalizzazione, Vito Introna, Delegato del Rettore all’Orientamento, e Domenico Genovese, Dirigente di Ricerca e terza missione. L’iniziativa si è sviluppata all’interno dell’Ateneo, trovando nel Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron, un riferimento istituzionale capace di coglierne il valore e di sostenerne la realizzabilità come azione concreta sul territorio. “Questo premio riconosce un’idea semplice e concreta: trasformare l’accoglienza in comunità. Il progetto crea uno scambio intergenerazionale reale, perché mette in relazione studenti, famiglie e anziani, contrastando la solitudine e dando valore alla quotidianità. È un’esperienza che nasce da relazioni autentiche e cresce grazie al lavoro costante di chi rende possibile ogni incontro”, dichiara Rosaria Alvaro, Prorettrice alle Politiche di innovazione sociale dell’Università di Roma Tor Vergata. “Il valore aggiunto di questa esperienza è lo scambio che nasce nella vita di tutti i giorni: studentesse e studenti internazionali e famiglie italiane si incontrano, condividono abitudini, lingua e cultura, e trasformano la convivenza in un’opportunità reciproca. È un modo concreto di rendere più sostenibile l’esperienza di studio e di costruire legami che restano, dentro e fuori l’Università”, afferma Bianca Sulpasso, Delegata del Rettore all’Internazionalizzazione. Il Premio Roma Bpa è un riconoscimento annuale che celebra e mette in rete le migliori buone pratiche della città, valorizzando progetti capaci di contribuire al bene comune e di generare processi virtuosi nei diversi ambiti della vita sociale. La manifestazione è realizzata in collaborazione con istituzioni e partner, tra cui Camera di Commercio di Roma, Fondazione Adriano Olivetti, Ordine dei Giornalisti del Lazio, Anaci, Roma Capitale e Identità Fotografiche.
(Adnkronos) - A Roma il 'Palazzo del freddo' è sinonimo di gelato, quello buono, da gustare in uno dei quartieri di popolari della capitale: l'Esquilino. Il Palazzo del freddo è un quartier generale di 700 metri quadrati con laboratorio a vista fondato da Giovanni Fassi nel 1928 (in seguito a vari cambi di sede seguiti all’apertura della prima bottega in via IV Novembre nel 1880) e gestito insieme alla madre e alla moglie entrambe di nome Giuseppina, cui poi dedicherà due prodotti ancora oggi in produzione e anche la costruzione di una sala esterna. Negli anni '60 il figlio Leonida eredita la passione del padre, rivestendo cariche di prestigio nella Federazione italiana pubblici esercizi e trasmettendo lo stesso entusiasmo ai figli Giovanni, Daniela e Fabrizio. Oggi alla guida del Palazzo del Freddo siede Andrea Fassi, che appartiene alla quinta generazione e porta con sé il desiderio di espandere il marchio familiare: ai prodotti storici, ormai marchi registrati, si aggiungono le nuove creazioni dei maestri artigiani perché in via Principe Eugenio è estate tutto l’anno. E Adnkronos/Labitalia lo ha intervistato in occasione del Sigep World-The world expo for foodservice excellence che sarà il palcoscenico internazionale per il lancio ufficiale del countdown verso la XIV edizione della Giornata europea del gelato artigianale. "Manteniamo - spiega - l'artigianalità nella produzione del gelato, magari anche imperfetta perché non può essere uguale tutti i giorni, anche se è più buona della produzione industriale che comunque ha sempre cercato di surclassarci". "La produzione industriale - sottolinea - è sempre uguale con un sapore che non cambia mai per questo i romani e non solo preferiscono l'artigianalità perché è più buona. Noi possiamo cambiare e innovare a patto però di mantenere la qualità intatta. Per questo non concordo con l'eccessiva contaminazione del gelato dei gourmet, una raffinatezza che mi ha sempre spaventato perché noi parliamo al popolo. Il gelato Fassi, infatti, non diventa mai elitario". Nel ripercorrere la storia, saldamente ancorata alle radici artigianali, Andrea Fassi non può non fare cenno a quando "nel ’44 arrivano a Roma le truppe americane, la Croce Rossa americana requisì il Palazzo del freddo pagando l'affitto e l’assistenza da parte dei Fassi. Viene ripristinato l'impianto elettrico e anche gli americani si dedicano alla produzione di gelato con il loro metodo tipico, ovvero quello industriale, realizzando infatti gelati più spumosi e gonfi d'aria grazie anche all’unica macchina esistente sul mercato italiano idonea alla lavorazione industriale". "Nel 1946 - continua - gli americani lasciano il Palazzo del freddo e accade un evento che avrebbe potuto cambiare il corso della nostra storia. Giovanni Fassi vende al responsabile amministrativo della 'Red Cross' il macchinario per la produzione industriale, che nel '47 apre un laboratorio invitando Giovanni Fassi ad entrare in società insieme. Giovanni però rifiutò perché voleva preservare l’artigianalità del suo gelato e non piegarsi alla produzione industriale, senza sapere che l'azienda che è stata fondata è l'Algida". Diverse le iniziative per diffondere il valore del gelato made in Italy. Tutti i sabati e le domeniche, ad esempio, vengono organizzati i 'Tour degustazione'. "Visite guidate al museo dei macchinari antichi e al laboratorio - dice - dove da oltre 140 anni produciamo il nostro gelato: i maestri gelatieri faranno scoprire il processo di lavorazione che distingue un gelato artigianale da quello industriale e si potrà assaggiare il prodotto appena fatto". E il Palazzo del freddo di Fassi è il nuovo ritrovo per aspiranti scrittori. "Il Palazzo del freddo - racconta - era troppo freddo e così all'interno della Sala Giuseppina, con Paolo Restuccia, scrittore e regista de 'Il ruggito del coniglio' e altri scrittori editor ho aperto 'Genius', una scuola di scrittura creativa. Io stesso lo scorso anno ho pubblicato un romanzo di Andrea Fassi, 'Papille' con nuova casa editrice, Coda di volpe, creata da Danilo Bultrini e Luca Verduchi. Organizziamo, inoltre, cene gelato a tema letterario". Dolce preferito? "Non può che essere - rimarca - il 'Sanpietrino', semifreddo glassato al cioccolato fondente e ripieno di mandorla, crema, zabaione, caffè, cioccolato e nocciolato".
(Adnkronos) - In viale Du Tillot è stato messo a dimora il 100.000° albero del progetto KilometroVerdeParma. Un Ginkgo biloba, specie longeva e straordinariamente resistente, scelto come simbolo di memoria, resilienza e continuità tra generazioni. L’albero segna anche l’avvio di un arboreto urbano, concepito come museo a cielo aperto, che accoglierà 150 specie arboree provenienti da tutto il mondo, offrendo alla città uno spazio di conoscenza, cura e relazione profonda con la natura. La posa simbolica ha coinvolto bambini, soci, istituzioni, partner e cittadini, in un momento di partecipazione condivisa che restituisce il senso più autentico del progetto: prendersi cura oggi del territorio significa costruire benessere, qualità della vita e futuro per le generazioni che verranno. "Il Ginkgo che oggi piantiamo non è solo un albero. È un segno di continuità: ci ricorda che la vita, come il verde, cresce con lentezza e tenacia, e che ogni scelta di cura lascia tracce durature nel tempo e nello spazio", ha dichiarato Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio Forestale KilometroVerdeParma. Fondato il 6 maggio 2020, il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma ha dato forma a un percorso strutturato di forestazione e rigenerazione ambientale, costruendo nel tempo un modello rigenerativo fondato su visione strategica, metodo scientifico e collaborazione stabile tra aziende socie, organizzazioni non profit, istituzioni e cittadinanza. La forestazione viene così interpretata come infrastruttura verde viva, capace di incidere positivamente sulla qualità dell’ambiente e sulla quotidianità delle persone. In cinque anni, il progetto ha portato avanti oltre 60 operazioni di forestazione urbana ed extraurbana, contribuendo alla mitigazione delle temperature estive, al miglioramento della qualità dell’aria, alla gestione delle acque meteoriche e alla creazione di spazi di socialità e benessere diffuso. Parallelamente, 14.000 studenti sono stati coinvolti in percorsi educativi che integrano la conoscenza scientifica con un’educazione più ampia alla cura del territorio, alla responsabilità ambientale e alla relazione tra persone e natura. A questo si aggiungono 100 eventi pubblici, che hanno reso il verde parte integrante della vita culturale e sociale della comunità parmense. Tra le numerose realizzazioni sviluppate sul territorio, l’AgriBosco Barilla rappresenta un esempio di forestazione di ampia scala, con 23 ettari e oltre 4.100 piante, destinati a produrre benefici ambientali duraturi nel tempo. Accanto a questo, il Bosco del Molino di Agugiaro & Figna, con 18.000 alberi su 13 ettari, contribuisce in modo significativo al rafforzamento della biodiversità e al riequilibrio ecologico del territorio. Il KilometroVerdeParma lungo l’autostrada A1, sviluppato grazie al contributo di Chiesi, Davines e Dulevo, conta circa 18.000 alberi e costituisce un ampio progetto di forestazione lineare integrato a un’infrastruttura viaria, con un ruolo rilevante nella riduzione degli impatti ambientali e nella ricucitura del paesaggio. Accanto alle iniziative di maggiore estensione, KilometroVerdeParma ha promosso una partecipazione civica diffusa. Il Bosco Parma Mia, grazie alla sottoscrizione di un patto di collaborazione di cittadinanza attiva con il Comune di Parma e finanziato interamente tramite crowdfunding con il coinvolgimento di 350 donatori, conta oltre 1.000 piante, mentre diverse rotatorie urbane, come quelle di Mutti, Fiere di Parma e Ghirardi - per citarne solo alcune - sono state trasformate in micro-oasi di biodiversità, restituendo valore ecologico e paesaggistico a spazi della quotidianità cittadina. Ogni bosco è certificato Pefc (Programme for endorsement of forest certification schemes) e supportato da solide basi scientifiche. Le ricerche condotte dallo spin-off universitario Vsafe evidenziano come, su un orizzonte di 30 anni, i benefici economici e ambientali dei boschi urbani e periurbani del Consorzio superino ampiamente l’investimento iniziale, grazie ai servizi ecosistemici generati: mitigazione del clima urbano, regolazione delle acque meteoriche, riduzione degli inquinanti atmosferici e valore ricreativo. In questo quadro si inserisce anche il progetto educativo WeTree, che dal 2020 ha coinvolto 613 classi e organizzato 243 uscite ed esplorazioni didattiche, contribuendo a costruire una consapevolezza ambientale solida, concreta e condivisa. KilometroVerdeParma è firmatario del Contratto Climatico della Città di Parma e dell’Alleanza Territoriale Carbon Neutrality, con l’obiettivo di ridurre le emissioni dell’85% entro il 2030. Ogni albero piantato viene mappato attraverso piattaforme europee come MapMyTree, rafforzando il ruolo di Parma come laboratorio avanzato di adattamento climatico, rigenerazione urbana e benessere collettivo. Il Ginkgo biloba di viale Du Tillot non rappresenta soltanto un traguardo numerico, ma l’inizio di una nuova fase: un luogo in cui natura, conoscenza e memoria si intrecciano, restituendo al verde il suo ruolo più profondo, quello di cura silenziosa, continua e lungimirante della città.