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Clamoroso in Inghilterra, ecco l'autogol... dell'anno - Il video

(Adnkronos) - Un clamoroso autogol, forse mai visto sui campi da calcio. È successo in Inghilterra, in una partita di League One, la terza serie inglese, tra Stockport Country e Rotheram United. Il momento del match che sta facendo il giro del web è arrivato al 13', dopo un cross in ...

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Shadow Ai: 68% dei dipendenti italiani la usa di nascosto, rischio milioni per le pmi

(Adnkronos) - Un pericolo silenzioso minaccia il tessuto imprenditoriale italiano: migliaia di piccole e medie imprese stanno inconsapevolmente esponendo informazioni riservate attraverso l'uso non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei ...

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Crisi climatica e benessere psicologico, l'impatto sui giovani

(Adnkronos) - Sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. Così l’emergenza climatica impatta sulla salute mentale e sul benessere psicologico, in particolare dei giovani italiani. È quanto emerge dall'indagine sull’ecoansia, condotta su un ampio campione di ...

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Clamoroso in Inghilterra, ecco l'autogol... dell'anno - Il video

(Adnkronos) - Un clamoroso autogol, forse mai visto sui campi da calcio. È successo in Inghilterra, in una partita di League One, la terza serie inglese, tra Stockport Country e Rotheram United. Il momento del match che sta facendo il giro del web è arrivato al 13', dopo un cross in area del Rotherham: il portiere dello Stockport Ben Hinchliffe è riuscito a intercettare il pallone senza problemi ma poi, nella frenesia di far ripartire al più presto l'azione, ha colpito un suo compagno con il rinvio e il pallone è finito in maniera rocambolesca nella sua porta. Lo sfortunato protagonista è stato il giocatore Sean Raggett, colpito dal suo portiere. Nell'era dei social, il video dell'azione è diventato presto virale. Tuttavia, lo Stockport Country si è consolato con un bel 3-2 e 3 punti conquistati dopo una grande rimonta.

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Shadow Ai: 68% dei dipendenti italiani la usa di nascosto, rischio milioni per le pmi

(Adnkronos) - Un pericolo silenzioso minaccia il tessuto imprenditoriale italiano: migliaia di piccole e medie imprese stanno inconsapevolmente esponendo informazioni riservate attraverso l'uso non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei propri collaboratori. Il fenomeno, definito 'Shadow AI', coinvolge il 68% della forza lavoro che utilizza chatbot e piattaforme Ia senza informare i vertici aziendali, creando vulnerabilità che potrebbero tradursi in sanzioni milionarie e perdite competitive devastanti. Alessandro Ciciarelli, fondatore di IntelligenzaArtificialeItalia.net, documenta una realtà preoccupante: 'Mentre i ceo investono nell'intelligenza artificiale per battere la concorrenza, i loro stessi dipendenti stanno regalando segreti industriali a server esterni che nessuno controlla'. La contraddizione emerge dai dati: il 70% dei dirigenti investe nell'Ia Generativa per accelerare la crescita, ma la stessa tecnologia viene percepita come il principale rischio per lo sviluppo aziendale. La situazione si aggrava quando si analizza il livello di preparazione delle imprese italiane. Solo il 7% delle piccole aziende e il 15% delle medie hanno implementato progetti di intelligenza artificiale strutturati, lasciando un vuoto che i dipendenti colmano autonomamente con strumenti gratuiti reperibili online. Commerciali che inseriscono offerte riservate in ChatGPT per migliorarne lo stile, tecnici che condividono codici e chiavi di accesso con chatbot pubblici, responsabili HR che generano descrizioni di ruoli partendo da curriculum interni: azioni quotidiane che trasformano ogni giornata lavorativa in una roulette russa digitale. L'impatto economico del fenomeno assume proporzioni allarmanti. Una singola violazione dei dati legata all'uso improprio di Ia può costare a una pmi italiana tra uno e tre milioni di euro, considerando sanzioni Gdpr, spese legali, danno reputazionale e interruzione delle attività. 'Il problema non è la tecnologia, è il vuoto di governance', spiega Ciciarelli, evidenziando come il 73% delle aziende italiane si dichiari preoccupato per le implicazioni di sicurezza legate all'Ia, mentre il 15% ha già subito una violazione riconducibile a queste tecnologie nell'ultimo anno. La radice del problema non risiede nella malafede dei collaboratori, ma nella pressione operativa combinata con la mancanza di strumenti aziendali adeguati. Il 55% delle imprese indica la carenza di competenze interne come principale ostacolo all'adozione dell'Ia, spingendo i dipendenti a cercare soluzioni autonome per rispettare scadenze e obiettivi. 'La sfida non sarà più lo shadow IT, ma la shadow Ia, che introduce vulnerabilità maggiori in termini di privacy e sicurezza dei dati, muovendosi spesso molto più velocemente delle policy aziendali', avverte l'esperto. I casi documentati da Ciciarelli rivelano la concretezza del rischio: ceo che scoprono documenti riservati citati pubblicamente in forum online, direttori commerciali che vedono le proprie strategie di pricing replicate da competitor, responsabili IT che intercettano migliaia di query verso server esterni contenenti informazioni classificate. Ogni informazione caricata su piattaforme non controllate abbandona l'ambiente protetto aziendale per finire su server esterni impossibili da monitorare, esponendo le imprese a tre categorie di rischio critico: perdita di controllo sui dati, violazione delle normative europee come Gdpr e Ia Act, cessione involontaria di proprietà intellettuale. La soluzione non prevede l'abbandono dell'intelligenza artificiale, ma la governance strutturata del fenomeno. 'Le imprese dovrebbero muoversi per contenere o quantomeno governare il fenomeno', sottolinea Ciciarelli, indicando tre azioni immediate: definizione di policy chiare sull'uso dell'AI, fornitura di strumenti aziendali sicuri ed efficaci, formazione del personale sui rischi reali della Shadow AI. Attualmente, oltre quattro aziende su dieci hanno già implementato linee guida per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, mentre il 17% ha vietato l'uso di tool non approvati. L'esperto conclude con un monito urgente per gli imprenditori italiani: 'Il 2026 sarà l'anno in cui la Shadow AI uscirà dall'ombra, volente o nolente. O perché le aziende decideranno finalmente di affrontare il problema con strategie strutturate, o perché una serie di incidenti devastanti costringerà il mercato a prenderne atto'. La scelta è tra governare oggi il fenomeno con investimenti ragionati in governance e formazione, o pagare domani il conto di violazioni che potevano essere evitate. Chi sottovaluta il rischio pensando di essere immune perché 'piccolo' o perché i propri dati 'non interessano a nessuno' commette l'errore più pericoloso: ignorare un nemico invisibile che lavora silenziosamente a costruire vulnerabilità destinate a esplodere nel momento meno opportuno.

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Crisi climatica e benessere psicologico, l'impatto sui giovani

(Adnkronos) - Sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. Così l’emergenza climatica impatta sulla salute mentale e sul benessere psicologico, in particolare dei giovani italiani. È quanto emerge dall'indagine sull’ecoansia, condotta su un ampio campione di giovani italiani tra i 18 e i 35 anni, realizzata dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (Iep) per conto di Greenpeace Italia e ReCommon, con la collaborazione di Unione degli universitari (Udu) e Rete degli studenti (RdS), e pubblicata sul Journal of Health and Environmental Research. I dati sono stati raccolti tra giugno e novembre 2024 con un questionario diffuso dalle associazioni studentesche in scuole e università italiane e online, compilato da 3.607 persone. Dalle risposte emerge che il 41% dei giovani intervistati associa il tema del cambiamento climatico a sentimenti di ansia per il futuro, il 19% a una sensazione di rabbia e frustrazione, il 16% ad impotenza e rassegnazione. Solo l’1% ha risposto affermando di sentirsi responsabile o di avere dei doveri nei confronti del Pianeta. Infine, per il 44% l’ansia generata dal cambiamento climatico ha un effetto negativo sul benessere psicologico nella vita di tutti i giorni. "Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale ma è diventato a tutti gli effetti una crisi emotiva e valoriale che interessa profondamente i giovani italiani, incidendo sul modo in cui immaginano il futuro, sulle decisioni quotidiane e persino sulle relazioni sociali - spiega Rita Erica Fioravanzo, presidente dello Iep - Per tutelare i giovani, dobbiamo riconoscere la gravità del loro disagio e affrontarlo insieme alle cause strutturali del cambiamento climatico". L'analisi evidenzia forti collegamenti tra l’ecoansia e un maggiore disagio psicologico generale, evidente non solo tra i giovani che sono stati colpiti direttamente da eventi climatici estremi, come alluvioni e ondate di calore, ma anche tra coloro che possiedono semplicemente una consapevolezza della minaccia climatica. Particolarmente colpiti risultano i giovani che vivono al Sud e nelle Isole, i quali presentano in media sia più preoccupazione per gli effetti della crisi climatica, sia in alcuni casi sintomi psicologici più intensi, come ad esempio insoddisfazione, ruminazione e ansia. Dall’analisi emerge che l'impatto del cambiamento climatico sul disagio psicologico è prevalentemente indiretto ed è mediato da tre fattori psicologici: l'ecoansia, il pessimismo nei confronti del futuro e, soprattutto, la mancanza di scopo nella vita. L’analisi delle risposte conferma la presenza diffusa di forte sfiducia, rabbia e frustrazione, sentimenti che sembrano prevalere nettamente sulla percezione della propria capacità individuale di poter contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici. "L’emergenza climatica incide drasticamente sulla nostra vita, con impatti ambientali già molto visibili. Questa indagine mostra che è anche una questione di salute mentale, che non possiamo continuare a ignorare - dichiara Simona Abbate della campagna Clima di Greenpeace Italia - Chiediamo al governo di riaccendere la speranza nel futuro agendo contro le cause della crisi climatica e facendo pagare ai suoi principali responsabili, le aziende del gas e del petrolio, i danni che stanno causando con le loro emissioni, oltre a garantire un supporto concreto alla salute delle persone, inclusa quella mentale, minacciata dagli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici".

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