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(Adnkronos) - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato gli screenshot di messaggi privati ricevuti dal presidente francese Emmanuel Macron e dal segretario generale della Nato Mark Rutte. Le conversazioni, confermate dall'Eliseo, riguardano questioni diplomatiche delicate come la Groenlandia, la Siria e proposte per incontri del G7 a Parigi. Ma cosa accadrebbe se un cittadino italiano facesse lo stesso sui propri social network? Screenshot di chat private, messaggi WhatsApp inoltrati a gruppi, Sms pubblicati sui social per “dimostrare qualcosa” o per mettere in cattiva luce un’altra persona. È una pratica sempre più diffusa, ma se negli Stati Uniti il Primo Emendamento dà una certa libertà di movimento a chi pubblica contenuti anche privati, in Italia può esporre chi pubblica a conseguenze penali, civili e a sanzioni per violazione della privacy. Il punto di partenza è che i messaggi e più in generale le comunicazioni digitali sono considerati a tutti gli effetti corrispondenza privata. La Costituzione, all’articolo 15, tutela la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, e la giurisprudenza ha chiarito che questo principio vale pienamente anche per le chat online. Il fatto che un messaggio possa essere facilmente copiato o inoltrato non lo trasforma in un contenuto pubblico. La pubblicazione di una chat privata non costituisce automaticamente un reato. In Italia non esiste una norma che punisca in modo meccanico la diffusione di messaggi privati. La valutazione avviene caso per caso e dipende da come i messaggi sono stati ottenuti, da come vengono diffusi e soprattutto dalla finalità della pubblicazione. Il profilo penale che emerge più spesso è quello della diffamazione. Se i messaggi vengono resi pubblici attraverso social network, blog o gruppi numerosi con l’obiettivo di screditare, umiliare o esporre una persona al giudizio altrui, può configurarsi il reato previsto dall’articolo 595 del Codice Penale, spesso aggravato dall’uso di un mezzo di pubblicità. Non è necessario che i contenuti siano falsi: anche la diffusione di messaggi autentici può risultare diffamatoria se non esiste un interesse pubblico e se l’effetto è lesivo della reputazione. Un ulteriore profilo penale emerge quando i messaggi non sono stati ottenuti legittimamente. Se qualcuno accede senza autorizzazione allo smartphone altrui, a un account WhatsApp o a un backup digitale per recuperare le conversazioni, può configurarsi il reato di accesso abusivo a sistema informatico. In questi casi il problema giuridico nasce prima ancora della pubblicazione, nel modo in cui si è entrati in possesso dei contenuti. Essere uno dei partecipanti alla conversazione non dà automaticamente il diritto di pubblicarne il contenuto. Anche chi ha ricevuto direttamente i messaggi non è libero di diffonderli senza limiti. La pubblicazione può comunque integrare una diffamazione, violare il diritto alla riservatezza e generare responsabilità civile, soprattutto quando avviene su piattaforme aperte o verso una platea ampia. Sul piano civilistico, la persona che subisce la diffusione non autorizzata di messaggi privati può chiedere il risarcimento del danno ai sensi dell’articolo 2043 del Codice Civile. Il danno può essere patrimoniale, se vi sono conseguenze economiche, ma più spesso è non patrimoniale e riguarda la lesione della reputazione, dell’immagine o della vita privata. I giudici possono inoltre ordinare la rimozione dei contenuti e la cessazione della condotta. Alla dimensione penale e civile si aggiunge quella della privacy. La pubblicazione di chat private costituisce quasi sempre un trattamento di dati personali. Quando avviene senza una base giuridica valida, viola il Regolamento europeo sulla protezione dei dati (il Gdpr) e il Codice Privacy italiano. Il Garante ha più volte chiarito che la diffusione sui social network o in gruppi numerosi non può essere considerata un uso personale o domestico e deve rispettare i principi di liceità, proporzionalità e minimizzazione. Esistono circostanze in cui la pubblicazione di messaggi privati può essere legittima. Quando c’è il consenso esplicito di tutte le persone coinvolte, quando i messaggi vengono utilizzati in giudizio per esercitare il diritto di difesa o quando la diffusione risponde a un interesse pubblico prevalente. Anche in questi casi, però, la giurisprudenza richiede grande cautela e una valutazione rigorosa dei contenuti effettivamente necessari a informare. Un aspetto spesso sottovalutato riguarda l’inoltro delle chat. Anche il semplice invio di una conversazione privata a un gruppo WhatsApp o Telegram può assumere rilievo giuridico se comporta una diffusione ampia e non controllata, con effetti sulla reputazione o sulla riservatezza delle persone coinvolte. Pubblicare messaggi privati senza consenso non è mai una scelta innocua. In Italia può aprire un fronte penale, generare richieste di risarcimento e attirare l’attenzione del Garante Privacy. Prima di condividere una chat, il vero discrimine non è solo chiedersi se si possa farlo, ma perché lo si sta facendo. È spesso proprio lo scopo della pubblicazione a determinare se si è di fronte a un diritto legittimo o a una condotta destinata a trasformarsi in un problema legale.
(Adnkronos) - L’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli acquisisce al patrimonio dell’ateneo la chiesa di Santa Maria delle Dame Monache di Capua. Il monastero, adiacente alla sede del Dipartimento di Economia dell’ateneo campano, è stato consegnato oggi, 19 gennaio 2026, al rettore, Gianfranco Nicoletti, alla presenza del delegato all’edilizia, Gianfranco De Matteis, del Sindaco di Capua, Adolfo Villani, del vicesindaco ed assessore alla Pubblica Istruzione, Marisa Giacobone e della responsabile del Servizio patrimonio del Comune, Raffaella Esposito. L’acquisizione, realizzata mediante donazione modale da parte del Comune di Capua, è vincolata all’onere di destinare l’immobile alle attività proprie dell’Università, per l’accrescimento culturale dei giovani nonché per importanti iniziative di elevato livello culturale e sociale di interesse della comunità locale. L’obiettivo è la valorizzazione della Chiesa, attualmente in disuso, attraverso la realizzazione di una sala di rappresentanza dell’Ateneo per lo svolgimento di eventi pubblici ma anche di attività specifiche a supporto del Dipartimento di Economia. La Chiesa conventuale, conosciuta come Santa Maria delle Dame Monache, è un gioiello di architettura medievale, ubicata ad est del Corso Gran Priorato di Malta, un tempo, al di fuori della porta urbica definita Sant’Angelo. La sua costruzione, secondo alcuni, si farebbe risalire all’871, mentre altri studiosi la posticipano al 943, quando venne distrutto il convento di Alife in seguito ad un’incursione saracena, facendo trasferire le monache in sede capuana. L’edificio attuale presenta una pianta a croce greca a cinque navate, con bracci a terminazione curva e un portico a tre campate voltate a botte, sorretto da capitelli corinzi. La facciata è scandita da tre serliane e sormontata da un elegante fastigio barocco. Importanti ampliamenti furono realizzati tra il basso medioevo e l’età moderna: il refettorio, il dormitorio, il chiostro, il coro e il campanile (intorno al 1174); la ricostruzione della tribuna e dell’altare maggiore nel 1494; e nel XVI secolo un riassetto generale del monastero benedettino ad opera di Benvenuto Tortelli, che lo trasformò in una sorta di insula delimitata da vie pubbliche.
(Adnkronos) - “Le innovazioni tecnologiche di Culligan Purity sono molteplici e riguardano diversi ambiti: dalla filtrazione e sanificazione dell’acqua fino all’esperienza complessiva dell’utente. Tecnologie che operano in modo integrato all’interno del prodotto e vengono costantemente monitorate attraverso C-Sense, la nostra tecnologia proprietaria. Questo sistema ci consente di fornire informazioni preziose sia ai clienti sia all’azienda, permettendo interventi rapidi e mirati in caso di criticità e garantendo, al tempo stesso, un livello di servizio sempre elevato”. Così, oggi a Milano, Federico Lotta, director innovation di Culligan, realtà affermata nel campo dei sistemi di trattamento dell’acqua, partecipando al talk organizzato dall’azienda, ‘L’acqua del futuro è smart’, durante il quale sono state presentate le novità tecnologiche Culligan Purity, il sistema dedicato all’acqua fuori casa e Culligan Smart Modernity, dedicato invece all’indoor, entrambe espressione della strategia Culligan orientata a un ecosistema dell’acqua sempre più connesso e trasparente. Quando si parla di acqua in ambiente domestico, “il tema del calcare rappresenta uno dei problemi più diffusi, ma spesso sottovalutati - riflette Lotta - Non si tratta solo degli effetti visibili, come le incrostazioni sui lavandini o vetri della doccia, ma di conseguenze più profonde e potenzialmente costose, come i danni e le rotture degli elettrodomestici. Culligan Smart Modernity cambia questo paradigma”. “Grazie alla tecnologia Culligan - prosegue - è possibile avere un controllo costante e quotidiano del sistema, dei consumi idrici e dell’utilizzo del sale. Le tecnologie integrate consentono inoltre di ridurre in modo significativo l’impiego di sale per l’addolcimento dell’acqua, migliorando l’efficienza complessiva del sistema. In questo modo offriamo all’utente un servizio in tempo reale e, allo stesso tempo, siamo in grado di monitorare le prestazioni dei prodotti e intervenire in modo proattivo, assicurando ai clienti un supporto continuo e affidabile”, le sue parole.