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Dal Bangladesh agli Usa ma anche Ungheria, Russia e Israele: dieci elezioni da seguire nel 2026

(Adnkronos) - Il calendario elettorale del 2026 concentra una serie di appuntamenti ad alto impatto geopolitico, con elezioni previste in almeno una decina di Paesi chiave tra America, Europa, Asia e Medio Oriente. In un contesto internazionale segnato da ...

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Contratti, Manageritalia e Federalberghi: rinnovato ccnl per dirigenti di aziende alberghiere

(Adnkronos) - Manageritalia e Federalberghi hanno sottoscritto il rinnovo del 'Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dirigenti di aziende alberghiere', con decorrenza dal 1° gennaio 2026 e validità fino al 31 dicembre 2028. Il contratto riguarda ...

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Mundys, nasce Neya società benefit focalizzata su iniziative per la rimozione di CO2

(Adnkronos) - Mundys mette in campo una nuova società Benefit dedicata alla lotta al cambiamento climatico. Neya, questo il nome del nuovo asset controllato al 100%, sarà focalizzata sulla selezione e adozione di iniziative prevalentemente “nature based” per ...

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Dal Bangladesh agli Usa ma anche Ungheria, Russia e Israele: dieci elezioni da seguire nel 2026

(Adnkronos) - Il calendario elettorale del 2026 concentra una serie di appuntamenti ad alto impatto geopolitico, con elezioni previste in almeno una decina di Paesi chiave tra America, Europa, Asia e Medio Oriente. In un contesto internazionale segnato da guerre, competizione tra grandi potenze e instabilità economica, il voto in Stati Uniti, Russia, Brasile, Israele e in numerose economie emergenti è destinato a influenzare l'evoluzione delle principali crisi e gli assetti di potere globali. 12 febbraio. Elezioni generali e referendum costituzionale segneranno il primo voto realmente competitivo in oltre un decennio, dopo la rimozione nel 2024 dell'ex premier Sheikh Hasina, condannata a morte per crimini contro l'umanità. Il governo ad interim, guidato da Muhammad Yunus, ha escluso l'Awami League di Hasina, invocando l'Anti-Terrorism Act. A contendersi il potere sono il Bangladesh Nationalist Party (centrodestra) - il cui leader di fatto Tarique Rahman è tornato oggi a Dacca, dopo 17 anni di esilio a Londra - e Jamaat-e-Islami (islamisti). In parallelo si voterà sulla 'July Charter', che propone una revisione della Costituzione per prevenire futuri ritorni all'autoritarismo. Tema centrale anche l’economia, tra disoccupazione e corruzione. Per la prima volta potranno votare anche i 10-15 milioni di cittadini espatriati. 12 aprile. Le elezioni parlamentari rappresentano la sfida più dura per Viktor Orbán e il suo partito Fidesz dopo 16 anni al potere. L’opposizione è guidata dal partito Tisza di Péter Magyar, ex alleato del governo, accreditato dai sondaggi di un testa a testa se non addirittura di un lieve vantaggio. Al centro del confronto: corruzione, stagnazione economica, rapporti con l’Ue e allineamento geopolitico. Una vittoria dell’opposizione potrebbe segnare la fine della "democrazia illiberale" di Orbán e incidere sugli equilibri europei, in particolare su Ucraina e stato di diritto. 31 maggio. Con il presidente uscente Gustavo Petro non ricandidabile, il Paese affronta elezioni presidenziali in un clima segnato da violenza politica e insurrezioni di gruppi armati dissidenti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Il Patto Storico di sinistra, quello del presidente uscente, candida il senatore Iván Cepeda, favorito nei sondaggi. Tra gli sfidanti principali figurano il centrista Sergio Fajardo e il conservatore Abelardo de la Espriella. È probabile un ballottaggio. 1 giugno. Le elezioni generali si svolgeranno in un contesto, dominato dal Prosperity Party del premier Abiy Ahmed, largamente favorito come nel 2021 (ottenne 96%). Nonostante alcune riforme tecniche del processo elettorale, opposizione e osservatori denunciano uno spazio politico limitato. Il voto sarà un test cruciale per la stabilità del secondo Paese più popoloso d'Africa, sempre più segnato dai conflitti persistenti in regioni chiave come Amhara, Oromia e Tigray: un voto non inclusivo rischia di acuire divisioni etniche, instabilità e crisi economica/umana, influenzando l'intero Corno d'Africa. 7 giugno. Il premier Nikol Pashinyan e il suo partito Contratto Civile cercano la riconferma, puntando su negoziati di pace con l'Azerbaigian (testo dell'accordo finalizzato, ma serve referendum costituzionale) e sul progressivo distacco dalla Russia in favore dell'Occidente. La popolarità di Pashinyan è ai minimi (intorno all'11-17% nei sondaggi recenti), con l'opposizione che, seppur frammentata, si è rafforzata. Secondo numerose analisi indipendenti e report di watchdog - tra cui NewsGuard, DfrLab, Evn Report e think tank come Fdd e Carnegie - il rischio di interferenze russe è concreto se non già in atto. 13 settembre. Il governo di centrodestra del blocco Tido, guidato da Ulf Kristersson (Partito Moderato, con Democratici Cristiani e Liberali, supportati esternamente dai Democratici Svedesi), affronta un test sulla linea dura su immigrazione, criminalità e politica energetica. Gli ultimi sondaggi vedono in leggero vantaggio l'opposizione di centrosinistra (Socialdemocratici in testa intorno al 35%, con Verdi, Sinistra e Centro), con un gap di 5-7 punti sul blocco Tido (Democratici Svedesi intorno al 20-21%, secondo partito). Si prevede una campagna polarizzata su immigrazione/criminalità (favorevole al governo) contro economia/costo vita (favorevole all'opposizione). Entro il 20 settembre. Le elezioni legislative per la Duma di Stato vedranno Russia Unita, il partito legato a Vladimir Putin, nettamente favorito per mantenere la maggioranza assoluta (oltre il 50% nei sondaggi, in leggero calo rispetto al 70% dei seggi attualmente controllati). Opposizione sistemica (comunisti Kprf, nazionalisti Ldpr, Russia Giusta) si dividerà i seggi restanti; l'opposizione non-sistemica tollerata dal Cremlino è frammentata e repressa, e il suo esponente di punta è Nuova Gente, di orientamento liberale e comunitario, che può ambire a ottenere tra il 5-10% dei seggi, sufficiente per entrare in Parlamento. Il 4 ottobre si rinnoverà presidente e Parlamento. Luiz Inácio Lula da Silva ha annunciato che correrà per un quarto mandato, mentre Jair Bolsonaro è escluso per motivi giudiziari. Lula è nettamente favorito nei sondaggi, con 45-50% al primo turno e vantaggio in quasi tutti i ballottaggi. Occhio ai possibili sfidanti a destra: Tarcísio de Freitas (governatore di San Paolo, il più competitivo, intorno al 35-40% contro Lula), Flávio Bolsonaro (senatore, figlio di Jair, che ha ricevuto l'endorsement paterno) e altri come Michelle Bolsonaro o governatori locali (Zema, Caiado). Probabile ballottaggio. Temi dominanti: economia (crescita, inflazione), sicurezza pubblica ed eredità bolsonarista. Entro IL 27 ottobre le elezioni alla Knesset chiuderanno il mandato del governo Netanyahu, formato dopo le elezioni del 2022. Benjamin Netanyahu punta a ricandidarsi per consolidare la coalizione di destra-religiosa, nonostante critiche per la gestione della guerra a Gaza e delle riforme giudiziarie. Dai sondaggi più recenti non emergono chiari favoriti: il Likud è spesso primo ma senza maggioranza chiara per la coalizione attuale, segue il nuovo partito di centrodestra di Naftali Bennett ("Bennett 2026", intorno ai 18-22 seggi). I temi dominanti sono sicurezza nazionale, conflitti regionali (Gaza, Hezbollah), ostaggi e polarizzazione interna. Queste elezioni sono cruciali per la stabilità del paese: potrebbero rafforzare Netanyahu o portare a un cambio di governo, influenzando la politica estera israeliana, i rapporti con gli Usa e la gestione dei conflitti in corso. Il 3 novembre le elezioni di midterm determineranno il controllo della Camera e del Senato e saranno un test per il presidente Donald Trump, con i Repubblicani che controllano attualmente Congresso e Presidenza. Si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera, un terzo del Senato (33-35 seggi) e numerosi governatori/stati locali. Storicamente sfavorevoli al partito al potere, i midterm saranno influenzati da economia, inflazione, dazi e dagli sviluppi del caso Epstein, che ha già evidenziato fratture nel fronte repubblicano. L’esito inciderà in modo determinante sulla capacità di Trump di portare avanti la propria agenda negli ultimi due anni di mandato.

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Contratti, Manageritalia e Federalberghi: rinnovato ccnl per dirigenti di aziende alberghiere

(Adnkronos) - Manageritalia e Federalberghi hanno sottoscritto il rinnovo del 'Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dirigenti di aziende alberghiere', con decorrenza dal 1° gennaio 2026 e validità fino al 31 dicembre 2028. Il contratto riguarda circa 219 dirigenti in un settore, quello alberghiero, che rappresenta circa il 10,8% del Pil nazionale stando agli ultimi dati Enit. La firma in prossimità della scadenza naturale del contratto (31 dicembre 2025), rappresenta una scelta di responsabilità e di visione strategica, volta a garantire stabilità, continuità e qualità nelle relazioni sindacali. Un segnale forte in un contesto economico ancora incerto, che tutela il potere d’acquisto dei manager e consente alle imprese una pianificazione efficace dei costi del lavoro. Ma le vere novità sono l’ulteriore investimento in welfare e l’innovazione sul tema dell’invecchiamento attivo al lavoro e misure per genitorialità e parità di genere e gli incentivi all’autoformazione. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha dichiarato: “L’intesa raggiunta costituisce un risultato importante per la valorizzazione delle figure manageriali del settore, che svolgono un ruolo essenziale nel presidiare la qualità dei servizi, promuovendo l’innovazione e sostenendo la competitività complessiva dell’ospitalità italiana sui mercati nazionali e internazionali, in una fase economica particolarmente complessa. L’accordo rappresenta, in questa prospettiva, un passo significativo nel rafforzamento del capitale umano manageriale, fattore imprescindibile per accompagnare lo sviluppo sostenibile e l’evoluzione del sistema turistico, uno dei principali asset del Paese”. Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi e presidente della Commissione sindacale, ha aggiunto: “Diamo una valutazione positiva di questo rinnovo contrattuale, che conferma l’impegno di Federalberghi nel dare continuità alla politica di aggiornamento e valorizzazione del dialogo sociale nel settore. Si tratta di un risultato che testimonia la volontà della nostra Federazione di garantire equilibrio, coerenza e responsabilità nei confronti dei propri interlocutori sindacali, nel solco della collaborazione che da sempre contraddistingue i rapporti con la rappresentanza dei manager del comparto”. Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, ha dichiarato: “Questo rinnovo rappresenta un passo fondamentale per rafforzare la competitività dell’intero comparto alberghiero e turistico, un settore strategico per l’economia nazionale e per l’immagine del nostro Paese nel mondo. Abbiamo lavorato per costruire un accordo equilibrato, che consenta ai dirigenti di recuperare parte degli effetti dell’inflazione degli ultimi anni senza gravare in modo eccessivo sulle imprese, già impegnate in un contesto di forte trasformazione e crescente complessità gestionale. Con la firma di oggi aggiungiamo un tassello importante al nostro impegno per valorizzare la leadership manageriale nell’ospitalità, puntando su welfare, qualità del lavoro e strumenti innovativi per accompagnare l’evoluzione del settore. Abbiamo voluto dedicare particolare attenzione anche al tema dell’invecchiamento attivo, riconoscendo il ruolo prezioso dei dirigenti senior che, attraverso percorsi strutturati di tutoraggio e mentoring, potranno trasmettere competenze ed esperienza alle nuove generazioni, contribuendo così alla crescita professionale e alla continuità del know-how nelle aziende alberghiere”. Monica Nolo, Vicepresidente di Manageritalia e capo delegazione sindacale, ha proseguito: “Questo contratto che viene siglato prima della scadenza è un gesto concreto che rafforza il ruolo della contrattazione e mette al centro la qualità del lavoro e delle relazioni sindacali moderne. E' una scelta di responsabilità e visione: non solo si riconosce il valore della managerialità come elemento alla base dello sviluppo delle imprese, ma si guarda avanti investendo sul welfare e fornendo nuovi strumenti per accompagnare il ricambio generazionale in azienda: sono segnali politici e culturali di grande valore”. I punti chiave dell’accordo. Incremento retributivo: aumento lordo mensile a regime di 690 euro, suddiviso in tre tranche di pari importo (230 euro) che scatteranno il 1° gennaio di ogni anno, dal 2026 al 2028. Aumento di 110 euro del valore del vitto e dell’alloggio. Welfare contrattuale rafforzato: credito welfare annuale di 1.500 euro, potenziamento del fondo Mario Negri, conferma dei valori di universalità delle coperture assicurative dell’Antonio Pastore, revisione delle agevolazioni contributive contrattuali. Nuove tutele sociali e demografiche: innovazione sul tema dell'invecchiamento attivo, che supporta lo scambio intergenerazionale permettendo ai dirigenti vicini alla pensione di continuare ad operare con funzioni di tutoraggio dei colleghi più giovani, sostegno alla genitorialità e mantenimento della copertura sanitaria per dirigenti con gravi patologie. Formazione e politiche attive: promozione dell’auto-formazione e estensione dell’ambito di applicazione delle Politiche attive per la ricollocazione. Equità e trasparenza: misure per la parità di genere, la trasparenza retributiva e il contrasto al dumping contrattuale.

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Mundys, nasce Neya società benefit focalizzata su iniziative per la rimozione di CO2

(Adnkronos) - Mundys mette in campo una nuova società Benefit dedicata alla lotta al cambiamento climatico. Neya, questo il nome del nuovo asset controllato al 100%, sarà focalizzata sulla selezione e adozione di iniziative prevalentemente “nature based” per la rimozione del carbonio, con l’obiettivo di produrre crediti CO2 utili per la decarbonizzazione delle infrastrutture di trasporto nelle quali opera Mundys, a livello globale. Sono limitate, ad oggi, le società nate in Europa con l’obiettivo della rimozione di CO2; ciò ha motivato la scelta di Mundys di avviare questa iniziativa sperimentale, allo scopo di verificare la solidità di questa innovativa branca di business. Il valore del mercato internazionale dei crediti di carbonio nel 2024 è stato di circa 115 miliardi di dollari, per il 2030 le stime prevedono circa 300 miliardi di dollari, con possibilità di crescita fino a oltre 500 miliardi. E’ in questo contesto che Neya si inserisce con la propria missione per la rimozione permanente di CO2 dall’atmosfera, attraverso soluzioni come il rimboschimento e la gestione sostenibile di foreste e terreni agricoli, promuovendo la sostenibilità ambientale e sociale. Neya diventa immediatamente operativa in Madagascar con la promozione di un progetto di riforestazione per 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola (nelle zone di Sofia e Melaky). Il ripristino delle piantagioni in aree deforestate localmente negli ultimi decenni contribuirà alla rimozione di CO2, grazie alla particolare tipologia di piante prescelte. Le mangrovie, infatti, sono foreste costiere tropicali formate da alberi e arbusti capaci di vivere in acque salmastre tipicamente lungo le coste, le foci dei fiumi e le lagune. Hanno radici aeree che spuntano dal fango o dall’acqua e sono fondamentali perché proteggono le coste dall’erosione e dalle tempeste, ospitano molte specie di pesci, uccelli e crostacei, e immagazzinano grandi quantità di carbonio. Il progetto, denominato “Ma Honko”, si avvale di un’azienda locale che genererà occupazione sul territorio nello spirito di produzione di valore lungo la filiera, al centro della strategia di business sostenibile della visione di Mundys. L’attività detiene i requisiti per ottenere la certificazione Gold Standard, ente internazionale che attesta la qualità e la credibilità dei progetti che riducono le emissioni di gas serra, assicurando al contempo benefici sociali e ambientali misurabili. I crediti di carbonio generati, nel tempo, potranno così contribuire a compensare le emissioni delle infrastrutture di Mundys, a loro volta in corso di progressiva riduzione grazie all’esecuzione del framework di sostenibilità messo in campo dalla Capogruppo. Una strategia, quella ESG di Mundys, trasparente e responsabile e che le ha appena nuovamente fatto conseguire – per il terzo anno consecutivo – il livello A-list, massimo score rilasciato da CDP (ex Carbon Disclosure Project), rating internazionale di riferimento per la valutazione delle performance climatiche e ambientali su oltre 25.000 aziende. Lungo la roadmap di sostenibilità della Capogruppo sono molti i traguardi segnati fin qui, anche in termini di leadership innovativa, solco nel quale Neya sembra segnare il prossimo passo. Mundys è stata, infatti, tra le prime società in Italia a dotarsi di un Climate Action Plan per promuovere la transizione energetica e la decarbonizzazione delle attività economiche lungo tutta la catena del valore in ambito aeroportuale, autostradale e dei servizi di mobilità, ponendosi obiettivi chiari e concreti, tra i quali l’azzeramento delle emissioni nette dirette (Scope 1 & 2) entro il 2040.

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