ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - La super tempesta di ghiaccio si abbatte sul nord-est degli Stati Uniti, compresa New York, con neve e temperature polari. La 'monster storm' ha fatto scattare l'emergenza in una dozzina di stati, investendo oltre 140 milioni di persone dal New Mexico al Maine. Le previsioni indicano la possibilità di precipitazioni con quasi mezzo metro di neve nelle prossime 24 ore in particolare nel New England. A New York potrebbero cadere 30 centimetri di neve in uno scenario che non si verifica da almeno 5 anni. Nevicate abbondanti sono attese anche su Baltimore, Pittsburgh, Philadelphia e Washington, dove sono stati fermati centinaia di bus dei trasporti pubblici. Il quadro meteo, secondo il National Weather Service, è in generale peggioramento dalle 6.30 locali di oggi. Nel pomeriggio, a dominare la scena dovrebbe essere lo 'sleet', il nevischio che rischia di complicare ulteriormente la situazione con il calo delle temperature notturne: le strade si trasformeranno in lastre di ghiaccio, come già accaduto nel midwest e nel sud del paese. L'ondata di maltempo non dovrebbe esaurirsi prima di domani. Si calcola che almeno 300mila case siano prive di energia elettrica tra Lousiana, Mississippi, Texas e Tennessee. Solo in quest'ultimo stato, le abitazioni al buio sono 120mila. Migliaia di voli sono stati cancellati nel weekend e ai problemi del traffico aereo si aggiunge la sostanziale paralisi, in molte aree, della circolazione stradale.
(Adnkronos) - Si è svolto oggi a Roma l’evento conclusivo di ‘Energie per il futuro dell'export’, il roadshow itinerante di Sace, l’export credit agency direttamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dedicato al dialogo e all’ascolto delle imprese italiane. Un percorso che ha coinvolto oltre 400 imprese attraverso sette tappe in Italia - Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Roma - e una a Dubai, ospitate nelle sedi di Sace, vere e proprie case delle imprese che ogni giorno supportano le aziende nei loro percorsi di crescita in Italia e nel mondo. Il roadshow di Sace ha raccolto i nuovi bisogni delle imprese italiane, anche alla luce del contesto economico in continua evoluzione, per poter scrivere insieme le strategie e gli strumenti Sace del prossimo futuro e valorizzare al massimo il potenziale di crescita dell’export, con una attenzione particolare alle principali filiere, distretti e settori strategici del Made in Italy. Nella tappa finale di questo percorso oggi a Roma - oltre ad ascoltare le imprese di Lazio, Abruzzo e Molise e le testimonianze di grandi champion di filiera come Fincantieri e Leonardo - sono state infatti presentate le principali evidenze emerse nei precedenti quattro mesi di incontri sul territorio. “Il roadshow di Sace dedicato al futuro dell’export - ha dichiarato il presidente di Sace Guglielmo Picchi - si è inserito in un momento storico cruciale, in cui le catene del valore si stanno ridisegnando, i flussi commerciali stanno cambiando direzione e nuove economie stanno crescendo a ritmi elevati, generando nuove opportunità per le future generazioni. L’Italia è una delle maggiori economie esportatrici a livello globale, con oltre 120 mila imprese esportatrici che danno lavoro a 4,3 milioni di addetti e che generano un terzo del Pil nazionale. Per questo, sostenere l’export significa sostenere il futuro del Paese”. “Ascoltare il territorio - ha sottolineato l’amministratore delegato di Sace Michele Pignotti - è stato essenziale per comprendere sfide e opportunità e rafforzare i nostri strumenti per dare ulteriore energia al futuro delle imprese e al nostro export, anche in una logica di filiera, in linea con la missione istituzionale di Sace e con il mandato della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell’economia e delle finanze. Questo non è un punto di arrivo, ma di partenza: le imprese chiedono strumenti che trasformino l’eccellenza del Made in Italy in una presenza più solida sui mercati esteri, vogliono diversificare e hanno bisogno di coperture, informazioni e accompagnamento. Ed è qui che Sace è percepita come una leva strategica per l’intero Sistema Paese”. L’evento di Roma, alla presenza del management e gli advisor territoriali di Sace, ha preso il via da un’analisi dell’Ufficio studi di Sace sugli scenari globali e i mercati di opportunità per l’export italiano, con un focus specifico sul territorio di Lazio, Abruzzo e Molise: un contributo di valore utile a stimolare un momento di confronto e condivisione rispetto a prospettive concrete di sviluppo. Al centro dell’evento, le testimonianze di aziende come Cisalfa Sport e Rustichella d’Abruzzo, che hanno affrontato con successo la crescita internazionale, grazie anche agli strumenti e servizi di accompagnamento di Sace, e di grandi campioni come Fincantieri e Leonardo che hanno rappresentato il potenziale di crescita estera per le filiere di riferimento. Sono tre le priorità strategiche evidenziate dalle imprese durante gli incontri del roadshow di Sace. In primo luogo, rafforzare la competitività: le imprese chiedono strumenti che trasformino l’eccellenza del Made in Italy in una presenza strutturata sui mercati esteri, con maggior continuità, stabilità e supporto nel posizionamento internazionale, anche in una logica di filiera; in secondo luogo, vogliono investire in innovazione e digitalizzazione: leve indispensabili per aumentare produttività, attrattività e capacità esportativa; infine, puntano ad espandersi su nuovi mercati e gestire i rischi: le imprese vogliono diversificare, ma chiedono coperture, informazioni e accompagnamento. Sull’andamento dell’export italiano analizzato dall’Ufficio studi di Sace, emerge la necessità di aumentare la diversificazione dei mercati di riferimento. È grazie a questa strategia che l’export italiano sta mostrando segnali di crescita in un contesto globale complesso, realizzando un incremento del 3,1% nei primi undici mesi del 2025. Nonostante il rallentamento di mercati maturi come la Germania, molte imprese stanno già ampliando la propria presenza in aree in forte espansione come Medio Oriente, Sud-Est asiatico, India e Nord Africa. Tuttavia, il potenziale di crescita è ancora molto ampio. Sebbene negli ultimi venticinque anni l’export italiano verso i Paesi emergenti sia cresciuto maggiormente rispetto ai mercati maturi (+6,6% medio annuo contro +4,2%), la concentrazione geografica dell’export italiano rimane ancora molto elevata: poche imprese esportano fuori dall’UE e il 44% si concentra su un solo mercato.
(Adnkronos) - “Da una decina d’anni l’olio di palma è stato oggetto di un vero e proprio attacco mediatico che ne ha determinato la demonizzazione sotto diversi aspetti. In Italia, in particolare, si è fatto leva su quello che è stato ritenuto l’elemento più sensibile per il pubblico: la salute. L’olio di palma è stato dipinto come un grasso sostanzialmente nocivo per chi lo consuma. Negli ultimi anni, le evidenze scientifiche si sono ulteriormente consolidate, portando a risultati inconfutabili che smontano completamente quelle che erano argomentazioni pretestuose utilizzate per demonizzare l’olio di palma”. Lo spiega Giorgio Donegani, tecnologo alimentare ed esperto di nutrizione, al seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di palma sostenibile (Uiops) e dell'Associazione italiana dell'industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini. Un incontro organizzato per presentare il Position Paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. L’esperto sottolinea come “la sostituzione dell’olio di palma con altri grassi, per motivi nutrizionali o salutistici, non comporta alcun beneficio. Anzi, ricerche molto recenti dimostrano che questo boicottaggio non è servito nemmeno a ridurre l’assunzione di grassi saturi nella popolazione italiana - sottolinea - nonostante la quasi scomparsa dell’olio di palma da molti prodotti, infatti, l’assunzione complessiva di grassi saturi è addirittura aumentata”, afferma. Davanti agli allarmismi, come quello che per Donegani ha interessato l’olio di palma, “il consumatore dovrebbe esercitare il pensiero critico e ricordare che esistono fonti autorevoli e accreditate a cui fare riferimento - suggerisce - il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Nutrizione Umana, il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) che ha elaborato le Linee guida per una sana alimentazione della popolazione italiana. I documenti seri esistono - conclude - sono basati su evidenze scientifiche e non su suggestioni: basta consultarli e fidarsi di quelli”.