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(Adnkronos) - Un'altra batosta, l'Italia ancora fuori dai Mondiali. E si torna a parlare di ricette per uscire dalla crisi senza fine in cui il calcio italiano è precipitato. Come si riparte? L'Adnkronos interpella ex azzurri che hanno giocato con la maglia della Nazionale. "Arrivati a questo punto ricordiamoci che abbiamo un ministro dello Sport: ora Abodi deve suonare la campanella, far rientrare tutti in classe e da lì non si esce finché non si trova una soluzione alla crisi conclamata del calcio italiano", dice Beppe Dossena, campione del mondo nel 1982 "Oggi dire che il presidente federale Gravina sia il solo responsabile è sbagliato. Ma lui ha molte responsabilità, e ne ha decisamente tante: è sua responsabilità se si circonda nel Consiglio federale di componenti federali, come Aic e Aiac, che non portano nessun contributo, nessuna idea, non danno valutazioni diverse dalle sue, non danno prospettive e non presentano fotografie totalmente diverse da quelle che possono essere quelle del presidente federale, questa è sua responsabilità", dice l'ex centrocampista di Bologna e Torino. Detto ciò "un uomo solo non può più gestire questa cosa. Adesso Abodi chiami tutti, si mettano intorno a un tavolo e seriamente, ognuno abbandoni difesa di bandiere e orticelli e si esca dalla stanza solo dopo aver individuato proposte concrete e fattibili. Da sola la Federazione non ne ha la forza. Poi certo ci sono gli atti di responsabilità personale, ognuno ha la propria sensibilità, ma quella lì la lascio ai singoli. Dobbiamo realizzare che il dato più sconcertante è che in questo Mondiali ci sono 48 nazionali e noi anche così non ci siamo, ancora una volta restiamo a casa a vederlo in tv. Lo dico con grande rispetto per ciò che sta accadendo nel mondo e nel nostro paese, però lo sport è una faccenda sociale e bisogna dimostrare di essere maturi, seri, capaci di gestire le emergenze. Dobbiamo dare un messaggio al Paese", aggiunge. "E' davvero molto triste per il nostro calcio non andare al mondiale per la terva volta di seguito. Ieri ci sono stati degli episodi che hanno condizionato la partita in senso negativo per la nostra squadra ma l'Italia non può arrivare all'ultimo a giocarsi la qualificazione. Tutto il calcio italiano deve fare 'mea culpa' perché i risultati degli ultimi vent'anni sono sotto gli occhi di tutti, eccetto ovviamente l'isolato trionfo dell'Europeo", dice Franco Baresi. La bandiera del Milan assolve il ct Gennaro Gattuso. "In questi mesi ci ha messo l'anima e, secondo me ha fatto anche un buon lavoro con il poco tempo avuto a disposizione, purtroppo non è bastato -aggiunge Baresi-. Non spetta a me dire se si dovrà continuare con lui ma di certo è tra i meno responsabili di questa sconfitta". "Il calcio italiano è allo sbando, va rifondato dalla base", la sentenza di Fabrizio Ravanelli. "Siamo rimasti fermi a vent'anni fa, gli altri hanno lavorato e sono cresciuti, noi siamo rimasti fermi. Tutto il movimento calcistico italiano deve farsi un bell'esame di coscienza, in primis chi questo movimento lo guida come il presidente Gravina, che ieri non si è dimesso, ha giustamente detto che la sede per fare le disamine è il Consiglio federale della prossima settimana e vediamo che cosa si deciderà", afferma l'ex attaccante di Juventus e Lazio. "Secondo me l'errore più grave è non aver fatto nulla per fare crescere il calcio giovanile, quella è la base di tutto. La conseguenza è che il livello della nostra Nazionale non è più quello di qualche anno fa anche se la qualità, pur non eccelsa dei nostri ragazzi, bastava e avanzava per battere la Bosnia, purtroppo è andata male", aggiunge Ravanelli che non getta la croce sul ct. "Gattuso è l'ultimo dei responsabili di questo disastro, sicuramente ha fatto degli errori anche lui, alcune sue scelte sono opinabili, ad esempio io non avrei fatto giocare un Retegui fuori forma invece di Esposito, Palestra andava fatto giocare dal 1' e non avrei tolto Kean e Barella che stavano facendo bene, però ci ha messo l'anima, ha creato un gruppo unito con il poco tempo avuto a disposizione e non me la sento di dargli particolari colpe".
(Adnkronos) - Fater promuove la digitalizzazione con l’obiettivo di ripensare l’attuale modo di lavorare, aiutando tutte le persone, indipendentemente dalla funzione aziendale, a svolgere le proprie mansioni quotidiane, sul solco di People First, la strategia di Fater che guida ogni suo ambito aziendale. La digitalizzazione è un pilastro fondamentale del percorso di trasformazione Fater 2030, un piano strategico a lungo termine, frutto di un lavoro collettivo che ha coinvolto tutta l’azienda e che ha dato l’opportunità di definire il proprio ruolo nei mercati e nelle comunità in cui opera. La digitalizzazione rappresenta un impegno profondo, strategico e culturale a lungo termine. L’ambizione di Fater è costruire un'azienda che sappia semplificare ciò che è complesso, che sia vicina alle persone che serve e che crei l’ambiente giusto per far prosperare tutti. “In Fater - spiega Domenico Di Francescantonio, chief information officer -promuoviamo la digitalizzazione non come un semplice insieme di strumenti tecnologici, ma come un percorso culturale che mette le persone al centro. Il nostro obiettivo è chiaro: rendere la vita lavorativa di tutti più semplice, più intuitiva e più smart. Ogni investimento, ogni progetto, ogni nuova applicazione esiste per liberare tempo, ridurre la complessità e permettere ai nostri colleghi di concentrarsi su ciò che davvero genera valore”. Questa ambizione ruota attorno a tre parole chiave, dei veri e propri pilastri per guidare il futuro dell’impresa: simpler - un’azienda che sia più semplice nel modo in cui lavora; closer - un’azienda che sia più vicina ai suoi stakeholder; happier -un’azienda che sia più felice per tutti i soggetti coinvolti. La priorità che l’azienda dà al piano di trasformazione digitale si riflette nel piano di investimenti senza precedenti nella storia di Fater. Negli ultimi 7 anni l’azienda ha quadruplicato la spesa in digitalizzazione e, se guardiamo allo scorso anno fiscale, gli investimenti sono raddoppiati rispetto all’anno precedente. Solo nel 2025 Fater ha destinato alla digitalizzazione 8 milioni di euro, che serviranno a realizzare progetti di semplificazione delle procedure aziendali e che si prevede generino risparmi pari a 10 milioni di euro ogni anno. Fater ha rilanciato e rafforzato il gruppo IT, con un team Data&Analytics che è passato da 2 a 11 professionisti e ha creato nuovi gruppi di lavoro come quello dedicato alla Cybersecurity. L’approccio di Fater in questa direzione mira ad aiutare le persone ad avere una vita migliore al lavoro, considerando le potenzialità dell’AI come alleate nello svolgere il proprio compito. Un approccio che va di pari passo allo sviluppo di piani di formazione che permettano a chi ha ruoli non operativi di apprendere nuove competenze e concentrare il proprio talento su aspetti più complessi e strategici. Parallelamente, sono stati creati dei team trasversali, con persone con diverse competenze, e sono state lanciate iniziative di aggiornamento dedicate, tra cui il programma AI Ambassadors, dove 35 colleghi sono stati formati per sostenere l'adozione responsabile dell'IA e guidare i colleghi nell'utilizzo dei nuovi strumenti. In generale, il 92% dei dipendenti di Fater utilizza almeno uno strumento di IA nelle sue attività quotidiane, con picchi del 98%. Il 77% dichiara un miglioramento nella qualità dei propri output. A livello individuale si registrano risparmi di tempo tra i 20 e i 35 minuti al giorno, pari a una media di 13 ore al mese. Tra gli esempi di impiego dell’IA nei processi vi sono quelli delle risorse umane che recuperano 28 minuti precedentemente dedicati all’analisi dei dati, dell’area Legal che redige i documenti con 20 minuti di anticipo e impiega 6 minuti in meno per la stesura delle e-mail in inglese e dei team di Supply Chain che riportano significative efficienze nella gestione di documenti e dati. CPT Charlie e OperA sono due esempi di quei prototipi di trasformazione digitale su cui l’azienda sta puntando. Entrambe le iniziative sono nate in tempi record grazie alla passione e al talento di un team interfunzionale guidato dal reparto di Information Technology, per dare una risposta alle tante richieste di semplificazione. CPT Charlie è un assistente virtuale basato su ChatGPT che è stato addestrato con anni e anni di documenti, dati e informazioni aziendali. Qualsiasi collega può rivolgere domande di ogni tipo relative alla propria mansione e ricevere in pochi secondi una risposta, così da non dover più consultare lunghi manuali o trovare il documento di riferimento. L’obiettivo è quello di risparmiare tempo grazie a sistemi che semplificano il nostro lavoro. Ad oggi il 98% dei dipendenti utilizza questo strumento, che ha ottenuto un rating di gradimento di 4.9 su 5. OperA è un agente AI operativo sulle linee di produzione, che supporta chi lavora negli stabilimenti con risposte contestualizzate, per migliorare la sicurezza, l’efficienza e la precisione. Di fronte ad un blocco della linea, gli operatori possono oggi interrogare un sistema operativo che consulta decine di sistemi e fonti di informazioni diverse per suggerire la migliore soluzione e continuare ad apprendere. Benché si tratti di prototipi, entrambe le soluzioni sono già molto apprezzate dentro e fuori l’azienda, ricevendo il riconoscimento Premio Innovazione Smau per due anni di seguito, 2024 e 2025, proprio rispettivamente per CPT Charlie e OperA. La digitalizzazione di Fater passa anche attraverso il modo in cui l’azienda si interfaccia con i propri consumatori. L’utilizzo delle app di brand riflette infatti una modalità più diretta e immediata di mettersi in contatto con chi utilizza i prodotti di Fater. Ad esempio, per aiutare tutti i neogenitori nelle loro ‘sfide’ quotidiane, Fater ha realizzato l’app Coccole Pampers che offre servizi di supporto ai genitori, tramite articoli, podcast con consigli di esperti e uno sportello gratuito di ascolto e sostegno psicologico. L’app Coccole Pampers ha raggiunto ad oggi oltre 500.000 utenti.
(Adnkronos) - Si terrà giovedì 26 marzo 2026 alle 17.30 al Centro Studi Americani (via Michelangelo Caetani, 32 - Roma) l’evento 'Sostenibilità e competitività: due facce della stessa medaglia', in collaborazione con Asvis. La questione energetica è entrata ancora una volta prepotentemente nell’agenda politico-istituzionale e nel dibattito pubblico nazionale e internazionale - spiega una nota - Si tratta infatti di una questione centrale che impatta in modo significativo sulla vita istituzionale, economica e sociale, tanto a livello locale quanto globale. L’autonomia energetica è un elemento determinante per la sicurezza nazionale e dell’Unione, per il nostro rafforzamento nello scacchiere geopolitico mondiale, per la competitività delle nostre imprese, per la sostenibilità per le nostre famiglie. Il dibattito vuole approfondire la questione ed individuare le linee strategiche per l’Italia e l’Unione europea. Con il coraggio di guardare avanti, oltre al 'business as usual', per tenere insieme la sostenibilità economica, ambientale, sociale e istituzionale. Dopo i saluti del direttore del Centro Studi Americani, Roberto Sgalla, interverranno Giuseppe Argirò, amministratore delegato del Gruppo Cva e vicepresidente di Elettricità Futura, Enrico Giovannini, cofondatore e direttore scientifico Asvis, Agostino Inguscio, Coordinatore Undp Italy Office e Undp Rome Centre for Climate Action and Energy Transition, Aurelio Regina, presidente Fondimpresa, delegato per l’energia - Confindustria, Giuseppe Ricci, Chief Operating Officer Industrial Transformation Eni Spa. Modera Elisa Anzaldo, vicedirettrice Tg1.