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(Adnkronos) - "En Nesyri? La situazione è abbastanza semplice, siamo andati a parlare con il ragazzo che ha espresso alcuni dubbi sulla formula, per noi in questo momento è una trattativa chiusa, non possiamo e non vogliamo acquistare a titolo definitivo”. Lo ha detto Giorgio Chiellini, Director of Football Strategy della Juventus, a Sky nel prepartita della gara di oggi, domenica 25 gennaio, con il Napoli chiudendo all'arrivo dell'attaccante del Fenerbahce. "Vediamo la prossima settimana se ci saranno altre occasioni, siamo e saremo vigili ma per noi oggi è una trattativa chiusa”, ha aggiunto Chiellini.
(Adnkronos) - “Per sostenere il sistema previdenziale, la produttività deve essere posta al centro delle politiche pubbliche. Secondo le previsioni dell’Istat, entro il 2040 avremo circa 5 milioni di persone in meno in età lavorativa. Questo significa che avremo un problema di reperimento di persone sul mercato del lavoro”. È l’analisi di Gianfranco Santoro, direttore centrale studi e ricerche dell’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), illustrata in occasione della presentazione del XXIV Rapporto annuale dell’Istituto, oggi presso la sede di Confindustria a Roma. Produttività al centro, dunque. Un obiettivo che passa dal rafforzamento dell’occupazione e dalla piena valorizzazione del capitale umano disponibile. “Nel 2024 gli occupati sono 24,2 milioni e il tasso di occupazione ha raggiunto il 63%, un massimo storico – prosegue Santoro – La crescita recente dell’occupazione è trainata soprattutto dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato. Tuttavia, persistono divari territoriali, di genere e generazionali che richiedono un’attenzione particolare, soprattutto alla luce della transizione demografica”. Un contesto che rende fondamentale intervenire sui margini di miglioramento del mercato del lavoro. “Il tasso di inattività in Italia è pari al 33,4%, a fronte di una media europea del 24,7% – approfondisce – Il tasso di occupazione, pur essendo ai massimi storici, resta inferiore di circa 18 punti percentuali rispetto alla media europea. Esiste inoltre una forte differenza tra il tasso di occupazione femminile e quello maschile. Anche l’occupazione giovanile presenta una criticità significativa, con un tasso più basso rispetto alla media europea. Lo stesso vale per i Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, la cui incidenza è più che doppia nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord”, spiega, soffermandosi poi sul divario territoriale: “Nel Nord il tasso di occupazione è intorno al 70%, paragonabile alla media europea, mentre nel Mezzogiorno permangono problemi strutturali”. Dai dati presentati all’incontro emergono però anche segnali incoraggianti. “I dati Inps mostrano che nel 2024 i lavoratori assicurati sono circa 27 milioni, un numero superiore a quello rilevato dall’Istat, poiché l’Inps considera gli assicurati con almeno una settimana contributiva – precisa Santoro – Rispetto al 2023 si registra un incremento di circa 400 mila unità; rispetto al 2019, anno pre-pandemico, l’aumento è di circa 1,5 milioni di persone, pari a quasi il 6%”. “Questo incremento – aggiunge – riguarda in misura maggiore le donne (+6,7% contro +5,2% degli uomini), le regioni del Sud (+7,4% rispetto al Centro-Nord) e i lavoratori provenienti da Paesi non comunitari (+29%). Il numero medio di settimane lavorate, che misura l’intensità del lavoro, si mantiene stabile intorno alle 43 settimane”. Un dato rilevante, quello relativo alle settimane lavorate, poiché indica che “l’intensità lavorativa, almeno sul piano statistico generale, rimane stabile”, osserva il direttore centrale studi e ricerche dell’Inps. Santoro invita infine a riflettere sul tema della sostenibilità del sistema pensionistico. “Spesso il dibattito pubblico si concentra sulla cosiddetta ‘gobba pensionistica’ – ricorda – Attualmente la spesa pensionistica è pari a circa il 15,4% del Pil e, secondo le previsioni, raggiungerà il 17% del Pil intorno al 2040, quando accederanno al pensionamento le generazioni dei baby boomers”, conclude.
(Adnkronos) - L’Italia presenta un significativo divario di copertura dei rischi. E sui nuovi rischi sociali e catastrofali, legati al cambiamento climatico, ha livelli di protezione nettamente inferiori alla media europea e Ocse. È questo il quadro che emerge dal workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', dove la Fondazione Grins - Growing Resilient, INclusive and Sustainable, con le Università di Napoli Federico II e Università Ca’ Foscari Venezia, Ania e Eief, ha presentato studi e approfondimenti sul tema. Sul fronte dei rischi sociali di lungo periodo, come la non autosufficienza, la copertura assicurativa privata è marginale ma soprattutto emerge che meno di 4 italiani su 10 conoscono strumenti assicurativi dedicati e la protezione resta affidata quasi interamente alla famiglia e alla spesa pubblica, che copre solo una parte dei costi effettivi. Per i rischi climatici e naturali, il quadro è ancora più critico, solo una quota minima delle famiglie è assicurata contro alluvioni, terremoti e frane e tra le imprese, solo il 7% risulta coperto contro le calamità naturali, ma quello che più colpisce è che oltre l’80% delle microimprese non dispone di alcuna protezione. E le microimprese sono oltre il 99% delle imprese italiane. L’Italia è uno tra i Paesi più esposti d’Europa a eventi estremi e con una popolazione in rapido invecchiamento, la sottoassicurazione è evidente, con conseguente aumento di costi economici e sociali e della dipendenza da interventi pubblici emergenziali. Nel workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', che ha riunito economisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni, Grins ha presentato nuove evidenze empiriche per comprendere perché la copertura resti così bassa e individuare possibili indicazioni di policy per rafforzare la resilienza del Paese. Al centro dei lavori, tre studi. Il punto di partenza poggia sul modello storicamente centrato sui rischi 'tradizionali' che deve essere innovato in quanto sempre meno adeguato a una società caratterizzata da invecchiamento demografico, cambiamento climatico e maggiore esposizione a shock sistemici. Il primo studio Grins analizza la disponibilità degli individui a pagare per l’assicurazione contro la non autosufficienza (Long-Term Care), utilizzando un esperimento su un campione rappresentativo della popolazione italiana. I risultati hanno scattato la seguente fotografia: la consapevolezza dei costi e dei rischi della non autosufficienza è molto limitata; fornire informazioni corrette su probabilità e costi aumenta la disponibilità a contribuire di circa il 15%, pari a circa 3 euro mensili in più; l’effetto è particolarmente forte tra i soggetti inizialmente meno informati, come donne e individui senza coperture assicurative; su scala nazionale, ne emerge un potenziale di raccolta pari a circa un terzo della spesa pubblica attuale per la long-term care, segnalando ampi margini per un ruolo complementare dell’assicurazione privata. Il secondo lavoro Grins esamina la propensione dei cittadini a sostenere finanziariamente politiche di prevenzione contro i rischi idrogeologici, sempre più frequenti. L’analisi evidenzia che oltre metà degli individui è favorevole, in linea di principio, a contribuire a un fondo pubblico per la prevenzione. La diffusione di informazioni sugli impatti umani ed economici delle catastrofi naturali aumenta di circa 9 punti percentuali la probabilità di adesione. La disponibilità a pagare cresce in media di circa 25-30 euro all’anno per individuo. Tuttavia, la percezione del rischio di 'free riding' e della mancata partecipazione altrui può ridurre il sostegno. Nel complesso, una campagna informativa strutturata potrebbe generare fino a 250-270 milioni di euro aggiuntivi l’anno per la prevenzione, mostrando come informazione e fiducia collettiva siano determinanti cruciali. Il terzo contributo Grins analizza la copertura assicurativa delle imprese italiane contro i rischi catastrofali naturali, combinando dati Ania, informazioni geografiche sui rischi fisici e dati di bilancio. I risultati indicano una copertura particolarmente bassa tra micro e piccole imprese, che sono anche le più vulnerabili; esiste un forte disallineamento tra rischio fisico effettivo e decisione di assicurarsi in quanto l’esposizione a rischi sismici o idraulici aumenta la probabilità di copertura, ma in misura molto limitata. Fattori dimensionali, settoriali e territoriali contano più del rischio oggettivo. L’analisi conferma l’esistenza di un persistente 'protection gap', che rende le imprese italiane esposte a shock potenzialmente sistemici. La legge appena entrata in vigore di obbligo catastrofale per le aziende italiane introdotta nella legge di bilancio 2024 dovrebbe aiutare a ridurre il gap. Dallo studio emerge prepotentemente l’esposizione delle piccole imprese su cui va posto un ombrello protettivo, perché costituiscono la componente largamente prevalente del tessuto imprenditoriale italiano e rappresentano l’ossatura portante di molte realtà più grandi. Nel loro insieme, i lavori presentati mostrano che la sottoassicurazione in Italia non dipende solo da vincoli di reddito o di offerta, ma anche da scarsa consapevolezza dei rischi; aspettative di intervento pubblico ex post, non considerando la potenziale crescita del debito pubblico o l’eventuale richiesta sotto forma di accise o eventuali prelievi per i casi più estremi; problemi di coordinamento e fiducia; limitata cultura assicurativa in tutta la sua interezza. Le evidenze Grins suggeriscono la necessità di rafforzare politiche di informazione e prevenzione; sviluppare schemi assicurativi pubblico-privati ma soprattutto offrono spunti per nuove azioni. “Il workshop conferma il valore della ricerca economica applicata nel supportare scelte di policy basate su evidenze. Il progetto Pnrr Grins ha contribuito al dibattito su come rafforzare la resilienza economica, sociale e finanziaria dell’Italia di fronte ai nuovi rischi offrendo evidenze e spunti di riflessione per nuove policy”, afferma Tullio Jappelli, Università di Napoli Federico II e coordinatore del gruppo di ricerca Grins dedicato alla resilienza delle famiglie. Per Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del gruppo di ricerca Grins sui temi di finanza sostenibile, "il contributo informativo e di analisi del progetto Grins favorisce la riflessione su come promuovere meccanismi innovativi di gestione dei nuovi rischi, valutando non solo incentivi mirati ma strumenti mutualistici e soprattutto sottolineando la necessità di integrare assicurazione, prevenzione e adattamento climatico in una strategia coerente e comune”.