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Iran, compagnie petrolifere in pressing su Trump: "Crisi rischia di aggravarsi"

(Adnkronos) - La crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran rischia di aggravarsi. E' questo, secondo quanto scrive il 'Wall Street Journal', l'avvertimento all'amministrazione Trump da parte dei dirigenti del settore petrolifero americano.  Il monito sarebbe ...

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Iran, Camera commercio Italo-Germanica: "Ora scelte strategiche, puntare su transizione energetica"

(Adnkronos) - Il conflitto in Medio Oriente sta impattando pesantemente sulle forniture energetiche delle imprese europee, in particolare su quelle italiane e tedesche. E per fronteggiare la crisi servono inziative strutturali, per accelerare la ...

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Energia, dalle costruzioni alla cooperazione: i temi della seconda giornata di Key 2026

(Adnkronos) - Dal ruolo della filiera delle costruzioni per la transizione energetica al futuro delle rinnovabili, fino al tema della cooperazione. Sono questi alcuni dei temi al centro della seconda giornata di Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione ...

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Iran, compagnie petrolifere in pressing su Trump: "Crisi rischia di aggravarsi"

(Adnkronos) - La crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran rischia di aggravarsi. E' questo, secondo quanto scrive il 'Wall Street Journal', l'avvertimento all'amministrazione Trump da parte dei dirigenti del settore petrolifero americano. Il monito sarebbe arrivato nel corso di una serie di incontri tenutisi mercoledì alla Casa Bianca e, in generale, nei recenti colloqui con il segretario all’Energia Chris Wright e il segretario agli Interni Doug Burgum, dove gli amministratori delegati di Exxon Mobil, Chevron, e ConocoPhillips, avrebbero avvertito che l'interruzione dei flussi energetici provenienti dallo stretto di Hormuz continuerebbe a creare volatilità nei mercati energetici globali. Trump tuttavia non ha partecipato alle riunioni di mercoledì scorso. Intanto, in quello stesso giorno, i prezzi del petrolio negli Stati Uniti sono saliti dagli 87 dollari al barile, arrivando ai 99 dollari al barile venerdì. La Casa Bianca ha attuato – o sta valutando – diverse misure che spera possano far scendere i prezzi del petrolio, tra cui un ulteriore allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, un massiccio rilascio delle riserve energetiche di emergenza e l’eventuale deroga a una legge che limita i flussi di greggio tra i porti statunitensi. I funzionari dell'amministrazione hanno anche comunicato agli amministratori delegati delle compagnie petrolifere che sperano di aumentare il flusso di petrolio tra il Venezuela e gli Stati Uniti, scrive il giornale citando un funzionario della Casa Bianca. Gli incontri sono stati definiti produttivi e nessuno dei dirigenti ha attribuito la responsabilità della crisi all’amministrazione Trump. Tuttavia, secondo il 'Wall Street Journal', molti operatori del settore petrolifero temono che le opzioni disponibili possano rivelarsi poco utili ad arginare la crisi e che l’unica soluzione sia la riapertura dello Stretto di Hormuz (attraverso cui transita un quinto dell’approvvigionamento giornaliero mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto). In caso contrario, la pressione esercitata dal protrarsi dei prezzi elevati potrebbe gravare sull’economia globale e frenare la domanda di carburante. Un alto funzionario dell'amministrazione Trump ha dichiarato che l'amministrazione è consapevole che i prezzi continueranno a salire, ma che al momento non c'è molto che possa fare. Il Pentagono ha comunicato all'amministrazione che esistono opzioni per riaprire lo stretto, e l'amministrazione vuole che ciò avvenga nel giro di poche settimane, non di mesi. E' in questo clima di incertezza che i Guardiani della Rivoluzione in Iran hanno intanto minacciato di colpire "presto" le compagnie Usa basate nella regione e sollecitato i dipendenti di tali aziende ad abbandonare "immediatamente" i siti, si legge sull'agenzia Sepah. Nei giorni scorsi l'agenzia Tasnim aveva pubblicato un elenco dei possibili bersagli di Teheran, fra cui gli uffici di Amazon, Google, Microsoft e Nvidia nei Paesi del Golfo. Per far fronte all'attuale crisi, l'Agenzia Internazionale dell'Energia (Iea) è pronta intanto a rilasciare ulteriori riserve strategiche di petrolio "se necessario", ha dichiarato il suo direttore esecutivo, Fatih Birol. "Considerando le scorte governative e industriali, sommandole, rimarranno ancora più di 1,4 miliardi di barili, il che significa che potremo fare di più in seguito, se necessario", ha affermato in una dichiarazione video. Secondo Birol, la decisione dell'Iea di rilasciare questi 400 milioni di barili ha già avuto "un effetto calmante sui mercati". "I prezzi del petrolio sono oggi significativamente più bassi rispetto a una settimana fa, ma sebbene il rilascio delle nostre scorte possa fornire un cuscinetto temporaneo, non è una soluzione sostenibile", ha concluso. Birol ha chiesto la riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente il 20% del consumo globale di petrolio: "Come ho ripetutamente affermato la scorsa settimana, la condizione essenziale per un ritorno a flussi stabili di petrolio e gas è la ripresa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz". Altri Paesi sono pronti a "sostenerci", ha aggiunto, citando India, Colombia, Singapore, Thailandia e Vietnam. La decisione presa la scorsa settimana dai 32 Paesi membri dell'Iea, volta a calmare i mercati in seguito all'impennata del prezzo del petrolio dall'inizio della guerra in Medio Oriente, rappresenta la svolta più significativa nella storia dell'istituzione. Il petrolio Brent era in calo dell'1,2% oggi, a 101,88 dollari intorno alle 15 Gmt, dopo aver raggiunto quasi i 120 dollari la settimana precedente. Ma qual è il quadro secondo gli esperti? "Il conflitto in Medio Oriente ha riacceso i timori di una recessione, di un ritorno dell’inflazione o di entrambi gli scenari, alimentati dalla possibilità di uno shock dei prezzi petroliferi. Tuttavia, riteniamo opportuno evitare valutazioni eccessivamente pessimistiche sulla crescita o sull’inflazione", quanto sottolinea la Chart of the Week a cura dell’economic team di Payden & Rygel, che analizza l’andamento del consumo di petrolio negli Stati Uniti in relazione alla produzione economica reale. "Da un lato, infatti, negli ultimi decenni il pass-through degli aumenti del prezzo del petrolio all’inflazione core è stato relativamente contenuto; dall’altro, sebbene prezzi dell’energia più elevati incidano sul reddito disponibile delle famiglie, sarebbe necessario un periodo prolungato per erodere in modo significativo la crescita dei redditi (ad esempio per più di un trimestre). Inoltre, la dipendenza dal petrolio dell’economia statunitense è diminuita del 66% dal 1965, grazie alla diversificazione delle fonti energetiche e al progressivo passaggio da un’economia manifatturiera a una più orientata ai servizi", prosegue l'analisi. Secondo gli esperti "infine, gli Stati Uniti sono recentemente passati da importatori netti a esportatori netti di petrolio, rafforzando ulteriormente la resilienza dell’economia rispetto agli choc dei prezzi energetici. In questo contesto, la trasmissione degli choc petroliferi a crescita economica e inflazione appare oggi più contenuta rispetto al passato, almeno nel caso degli Stati Uniti".

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Iran, Camera commercio Italo-Germanica: "Ora scelte strategiche, puntare su transizione energetica"

(Adnkronos) - Il conflitto in Medio Oriente sta impattando pesantemente sulle forniture energetiche delle imprese europee, in particolare su quelle italiane e tedesche. E per fronteggiare la crisi servono inziative strutturali, per accelerare la transizione energetica. E' la posizione della Camera di commercio Italo-Germanica (Ahk Italien), come spiega in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia Luca Conti, presidente steering comittee energia della Camera e ceo di EON Italia. Come sta impattando la guerra in Medio Oriente sul fronte energetico e i rapporti industriali italo-tedeschi? Dobbiamo preoccuparti più dell'aumento del costo dell'energia o del blocco dello Stretto di Hormuz? "Il conflitto in Iran sta avendo effetti pesanti sui costi e sulle forniture energetiche.Prima della guerra il petrolio costava circa 70 dollari al barile, ora siamo a oltre 100. Il gas in Europa è aumentato del 50% in due giorni. La situazione è preoccupante e danneggia la nostra competitività industriale, anche perché l’industria europea, e soprattutto Italia e Germania, hanno già affrontato lo shock dell’invasione dell’Ucraina, diversificando le forniture con tutte le difficoltà del caso. Ma questo contesto fornisce anche la possibilità di rivedere scelte strategiche, agendo sul lungo termine con misure strutturali e non solo interventi a breve termine". In che senso? Cosa servirebbe sul lungo termine? "In questi momenti vediamo quanto rischiosa sia la dipendenza da gas e petrolio, che non è solo industriale ma anche, più profondamente, geopolitica. In questa prospettiva, investire nella transizione energetica non vuol dire solo ridurre il nostro impatto ambientale, ma anche rendere più resilienti i nostri sistemi produttivi, e più economiche le nostre produzioni, con evidenti effetti sulla competitività di cui tanto parliamo in Europa. Ridurre la dipendenza da fornitori critici non è solo una scelta ambientale, ma una strategia economica e di sicurezza. Da tempo come AHK Italien presentiamo la transizione come leva di competitività, e non freno ad essa: ed è proprio nei momenti di crisi che questo si dimostra chiaramente". Cosa ci dicono i dati? "Nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica nazionale, su un fabbisogno totale di 311,3 TWh. La produzione fotovoltaica ha raggiunto il record storico di 44,3 TWh, con un +25,1% rispetto al 2024, superando per la prima volta l'idroelettrico come prima fonte rinnovabile in Italia. Solare ed eolico insieme hanno prodotto il 21,1% del fabbisogno nazionale, cioè oltre un quinto. Per giunta, nel 2025 sono stati installati 7.191 MW di nuova capacità rinnovabile, trainati dal fotovoltaico con 6.437 MW, con una media di circa 600 MW al mese. A fine 2025 l'Italia conta quasi 18.000 MWh di capacità di accumulo installata, con una crescita del 46,6% rispetto all'anno precedente. Esistono quindi segnali importanti, che ci dimostrano come le rinnovabili siano un asset centrale anche per l’industria: ma sulle rinnovabili scontiamo anche un grande import di tecnologia su cui bisogna lavorare per evitare nuove dipendenze, perché la transizione va fatta anche industrialmente". In questo contesto, cosa devono fare il governo italiano e tedesco e anche l'Ue? "Dal nostro punto di vista, sul piano nazionale più che misure straordinarie o sconti temporanei sulle bollette, ossia la medicina per abbassare la febbre, andrebbero elaborate misure di ampio respiro che permettano la riduzione e decarbonizzazione dei consumi, diminuendo in maniera strutturale i costi energetici per famiglie e imprese, ossia la cura strutturale del problema. Negli ultimi mesi, con l’iperammortamento, è stato fatto un passo importante, che però va reso subito operativo. Come Camera di Commercio Italo-Germanica, inoltre, da tempo sottolineiamo la necessità di 'Energy Release 2.0', che estenderebbe anche alle aziende non energivore la regola per cui lo Stato fornisce energia a prezzo scontato dietro la costruzione di nuovi impianti rinnovabili. Capiamo ad esempio l’attenzione al gas data nel DL bollette, ma non possiamo non rilevare che ciò rischia di scoraggiare una serie di investimenti sulle rinnovabili di cui abbiamo bisogno. Anche perché sempre più nostre imprese legano la loro programmazione agli obiettivi ambientali e a Transizione 5.0. In generale, dunque, serve accelerare un cambio di paradigma: più facilità nell’accesso agli incentivi (e nella stabilità degli stessi, perché i costi iniziali sono un tema dirimente quando si parla di rinnovabili), coordinare il DL bollette e la legge di bilancio 2026 (ad esempio nelle parti riferite all’efficienza energetica e ai sistemi di accumulo), mettere a terra programmi mirati di formazione e upskilling per i lavoratori. Sul piano europeo, serve rafforzare la cooperazione industriale tra Italia e Germania, dove esistono già filiere integrate e catene del valore consolidate soprattutto in ambito manifatturiero, quindi nei settori più energivori. Questo è il momento per accelerare su risposte europee comuni, politiche industriali concordate e un mercato unico dell’energia. Non si può agire solo nei momenti di crisi, ma anzi bisogna intervenire strutturalmente perché, nelle crisi, si abbiano già gli strumenti per affrontarle: in questa prospettiva, la transizione energetica è una leva di competitività e resilienza dei sistemi produttivi europei. (di Fabio Paluccio)

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Energia, dalle costruzioni alla cooperazione: i temi della seconda giornata di Key 2026

(Adnkronos) - Dal ruolo della filiera delle costruzioni per la transizione energetica al futuro delle rinnovabili, fino al tema della cooperazione. Sono questi alcuni dei temi al centro della seconda giornata di Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, fino a venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini. Il ruolo della filiera delle costruzioni è stato approfondito con la presentazione del 'Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni' realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. L’ambiente costruito è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici finali in Europa e di oltre il 35% delle emissioni di CO2. In Italia, l’impatto della filiera può arrivare fino al 40% delle emissioni complessive nazionali. In questo scenario, la transizione energetica del settore edilizio si pone non solo come una sfida ambientale, ma come una scelta strategica per la competitività industriale, la sicurezza energetica e la resilienza economica del Paese. La realizzazione degli impianti e le condizioni di finanziabilità dei progetti rappresentano due elementi strategici per lo sviluppo delle rinnovabili. Di questo si è discusso nell’evento 'Epc e Finanza: la nuova fase delle rinnovabili', a cura di Elemens e Key, che ha riunito istituzioni, industria e sistema bancario per analizzare il nuovo scenario del settore energetico. Il convegno si è aperto con un keynote speech di Elemens sul contesto in cui operano Res e Bess nel mercato italiano - che nel 2025 ha registrato progetti autorizzati di rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico, pari a 9,5 GW e 1,5 GW - oltre a esplorare evoluzioni regolatorie, sfide di costruzione e vincoli di financing. Mission Innovation, 3Den e Epic sono fra le iniziative più importanti di cooperazione internazionale a sostegno della decarbonizzazione e della transizione energetica del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nonché strumenti essenziali per integrare le rinnovabili e promuovere soluzioni scalabili in sinergia con il Piano Mattei. Se ne è parlato a Key nei tre panel dell’evento 'Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del Mase per la Transizione Energetica' curato dal Mase assieme a Undp (United Nations Development Programme) e Unep (Un Environment Programme).

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