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(Adnkronos) - Un dipendente del consiglio comunale di New York è stato arrestato dall'Ice dopo che si era recato ad un appuntamento per il suo permesso di soggiorno in un tribunale di Long Island. Lo ha denunciato la presidente del consiglio comunale, Julie Menin, spiegando che l'uomo di origine venezuelana, lavora come data analyst con un permesso di lavoro fino al prossimo ottobre e non aveva precedenti penali. Immediata la reazione di Zohran Mamdani che si è detto "indignato" per l'arresto del dipendente della città di New York. "E' un'aggressione alla nostra democrazia, alla nostra città e ai nostri valori - ha scritto su X il sindaco di New York - chiedo il suo immediato rilascio e continueremo a monitorare la situazione". La portavoce del dipartimento di Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, ha identificato l'uomo arrestato accusandolo di essere "uno straniero criminale arrivato dal Venezuela", sostenendo che sarebbe entrato negli Usa con un visto turistico nel 2017 e poi sarebbe rimasto nel Paese.
(Adnkronos) - "Federmanager esprime profondo cordoglio e sincera vicinanza alla famiglia di Claudio Salamida, lavoratore dell’Ilva deceduto durante lo svolgimento delle proprie attività. Il decesso di un lavoratore sul luogo di lavoro rappresenta sempre un evento drammatico e inaccettabile e richiama con forza l’attenzione sulla centralità della tutela della salute e della sicurezza nei contesti produttivi, argomento prioritario nell’agenda della nostra organizzazione. Restiamo in attesa che vengano pienamente accertati i fatti e le cause dell’accaduto da parte delle autorità competenti per accertarne le responsabilità. Dobbiamo prendere atto che, nonostante i significativi sforzi compiuti negli anni per rafforzare i presìdi di prevenzione e sicurezza, è necessario fare di più". Così, con Adnkronos/Labitalia, Valter Quercioli, presidente di Federmanager, dopo la morte sul lavoro di un operaio 46enne avvenuta questa mattina nello stabilimento ex Ilva, oggi Acciaierie d'Italia, di Taranto. "La diffusione di una solida cultura della sicurezza resta un elemento chiave e non rinviabile soprattutto in contesti operativi complessi come quello di cui stiamo parlando, da tempo sottoposti a condizioni di stress esogene che incidono sull’equilibrio complessivo dei sistemi di tutela", ha dichiarato.
(Adnkronos) - Sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. Così l’emergenza climatica impatta sulla salute mentale e sul benessere psicologico, in particolare dei giovani italiani. È quanto emerge dall'indagine sull’ecoansia, condotta su un ampio campione di giovani italiani tra i 18 e i 35 anni, realizzata dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (Iep) per conto di Greenpeace Italia e ReCommon, con la collaborazione di Unione degli universitari (Udu) e Rete degli studenti (RdS), e pubblicata sul Journal of Health and Environmental Research. I dati sono stati raccolti tra giugno e novembre 2024 con un questionario diffuso dalle associazioni studentesche in scuole e università italiane e online, compilato da 3.607 persone. Dalle risposte emerge che il 41% dei giovani intervistati associa il tema del cambiamento climatico a sentimenti di ansia per il futuro, il 19% a una sensazione di rabbia e frustrazione, il 16% ad impotenza e rassegnazione. Solo l’1% ha risposto affermando di sentirsi responsabile o di avere dei doveri nei confronti del Pianeta. Infine, per il 44% l’ansia generata dal cambiamento climatico ha un effetto negativo sul benessere psicologico nella vita di tutti i giorni. "Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale ma è diventato a tutti gli effetti una crisi emotiva e valoriale che interessa profondamente i giovani italiani, incidendo sul modo in cui immaginano il futuro, sulle decisioni quotidiane e persino sulle relazioni sociali - spiega Rita Erica Fioravanzo, presidente dello Iep - Per tutelare i giovani, dobbiamo riconoscere la gravità del loro disagio e affrontarlo insieme alle cause strutturali del cambiamento climatico". L'analisi evidenzia forti collegamenti tra l’ecoansia e un maggiore disagio psicologico generale, evidente non solo tra i giovani che sono stati colpiti direttamente da eventi climatici estremi, come alluvioni e ondate di calore, ma anche tra coloro che possiedono semplicemente una consapevolezza della minaccia climatica. Particolarmente colpiti risultano i giovani che vivono al Sud e nelle Isole, i quali presentano in media sia più preoccupazione per gli effetti della crisi climatica, sia in alcuni casi sintomi psicologici più intensi, come ad esempio insoddisfazione, ruminazione e ansia. Dall’analisi emerge che l'impatto del cambiamento climatico sul disagio psicologico è prevalentemente indiretto ed è mediato da tre fattori psicologici: l'ecoansia, il pessimismo nei confronti del futuro e, soprattutto, la mancanza di scopo nella vita. L’analisi delle risposte conferma la presenza diffusa di forte sfiducia, rabbia e frustrazione, sentimenti che sembrano prevalere nettamente sulla percezione della propria capacità individuale di poter contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici. "L’emergenza climatica incide drasticamente sulla nostra vita, con impatti ambientali già molto visibili. Questa indagine mostra che è anche una questione di salute mentale, che non possiamo continuare a ignorare - dichiara Simona Abbate della campagna Clima di Greenpeace Italia - Chiediamo al governo di riaccendere la speranza nel futuro agendo contro le cause della crisi climatica e facendo pagare ai suoi principali responsabili, le aziende del gas e del petrolio, i danni che stanno causando con le loro emissioni, oltre a garantire un supporto concreto alla salute delle persone, inclusa quella mentale, minacciata dagli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici".