ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - La Juve torna al successo in Serie A e oggi, lunedì 12 gennaio, batte 5-0 la Cremonese allo Stadium. Partita dominata fin dall'inizio dalla squadra di Spalletti, che al quarto d'ora è già avanti 2-0 grazie alle reti di Bremer e David. Poi Yildiz fa tris dopo essersi fatto parare un rigore da Audero, sulla ribattuta, mentre il poker arriva nella ripresa con un'autorete di Terracciano. Il sigillo finale è di McKennie, per la cinquina degli uomini di Spalletti. Con questa vittoria, i bianconeri agganciano al terzo posto la Roma e il Napoli (che però ha una partita da recuperare) a 39 punti. La Cremonese resta 13esima a 22 punti. La Juve tornerà in campo sabato 17 gennaio in trasferta contro il Cagliari, alle 20:45. La Cremonese giocherà lunedì 19 allo Zini contro il Verona, alle 18:30.
(Adnkronos) - ""E' il momento più pesante degli ultimi anni, al di là delle cifre e dei numeri. Ancora più della manifestazione due anni fa. C'è grande attenzione e preoccupazione da parte nostra. Gli imprenditori italiani che noi rappresentiamo hanno chiaramente ridotto l'attività, ma non l'attenzione, e stanno guardando con preoccupazione al Paese. Quindi in questo momento di fatto siamo fermi, non c'è nulla da fare". C'è rassegnazione e preoccupazione nella parole di Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia – Iran & Paesi E.c.o. (Ccii), raggiunto telefonicamente da Adnkronos/Labitalia, su quanto sta avvenendo in Iran. Secondo Zampini "in questo momento è difficile dire qualcosa di più. Stiamo guardando, ripeto con molta attenzione e preoccupazione alla situazione, al popolo iraniano. Io devo notare che questa manifestazione sembra avere caratteristiche decisamente più ampie delle precedenti. E' significativo il fatto di una compatta reazione contro il governo. Io ho provato a contattare, sia telefonicamente che via Whatsapp, alcune persone in Iran, amici, anche ieri sera, e non ho avuto risposta. Quindi ho anche una certa preoccupazione sulle persone che conosco", sottolinea Zampini. "Nell'attività della Camera di Commercio -spiega Zampini- i rapporti che si creano non sono mai rapporti politici, ci sono rapporti fra uomini e donne che rappresentano e che lavorano nelle aziende. Mi riproponevo stamattina di vedere se riuscivamo a contattare queste persone ma ancora niente", aggiunge sottolineando che "la situazione del Paese è insostenibile, con il carovita che si è confermato molto alto, e questo ha portato questa volta a un movimento più compatto e più allargato. Mi auguro che una soluzione si possa trovare". Il presidente della Camera, che ha sede a Roma, ricorda che "nell'ultimo periodo l'Iran è molto interessato ai macchinari italiani, alla parte meccanica, sono queste le caratteristiche principali delle nostre esportazioni". "Sono però settori sono 'attenzionati', il sistema bancario fa attenzione, mentre quelli sanzionati sono l'oil e gas. Quindi l'interesse iraniano si è allargato invece su settori non sanzionati, come il farmaceutico, come l'agroalimentare, questo dà entrambe le posizioni. E una delle delegazioni che è stata recentemente in Iran proviene proprio da un'area del Corazan, che è a nord-est di Teheran, molto ricca nel campo agroalimentare, e anche dei minerali come l'oro", sottolinea. La situazione del Paese però negli ultimi mesi ha messo in difficoltà i rapporti commerciali, spiega Zampini. "Noi abbiamo ricevuto due delegazioni iraniane -sottolinea- da giugno-luglio a oggi. La situazione del Paese influenza la possibilità di movimento delle persone, dal punto di vista dei visti. L'Italia, nonostante sia il Paese che sta dando più visti per i viaggi, ha ridotto di molto queste concessioni", sottolinea. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. Così l’emergenza climatica impatta sulla salute mentale e sul benessere psicologico, in particolare dei giovani italiani. È quanto emerge dall'indagine sull’ecoansia, condotta su un ampio campione di giovani italiani tra i 18 e i 35 anni, realizzata dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (Iep) per conto di Greenpeace Italia e ReCommon, con la collaborazione di Unione degli universitari (Udu) e Rete degli studenti (RdS), e pubblicata sul Journal of Health and Environmental Research. I dati sono stati raccolti tra giugno e novembre 2024 con un questionario diffuso dalle associazioni studentesche in scuole e università italiane e online, compilato da 3.607 persone. Dalle risposte emerge che il 41% dei giovani intervistati associa il tema del cambiamento climatico a sentimenti di ansia per il futuro, il 19% a una sensazione di rabbia e frustrazione, il 16% ad impotenza e rassegnazione. Solo l’1% ha risposto affermando di sentirsi responsabile o di avere dei doveri nei confronti del Pianeta. Infine, per il 44% l’ansia generata dal cambiamento climatico ha un effetto negativo sul benessere psicologico nella vita di tutti i giorni. "Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale ma è diventato a tutti gli effetti una crisi emotiva e valoriale che interessa profondamente i giovani italiani, incidendo sul modo in cui immaginano il futuro, sulle decisioni quotidiane e persino sulle relazioni sociali - spiega Rita Erica Fioravanzo, presidente dello Iep - Per tutelare i giovani, dobbiamo riconoscere la gravità del loro disagio e affrontarlo insieme alle cause strutturali del cambiamento climatico". L'analisi evidenzia forti collegamenti tra l’ecoansia e un maggiore disagio psicologico generale, evidente non solo tra i giovani che sono stati colpiti direttamente da eventi climatici estremi, come alluvioni e ondate di calore, ma anche tra coloro che possiedono semplicemente una consapevolezza della minaccia climatica. Particolarmente colpiti risultano i giovani che vivono al Sud e nelle Isole, i quali presentano in media sia più preoccupazione per gli effetti della crisi climatica, sia in alcuni casi sintomi psicologici più intensi, come ad esempio insoddisfazione, ruminazione e ansia. Dall’analisi emerge che l'impatto del cambiamento climatico sul disagio psicologico è prevalentemente indiretto ed è mediato da tre fattori psicologici: l'ecoansia, il pessimismo nei confronti del futuro e, soprattutto, la mancanza di scopo nella vita. L’analisi delle risposte conferma la presenza diffusa di forte sfiducia, rabbia e frustrazione, sentimenti che sembrano prevalere nettamente sulla percezione della propria capacità individuale di poter contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici. "L’emergenza climatica incide drasticamente sulla nostra vita, con impatti ambientali già molto visibili. Questa indagine mostra che è anche una questione di salute mentale, che non possiamo continuare a ignorare - dichiara Simona Abbate della campagna Clima di Greenpeace Italia - Chiediamo al governo di riaccendere la speranza nel futuro agendo contro le cause della crisi climatica e facendo pagare ai suoi principali responsabili, le aziende del gas e del petrolio, i danni che stanno causando con le loro emissioni, oltre a garantire un supporto concreto alla salute delle persone, inclusa quella mentale, minacciata dagli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici".