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'Ma quale software spia'. L'esperto smonta l'allarme sul ministero della Giustizia

(Adnkronos) - Non un 'Watergate digitale', ma l'ennesimo cortocircuito tra tecnologia, politica e percezione pubblica. È questa la conclusione a cui arriva il docente ed esperto di cybersicurezza Matteo Flora, che nell'ultima puntata del suo video-podcast Ciao ...

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Milano-Cortina: Uber, previsti milioni di corse con +90% a Milano durante la settimana apertura

(Adnkronos) - A due settimane dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 6 febbraio, Uber - sponsor ufficiale del ride-hailing dei Giochi - ha presentato oggi il proprio piano per affrontare l’aumento degli spostamenti ...

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Tech, esperto Temporelli: “sistemi per trattamento acqua possono risolvere problemi inquinamento”

(Adnkronos) - “I sistemi di trattamento dell'acqua possono risolvere tutti i problemi legati all'eventuale inquinamento. I sistemi di trattamento al punto d'uso, cioè quelli installati al rubinetto, vengono utilizzati principalmente per ...

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'Ma quale software spia'. L'esperto smonta l'allarme sul ministero della Giustizia

(Adnkronos) - Non un 'Watergate digitale', ma l'ennesimo cortocircuito tra tecnologia, politica e percezione pubblica. È questa la conclusione a cui arriva il docente ed esperto di cybersicurezza Matteo Flora, che nell'ultima puntata del suo video-podcast Ciao Internet analizza e smonta la polemica sul presunto 'software spia', installato nei computer del ministero della Giustizia. Secondo la narrazione emersa dopo un'inchiesta di Report, il ministero disporrebbe di uno strumento capace di accedere ai computer dei magistrati senza lasciare traccia. Una ricostruzione che, secondo Flora, non regge a una verifica tecnica. Il sistema al centro delle polemiche è Microsoft Endpoint Configuration Manager (MECM), in precedenza noto come SCCM. Non un malware né un trojan, ma una piattaforma di gestione centralizzata degli endpoint, utilizzata da governi e grandi organizzazioni in tutto il mondo per aggiornamenti di sicurezza, distribuzione software, inventario e assistenza tecnica da remoto. "Gestire decine di migliaia di computer senza strumenti di questo tipo è tecnicamente impossibile e pericoloso", spiega Flora. Nel caso della giustizia italiana si parla di circa 40.000 postazioni. Uno dei punti più contestati è l’idea che il sistema non lasci evidenze delle operazioni svolte. Al contrario, sottolinea Flora, MECM funziona su audit trail e log dettagliati, che registrano ogni intervento, soprattutto quelli che richiedono privilegi elevati. Cancellare sistematicamente queste tracce sarebbe, paradossalmente, molto più complesso che lasciarle. Altro equivoco centrale: l’idea che “qualsiasi tecnico” possa spiare un magistrato. In realtà, spiega Flora, l’accesso è regolato dal principio del minimo privilegio, con ruoli separati, autorizzazioni limitate e controlli incrociati. I profili con poteri più estesi sono pochissimi e monitorati da strutture di sicurezza dedicate, come i Security Operations Center. Il problema, semmai, non sarebbe la tecnologia, ma l’eventuale cattiva definizione dei processi e dei controlli umani. «Se c’è un abuso, è un fallimento organizzativo, non una colpa del software», osserva. C’è poi un elemento temporale che indebolisce la lettura politica del caso: il sistema è stato adottato nel 2019, durante il governo Conte I, quando il ministero di Giustizia era guidato dal 5 Stelle Alfonso Bonafede. Un dato che, secondo Flora, rende poco credibile l’idea di un piano recente per il controllo della magistratura. Il punto più delicato non è tecnico, ma culturale. Flora richiama concetti come il “chilling effect” e l’“agenda setting”: anche un’accusa tecnicamente infondata può produrre un clima di intimidazione e sfiducia, incidendo sul comportamento delle istituzioni e sulla percezione della separazione dei poteri. Il paradosso è che uno strumento pensato per rafforzare la sicurezza finisce per diventare, nel dibattito pubblico, un simbolo di controllo e abuso. Con un risultato opposto a quello desiderato: più sospetto, meno resilienza. Nel quadro più ampio, avverte Flora, demonizzare strumenti standard di gestione IT significa indebolire la sovranità digitale dello Stato. Rinunciare a infrastrutture di sicurezza per paura della loro rappresentazione mediatica renderebbe la Pubblica Amministrazione più vulnerabile ad attacchi esterni e a interferenze ostili. La conclusione è netta: "Il vero bug non è nel codice, ma nel modo in cui raccontiamo e comprendiamo la tecnologia". E senza un salto di qualità nell’alfabetizzazione digitale di politica e media, il rischio è restare intrappolati in un ciclo continuo di allarmi e smentite, mentre le minacce reali restano sullo sfondo.

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Milano-Cortina: Uber, previsti milioni di corse con +90% a Milano durante la settimana apertura

(Adnkronos) - A due settimane dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 6 febbraio, Uber - sponsor ufficiale del ride-hailing dei Giochi - ha presentato oggi il proprio piano per affrontare l’aumento degli spostamenti previsto durante l’evento. Milano Cortina 2026 rappresenta una sfida senza precedenti per la mobilità del Paese: con un’estensione geografica di oltre 22.000 kmq, è l’edizione dei Giochi Invernali più ampia mai organizzata. Per questo Uber sta mettendo in campo il più vasto dispiegamento operativo possibile, con l’obiettivo di supportare visitatori e residenti negli spostamenti tra aeroporti, stazioni, centri urbani e sedi di gara, in coordinamento con il trasporto pubblico disponibile sul territorio. Con oltre 1,5 milioni di visitatori attesi tra le diverse località dei Giochi, Uber si prepara a gestire milioni di richieste di corsa nel corso del periodo Olimpico e Paralimpico, con i picchi più significativi previsti in corrispondenza dei principali punti di arrivo e partenza e nelle fasce orarie di maggiore affluenza legate alle competizioni. Secondo le previsioni di Uber, la domanda a Milano aumenterà di oltre il 90% durante la settimana della Cerimonia di Apertura. In alcune fasce orarie, in prossimità dei principali hub e delle sedi di gara le richieste potrebbero raggiungere livelli fino a 40 volte superiori alla domanda ordinaria. Anche a fronte di una mobilitazione record di 5.000 autisti attivi nelle principali località dei Giochi, nei momenti di maggiore concentrazione la domanda potrebbe superare i livelli medi di offerta di circa il 60%. Per far fronte all’eccezionalità dell’evento, nelle settimane che precedono la Cerimonia di Apertura Uber sta rafforzando la propria presenza nei principali punti di arrivo, inclusi gli aeroporti di Malpensa, Linate e Bergamo e i grandi hub ferroviari come Milano Centrale. Una particolare attenzione è dedicata al supporto durante il cosiddetto “ultimo miglio”, facilitando gli spostamenti tra terminal, stazioni, strutture ricettive e sedi di gara, in integrazione con il trasporto pubblico locale. Durante i Giochi, Uber opererà per garantire spostamenti il più possibile sicuri e fluidi attraverso: maggiore disponibilità nelle aree a più alta affluenza, con un presidio rafforzato presso aeroporti, stazioni principali e zone ad alto traffico pedonale; punti di partenza e arrivo più chiari, grazie a zone Uber dedicate nei principali hub e in prossimità delle sedi olimpiche, accompagnate da indicazioni semplici e immediate direttamente sull’app; aggiornamenti in tempo reale sui percorsi, con sistemi di mappatura dinamica e indicazioni stradali pensate per supportare gli autisti nella gestione di chiusure, ztl e misure di regolazione del traffico in costante evoluzione; misure di sicurezza rafforzate, attraverso l’attivazione del protocollo di sicurezza globale di Uber, con supporto attivo 24/7, coordinamento di emergenza, promemoria proattivi sull’app e campagne realizzate in collaborazione con le forze dell’ordine italiane. Durante i principali momenti di arrivo e nelle fasce orarie di maggiore affluenza, l’eccezionale concentrazione di richieste potrà incidere sui tempi di attesa e sui prezzi. Uber sta rispondendo a questa pressione senza precedenti mobilitando la più ampia rete di autisti mai attivata in Italia e utilizzando strumenti dinamici e incentivi mirati per aumentare la disponibilità quando e dove la domanda è più elevata, insieme a promozioni selettive per contribuire a mantenere l’accessibilità del servizio. Milano Cortina 2026 rappresenta un banco di prova concreto per il rafforzamento dell’ecosistema di mobilità locale nel Nord Italia, mostrando come un sistema più flessibile e tecnologicamente integrato possa contribuire a migliorare l’accessibilità urbana anche nel lungo periodo. Davide Archetti, general manager di Uber Italia, ha dichiarato: "Gli italiani sanno come creare esperienze di alto livello che restano impresse nel tempo. Milano Cortina 2026 ci offre il privilegio di contribuire a questa tradizione. Affrontiamo questa partnership con orgoglio e rispetto: imparando dagli operatori di trasporto italiani, lavorando insieme ai servizi taxi e agli ncc, e mettendo la nostra tecnologia al servizio delle esigenze del Paese. I 5.000 autisti italiani che si preparano per i Giochi non sono solo partner di Uber: sono ambasciatori dell'ospitalità italiana." Per Nevio Devidé, chief revenue officer di Fondazione Milano Cortina 2026: “I Giochi sono finalmente realtà e l’energia dell'evento attraversa tutta l'Italia. Stiamo accogliendo milioni di persone e i numeri sono in continuo aumento. La partnership con Uber è stata la chiave per perfezionare i nostri servizi: il loro straordinario supporto ci permette di offrire un'esperienza di accoglienza totale e all'avanguardia”.

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Tech, esperto Temporelli: “sistemi per trattamento acqua possono risolvere problemi inquinamento”

(Adnkronos) - “I sistemi di trattamento dell'acqua possono risolvere tutti i problemi legati all'eventuale inquinamento. I sistemi di trattamento al punto d'uso, cioè quelli installati al rubinetto, vengono utilizzati principalmente per migliorare le caratteristiche organolettiche dell'acqua. Tuttavia, grazie all'adozione di particolari elementi filtranti, come i carboni attivi, membrane o microfiltri, possono anche rimuovere eventuali sostanze indesiderabili. L'importante, in questi casi, è la manutenzione periodica che deve essere effettuata e affidarsi per l'acquisto e la manutenzione ad aziende qualificate e a personale adeguatamente formato”. Sono le parole di Giorgio Temporelli, esperto in normativa e tecnologie per il trattamento delle acque, al talk organizzato oggi a Milano da Culligan, ‘L’acqua del futuro è smart’. “Va sfatato il mito che l'acqua calcarea, cioè l'acqua dura, faccia venire i calcoli renali, che è il pensiero più diffuso. I calcoli renali sono formati essenzialmente da ossalato di calcio, che è prodotto dal metabolismo della persona, piuttosto che ingerito attraverso cibi e vegetali, mentre il calcare presente nell'acqua è carbonato di calcio e non c'entra nulla. Calcio e magnesio fanno bene alla salute umana - spiega l’esperto Temporelli - Diverso è , invece, l’impatto del calcare sulla tecnologia. Sappiamo, infatti, che gli impianti soffrono per la presenza di calcare. Questa problematica l può essere ridotta con l’adozione di opportune tecnologie, come gli addolcitori”. “I Pfas sono considerati inquinanti eterni e da almeno dieci anni se ne parla in modo approfondito. Sono sostanze molto pericolose poiché estremamente persistenti nell'ambiente, grazie alla loro composizione, il legame fluoro-carbonio, che le rende praticamente indistruttibili. Essi permangono nell'ambiente e sono presenti ovunque, anche nelle fonti di alimentazione come cibi e acqua - illustra - Un dato che desta particolare preoccupazione. La nuova normativa li attenziona infatti con tre parametri. I Pfas si possono rimuovere efficientemente - e questo è stato visto dai gestori di acquedotto - con i carboni attivi o, per quelli con la catena ultra corta, con tecnologie più spinte, come l'osmosi inversa”. “Similmente ai Pfas, anche le microplastiche sono considerate inquinanti eterni e si accumulano nell'ambiente - sottolinea Temporelli - La loro presenza nell'acqua è accertata e ci sono molti studi che attestano che l'ingestione di microparticelle di plastica si aggira nell'ordine delle decine di migliaia all'anno. Per rimuoverle dall’acqua servono sistemi di microfiltrazione o ultrafiltrazione, dato che si tratta di particelle solide con dimensioni micrometriche”, conclude.

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