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Virus Nipah in India, è allarme: come si trasmette e cura

(Adnkronos) - E' allarme in Asia per il virus Nipah del quale sono stati segnalati alcuni casi in India. Il Nipah, che si trasmette dagli animali agli esseri umani, non ha vaccino e un tasso di mortalità che varia dal 40 al 75% secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità. Ma quanto ...

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C&P: "Tfs e tfr verso Consulta, non solo ritardi, pesano gli errori di calcolo"

(Adnkronos) - Il 2026 si apre con un nuovo passaggio decisivo sul fronte previdenziale del pubblico impiego. Il prossimo 10 febbraio, la Corte Costituzionale tornerà a pronunciarsi sulla legittimità dei ritardi nell’erogazione del tfs e del tfr ai dipendenti dello ...

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Terre rare e materiali critici: per De Santoli l’autonomia passa dal riciclo. “Italia hub strategico”

(Adnkronos) - Riciclare per raggiungere l’autonomia nell’approvvigionamento di terre rare e materiali critici. Livio De Santoli, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma spiega all’Adnkronos la chiave (oltre all’urgenza) per ...

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Virus Nipah in India, è allarme: come si trasmette e cura

(Adnkronos) - E' allarme in Asia per il virus Nipah del quale sono stati segnalati alcuni casi in India. Il Nipah, che si trasmette dagli animali agli esseri umani, non ha vaccino e un tasso di mortalità che varia dal 40 al 75% secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità. Ma quanto dobbiamo preoccuparci in Italia? Le autorità indiane - riporta oggi l'Afp - hanno dichiarato di aver garantito il "contenimento tempestivo" del virus dopo la conferma di due casi nello stato del Bengala occidentale. "Sono state condotte operazioni di sorveglianza rafforzata, test di laboratorio e indagini sul campo... che hanno garantito un tempestivo contenimento dei casi", ha dichiarato il ministero della salute indiano in un comunicato diffuso ieri sera. "La situazione è sotto costante monitoraggio e tutte le necessarie misure di sanità pubblica sono state adottate", ha aggiunto, affermando che sono stati rintracciati 196 contatti collegati ai casi e tutti negativi. L'allarme - riporta oggi il britannico The Standard - ha spinto la Thailandia e il Nepal a disporre controlli aggiuntivi: in particolare per tre aeroporti thailandesi sui passeggeri provenienti dal Bengala occidentale e per il Nepal all'aeroporto di Kathmandu e in corrispondenza dei punti di confine terrestri. Il virus Nipah -riporta 'The Standard' - può essere trasmesso da animali come maiali e pipistrelli frugivori agli esseri umani. Può anche trasmettersi tramite alimenti infetti o anche da persona a persona. In persone infette, causa una serie di malattie, da infezioni asintomatiche a malattie respiratorie acute e encefalite fatale. Il periodo di incubazione varia da quattro a 14 giorni. Il virus è stato inserito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità tra le dieci malattie che considera prioritarie, insieme a patogeni come COVID-19 e Zika, per la sua capacità potenziale di innescare un'epidemia. Il Nipah è stato identificato per la prima volta nel 1998 per una serie di casi tra suinicoltori in Malaysia, riferisce l'Afp. In India il primo focolaio è stato individuato nel Bengala occidentale nel 2001. Nel 2018, almeno 17 persone sono morte per il Nipah nel Kerala, e nel 2023 altre due persone hanno perso la vita nello stesso stato sempre per il virus. Durante il primo focolaio individuato in Malaysia, che ha colpito anche Singapore, la maggior parte delle infezioni erano riconducibili al contatto diretto con suini malati o loro tessuti contaminati. Si ritiene che la trasmissione sia avvenuta tramite un'esposizione non protetta a secrezioni dei maiali, o contatto non protetto con i tessuti di un animale malato. Nei successivi focolai in Bangladesh e India, il consumo di frutta o prodotti della frutta (come succo di palma da dattero) contaminati con urina o saliva di pipistrelli frugivori infetti sono stati la fonte più probabile di infezione. La trasmissione del virus Nipah è stata segnalata infine anche tra familiari e assistenti di pazienti infetti. "E' un virus altamente letale, che arriva a una mortalità tra il 50 e il 70%. Dà un quadro clinico simile a una forma influenzale però poi può dare un quadro respiratorio molto grave con un quadro di un'encefalite che può portare poi alla morte". Così in un post su Facebook Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova. "Non esistono né vaccini né farmaci. Molti Paesi dell'Asia si stanno attrezzando per controllare negli aeroporti i viaggiatori - sottolinea l'infettivologo - Al momento direi che non c'è da avere paura, però bisogna tutti insieme vigilare attentamente sulla situazione in modo che anche questo focolaio sia limitato velocemente come avvenuto in passato".

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C&P: "Tfs e tfr verso Consulta, non solo ritardi, pesano gli errori di calcolo"

(Adnkronos) - Il 2026 si apre con un nuovo passaggio decisivo sul fronte previdenziale del pubblico impiego. Il prossimo 10 febbraio, la Corte Costituzionale tornerà a pronunciarsi sulla legittimità dei ritardi nell’erogazione del tfs e del tfr ai dipendenti dello Stato. Ma, secondo il network legale Consulcesi & Partners, il vero problema non è solo l’attesa. Per migliaia di lavoratori pubblici è in atto un potenziale 'doppio danno': alla liquidazione differita e svalutata si aggiungono errori strutturali di calcolo che riducono anche l’importo della pensione mensile. Nonostante la sentenza n. 130/2023 della Consulta e le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 - che riducono a sette mesi il termine per la prima rata del tfs in alcuni casi - il sistema resta fortemente penalizzante. La disciplina vigente, fondata sul D.L. n. 79/1997 (differimento) e sul D.L. n. 78/2010 (rateizzazione), continua a imporre attese che possono superare i 27 mesi per chi cessa dal servizio per dimissioni e arrivare fino a cinque anni per importi superiori ai 100.000 euro. “In un contesto di inflazione e instabilità economica - spiega Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners - il differimento senza adeguata rivalutazione monetaria si traduce in una perdita secca di potere d’acquisto. Ricevere oggi una somma calcolata su parametri di anni fa significa incassare un capitale già significativamente eroso”. L’analisi effettuata tramite il servizio OKPensione ha fatto emergere un aspetto spesso sottovalutato: le anomalie nel calcolo del tfs sono frequentemente il segnale di una posizione assicurativa incompleta, che incide anche sull’assegno pensionistico. Il passaggio dal regime del tfs (dpr 1032/1973) al tfr, insieme alla frammentazione delle comunicazioni tra amministrazioni e Inps, ha generato una vera e propria 'zona d’ombra' previdenziale. Indennità accessorie, progressioni di carriera, periodi riscattati o ricongiunti non sempre vengono correttamente valorizzati. “Se la base retributiva - sottolinea Borin - è errata all’origine l’errore si propaga a cascata: il lavoratore riceve una liquidazione inferiore al dovuto e, per il resto della vita, una pensione mensile più bassa rispetto a quanto effettivamente maturato”. A riportare la questione davanti alla Consulta è stata l’ordinanza n. 55/2025 del Tar Marche, che ha evidenziato l’inerzia del legislatore nel garantire una retribuzione differita 'giusta e sufficiente', come previsto dall’articolo 36 della Costituzione. In attesa della pronuncia della Corte, Consulcesi & Partners avverte: affidarsi alla sola tempistica amministrativa espone i lavoratori al rischio di perdite definitive. Attraverso una verifica tecnica della posizione previdenziale - come quella disponibile sul portale www.okpensione.it - è possibile controllare la correttezza della base di calcolo, l’effettivo recepimento di tutte le voci retributive e la completezza della carriera contributiva. Certificare la propria storia lavorativa prima della prescrizione non è più un’opzione, ma l’unico strumento per assicurarsi che il valore del tfs e della pensione rifletta davvero decenni di servizio effettivamente prestato.

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Terre rare e materiali critici: per De Santoli l’autonomia passa dal riciclo. “Italia hub strategico”

(Adnkronos) - Riciclare per raggiungere l’autonomia nell’approvvigionamento di terre rare e materiali critici. Livio De Santoli, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma spiega all’Adnkronos la chiave (oltre all’urgenza) per ridurre la dipendenza da filiere esterne che sono decisive per le tecnologie della transizione ma che si trovano nelle mani di Paesi terzi rispetto all’Italia e all’Europa. Su tutti, la Cina: Pechino detiene infatti un quasi monopolio nell’esportazione di queste materie prime, e può limitarne l’accesso secondo convenienza. Ma con il ritorno della politica di potenza a livello globale e l’indebolimento al multilateralismo, la priorità per l’Unione europea e per l’Italia è diventata cercare l’autonomia nelle filiere più strategiche, anche attraverso l’economia circolare. “Con il gas e il petrolio eravamo totalmente dipendenti, perché noi non li avevamo”, spiega De Santoli, ma ora “non è detto che dobbiamo continuare a comprare i materiali critici”. Anzi, “l’indipendenza passa dall’affrancamento” dall’obbligo di comprare altrove, e il “riutilizzo in qualche modo all’infinito” dei materiali che sono già nella propria disponibilità gioca un ruolo fondamentale verso l’autonomia. In questo modo, infatti, è possibile immaginare di “creare una filiera europea delle terre rare e dei materiali critici“, sottolinea ancora il prorettore. E “l’Italia, grazie alla sua esperienza nel riciclo, può diventare un hub del riuso di componenti strategici. È un’occasione unica per un’industria autonoma e competitiva”. “Su alcuni settori sicuramente più alcuni che altri possiamo diventare delle oasi autonome in cui far sviluppare componenti e servizi che possono addirittura essere esportati in Europa: è quello il nuovo corso ed è quella l’indicazione che dobbiamo dare per il futuro”, spiega. Resta un altro grande nodo strutturale: il costo dell’energia, che continua a rappresentare un freno per la competitività delle imprese europee ed italiane. Anche in questo caso, per De Santoli si deve puntare a una “vera filiera europea dell’energia”, nella quale il Bel Paese può giocare un ruolo di primo piano. “Enel, Eni e persino la cinese Byd stanno valutando l’Italia come base produttiva per le gigafactory per le batterie”, ricorda l’esperto. Certo, l’Italia attualmente, sottolinea De Santoli, ha “i costi più alti d’Europa, che a loro volta sono i più alti del mondo”. E allora come fare? “L’unica via, anche con l’attuale mercato dell’energia, è sviluppare massicciamente le rinnovabili. Cosa che, anche senza riforme di mercato, riduce l’impatto del gas sul prezzo finale”. Il problema, continua, “non è il costo del solare o dell’eolico, ma la lentezza con cui li integriamo nel sistema. Se raggiungiamo il 60% di penetrazione elettrica al 2030, i benefici saranno immediati per famiglie e imprese”. Per il prorettore, i due “grandi fronti” su cui dobbiamo agire sono l’eolico offshore e l’idrogeno. “Siamo ancora indietro, ma dobbiamo arrivare a 2,1 GW entro il 2030. Le nostre coste profonde richiedono piattaforme galleggianti, una tecnologia che possiamo sviluppare in Italia. Anche la Danimarca sta investendo qui: perché non farlo noi per primi”? Infine, parlare di energia oggi porta per forza di cose al tema dei data center, che assorbono circa il 3% dei consumi globali e raddoppieranno entro dieci anni. Un problema anche perché, spiega l’esperto, “concentrano energia laddove le rinnovabili, invece, sono distribuite”. Di conseguenza, conclude De Santoli, “dobbiamo ripensare il modello: la rete va resa più flessibile, con accumuli diffusi e logiche di prossimità energetica. L’intelligenza artificiale può aiutarci a ottimizzare il sistema, ma serve pianificazione: i data center dovranno essere costruiti dove esiste un mix energetico sostenibile, o dotati di fonti rinnovabili proprie”.

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