(Adnkronos) - Come per i dazi, anche per la crisi energetica. La Cina non si è fatta trovare impreparata al secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca e alle conseguenze delle sue politiche di rottura. E pur rimandendo il principale importatore al mondo di gas e petrolio, con i tre quarti del petrolio che consuma importati, ha dimostrato resilienza alle conseguenze della guerra in Medio Oriente che stanno mettendo in ginocchio i Paesi asiatici, come Vietnam e Filippine che il mese scorso hanno chiesto aiuto a Pechino. Il New York Times spiega come Pechino abbia aumentato le riserve di petrolio, e iniziato a sostituire dal 2019 il carbone al gas e al petrolio soprattutto nella crescente industria petrolchimica, e perseguito le energie rinnovabili come solare, eolico ed energia idroelettrica in modo tanto aggressivo che la sua domanda di petrolio raffinato, diesel e benzina è diminuita. Pechino ha sviluppato tecnologie per ridurre la sua dipendenza da materie prime straniere per alimentare la sua industria considerata dal Partito comunista al potere come fondamenta della sua strategia di sicurezza nazionale. E dal primo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, il Paese ha affinato ed esteso questo approccio. "C'è stata una politica industriale sempre più top down, con un controllo centralizzato ancora più forte per sviluppare alcuni settori strategici che per Pechino devono essere rafforzati per non essere controllati dalle potenze occidentali", ha commentato Heiwai Tang, direttore dell'Asia Glibal Institute dell'Università di Hong Kong, intervistato dal quotidiano americano. Se dieci anni fa la Cina era il mercato più vasto per le auto con motore a combustione, oggi è il mercato più importante per i mezzi elettrici. Se era l'importatore più importante di prodotti petrolchimici per produrre le componenti di plastica, gomma e metalli per alimentare le fabbriche, ora usa soprattutto carbone estratto localmente - con tecnologia sviluppata in Germania e sfruttata durante la seconda guerra mondiale - per produrre sostanze chimiche come il metanolo e l'ammoniaca sintetica. tutto, grazie alla pianificazione e agli investimenti del governo. Già nel 2004 Pechino aveva iniziato ad aumentare le sue riserve di petrolio nel timore di problemi allo Stretto di Malacca, fra Indonesia e Malaysia e Singapore, passaggio cruciale per il petrilio che importava. Nei mesi scorsi aveva iniziato ad aumentare di nuovo le riserve, con un aumento delle importazioni di petrolio nel 2025 del 4,4 per cento, rispetto all'anno precedente, a fronte di un consumo aumentato del 3,6. Ma ha anche sviluppato una industria petrolchimica che l'ha liberata dalla dipendenza degli anni Novanta da aziende come DuPont, Shell e Basf, per dominare il sistema di rifornimento globale, sfornando i tre quarti del poliestere e nylon prodotti nel mondo. La domanda interna di petrolio raffinato, benzina e diesel sono tuttavia diminuiti per due anni di seguito. Il consumo di petrolio aumenta solo per l'industria petrolchimica. "Ogni cosa che fa Trump innesca ancora più autosufficienza a Pechino", commentano gli analisti. "Trump 0.1 ha operato come chiara rottura che ha cambiato i calcoli geopolitici della Cina riattivango antiche paure", ha spiegato Lauri Myllyvirta, co fondatore del Center for Research on Energy and Clean Air. "Anche Xi ha parlato di resilienza delle catene di rifornimento. Tutto questo ha favorito il boom del petrolchimico". Nel 2020 la Cina aveva usato 155 milioni di tonnellate di carbonio per produrre sostanze chimiche. Nel 2024, ne ha usate 276 milioni. Nel 2015, c'è stato un ulteriore aumento di questo dato del 15 per cento, suprando il consumo di carbone negli Usa a 230 milioni di tonnellate. Il consumo di carbone viene considerato come un ponte fino allo sviluppo maggiore delle rinnovabili. Investimenti sono stati fatti anche per usare elettricità per il settore petrolchimico. La Cina produce un terzo dei fertilizzanti azotati gòobali e l'80 per cento di tale quota è prodotta con il carbone invece che con il petrolio. Dall'inizio della guerra in Medio Oriente i prezzi sui mercati internazionali dell'urea agricola, il principale prodotto chimico dei fertilizzanti, sono aumentati di oltre il 40 per cento mentre l'urea prodotta in Cina sono rimasti stabili alla metà del prezzo globale.
(Adnkronos) - Anche quest’anno il numero di domande di pensionamento nella scuola italiana rimane limitato e ben al di sotto delle aspettative e per procedere con un più regolare ricambio generazionale: a causa del progressivo innalzamento dei parametri contributivi per lasciare il servizio, si fermano infatti a poco più di 25mila le richieste presentate per l’accesso alla pensione, dal prossimo primo settembre, da parte del personale insegnante, Ata e di dirigenza scolastica. E' l'allarme che lancia il sindacato Anief, secondo il quale "considerando l’età media di chi lavora a scuola, ormai ben oltre i 50 anni, c’è poco da essere allegri. In futuro, inoltre, andrà sempre peggio: i giovani lavoratori, infatti, sono destinati ad abbandonare l’attività professionale oltre i 70 anni e con assegni pensionistici sempre più magri". “Se confermata – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – la consistenza di domande risulta esigua, perché va considerato che sono tra i 200mile e i 300mila i lavoratori ultra-sessantenni della scuola pubblica italiana. Per noi è sempre più chiaro che le norme generali per l’accesso al pensionamento (ormai oltre i 67 anni per quella di anzianità) non possono comprendere tutte le categorie lavorative: un caso emblematico è quello della scuola, dove il rischio salute risulta ben oltre la media nazionale; risulta quindi sempre più impellente procedere con il riconoscimento del burnout favorendo, non certo rallentando come avviene ora, il ricambio generazionale: ancora di più dopo che il Parlamento, su richiesta dal Governo, ha deciso con l’ultima legge di Bilancio di alzare la soglia dell’età di pensionamento". "Noi a questo ci opponiamo, lo abbiamo detto in Senato e lo diremo in tutte le sedi, a partire da quelle istituzionali”, conclude Pacifico.
(Adnkronos) - Tre importanti premi nel 2026, segno di un percorso che mira a rendere l’energia più comprensibile e semplice da gestire, accompagnando persone e imprese nelle proprie scelte quotidiane e rafforzando la fiducia nel tempo. I riconoscimenti ottenuti da E.On, tra i principali operatori energetici in Italia, sono: Top Qualità Prezzo 2026, assegnato dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza (Itqf) in collaborazione con La Repubblica Affari & Finanza; Prodotto dell’Anno 2026 per l’App E.On, nella categoria Servizi Energetici Digitali, sulla base di una ricerca di mercato condotta da Circana; Top Brand Pv Installer Italy 2026, rilasciata da Eupd Research. “Questi riconoscimenti confermano la solidità e l’efficacia del nostro modello, fondato su fiducia, accessibilità economica e sostenibilità, e orientato ad alimentare la tripla transizione: energetica, digitale e sociale - ha commentato Luca Conti, Ceo di E.On Italia - La transizione energetica è davvero efficace solo se è sostenibile dal punto di vista economico e sociale, oltre che ambientale, per clienti e imprese. È in questa direzione che continuiamo a investire in soluzioni che migliorano la qualità del servizio, semplificano l’esperienza e aiutano a ottimizzare i consumi, riducendo i costi nel tempo”. E.On è stata inclusa tra le migliori aziende per il Rapporto Qualità-Prezzo in Italia 2026 nella categoria Luce & Gas. Il riconoscimento, rilasciato dall'Istituto Tedesco Itqf e La Repubblica Affari&Finanza, premia le aziende in grado di offrire il miglior equilibrio tra qualità del servizio e convenienza economica. Il progetto si basa su una ricerca Cawi condotta attraverso un ampio panel di consumatori, rappresentativo della popolazione italiana. Ai partecipanti viene richiesto di esprimere una valutazione diretta, strutturata e comparabile sul rapporto qualità-prezzo percepito delle aziende, all’interno delle diverse categorie di mercato. L’edizione 2026 ha raccolto complessivamente 635.696 giudizi di clienti, relativi a oltre 1.350 aziende attive in 127 settori di mercato. L’App E.On ha ottenuto il Premio Prodotto dell’Anno 2026, nella categoria Servizi Energetici Digitali, sulla base delle preferenze espresse dai consumatori italiani. Il Premio si basa su una ricerca di mercato condotta dall’Istituto Circana nel 2026 su oltre 12mila persone, chiamate a valutare i prodotti e i servizi candidati nelle diverse categorie. Totalmente rinnovata a partire dalle esigenze dei clienti, l’app consente di gestire la fornitura in modo completamente digitale, monitorare consumi e costi in tempo reale e accedere a consigli personalizzati per il risparmio energetico. Per il quarto anno consecutivo, il Top Brand Pv Installer Italy 2026 rilasciato da Eupd Research, conferma E.On tra i principali operatori nel settore del fotovoltaico in Italia, premiando la qualità delle soluzioni offerte e la solidità del network di partner sul territorio. Posizionando così E.On tra le top 1% aziende a livello nazionale nel settore fotovoltaico.