(Adnkronos) - Decine di aerocisterne per il rifornimento in volo, aerei da trasporto strategico e un'intensa attività logistica tra Stati Uniti, Europa e Medio Oriente. E' questo il quadro che emerge nelle ultime ore mentre Washington rafforza la propria postura militare nella regione. Stando a quanto risulta all'Adnkronos, numerosi velivoli della United States Air Force, inclusi aerei da trasporto pesante C-5 e C-17, sarebbero decollati sia dagli Stati Uniti che da una base americana nel Regno Unito, dirigendosi verso il Medio Oriente. Questo trasferimento in corso di forze e mezzi in un'area già ad altissima tensione, secondo diverse valutazioni, rifletterebbe i preparativi per possibili attacchi contro l'Iran. L'impiego di aerei da trasporto di questo tipo, infatti, è solitamente associato a scenari di escalation militare o alla preparazione di operazioni su vasta scala. Quella che sembrerebbe un'improvvisa accelerazione di Washington avviene mentre la Repubblica islamica affronta una delle fasi più delicate degli ultimi anni. Le proteste scoppiate in diverse aree del Paese stanno aumentando la pressione su un governo già paralizzato da una profonda crisi economica. Ma a pesare ancora di più sulla leadership iraniana è quanto accaduto ad oltre 7mila chilometri di distanza: la sorprendente operazione militare statunitense a Caracas, culminata con la cattura di Nicolas Maduro, storico alleato di Teheran, ed il suo trasferimento in un carcere di New York insieme alla moglie Cilia Flores. L'operazione segna un punto di svolta nella strategia di Washington, che appare sempre più incline a tradurre le minacce politiche in azioni militari concrete. Per questo le immagini del blitz in Venezuela non sono passate inosservate in Iran, anche per i toni sempre più aggressivi usati da Donald Trump contro gli ayatollah. Lunedì, per la seconda volta in meno di una settimana, il capo della Casa Bianca ha lanciato un avvertimento diretto: "Se iniziano a uccidere le persone come hanno fatto in passato, penso che saranno colpiti duramente dagli Stati Uniti", ha dichiarato a bordo dell'Air Force One. Le manifestazioni sono iniziate il 28 dicembre contro l'impennata dei prezzi ed il crollo del rial. Secondo Human Rights Activists News Agency (Hrana), sito basato negli Usa, sono state coinvolte oltre 90 città ed il bilancio parla di almeno 36 morti, la maggior parte dimostranti, e migliaia di arresti. Ad alimentare i timori di Teheran sono state anche le minacce del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. "Trump ed io abbiamo espresso una posizione ferma: non permetteremo all'Iran di ricostituire il suo programma di missili balistici e certamente non permetteremo che rinnovi il suo programma nucleare", ha scandito davanti alla Knesset, mentre per il quotidiano libanese Al-Akhbar, affiliato a Hezbollah, Trump e Netanyahu avrebbero raggiunto un accordo per colpire l'Iran durante il loro incontro di fine anno a Mar-a-Lago. La tensione si riflette anche nei toni sempre più duri della leadership iraniana. "Tutti i centri e le forze americane nella regione saranno per noi obiettivi legittimi in caso di qualsiasi azione", ha avvertito il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf. Sulla stessa linea il comandante in capo dell'esercito, il generale Amir Hatami, secondo cui "se il nemico commette un errore, la risposta dell'Iran sarà più forte della guerra di 12 giorni con Israele dello scorso giugno". Per la Guida Suprema, Ali Khamenei, quanto accaduto negli ultimi mesi conferma una convinzione radicata: il dialogo con Washington è solo un mezzo per arrivare allo scontro finale: "Coloro che dicevano che la soluzione dei problemi del Paese stava nel negoziare con gli Stati Uniti hanno visto cosa è successo - ha scritto su X - Mentre l'Iran negoziava, il governo Usa preparava piani di guerra. Non cederemo al nemico". L'esecutivo, intanto, ha annunciato un sussidio mensile pari a circa 7 dollari per la maggior parte della popolazione, presentato come misura per sostenere il potere d'acquisto e contenere l'inflazione. Una cifra che copre appena beni essenziali come uova, riso o carne e che difficilmente potrà compensare un costo della vita che supera i 200 dollari al mese. Secondo Vali Nasr, professore della Johns Hopkins University e tra i massimi esperti di Iran, Teheran percepisce ormai le intenzioni americane come "massimaliste e ostili". Anche Sanam Vakil, direttrice del programma Medio Oriente e Nord Africa di Chatham House, parla di una "tripla crisi": economica, politica e ora esterna, con la pressione congiunta di Stati Uniti e Israele e il rischio di un nuovo conflitto militare. Il parallelo con il Venezuela è inevitabile, come evidenzia un'analisi della Cnn. Sotto Hugo Chavez prima e Nicolas Maduro poi, Caracas è diventata il principale alleato dell'Iran nell'emisfero occidentale. Le somiglianze tra i due regimi, entrambi ricchi di risorse energetiche, entrambi dichiaratamente antiamericani e colpiti da sanzioni, sono evidenti. Ma l'Iran presenta anche differenze cruciali: soprattutto appare più preparato a resistere a tentativi di cambio di regime dall'esterno. In Iran, inoltre, l'avversione a un intervento straniero è trasversale. Anche durante la guerra israeliana della scorsa estate, figure politiche di orientamenti opposti si erano unite nel condannare gli attacchi contro il Paese. Infine, resta l'incognita sugli effetti reali di un eventuale cambio di leadership. "Il caso Venezuela sarà osservato con grande attenzione, perché la rimozione del leader al vertice non garantisce necessariamente un cambiamento sostanziale delle politiche del sistema", ha sottolineato Vakil. Una considerazione, quest'ultima, che trova riscontro anche nell'analisi di Arang Keshavarzian, professore di Middle Eastern & Islamic Studies alla New York University, che in una recente intervista all'Adnkronos ha evidenziato che "la scorsa estate e in passato abbiamo visto che l'Iran può perdere generali e comandanti di alto livello e il regime sembra in grado di sostituirli abbastanza facilmente". Per questo motivo, "la rimozione di Khamenei dal potere non implica necessariamente un cambiamento di regime e potrebbe aprire la strada ad altre forze autoritarie interne all'apparato di sicurezza". Nel quadro, va inserito anche il fattore Elon Musk. In un video apparso sul canale “UK Report” su X, specializzato in notizie dal Medio Oriente, si vedrebbero i satelliti di Starlink sorvolare il territorio iraniano. L’Adnkronos non ha potuto verificare provenienza e autenticità del video, ma se confermata la presenza dei satelliti rappresenterebbe uno dei possibili prodromi di un sostegno statunitense alla ribellione interna, almeno sul piano delle comunicazioni e dell’accesso a internet, da sempre uno dei nervi scoperti del controllo esercitato da Teheran sulla popolazione.
(Adnkronos) - "Se il 2024 verrà ricordato come l’anno delle 'stragi sul lavoro' - Calenzano, Brandizzo, Esselunga di Firenze, Suviana, Casteldaccia, Toyota di Bologna - il 2025 non accenna a concedere tregua ai nostri operai". Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, il presidente nazionale Anmil Antonio Di Bella. "Lunedì 15 dicembre - spiega - un parlamentare presente alla discussione sul decreto Sicurezza alla Camera dei deputati ha letto i nomi dei morti sul lavoro del 2025: 896 vittime accertate. E' importante mettere l’accento sull’aggettivo 'accertate' perché, come non smetteremo mai di ricordare, si tratta di una strage che quotidianamente nasconde ulteriori morti, alle quali non viene concesso neanche quello scampolo di dignità che risiede nella parola pubblica. Parliamo delle vittime del lavoro irregolare che, nel nostro Paese, spazia dalla normalizzata mancanza di contratto sino ad arrivare a comprendere i cosiddetti 'schiavi del terzo millennio', sottomessi alle sempre più varie forme di caporalato che muoiono ogni giorno nel silenzio e, spesso, finanche nell’occultamento dei loro corpi". "Tengo fortemente a sottolineare - chiarisce - la 'specificità operaia' che contraddistingue le lunghe liste dei nomi che suscitano lo sdegno delle opposizioni nelle aule parlamentari perché, ad esclusione degli incidenti in itinere, chi perde la vita lo fa nei cantieri, nei capannoni e nei magazzini di fabbriche e aziende, nei campi agricoli, nei tratti autostradali del Paese e nelle strade dei centri abitati, volendo con quest’ultima specifica intendere come 'operai' anche le centinaia di migliaia di lavoratori su piattaforma digitale operanti in Italia". "Muoiono, in soldoni, coloro per i quali - ammette - è difficile pronunciare i famosi 'no che salvano la vita': coloro che accettano silenziosamente la mancanza di sicurezza per non rischiare di perdere il rinnovo del contratto o la certezza di un pagamento irregolare a fine mese o prestazione; tutti quei lavoratori costretti per tutta o gran parte della propria carriera al precariato e che hanno normalizzato nelle loro vite la sottomissione a regole grigie e patti di scorrettezza che continuano a non essere debellati dal nostro sistema lavorativo". "Il crollo della Torre dei Conti a Roma - fa notare il presidente nazionale Anmil Antonio Di Bella - durante i suoi lavori di restauro, che ha causato la morte dell’operaio 66enne Octav Stroici, rappresenta uno tra i più drammatici simboli di quest’anno che si appresta alla conclusione. Un incidente sul lavoro caratterizzato da una sovraesposizione mediatica in ragione della cornice dell’avvenimento, a due passi dal Colosseo. Per la nostra Associazione la morte di Stroici, così come la morte a Torino dell’operaio 69enne Yosif Gamal, precipitato dal cestello di una gru mentre affiggeva cartelloni pubblicitari, rappresentano la sempre più drammatica e diffusa presenza di lavoratori anziani nel mondo operaio". "Un nostro approfondimento disponibile sul sito www.anmil.it - ricorda - evidenziava a settembre come l’incremento dell’occupazione non derivi, in realtà, dall’immissione nel mercato di nuova forza lavoro, ma dipenda principalmente dal permanere in occupazione dei lavoratori più anziani, in ragione delle riforme pensionistiche che hanno innalzato l’età di pensionamento e nel tentativo di integrare importi di pensioni che non riescono a garantire, anche dopo decenni di lavoro, vite dignitose. Gli infortuni occorsi ad operai over 50 rappresentano una percentuale altissima che verrà resa disponibile con l’analisi degli Open data Inail di fine anno, ma che già oggi testimonia un sistema che complessivamente non gratifica in alcun modo il pilastro sul quale si regge la nostra Carta costituzionale". "Arrivando ad analizzare - sintetizza - questo drammatico andamento del fenomeno infortunistico riguardante i lavoratori in Italia nell’ottica delle rivendicazioni da mettere in atto, l’Anmil chiede da tempo l’istituzione di una procura nazionale del lavoro che sia in grado, come quelle antimafia e terrorismo, di portare avanti indagini preliminari tecniche e specializzate al fine di produrre processi celeri che possano rendere giustizia a queste morti ingiustificabili nonché fare scuola per una reale rivoluzione del sistema. Chiediamo un’omogeneizzazione dei controlli e un reale potenziamento dell’organico dedicato alla vigilanza dell’attuazione delle misure dedicate alla sicurezza nei luoghi di lavoro e non un continuo proliferare di norme delle quali il nostro ordinamento è ben provvisto". "Chiediamo un investimento reale - continua - nella formazione al diritto del lavoro e alla sicurezza, che inizi sin dai cicli di istruzione obbligatoria per intensificarsi, con cadenza regolare e normata all’interno delle realtà lavorative, tenendo conto della specificità di ogni settore. Chiediamo che le retribuzioni siano adeguate agli standard del salario minimo proposto dalla direttiva dell’Unione Europea, date le evidenti carenze nei risultati della contrattazione collettiva nazionale, nella certezza per la quale costruire una reale tutela della salute e sicurezza dei nostri lavoratori significhi, in prima istanza, metterli nelle condizioni di non sottostare a condizioni rischiose e imposizioni di irregolarità di qualsivoglia natura soggiogati dal timore di perdere il sostentamento per loro e le loro famiglie". "A confermare la portata strutturale di questa emergenza - insiste il presidente Anmil - non sono soltanto i dati sui decessi, ma anche quelli sugli infortuni e sulle malattie professionali: nei primi dieci mesi dell’anno sono stati denunciati quasi 500.000 infortuni sul lavoro e oltre 80.000 malattie professionali, numeri che restituiscono l’immagine di un sistema che espone quotidianamente centinaia di migliaia di lavoratori a rischi inaccettabili". "Chiediamo - afferma - una reale tutela delle vittime del lavoro e dei loro superstiti, categoria che rappresentiamo sia nella nostra composizione associativa che nel nostro impegno primario di azione, che riporti lo Stato nella sua veste di garante dei diritti inalienabili dei cittadini. Vogliamo, come ci troviamo purtroppo ad auspicare ogni anno, che il 2026 non consegni l’ennesimo racconto fatto di occasioni perse, slogan di commiato, inasprimenti burocratici e palliativi di facciata, ma che si lavori finalmente alla realizzazione concreta di istanze che da decenni tornano ciclicamente sugli stessi tavoli istituzionali - come l’istituzione della Procura nazionale del lavoro - oggi riproposte a nuovi interlocutori, ai quali ribadiamo la nostra piena disponibilità a collaborare per farsi, finalmente, promotori di un cambiamento reale".
(Adnkronos) - Soddisfazione da parte dell’industria italiana del Gnl rappresentata da Assogasliquidi-Federchimica per l’avvenuta pubblicazione oggi del decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, datato 24 ottobre, che definisce criteri di riparto del Fondo da 590 milioni di euro per la strategia di mobilità pesante sostenibile. Il decreto era molto atteso dal comparto perché stabilisce l'entità delle risorse destinate al rinnovo del parco veicolare per il settore dell’autotrasporto merci nel quinquennio 2027-2031. "Il raggiungimento di questo obiettivo è il risultato di un'intensa e proficua attività di sensibilizzazione e confronto tecnico portata avanti con determinazione anche dalla nostra associazione, in sinergia con le associazioni rappresentative Anfia e Anita" commenta Matteo Cimenti, Presidente di Assogasliquidi-Federchimica. "Esprimiamo vivo apprezzamento – sottolinea Cimenti – per l’operato del Ministro Salvini e delle competenti Direzioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il loro lavoro ha permesso di tradurre in realtà una visione strutturale del sostegno al settore dei trasporti". "Il decreto – aggiunge Costantino Amadei, Presidente del Gruppo Gnl di Assogasliquidi - rappresenta un tassello decisivo nell’opera di rappresentanza del settore del Gnl, attività che abbiamo avviato oltre dieci anni fa. L’adozione di una programmazione pluriennale e strutturale dei fondi risponde pienamente alle istanze presentate dall’Associazione a più riprese al decisore pubblico. Il provvedimento – continua Amadei - contribuirà in modo determinante alla ripresa sostanziale delle immatricolazioni di mezzi pesanti alimentati a Gnl e bioGnl, carburanti immediatamente disponibili e tecnologicamente maturi, decisivi per la politica energetica nazionale e per il conseguimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione del trasporto pesante". Proprio per garantire che la misura sia indirizzata al rinnovo del parco a favore dei carburanti alternativi, in vista dei futuri passaggi normativi, Assogasliquidi richiama l’attenzione sulla necessità di prevedere, nei prossimi decreti attuativi, specifiche premialità per le imprese di autotrasporto che scelgono virtuosamente di investire nel rinnovo della flotta con mezzi alimentati a Gnl e bioGnl. "Siamo certi – conclude Amadei - che anche nella successiva fase attuativa non mancherà l’attenzione del Ministero dei Trasporti e del Governo tutto, verso le Imprese impegnate a investire nella crescita della disponibilità dei mezzi alimentati a Gnl e bioGnl e delle infrastrutture di stoccaggio e distribuzione di tali carburanti, una vera eccellenza industriale a livello internazionale".