(Adnkronos) - Gruppo Cap conquista il Top Utility Award Assoluto, il riconoscimento più prestigioso assegnato alle utility italiane. Il premio è stato conferito oggi a Milano nell’ambito della presentazione del XIV Rapporto Althesys “Cambiare per crescere”, ospitata a Palazzo Turati. Il premio viene attribuito all’azienda che ha registrato le migliori performance complessive tra le 100 maggiori utility italiane, sulla base di un ampio insieme di parametri che includono sostenibilità, efficienza operativa, solidità economico-finanziaria, innovazione e capacità di generare valore per il territorio. Assegnato da Althesys, il premio Top Utility è considerato il principale riconoscimento nazionale per il settore dei servizi pubblici locali. Oltre alla vittoria del premio principale, Gruppo Cap è stata inserita nella cinquina finale di altre due categorie strategiche, il Top Utility Award Esg e il Top Utility Award Territorio & Comunità. Un traguardo che certifica la solidità del modello industriale di CAP, valorizzando da un lato l’impegno verso comunità e stakeholder, dall’altro la qualità del percorso di rendicontazione di sostenibilità, rafforzato dalla scelta di adottare volontariamente i criteri Esrs previsti dalla direttiva europea Csrd anche nell’attuale contesto di evoluzione normativa. "Ricevere il premio Assoluto nell’edizione dedicata al tema “Cambiare per crescere” ci riempie di orgoglio ed è il riconoscimento del lavoro di tutte le persone di Gruppo CAP - afferma Yuri Santagostino, presidente esecutivo dell’azienda -. In un settore complesso come il nostro, innovazione tecnologica ed equilibrio finanziario devono procedere di pari passo con la cura del territorio e l’attenzione ai criteri Esg. Essere finalisti in tre categorie e ottenere il riconoscimento più prestigioso di questa XIV edizione dimostra che il nostro approccio integrato, basato su investimenti sostenibili e ascolto delle comunità, è la strada giusta per generare valore reale per il Paese".
(Adnkronos) - Wolters Kluwer tax & accounting presenta oggi il primo rapporto 'Future ready business', che evidenzia come le piccole e medie imprese italiane procedano, seppur con cautela, nella trasformazione digitale dovendo però affrontare costanti pressioni economiche, costi operativi in rialzo e un complesso reticolo di normative. Anche se la resilienza rimane una caratteristica fondamentale dell'ecosistema delle pmi italiane, la ricerca indica un crescente divario nella modernizzazione rispetto ai loro omologhi europei che procedono più rapidamente sulla via della digitalizzazione. I risultati fanno emergere un quadro caratterizzato da progressi incrementali piuttosto che da un'accelerazione decisa. Quasi un terzo (30%) delle pmi italiane è oggi interamente cloud-based e il 40% opera in modalità ibrida, a testimonianza di una transizione costante ma moderata. Il 16% però continua a operare completamente on-premise, il che rappresenta una delle percentuali più elevate in Europa, a sottolineare il ruolo ancora importante delle infrastrutture legacy e la contemporanea opportunità di incrementare l'efficienza attraverso l'adozione del cloud. “Le pmi italiane mostrano ancora una volta una notevole resilienza e adattabilità, nonostante l'intensificarsi delle pressioni economiche e della complessità normativa”, afferma Bas Kniphorst, evp & managing director, Wolters Kluwer Tax & accounting Europe. “La nostra ricerca rileva che le aziende che affrontano meglio l’incertezza attuale stanno modernizzando i propri sistemi chiave, utilizzando piattaforme cloud per migliorare l’efficienza e la flessibilità e stanno investendo in competenze digitali e tecnologiche. Puntando innanzitutto su azioni concrete e di grande impatto, come l’automazione dei flussi di lavoro e il processo decisionale basato sui dati, le pmi sono in grado di liberare valore fin da subito e gettare basi più solide per l’adozione dell’intelligenza artificiale domani”. Il rapporto Future Ready Business si basa sulle opinioni di oltre 1.000 pmi in Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Germania, Svezia, Danimarca, Italia e Spagna. Più di sei pmi su dieci (61%) indicano il costo come il principale ostacolo all'adozione delle tecnologie. L'Italia registra anche una delle percentuali di pmi più alte in Europa che non ha in programma upgrade digitali in settori quali l'IA, l'automazione dei workflow, la cybersecurity e i pagamenti digitali. Questa fase di stallo è in netto contrasto con mercati più dinamici come Belgio, Paesi Bassi e Spagna, dove gli investimenti sono più sostenuti. Nel quadro di questa più ampia trasformazione, l'intelligenza artificiale inizia a guadagnare terreno. Le pmi italiane stanno applicando l'Ia in aree concrete quali l'automazione del customer support, la raccolta dati e le analisi previsionali. Tuttavia, il processo di adozione rimane cauto principalmente a causa delle preoccupazioni relative alla sicurezza dei dati, ai costi di implementazione e alla scarsità di competenze tecnologiche. Sebbene il 29% delle pmi utilizzi l'Ia quotidianamente e il 37% su base settimanale, livelli di utilizzo questi del tutto paragonabili a quelli di Spagna e Germania, meno della metà (48%) prevede di adottare strumenti basati sull'intelligenza artificiale nel corso dei prossimi dodici mesi, il che indica una minore propensione all'innovazione. “Le pmi italiane si stanno evolvendo dal punto di vista digitale, ma a un ritmo ancora molto prudente”, spiega Tomàs Font, vicepresidente e direttore generale di Wolters Kluwer tax & accounting Europe South Region. “Dando priorità all’adozione del cloud, alla cybersecurity e all’IA applicata all’automazione e alla reportistica, le pmi hanno la possibilità di sviluppare resilienza e rimanere competitive in un mercato europeo sempre più digitale”. Circa il 28% delle pmi italiane segnala difficoltà nell'assumere e trattenere personale. Sebbene la carenza di personale sia meno grave rispetto al Nord Europa, la carenza di competenze digitali e tecniche continua a rappresentare un ostacolo alla trasformazione, con ben il 47% delle pmi che identifica il gap di competenze come un limite all'adozione della tecnologia. Le pmi spesso esternalizzano funzioni specialistiche o che richiedono un elevato livello di compliance. Il 41% esternalizza la gestione del payroll, il 38% quella dei servizi legali, il 31% la gestione della contabilità e il 16% quella della rendicontazione. Questo approccio aiuta le aziende a ridurre gli oneri normativi e amministrativi e ad accedere a competenze specialistiche. Con l'81% delle PMI che dichiara un livello di fedeltà elevato o molto elevato verso i propri consulenti, l'outsourcing resta una leva fondamentale per affrontare i limiti in fatto di competenze e per accelerare la preparazione al digitale. Le pmi italiane sono tra le meno ottimiste in Europa quando si tratta di conformità normative. Mentre la maggioranza si ritiene abbastanza informata (54%), il 17% dichiara di essere scarsamente informata e preparata, una percentuale significativamente più alta di quella del Regno Unito (6%) o dei Paesi Bassi (1%). L'aumento dei costi continua a influenzare le priorità strategiche: il 33% delle pmi indica la situazione economica quale il maggiore ostacolo. Le pressioni sul cash flow rimangono significative e interessano un terzo (29%) delle pmi. Sebbene l'inflazione e l'aumento dei costi siano problemi universali, il 46% delle pmi italiane menziona il bilanciamento tra qualità e crescita come una delle tre principali sfide per i prossimi dodici mesi. Questo contesto rafforza l'importanza del rinnovamento della spinta dell'Italia verso la trasformazione digitale per sostenere la competitività a lungo termine.
(Adnkronos) - Tre giornate di grande esposizione, incontri, confronti e interlocuzioni per tracciare la nuova direzione del futuro energetico globale. Key - The Energy Transition Expo, l’evento di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, si è chiuso oggi alla Fiera di Rimini. Le presenze totali sono cresciute del 10%, con quelle estere in aumento del 9% e una forte presenza di investitori. Su 125mila metri quadrati lordi di superficie espositiva e 24 padiglioni, oltre 1.000 brand espositori, di cui 320 internazionali, con prodotti, soluzioni e tecnologie innovative nei sette settori della transizione energetica. Presenti 530 hosted buyer e delegazioni da 59 Paesi, coinvolti grazie al supporto dell’Agenzia Ice e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci); 412 i giornalisti accreditati da tutto il mondo. La manifestazione, inaugurata mercoledì 4 marzo dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha valorizzato competenze industriali e tecnologiche europee e non. Con i suoi 160 convegni, Key 2026 si è confermato uno degli eventi più importanti in Europa sull’energia, differenziandosi per la completezza dell’offerta espositiva e di contenuti. Fra questi, l’importanza dell’efficienza energetica per la decarbonizzazione, lo storage e l’uso dell’Intelligenza Artificiale per ottimizzare le reti elettriche, prevedere la produzione di energia da fonti rinnovabili e gestire flussi energetici in tempo reale. Una piattaforma che ha unito innovazione tecnologica e finanza, favorendo il dialogo fra ingegneri, sviluppatori di tecnologie, investitori e istituzioni con l’obiettivo di rendere bancabili i progetti e accelerarne la realizzazione, riducendone il rischio. Tra le richieste emerse da associazioni e industrie, anche la necessità di aumentare la flessibilità della rete e adottare regole certe che favoriscano investimenti e competitività per trasformare la transizione energetica da orizzonte a realtà. Grande attenzione al tema della finanza, ai nuovi modelli finanziari e di investimento e ai capitali per la realizzazione dei progetti rinnovabili e agli strumenti innovativi per controllare i costi dell’energia, come nuove forme di finanziamento, green bond, obbligazioni per progetti sostenibili e modelli partecipativi che coinvolgono cittadini, imprese e comunità. Innovazione e green jobs sono stati al centro dell’Innovation District, con 32 Start-up e Pmi innovative e con l’iniziativa Green Jobs&Skills che ha favorito l’incontro fra domanda e offerta di lavoro nell’ambito della sostenibilità. Il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni è stato consegnato a sette Start-up e alle sette aziende espositrici di Key per i loro progetti più innovativi, una per ogni categoria merceologica della manifestazione. In concomitanza, si è svolta una nuova edizione di Dpe - International Electricity Expo, la manifestazione dedicata all’ecosistema della generazione, trasmissione, distribuzione, sicurezza e automazione elettrica, organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l’Associazione Generazione Distribuita - Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata Anima Confindustria - e Federazione Anie - che nel sistema Confindustria rappresenta le imprese attive nelle filiere dell’Elettrotecnica e dell’Elettronica e i General Contractor industriali. Martedì 3 marzo al Palacongressi di Rimini, Key è stata anticipata da una nuova edizione di successo di Key Choice - Unlock the future of Ppa, l’evento B2B di KEY - The Energy Transition Expo, organizzato da Italian Exhibition Group in collaborazione con Elemens e dedicato ai Power Purchase Agreement.