(Adnkronos) - "In un contesto in cui l’innovazione è chiamata a rispondere a bisogni sempre più complessi, dall’oncologia all’invecchiamento della popolazione, l’Health technology assessment (Hta) assume un ruolo di vera governance. Non si limita a valutare le tecnologie sanitarie, ma ne guida lo sviluppo, assicurando che producano benefici concreti per i pazienti". Lo ha detto Marco Marchetti, direttore Uoc Hta di Agenas, durante l’incontro ‘Dialoghi sull’Innovazione Accessibile – Innovaction’, promosso a Roma da GSK e Adnkronos. "Uno sviluppatore che vuole creare una nuova tecnologia può rivolgersi all’Hta per ricevere indicazioni sul percorso di sviluppo più efficace. Ovviamente, ci sono sempre rischi d’impresa: alcune tecnologie avranno successo, altre no. Ma questo approccio aumenta la sicurezza e la certezza che, seguendo le indicazioni dell’Hta, l’accesso alla tecnologia sarà più facilitato, perché chi deve 'pagare' per quella tecnologia ha già definito i requisiti necessari" "Quando parliamo di farmaci innovativi, di dispositivi medici e di qualsiasi tecnologia sanitaria innovativa che abbiano dimostrato un’efficacia reale nell’aumentare la qualità della vita del paziente, vanno considerati nel loro contesto organizzativo. Per quanto riguarda l’impatto sui costi - spiega Marchetti - dobbiamo ricordare che abbiamo un Ssn finanziato con fondi pubblici: le risorse sono finite e i bisogni sanitari aumentano continuamente, quindi il primo tema è fare scelte precise. Bisogna, inoltre, programmare e pianificare l’ingresso di queste innovazioni all’interno dei percorsi clinici che il paziente affronta ogni giorno. Vanno seguiti dei processi e armonizzate le procedure per portare farmaci e dispositivi innovativi nella pratica quotidiana". "Uno dei problemi principali oggi in Italia è che i dispositivi medici innovativi non hanno una tariffa di rimborso ad hoc - sottolinea -. In altri Paesi, come la Francia, esistono meccanismi diversi, secondo cui se un produttore ritiene di avere un dispositivo medico innovativo, affronta un processo di validazione e a questo segue anche una tariffa di rimborsabilità e un prezzo di riferimento. Questo significa fare governance dell’innovazione tecnologica. Oggi le tariffe di rimborso in Italia sono legate a programmi generali che non tengono conto delle innovazioni. Da questa situazione si può uscire ripensando un pò il sistema".
(Adnkronos) - “Una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro può generare un impatto positivo significativo sulla produttività e sulla competitività delle imprese. Negli ultimi dieci anni si registrano segnali di cambiamento, anche nei ruoli di leadership, ma è fondamentale continuare a investire in questa direzione”. A dirlo Tomaso Mainini, amministratore delegato di Michael Page, leader internazionale nella ricerca e selezione specializzata. Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni in termini di presenza femminile nei ruoli di responsabilità, il divario retributivo di genere continua a rappresentare una criticità strutturale del mercato del lavoro. Come riporta il World economic forum, tra il 2015 e il 2024 la presenza delle donne nel top management è aumentata dal 31,5% al 33,4%. Un avanzamento che resta tuttavia limitato: dal 2020 il divario tra la presenza femminile nel middle e nel top management è rimasto fermo al 5%, contribuendo a mantenere differenze retributive lungo l’intero arco della carriera. Per promuovere concretamente una cultura inclusiva, le aziende non possono limitarsi a dichiarazioni di principio, ma devono analizzare in modo strutturato come pratiche discriminatorie, anche indirette, incidano sul gender pay gap. “I dati raccolti attraverso la nostra indagine Talent trends evidenziano come il 9% degli intervistati dichiari di essersi sentito discriminato negli ultimi 12 mesi per età o genere, con un impatto che va oltre il singolo individuo e si riflette sul clima aziendale, sulle performance e sulla capacità di trattenere i talenti. In questo contesto, la trasparenza salariale non richiede di rendere pubblici gli stipendi individuali, ma di adottare criteri retributivi oggettivi, neutrali e verificabili, in grado di trasformare un obbligo normativo in una leva strategica di fiducia e competitività”, precisa Tomaso Mainini. “La direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva e il relativo decreto di attuazione - aggiunge Giampiero Falasca, partner Dla Piper - rappresentano una grande occasione per le imprese italiane. Non si tratta soltanto di nuovi adempimenti formali, ma di un passaggio strutturale che incide sull’organizzazione del lavoro, sui sistemi di inquadramento e sulle politiche retributive, rendendo più chiari i criteri di attribuzione delle retribuzioni e delle progressioni di carriera. La trasparenza diventerà un fattore di competitività, anche in termini di attrattività e retention dei talenti”. La presenza femminile in Michael Page è una realtà consolidata. “I nostri dati - sottolinea Tomaso Mainini - mostrano una forte rappresentanza nei ruoli core (76%), expert (65%), manager (58%) ed expert leader (80%), inclusi quelli apicali. Continuiamo a investire nella crescita delle donne, favorendo leadership, visibilità e partecipazione ai processi decisionali”. Questo impegno si traduce anche in un’attività di divulgazione esterna, guidata dalla consapevolezza che la Direttiva (Ue) 2023/970 rappresenti un passaggio strategico per le imprese, chiamate a ripensare processi interni e politiche HR in un’ottica di trasparenza, equità e responsabilità. Un impegno che prende forma attraverso la partnership di Michael Page e DlaPiper con due appuntamenti (uno che si è svolto il 24 marzo) e il prossimo in programma al 16 aprile, ideati per fornire alle aziende strumenti concreti per orientarsi tra le novità normative e prepararsi in modo consapevole all’entrata in vigore della Direttiva nel giugno 2026 con una trasformazione che non è solo regolatoria, ma culturale.
(Adnkronos) - “Noi come ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, in particolare il dipartimento che segue l’attuazione del Pnrr e quello che seguirà dopo il Pnrr, abbiamo partecipato con grande interesse alla nascita di Shift, perché crediamo che questo momento richieda più spazi di confronto tra i diversi stakeholder”. Queste le parole di Fabrizio Penna, capo dipartimento Unità di missione per il Pnrr del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, in occasione della presentazione a Roma di Shift, il nuovo spazio di collaborazione per mettere a sistema competenze e sviluppare soluzioni integrate per acqua, energia e bioeconomia. “Abbiamo tutti obiettivi comuni, a partire dalla decarbonizzazione al 2050, ma anche la necessità di maggiore sicurezza e indipendenza energetica, oltre alla gestione del costo dell’energia e al miglioramento dei servizi pubblici legati ad acqua e rifiuti”, ha spiegato Penna, sottolineando la convergenza delle priorità tra istituzioni, imprese e territori. “È evidente che esistono interessi legittimi che a volte possono anche entrare in conflitto. Proprio per questo, trovare punti di confronto e tavoli di ragionamento per arrivare a posizioni comuni rappresenta un passaggio fondamentale”, ha aggiunto. “Si tratta di posizioni strategiche che possono essere portate a livello europeo e nei contesti internazionali: per questo iniziative come Shift sono non solo utili, ma necessarie”, ha concluso Penna, evidenziando il valore della piattaforma come strumento di coordinamento per le politiche ambientali ed energetiche.