(Adnkronos) - Con la sigaretta elettronica in un parco di Londra, ma il fumatore... è uno scoiattolo. E' questo l'ultimo caso filmato nel sud della città, che ha portato gli esperti a lanciare l'allarme: gli animali selvatici - spiegano - scambiano l'odore fruttato dei dispositivi abbandonati per cibo. Il video pubblicato sui social mostra il roditore su una recinzione di legno a Brixton, mentre tiene una sigaretta elettronica tra le zampe anteriori e sembra masticare il bocchino di plastica. La Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (Rspca) ha affermato che il video rappresenta un "monito severo sui pericoli che l'abbandono di rifiuti rappresenta per la fauna selvatica". Si tratta dell'ultima di una serie di foto e video simili pubblicati sui social media negli ultimi mesi, tra cui un video su TikTok di uno scoiattolo a Filadelfia diventato virale e foto postate su Facebook di uno scoiattolo che si arrampica su una recinzione con una sigaretta elettronica in bocca. Sebbene gli esperti non siano certi che gli scoiattoli ingeriscano il fumo o il liquido della sigaretta elettronica, Craig Shuttleworth, esperto di scoiattoli rossi presso l'Università di Bangor, ha affermato che molto probabilmente lo scoiattolo è attratto dalla sigaretta elettronica per il suo sapore fruttato. Parlando al Telegraph, Shuttleworth ha detto: "Ai vecchi tempi si vedevano molti mozziconi di sigaretta gettati a terra, ma non ricordo scoiattoli che correvano in giro con essi. Sarebbe ragionevole supporre che una sigaretta elettronica sia più attraente di un normale prodotto del tabacco non fruttato". "Non è auspicabile che gli animali ingeriscano nicotina. In natura non la trovano, quindi, come per molte sostanze chimiche, è meglio evitare che vi siano esposti. Mangiare una sigaretta elettronica non fa parte della loro dieta naturale. I componenti non sono presenti in natura”, ha aggiunto. “Potrebbero rosicchiarla e ingerire alcune delle microplastiche". Secondo National Recycling, nel Regno Unito vengono buttate circa 1,3 milioni di sigarette elettroniche usa e getta ogni settimana, il che significa che ogni anno vengono abbandonati più di 67 milioni di vaporizzatori. Sebbene le sigarette elettroniche usa e getta siano state vietate nel giugno 2025, i produttori le hanno riprogettate dotandole di una porta USB e di un secondo pod in modo che soddisfino i requisiti per essere classificate come ricaricabili e riutilizzabili. Un portavoce della Rspca ha dichiarato: "La vista di questo scoiattolo con nella zampa una sigaretta elettronica usa e getta è un chiaro monito sul pericolo che i rifiuti abbandonati rappresentano per la fauna selvatica. "Purtroppo, questa è solo la punta dell'iceberg: secondo una ricerca, prima del divieto governativo di vendita, venivano gettate via cinque milioni di sigarette elettroniche monouso ogni settimana. Molti di queste finiscono per diventare rifiuti nel nostro ambiente, nei nostri fiumi e negli oceani, dove possono causare danni agli animali e alla vita marina. Queste sigarette elettroniche contengono materiali e sostanze tossiche che possono essere pericolose per gli animali, tra cui plastica, litio e nicotina. Invitiamo tutti a conservare i rifiuti fino a quando non ci sarà la possibilità di smaltirli in modo sicuro e responsabile, e a riciclare sempre quando possibile, in modo da ridurre il numero di animali che muoiono a causa loro". Evie Button, ricercatrice scientifica presso la Rspca, ha sezionato una sigaretta elettronica usa e getta nel tentativo di capire perché gli scoiattoli siano attratti da questi dispositivi. In un articolo per il blog di Wildlife and Countryside Link, ha affermato: "Un altro aspetto notevole delle sigarette elettroniche che ho notato è il forte odore, che persiste anche molto tempo dopo l'utilizzo. Quella che ho smontato ha ancora un forte profumo di mirtillo, a più di tre mesi da quando l'ho avuta fra le mani. Finora abbiamo sentito parlare di un uccello in Nuova Zelanda che è stato avvelenato ed è morto dopo aver ingerito una sigaretta elettronica, e abbiamo visto le foto di uno scoiattolo in Galles che cercava di seppellire una sigaretta elettronica. Sappiamo però che questa è solo la punta dell'iceberg, dato che moltissimi casi di animali selvatici vittime dei rifiuti passano inosservati e non vengono segnalati". La Button ha aggiunto che anche gli animali domestici sono attratti da questi dispositivi e che sono stati segnalati casi di animali morti dopo aver ingerito liquidi provenienti dalle sigarette elettroniche. Ha affermato: "Sappiamo che i cani, in particolare, hanno una maggiore sensibilità ai sapori e agli odori dolci e potrebbero facilmente individuarli durante una passeggiata. Il Servizio di Informazione sui Veleni Veterinari ha ricevuto 680 chiamate riguardanti animali domestici e liquidi per sigarette elettroniche dal 2017, e il 96% di queste riguardava cani".
(Adnkronos) - Athora Italia, compagnia assicurativa vita del Gruppo Athora, ha presentato in collaborazione con Nomisma la seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future, l’indagine che fotografa il sentiment degli italiani sui temi del risparmio e degli investimenti, della previdenza e della protezione, con il capitolo rivolto alla longevità e alla previdenza complementare. Ne hanno discusso oggi Jozef Bala, ceo di Athora Italia, Silvia Zucconi, direttore New Market Intelligence di Nomisma e Sergio Sorgi, sociologo e fondatore di Progetica. La prospettiva di vivere a lungo genera infatti sentimenti contrastanti nel tessuto sociale italiano: se oltre la metà della popolazione in pensione guarda al futuro con ottimismo (63%), tra i non pensionati la longevità è spesso associata ad ansia e preoccupazione (29%). La ricerca evidenzia una contraddizione sociologica profonda, dove il timore per la perdita di vigoria fisica e autonomia prevale sulla pianificazione economica. Tre italiani su quattro (74%) si dicono preoccupati dalla prospettiva di una futura non autosufficienza, temendo soprattutto il carico di cura sui familiari, la necessità di modificare radicalmente le proprie abitudini di vita e l’impegno economico. Nonostante queste paure, prevale un diffuso 'breve-terminismo': solo l’8% dei non pensionati dichiara di aver già organizzato con cura la propria vita post-lavoro. Gli italiani attribuiscono al risparmio un valore centrale, ma adottano spesso strategie basate sul senso comune, più che sul buon senso: il 47% punta sulla riduzione delle spese non necessarie, agendo come accantonatori di risorse, ma senza una reale finalizzazione. Ci troviamo di fronte a un risparmio spesso 'primitivo' e non pianificato. E tra chi non sta accumulando risorse economiche per la propria vecchiaia, il 53% ammette difficoltà ad accantonare risorse sufficienti. Ma è la difficoltà di visione a riflettersi in una marcata sottostima del tempo e della realtà previdenziale. Oltre un terzo dei lavoratori prevede infatti di andare in pensione all’età di vecchiaia prevista di 65-67 anni. Parallelamente, solo un terzo (33%) di chi lavora immagina di trascorrere più di 20 anni in pensione, mentre chi ha già concluso l’attività lavorativa ha ben compreso che il tempo della longevità sarà molto più esteso (57%). A ciò si aggiunge un mix di sfiducia e scarsa conoscenza del sistema pubblico: il 70% dei non pensionati teme di non ricevere un assegno adeguato allo stile di vita desiderato e il 42% è convinto che i contributi versati oggi serviranno ad erogare le pensioni di domani. Eppure, la preoccupazione per il futuro non si traduce in attivazione: solo il 27% degli italiani dichiara di avere attivato un piano pensionistico integrativo, mentre il 36% dichiara che si attiverà, manifestando tuttavia una chiara tendenza alla procrastinazione. A questo si accompagna una certa ingenuità nel rapporto tra versamenti e prestazioni, dove si genera un’asimmetria: se il 36% di coloro che conoscono fondi pensione o PIP desidera un’integrazione superiore ai 700 euro mensili, la disponibilità media a investire rimane modesta, con il 75% del campione che non sarebbe disposto a superare i 200 euro al mese. Un punto centrale emerso dall’indagine riguarda il cosiddetto costo del rimpianto: la ricerca mostra come la consapevolezza dell’importanza di una pianificazione tempestiva cresca con l’avanzare dell’età. La metà degli over 50 (50%) dichiara apertamente che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. Questo sentimento è confermato da chi è già in pensione: il 20% dei pensionati ammette che, potendo tornare indietro, pianificherebbe il pensionamento con molto più anticipo. Di contro, per il 27% che ha agito, l’assenza di rimpianto è totale: il 91% dei sottoscrittori di piani pensionistici si dichiara tra soddisfatto ed estremamente soddisfatto della scelta fatta. Un ostacolo determinante alla pianificazione è rappresentato dalle modalità con cui gli italiani si informano. Nonostante la complessità della materia, solo il 21% degli italiani che non conoscono questi strumenti dichiara di voler approfondire attivamente il funzionamento dei prodotti previdenziali, contro il 45% dei poco o per nulla interessati. In questo vuoto informativo, le scelte vengono spesso delegate ad amici e parenti, ritenuti più attendibili rispetto alle figure professionali, o ci si affida alla consulenza bancaria o finanziaria. Questa tendenza a cercare risposte nel “senso comune” piuttosto che nelle competenze tecniche alimenta il rischio di scelte inefficienti, confermando l’urgenza di un nuovo modello di consulenza che sappia parlare un linguaggio diretto, empatico e quotidiano. In occasione della presentazione, Jozef Bala, ceo di Athora Italia, ha dichiarato: “I dati dell’Osservatorio ci consegnano l’immagine di un’Italia che risparmia con sacrificio, ma che fatica a trasformare quel risparmio in un progetto di vita solido. Come Compagnia assicurativa abbiamo il dovere di comunicare che la previdenza complementare è una strategia per mitigare il rimpianto futuro e garantire quella serenità che, come dimostra la ricerca, appartiene oggi solo a chi ha saputo pianificare per tempo. Che sia la strada da percorrere ce lo dice chiaramente quel 91% tra i sottoscrittori di strumenti integrativi soddisfatti della scelta fatta. In continuità con gli insight emersi nella prima edizione della ricerca, si rafforza il bisogno di avvicinare il ruolo dell’assicuratore a vero consulente finanziario e troviamo anche conferma della necessità di implementare percorsi di educazione finanziaria rivolti soprattutto alle giovani generazioni, che aiutino a superare la sottovalutazione del tempo e la procrastinazione, supportando scelte più informate e consapevoli”.
(Adnkronos) - Il Gruppo Davines - azienda attiva nel settore della cosmetica professionale con i marchi per l’haircare Davines e per lo skincare 'comfort zone', B Corp dal 2016 - annuncia, per il terzo anno consecutivo, l’apertura delle candidature per 'The Good Farmer Award' 2026. Realizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è il primo premio in Italia a sostenere i giovani agricoltori che guidano la transizione ecologica attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologiche, con un approccio sistemico e anche sociale. Anche per questa edizione è stata rinnovata l’estensione del bando alle aziende agricole dedite all’allevamento e impegnate a migliorare il benessere e la salute animale con pratiche che includono, tra le altre, il pascolo all’aperto e la conseguente riduzione dell’uso di farmaci veterinari. Il bando si rivolge ad agricoltori e agricoltrici di età inferiore o uguale a 35 anni al 31 luglio 2026 che gestiscano imprese con certificazione biologica in corso di validità. I due progetti più innovativi e avanzati riceveranno dal Gruppo Davines 10mila euro ciascuno per l’acquisto di materiali e per interventi finalizzati al miglioramento e allo sviluppo delle attività agroecologiche. Le candidature possono essere inviate dal 10 marzo fino al 15 maggio 2026 compilando il modulo online. La cerimonia di premiazione si terrà il 27 novembre 2026 presso il Davines Group Village a Parma. Requisiti necessari per accedere al bando sono l’avere una certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia. In particolare i giovani agricoltori e le loro aziende dovranno dimostrare di utilizzare almeno tre tra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal regolamento, tra cui la rotazione colturale, il minimo disturbo del suolo, l’utilizzo di fertilizzanti organici, la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli, l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie). La Commissione che valuterà e selezionerà i progetti è composta da otto membri, fra professori universitari ed esperti in temi di agricoltura, agroecologia e sostenibilità. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è il presidente della Giuria. Gli altri membri sono: Davide Bochicchio, ricercatore del Crea Zootecnia e Acquacoltura; Dario Fornara, direttore di Eroc (European Regenerative Organic Center); Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente; Paola Migliorini, docente presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Alessandro Monteleone, dirigente di Ricerca del Crea, Centro Politiche e Bio-economia; Camilla Moonen, professoressa associata presso l’Istituto di Scienze delle Piante, Università Sant’Anna di Pisa; Francesca Pisseri, medica veterinaria esperta in agroecologia, Associazione Italiana di Agroecologia.