(Adnkronos) - "Pensiamo che il regime iraniano stia cercando di sviluppare nuove armi in grado di raggiungere i 4.000 km, il che rappresenterebbe una minaccia totale". Lo ha detto il portavoce delle Idf, Nadav Shoshani, durante un briefing con la stampa italiana. "Si tratterebbe di un tipo di arma diverso, ma anche così la questione riguarda probabilmente più da vicino Paesi come il Regno Unito, la Francia o la Spagna - ha spiegato - Per quanto riguarda l’Italia, credo che anche i missili che vediamo impiegati contro Israele, con alcuni adattamenti, potrebbero essere comunque molto letali ed estremamente pericolosi". Teheran ha "missili che possono facilmente raggiungere i 2.000 km - ha affermato il portavoce - Questi missili possono trasportare una quantità molto elevata di esplosivo: il solo serbatoio di carburante è più grande di un autobus e possono contenere fino a una tonnellata di esplosivo. Se si riduce la quantità di esplosivo e si aumenta il carburante, possono arrivare anche a 3.000 km". "Anche a una distanza di 3.000 km - che, se i miei calcoli non sono errati, corrisponde più o meno alla distanza dell’Italia - questi missili possono essere estremamente distruttivi: come abbiamo visto ad Arad e Dimona, 200-300 chilogrammi di esplosivo possono letteralmente devastare edifici e ferire oltre 100 persone", ha sottolineato. "Ci aspettavamo di più dall'Iran", ha dichiarato Shoshani durante il briefing, rimarcando come la capacità missilistica iraniana sia stata significativamente ridotta. "Oggi stanno lanciando circa dieci missili al giorno, mentre a giugno in molti giorni superavano i 100", ha spiegato, attribuendo il calo alle "efficaci" operazioni congiunte di Israele e Stati Uniti contro il programma balistico di Teheran. L'obiettivo principale, secondo Shoshani, non è solo intercettare i missili ma colpire alla radice la loro produzione. "Ci interessa più la produzione che i missili stessi", ha detto, evidenziando come Israele abbia inflitto "un colpo molto, molto duro" alla capacità produttiva iraniana, che all’inizio del conflitto contava "molte decine di missili al mese, secondo alcuni anche oltre il centinaio". Il portavoce ha inoltre assicurato che Israele "non è in una situazione in cui ritiene di non avere gli strumenti per difendersi", pur continuando a rafforzare le scorte di munizioni. Resta comunque elevata l’allerta. "Abbiamo aerei in volo costantemente, che li individuano e li colpiscono. Se non fosse così, avremmo visto numeri molto più alti", ha aggiunto, sottolineando che Israele si sta preparando "a una guerra con un numero di missili molto più elevato rispetto a quello visto finora". "Siamo pronti a operare ancora per qualche settimana e a produrre un cambiamento davvero duraturo", ha dichiarato il portavoce. Sulla durata del conflitto, Shoshani ha messo in chiaro che "spetta alla nostra leadership decidere, anche se penso che già a questo punto sentiamo e crediamo di aver ottenuto risultati molto significativi". "Stiamo vedendo un Paese in confusione, con difficoltà a funzionare", ha osservato parlando del regime iraniano. "Tuttavia sappiamo che si tratta comunque di un Paese molto grande - ha precisato - con un vasto apparato di sicurezza. In molti casi ci sono sostituti per chi viene eliminato: non hanno la stessa qualità né la stessa leadership, ma esistono". "Si vede un Paese nel caos, ma è un Paese molto grande, molto intelligente: questo è un nemico ottanta volte più grande di Israele, con una popolazione dieci volte superiore, e un Paese molto vasto che ha speso la maggior parte delle sue risorse per l’apparato di sicurezza", ha evidenziato Shoshani, sottolineando tuttavia che la nuova leadership sta dimostrando "incapacità di coordinarsi" e l'esercito "fatica ad operare". "Non riescono a coordinare le salve di missili: dopo i primi due giorni non sono più stati in grado di farlo - ha detto il portavoce - Il loro fuoco si è limitato a uno, due, forse tre missili alla volta. Non riescono a eseguire attacchi coordinati. Hanno problemi nel prendere decisioni". Secondo Shoshani, l'Iran ha commesso un "grave errore" attaccando i Paesi del Golfo: "Ci è voluto molto tempo perché lo capissero e perché qualcuno assumesse il comando e ordinasse ai generali di smettere". L'Iran ha "superato tutte le linee rosse", ha affermato il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, Jassim Mohammed Al-Budaiwi, in dichiarazioni riportate dalla tv satellitare al-Jazeera. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Qatar, Kuwait e Oman, sono i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg). E vogliono essere "associati - ha detto Al-Budaiwi - a qualsiasi colloquio o accordo volto a risolvere questa crisi, in modo da contribuire al rafforzamento della loro sicurezza e stabilità". Dall'inizio del conflitto, della 'risposta' iraniana alle operazioni contro l'Iran avviate il 28 febbraio da Usa e Israele, i Paesi del Golfo sono stati costretti a spendere miliardi per respingere attacchi quotidiani dell'Iran con missili e droni, senza contare le ripercussioni su economia e sovranità, sintetizza il Guardian che cita analisti secondo i quali quella che finora è apparsa come riluttanza nel 'tifare' per "presunti" sforzi per il cessate il fuoco rispecchiava sia il bilancio pesante che continuano a subire per la guerra sia i sospetti sulla sincerità delle parole di Donald Trump sui colloqui. Per gli osservatori, l'assenza di chiarezza sugli attuali presunti negoziati tra Usa e Iran ha portato i leader del Golfo a essere riluttanti a porsi sinora in prima linea nei colloqui. Di "alto grado di scetticismo" ha parlato anche una fonte diplomatica iraniana citata dal giornale britannico in riferimento alle ipotesi di incontri in Pakistan.
(Adnkronos) - Un’occasione di confronto tra imprese professionisti, rappresentanze sindacali e mondo dell’innovazione. E’ stato presentato ieri a Palazzo Valentini a Roma il Ccnl per lavoratori Stem e professioni innovative che interessa oltre 200mila lavoratori, professionisti dell’economia della conoscenza nell’era AI. Il contratto sottoscritto per la parte sindacale da Federazione Stem, Cse, Ciu UnionQuadri e Sning e da FederItaly per la parte datoriale, punta su un modello organzzativo diverso, moderno, lavorare per obiettivi, tutela della proprietà intellettuale rispetto anche a paternità e valorizzazione economica dell’innovazione. Ma punta anche su parità retributiva e inclusione, fissa la settimana lavorativa in 36 ore, e favorisce lo smart working (accordato per almeno il 40% di presenze mensili) e diritto alla disconnessione, oltre a stabilire un budget dedicato per la formazione professionale continua. Oltre alla tutela e alla crescita professionale delle categorie interessate, il contratto favorisce la crescita e l’innovatività delle imprese e l’attrattività verso i talenti, obiettivi contenuti nel programma della Federazione Stem nata un anno fa proprio per introdurre un nuovo sistema di valorizzazione delle competenze e dei risultati dei lavoratori e professionisti che vada oltre l’impostazione tradizionale scandita soltanto dal tempo dedicato alle singole mansioni. “Vogliamo valorizzare -ha detto Beniamino Romano, segretario generale di Federazione Stem- la responsabilità progettuale, l’autonomia della professione e la certificazione delle competenze, considerando il contesto imprenditoriale in cui lavorano i professionisti che rappresentiamo e che si fa sempre più ricco di innovazione. Nell’economia della conoscenza il valore non si misura nel tempo lavorato, ma nella capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati, generare competenza, creare valore, trasformazione e futuro. L’obiettivo di fondo è evitare la 'fuga dei cervelli' favorendo la valorizzazione del talento italiano e la collaborazione tra imprese tech, startup, ricerca e pa. E quindi un Paese più competitivo”. La Federazione, che associa ed organizza le donne e gli uomini che operano nell’ambito delle Professioni Stem (science, technology, engineering e mathematics), estese a tutti coloro che a diverso titolo contribuiscono all’Innovazione e alla Ricerca per lo sviluppo del Sistema Paese propone un nuovo modello per l’azione della pa, con l’introduzione del Project Management e il Program Management che è stato adottato da qualche anno con successo negli Usa (Pmiaa Law del Pres. Obama)). Altri obiettivi consistono nell’applicazione di un nuovo modello di gestione della sicurezza sul lavoro, ispirato ai modelli europei (UK, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svizzera), nella creazione di un osservatorio Nazionale sulle Professioni di rappresentate e avvio della SystemAcademy, piattaforma formativa della federazione dedicata a diffondere le competenze stem, digitali e manageriali.
(Adnkronos) - “Shift nasce per essere una piattaforma a cui partecipare, in cui dialogheranno stakeholder molto diversi: imprese dei servizi pubblici, imprese pubbliche e private, società di consulenza, enti di ricerca e del mondo universitario e società civile”. Lo ha detto Yuri Santagostino, presidente esecutivo del Gruppo Cap, durante la presentazione a Roma, presso l’Istituto Luigi Sturzo, della piattaforma Shift, il nuovo spazio di collaborazione per mettere a sistema competenze e sviluppare soluzioni integrate per acqua, energia e bioeconomia. “Questo perché le sfide che stiamo vivendo oggi necessitano davvero che ci sia il coinvolgimento di tutto un sistema e non soltanto del singolo, e soprattutto necessitano del fatto che ci sia una prospettiva e una visione di lungo periodo”, ha aggiunto Santagostino, sottolineando l’urgenza di una collaborazione ampia tra pubblico e privato per affrontare i cambiamenti climatici e le nuove tensioni geopolitiche. “Viviamo in un mondo in cui il clima sta cambiando, in cui emergono quotidianamente nuove tensioni che ci riportano a discutere di energia e sicurezza energetica. In questo contesto, i servizi pubblici svolgono un ruolo fondamentale, non solo come architrave infrastrutturale dello sviluppo del Paese, ma anche come base di diritti inalienabili per tutti i cittadini. La piattaforma Shift ha l’ambizione, attraverso un dialogo multi-stakeholder, di dire la sua e di fare proposte concrete a livello nazionale ed europeo sui principali temi che oggi affrontiamo”, ha concluso il presidente del Gruppo Cap.