(Adnkronos) - Lorenzo Musetti viene subito eliminato nel Masters 1000 di Montecarlo, oggi mercoledì 8 aprile, al secondo turno contro Valentin Vacherot. L'azzurro cede in due set (con il punteggio di 7-6 7-5) in due ore e 9 minuti contro il numero 23 del ranking Atp. Il finalista della passata edizione esce così di scena immediatamente nel torneo, così come Flavio Cobolli (sconfitto dal belga Blockx in due set nell'altro match del pomeriggio). Nella mattinata di Montecarlo, Matteo Berrettini ha battuto Daniil Medvedev in due set con un doppio 6-0.
(Adnkronos) - C’è un dolce che più di ogni altro simboleggia la Pasqua: la colomba. Ma, al di là delle ricette e delle interpretazioni più o meno innnovative, esiste un vero e proprio rito, che non tutti conoscono: quello della degustazione. Parola di Dario Loison, alla guida della pasticceria veneta che porta il nome della famiglia che da tre generazioni la gestisce con la stessa passione. "Perché la colomba non si 'consuma' soltanto: si ascolta, si annusa, si legge nella sua trama e nel suo equilibrio. E soprattutto si condivide", spiega. "Nella degustazione si manifesta un aspetto che va oltre la tecnica: la colomba è un dolce che nasce per essere messo al centro. La sua forma stessa suggerisce un gesto collettivo, e l’esperienza si compie nella convivialità: si taglia, si passa, si commenta, si confrontano impressioni e ricordi. In un tempo in cui tutto corre, la colomba conserva una funzione rara: riunire. Raccontarla attraverso la grammatica del gusto significa restituire dignità a un piacere semplice: non 'mangiare un dolce', ma prendersi un momento. È qui che il grande classico si fa contemporaneo: nella capacità di essere familiare e, allo stesso tempo, sorprendente quando lo si ascolta davvero", afferma. Ecco allora svelato il metodo per una perfetta degustazione. L’assaggio efficace parte prima della bocca. "Un metodo semplice, replicabile da chiunque, aiuta a 'leggere' la colomba come si farebbe con un pane ricco o un dolce da forno importante, spiega Loison. Il primo passaggio è 'vedere': colore caldo e uniforme dell’impasto, struttura interna ariosa ma non fragile, superficie e glassa (tostatura, mandorle, granella). Il secondo è 'spezzare': il gesto rivela la consistenza reale, una porzione che si apre con elasticità e senza sbriciolarsi suggerisce coesione e morbidezza; se cede in briciole racconta una struttura più debole o un servizio non ideale. Terzp, 'annusare': avvicinando la porzione, si riconosce l’alfabeto aromatico (burro, vaniglia, agrumi, miele leggero, tostature della glassa) e l’olfatto anticipa gusto e persistenza. Fondamentale è l’equilibrio e la qualità. La colomba è un dolce 'ricco' ma non dovrebbe essere pesante. La chiave è l’equilibrio, sottolinea Loison, cioè il modo in cui si compongono quattro componenti: dolcezza, che deve essere netta ma non invadente, in quanto una dolcezza troppo alta appiattisce tutto e stanca; grassezza, quindi la nota lattica/burrosa che dà rotondità, ma funziona solo se non copre le altre note; freschezza aromatica, che spesso arriva dagli agrumi e dalla sensazione 'pulita' al palato ed è ciò che rende l’esperienza desiderabile anche al secondo morso; tostatura e croccantezza della glassa, che è il contrappunto, il dettaglio che dà ritmo, alternanza, contrasto. C'è poi il capitolo temperatura e taglio, due dettagli che decidono l’esperienza, assicura il maestro pasticcere: "Molte delusioni nascono non dal dolce, ma dal servizio". Sono due i fattori che cambiano radicalmente la resa al palato. Il primo è la temperatura: se la colomba è troppo fredda, le note aromatiche restano chiuse e al palato risulta più compatta; la temperatura di servizio ideale è intorno ai 30°C perché così sprigiona i profumi e diventa più 'viva'; basta un passaggio rapido in forno tiepido per riattivare gli aromi. Il secondo è il taglio, che non è solo estetica: è struttura: un coltello a lama lunga seghettata usata con movimenti leggeri evita di schiacciare la mollica e di spezzare la glassa, una forchetta da servizio agevolerà l’operazione; una fetta tagliata bene sembra più soffice perché mantiene aria e coesione. "Una colomba ben fatta - spiega ancora Loison - si riconosce da ciò che resta dopo il morso: una dolcezza composta, profumi nitidi, un finale pulito. L’avvolgenza è piena ma leggera, perché burro e aromi non si sovrappongono: si alternano. La mollica rimane soffice e coerente, senza sbriciolarsi; gli agrumi aprono, la vaniglia arrotonda, e la glassa chiude con una tostatura discreta che dà ritmo. Il palato non si satura: si riordina, si libera, invita a continuare. È una qualità che non ha bisogno di effetti: parla con precisione e lascia spazio. Per questo, quando il trancio finisce, viene naturale desiderarne un altro, non per golosità, ma per equilibrio". E come abbinarla al meglio? "La lettura del gusto della colomba non vive solo nel 'fine pasto con passito'. Oggi l’abbinamento può avere una funzione precisa: pulire, alleggerire, mettere a fuoco le note aromatiche", osserva. Spazio allora a tè neri e oolong, che accompagnano tostature e mandorla senza coprire, infusi agrumati o alle erbe, che valorizzano freschezza e profumi, caffè filtro o moka leggera, che crea contrasto amaro-dolce e asciuga la bocca, bollicine secche, perché la carbonica 'sgrassa' e rende la fetta più dinamica, e vini dolci, tipo una vendemmia tardiva non troppo zuccherina per evitare l’eccessivo effetto 'dolce su dolce'. "Viviamo tempi in cui tutto deve stupire: piatti, parole, persino i dolci. La colomba fatta bene fa l’opposto: non cerca applausi, cerca la seconda fetta. Vince per precisione, non per eccesso. L’arte dell’assaggio è rallentare e riconoscere. Se ti lascia spazio, ha già parlato", conclude Loison.
(Adnkronos) - Si chiude un anno di crescita per il Davines Group, che consolida la propria presenza globale e rafforza un modello basato sull’equilibrio tra risultati economici e sostenibilità. Il gruppo si avvia verso i 306 milioni di euro di fatturato a cambi costanti nel 2025, confermando un trend positivo sostenuto dall’internazionalizzazione e dal mercato professionale. Alla base di questo percorso, una visione precisa. “L’incrocio tra sostenibilità e performance è la ragione del gruppo Davines di esistere”, spiega il presidente Davide Bollati. Un approccio che va oltre il prodotto e si inserisce in un contesto più ampio: “La cosmetica italiana riesce a entrare nel profondo degli stili di vita delle persone, rappresentando una modalità unica del sistema Italia”. (VIDEO) All’interno di questo ecosistema si colloca Comfort Zone, divisione skin-care del Gruppo, che celebra 30 anni di attività puntando su innovazione scientifica e longevità della pelle. Un anniversario che segna un’evoluzione del brand, oggi sempre più orientato verso soluzioni rigenerative e tecnologie avanzate. Il filo conduttore è il collagene, al centro di nuove formulazioni e dispositivi per viso e corpo. Tra le innovazioni, il sistema Thermo Sculpt per la ridefinizione tridimensionale, che utilizza infrarossi e massaggio vibrazionale, e Longevilift, dispositivo multi-tech che integra diverse tecnologie per trattamenti personalizzati. “Oggi il tema della longevità la fa da padrone: è importante invecchiare bene, lavorando non solo sul viso ma anche sul corpo”, sottolinea Davide Manzoni general manager Italia e Spagna Comfort Zone. “Per farlo, oltre ai prodotti dedicati al collagene, è necessario utilizzare anche nuove tecnologie come gli infrarossi, che ripristinano il microcircolo e migliorano la qualità della pelle”. Accanto alle tecnologie, anche nuove soluzioni skincare, come la Body Strategist Collagen Cream con collagene biotecnologico e peptidi, e il Longevity Collagen+ Serum, pensato per stimolare la produzione di collagene e contrastare l’invecchiamento cutaneo. Ma a fare la differenza è un insieme di fattori. “Non è solo il prodotto che distingue, ma la ricerca, le materie prime, il nostro Davines Group Village di Parma e soprattutto le persone”, aggiunge Manzoni. “Siamo una realtà che, dopo 30 anni, ha ancora molte delle persone con cui è partita”. Un modello che unisce innovazione, identità e visione internazionale, e che conferma il ruolo di Davines e Comfort Zone tra i protagonisti di un settore in continua evoluzione.