(Adnkronos) - Donald Trump "non ha paura" di continuare a sequestrare petroliere soggette a sanzioni, nonostante il rischio di un'escalation delle tensioni con Russia e Cina. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, fa il punto nel corso del briefing con i giornalisti poche ore dopo che l'esercito americano ha preso il controllo di due petroliere, tra cui la 'Marinera', una nave battente bandiera russa diretta in Russia, che era stata inseguita per più di due settimane e che è stata intercettata nell'Atlantico settentrionale anche grazie alle forze armate britanniche. La nave in passato aveva trasportato petrolio del Venezuela. Un'altra nave, la 'Sophia', priva di bandiera, è stata bloccata nelle acque dei Caraibi. Washington ritiene che la petroliera sequestrata dagli Stati Uniti nell'Atlantico non abbia bandiera, ha detto la portavoce della Casa Bianca, mentre Mosca sostiene di averla temporaneamente autorizzata a navigare sotto bandiera russa. "Si tratta di una nave della flotta fantasma venezuelana che trasportava petrolio soggetto a sanzioni statunitensi. Questa nave è stata dichiarata senza bandiera dopo aver navigato sotto falsa bandiera ed era oggetto di un ordine di sequestro giudiziario. Per questo motivo l'equipaggio sarà perseguito", ha dichiarato Leavitt nel briefing con i giornalisti. Il presidente Usa "applicherà la nostra politica che è la migliore per gli Stati Uniti: questo significa applicare l'embargo contro tutte le navi della flotta ombra che trasportano illegalmente petrolio", ha detto la portavoce della Casa Bianca, che ha minimizzato il rischio che si possa scatenare un conflitto tra Stati Uniti e Russia, sostenendo che Trump mantiene buoni rapporti con il presidente russo, Vladimir Putin. "Credo che questi rapporti personali continueranno", ha affermato, aggiungendo che Trump ha chiarito che il sequestro delle petroliere soggette a sanzioni è "la politica di questa amministrazione, e lui non ha paura di attuarla". Mosca ha criticato duramente il sequestro della petroliera nell'Atlantico da parte degli Stati Uniti. "In conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, la libertà di navigazione si applica nelle acque d'alto mare e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro imbarcazioni regolarmente registrate sotto la giurisdizione di altri Stati", la dichiarazione del ministero dei Trasporti russo in una nota. La nave aveva ricevuto il "permesso temporaneo" di navigare sotto bandiera russa il 24 dicembre, ha affermato il ministero, aggiungendo che "il contatto con la nave è stato perso" dopo che le forze navali statunitensi l'hanno abbordata "in mare aperto, oltre le acque territoriali di qualsiasi Stato". La Russia ha chiesto agli Stati Uniti di garantire il "rientro rapido" in patria dei membri dell'equipaggio russo a bordo della Marinera. Intanto gli Usa si preparano per il dopo Maduro. Gli Stati Uniti esercitano "la massima pressione" sulle autorità ad interim del Venezuela, le cui decisioni "vengono dettate da noi", ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca. "Noi stiamo continuando ad essere in stretto coordinamento con le autorità ad interim, e le loro decisioni continueranno ad essere dettate dagli Stati Uniti", ha messo in chiaro Leavitt. Marco Rubio ha rivendicato che gli Stati Uniti hanno un piano preciso per il dopo Maduro in Venezuela. Il piano è strutturato in tre fasi, ha spiegato, con la prima fase concentrata "sulla stabilizzazione del Paese, non vogliamo che precipiti nel caos". La stabilizzazione comprende anche una "quarantena" per il petrolio venezuelano, ha aggiunto riferendosi al piano, già annunciato da Trump, della consegna da parte di Caracas di 30-50 milioni di barili di greggio agli Usa che ne gestiranno la vendita. Il ricavato, ha affermato ancora Rubio, "sarà gestito in modo che noi controlleremo come si distribuisce in modo che vada a beneficio del popolo venezuelano". "La seconda fase sarà quella che noi chiamiamo la ripresa - ha continuato il segretario di Stato - e assicurerà che le società americane, occidentali e altre potranno avere accesso al mercato venezuelano in modo equo". Dal punto di vista politico, avverrà una fase di riconciliazione con il governo venezuelano, che da sabato è guidato da Delcy Rodriguez - che era la vice di Maduro fino al momento della cattura del leader di Caracas da parte degli Usa - che assicurerà "l'amnistia e la scarcerazione delle forze di opposizione". "La terza fase sarà ovviamente quella della transizione - ha concluso Rubio - noi sentiamo che andremo avanti in modo molto positivo". Sulla questione petrolio si è soffermato anche il segretario all'Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, il quale ha dichiarato che Washington controllerà "per un tempo indefinito" le vendite di petrolio venezuelano, all'indomani dell'annuncio del presidente Trump secondo cui le autorità ad interim del Venezuela hanno accettato una commercializzazione gestita dagli Usa di 30-50 milioni di barili di greggio. "Gli Stati Uniti si occuperanno della commercializzazione del petrolio venezuelano: inizialmente quello già estratto e rimasto invenduto nei depositi, e successivamente, per un tempo indefinito, anche dell'intera produzione futura, che verrà immessa sul mercato sotto gestione americana", ha detto Wright. In serata è arrivato poi un post del presidente su Truth: "Il Venezuela acquisterà esclusivamente prodotti statunitensi con i ricavi che riceverà dal nuovo accordo sul petrolio". Acquisti che riguarderanno, tra le altre cose, "prodotti agricoli, medicinali, dispositivi medici e attrezzature per migliorare la rete elettrica e gli impianti energetici", tutto made in Usa, ha assicurato il presidente degli Stati Uniti. "In altre parole - ha proseguito Trump - il Venezuela si impegna a fare affari con gli Usa come partner principale: una scelta saggia e un'ottima cosa per il popolo venezuelano e per gli Stati Uniti".
(Adnkronos) - "Il prosecco non è un vino replicabile al di fuori della sua zona d'origine, è un vino unico, e quindi siamo fiduciosi che questo trend positivo del nostro mondo continuerà anche il prossimo anno. I dazi Usa hanno toccato proprio il mercato che seguo come export manager, gli Stati Uniti. Ma, sulla base dei dati dell'export disponibili ad oggi, non si registrano cali significativi. Ricordiamo che il prosecco rappresenta il 30% di tutto l'export di vino italiano negli Stati Uniti, e anche con i dazi si ritrova in una fascia di prezzo accessibile per la maggioranza delle persone". Così, intervistata da Adnkronos/Labitalia, Diva Moretti Polegato, export manager di Villa Sandi per Regno Unito, Usa e Messico, e nuova generazione della storica famiglia di vignaioli veneti, traccia un bilancio del 2025 per la sua azienda e per il mondo del prosecco, e degli effetti dei dazi Usa e del contesto geo-politico incerto. "Io credo che bisognerà attendere il primo semestre del prossimo anno - avverte - per vedere l'effettivo impatto di questi dazi. Al momento, il prosecco registra un trend positivo di crescita e questo lo abbiamo visto dai dati dei tre Consorzi, ma un quadro più chiaro, appunto, lo potremo vedere nel primo semestre del prossimo anno". Villa Sandi è tra i leader del mercato, con il fatturato 2024 che ha toccato i 132 milioni, e con una produzione che per il 70% va in export e per il 30% in vendite nel nostro in Italia. E le 'bollicine', nonostante un anno complesso, resistono e puntano a crescere ancora. "In generale, è stato un anno di contrazione per il mercato vitivinicolo, ma il nostro mondo, quello del prosecco, ancora 'tiene' - ribadisce - perché unico e inimitabile. Nel corso di quest'anno, abbiamo visto un freno ai consumi con abitudini orientate a stili di vita più salutari, quindi con moderato contenuto alcolico, zero alcol. E infatti una fetta di mercato ricerca prodotti, soprattutto 'bollicine', senza alcol". "E' una tendenza che noi avevamo intercettato già 3-4 anni fa e avevamo iniziato a produrre già allora una 'bollicina' zero alcol, con una produzione che cresce ogni anno a due cifre", sottolinea Diva Moretti Polegato. Una tendenza, spiega l'esponente dell'ultima generazione di vignaioli trevigiani, spinta dal "consumo di coloro che non vogliono rinunciare al piacere di un brindisi, senza però dover assumere alcol. E questo per diverse ragioni: soprattutto quelle legate alla salute". E comunque una delle caratteristiche principali del prosecco è il moderato contenuto alcolico e questo lo rende un vino contemporaneo che risponde perfettamente a queste abitudini di consumo che sono mutate, e che prediligono vini leggeri, adatti alla convivialità, a momenti chiamiamoli 'social'", osserva. Villa Sandi continua a guardare al futuro esplorando nuovi mercati. "Noi siamo un'azienda -spiega Diva Moretti Polegato- che esporta in 135 Paesi e ci sono dei nuovi mercati in Est Europa e in Africa soprattutto, ma anche nell'America Centrale che abbiamo di recente acquisito, e che stiamo acquisendo, per diversificare, perché questo è uno dei 'modus operandi' del nostro mondo e della nostra azienda". Ma non solo. Diversificare il business, per 'Villa Sandi', significa anche altro. "Un altro pilastro in cui crediamo molto -fa notare l'export manager- è quello dello sviluppare tutto quel ramo dell'accoglienza dell'enoturismo, del ricevere persone in azienda, che si sta dimostrando sempre più una grande opportunità e una grande risorsa, perché è un'esperienza capace di unire territorio, cultura, ospitalità, sostenibilità e vino. Ed è un settore che dal periodo della pandemia ha visto una crescita molto grande soprattutto nel nostro Paese ma anche a livello mondiale". "Noi come azienda abbiamo creduto e investito nell'enoturismo fin dagli anni '90, e abbiamo aperto la nostra sede, che è una storica villa di scuola Palladiana, a tutti i visitatori e tutti i giorni dell'anno. E abbiamo anche investito sull'hospitality, con 'Locanda Sandi', dove abbiamo un ristorante e alcune camere. Questa per noi è soprattutto un'opportunità per valorizzare il brand e accogliere un cliente a 360 gradi, mostrando anche i vigneti e tutto ciò che c'è dietro una bottiglia di vino", ricorda ancora. Secondo Moretti Polegato, inoltre, "il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell'Unesco può essere un'opportunità anche per il settore del vino, che è collegato ad esso". "Una ulteriore cornice istituzionale forte, anche un modo per potenziare il made in Italy e rafforzare il legame vino-cultura, collegato al turismo, con un importante risvolto mediatico per poter raggiungere più consumatori finali", aggiunge. "E poi - prosegue - c'è l'impegno sulla sostenibilità, importante per la mia generazione ma anche per la precedente, con l'obiettivo di accogliere i visitatori delle nostre aziende in un ambiente sano, in cui si lavora con il minor impatto ambientale possibile, seguendo pratiche sostenibili, a livello di vigna, di vinificazione e anche di impatto ambientale. Noi ad esempio abbiamo una centrale idroelettrica, abbiamo pannelli solari, puntiamo a diventare 100% sostenibili nella prossima decade". Per Diva Moretti Polegato, "l'augurio per il 2026 è che la situazione geopolitica causata dai conflitti in corso e i dazi Usa, che frenano in modo combinato i consumi, possano in qualche modo attenuarsi". "L'augurio a tutti noi produttori è di aprire il 2026 con buone notizie su guerre e dazi Usa appunto", conclude.
(Adnkronos) - Aumentare il numero di alberi in città, ma soprattutto distribuirli in modo diffuso, evitando grandi concentrazioni isolate, produce benefici concreti e misurabili. Lo sottolinea Renato Bruni, direttore scientifico dell’Orto Botanico dell’Università di Parma, intervenendo in occasione della piantumazione del 100.000° albero di KilometroVerdeParma. «Avere tanti piccoli boschi o molti interventi sparsi sul territorio aiuta a diversi livelli», spiega, «a partire dalla riduzione delle temperature locali». Dal punto di vista scientifico, evidenzia Bruni, «l’ombra di un albero è più fresca di quella di una tettoia», grazie ai processi di traspirazione delle piante, che contribuiscono anche a migliorare la permeabilità del suolo e la gestione delle piogge. Ma i benefici non sono solo numerici: «C’è un aspetto fondamentale di vicinanza tra esseri umani e alberi. Le città sono cresciute, la natura si è allontanata dalla vita quotidiana, e riportarla dentro gli spazi urbani significa migliorare il nostro rapporto con le piante, imparando a conoscerle semplicemente osservandole». «La città non può essere stravolta dal punto di vista urbanistico, ma può essere ripensata con intelligenza». È questo l’approccio indicato da Bruni. La chiave è individuare e valorizzare «gli spazi che consentono la convivenza tra le esigenze umane e quelle della città». Rotatorie, parchi, aree dismesse, ritagli lasciati dagli interventi urbanistici diventano così opportunità preziose. «Intervenire su questi spazi residuali piantando alberi è la strategia giusta», afferma. In questo percorso, l’arboreto che sorgerà in viale Du Tillot rappresenta uno degli sviluppi più significativi: «È un progetto importante, vicino alla città e inserito in un contesto infrastrutturale complesso, che dimostra come sia possibile portare la natura anche in luoghi inaspettati». L’obiettivo, conclude Bruni, è proseguire su questa strada «lavorando con le istituzioni e con i privati», per continuare a intervenire ovunque esistano spazi disponibili, trasformandoli in presìdi verdi capaci di migliorare ambiente, clima e qualità della vita urbana.