(Adnkronos) - Il dialogo riprende tra mille dubbi e poche certezze. Stati Uniti e Iran tornano al tavolo giovedì per nuovi colloqui sul programma nucleare di Teheran. L'intesa rimane un obiettivo a dir poco ambizioso, sullo sfondo rimane l'ipotesi di un'azione militare americana: la macchina bellica di Donald Trump, però, non sembra al top e a Washington non tutti sono convinti dell'opportunità di un attacco In particolare non passano inosservate, come riferiscono il Washington Post e il Wall Street Journal, le valutazioni del generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti. Caine, altamente stimato da Trump, in un vertice alla Casa Bianca martedì scorso avrebbe avvertito dei rischi di un conflitto prolungato e delle possibili perdite americane. Il generale avrebbe fornito un'analisi "realistica" delle probabilità di successo e delle conseguenze successive a un'azione militare sottolineando elementi rilevanti: le dotazioni americane non sono ai massimi livelli dopo gli aiuti inviati sistematicamente a Israele e le armi vendute ai partner che sostengono l'Ucraina. Un conflitto prolungato "potrebbe comportare costi significativi per le forze armate e le scorte di munizioni statunitensi". Anche il vicepresidente JD Vance ha espresso preoccupazioni sui rischi di un possibile coinvolgimento prolungato degli Usa in caso di attacco. Secondo quanto riferito da fonti ad Axios, Vance avrebbe sollevato interrogativi sulla complessità e sulle possibili conseguenze dell’operazione, pur senza opporsi apertamente a un’azione militare. Il vicepresidente spera che i colloqui possano produrre una svolta diplomatica, anche se all'interno dell’amministrazione prevale lo scetticismo sulle possibilità di un accordo. In parallelo, il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe mantenuto una posizione prudente, senza schierarsi nettamente né a favore né contro un eventuale attacco. La scorsa settimana, Trump ha fatto riferimento ad una finestra temporale di 10-15 giorni per trovare un accordo. La deadline si avvicina e i colloqui imminenti per certi versi somigliano all'ultima possibilità per la diplomazia. Il confronto sarà tra gli emissari americani Jared Kushner e Steve Witkoff da una parte e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dall'altra. "Il presidente degli Stati Uniti è un uomo d'azione. Aspettate e vedrete", è in queste ore il contenuto di un messaggio di testo anonimo che, secondo quanto riporta Iran international citando i media statali, sarebbe stato inviato ai cellulari dei cittadini in Iran. 'Help is on the way', l'aiuto è in arrivo, annunciava Trump a gennaio mentre le manifestazioni di piazza sfidavano il regime. Ora, il nuovo segnale che lascia supporre una svolta imminente. Gli Stati Uniti, secondo il quadro delineato dal New York Times, valutano un ventaglio di opzioni: il primo step potrebbe essere un attacco mirato, ma nell'agenda di Washington c'è anche la spallata totale al regime dell'ayatollah Khamenei. Molto, se non tutto, dipende dalla proposta che l'Iran si appresta a formulare in relazione al proprio programma nucleare. Trump ha detto e ripetuto qual è l'obiettivo: Teheran non dovrà mai avere la bomba atomica e il programma nucleare va sostanzialmente smantellato. Il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell'Iran, Ali Larijani, oggi arriverà a Muscat, la capitale dell'Oman e trasmetterà alle autorità del sultanato, mediatore di primo piano, la proposta sul dossier. Sarà Muscat a girare il fascicolo a Washington. Davanti a microfoni e telecamere, intanto, si succedono senza soluzione di continuità avvertimenti e minacce. Qualsiasi attacco militare americano contro l'Iran, anche un attacco mirato, sarà considerato come ''un atto di aggressione', dice il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Ismail Baghaei. "Un atto di aggressione rimarrà un atto di aggressione", dice. Baghaei ufficialmente smentisce ipotesi di 'accordo ponte' per disinnescare la crisi in maniera provvisoria: "Speculazioni infondate", taglia corto, ribadendo che il compito della diplomazia iraniana sia "garantire i diritti e gli interessi della Nazione". Per questo motivo "possiamo accettare solo un accordo che contenga le caratteristiche necessarie a garantire i diritti e gli interessi nazionali dell'Iran, sia sulla questione nucleare che sulla questione della revoca delle sanzioni. La parola 'resa' non ha posto nella cultura e nella letteratura iraniana e non abbiamo mai accettato una parola del genere". A completare il quadro, il terzo protagonista potenziale, al momento più defilato. Israele sta affrontando "giorni complessi e difficili", dice il primo ministro, Benjamin Netanyahu, durante un dibattito alla Knesset. "Teniamo gli occhi aperti e siamo pronti per ogni scenario". Se l'Iran "commette forse l'errore più grave della sua storia" e "attacca Israele, risponderemo con una forza che non può nemmeno immaginare", aggiunge. Netanyahu attende la visita del segretario di Stato americano, Marco Rubio. Il numero 1 della diplomazia americana è atteso in Israele sabato, l'arrivo però potrebbe slittare di almeno 48 ore.
(Adnkronos) - "Secondo il Global gender gap report 2025, la parità tra uomini e donne non sarà raggiunta prima di 123 anni. Nei Consigli di amministrazione abbiamo il 43% di donne, ma i dati dell’Inps ci dicono che la percentuale femminile nei ruoli dirigenziali è solo il 21,1%. E se guardiamo alle posizioni apicali, oggi abbiamo appena il 2,2% di amministratrici delegate. Questo significa che nei luoghi in cui si decide davvero - perché il tema non è esserci, ma incidere - la presenza femminile è ferma al 2,2%”. Lo ha detto oggi la presidente dell’ordine degli ingegneri della provincia di Milano, Carlotta Penati, intervenendo all’evento ‘Progetto donna’, promosso dall’ordine nel capoluogo lombardo. Un’iniziativa che ha riunito accademia e imprese per un confronto su strumenti, politiche e testimonianze per rafforzare la presenza femminile nelle professioni tecniche. “L’ordine ha invitato 2.200 iscritte per questa giornata - fa sapere la presidente - perché noi donne, per prime, vogliamo individuare aspetti concreti. Questo è il senso di ‘Progetto Donna’ - rimarca - un inizio, un percorso che avvio come presidente e che l’Ordine porterà avanti nel tempo. È un momento operativo, animato dalla volontà di costruire non solo per noi, ma per le prossime generazioni. È un’assunzione di responsabilità condivisa, con un approccio pragmatico. Lo scopo è trasformare il confronto in azione, promuovere proposte operative, costruire alleanze e consapevolezza, fare rete”. Una rete da intessere per cambiare la situazione delle donne nel mondo del lavoro: “Dopo la nascita di un figlio, 7 dimissioni su 10 riguardano le madri - ricorda Penati - La cura è una dimensione che ci appartiene profondamente e che viviamo anche come valore, ma se non ci sono condizioni adeguate, il peso ricade prevalentemente sulle donne. Quante presidenti donne ci sono negli ordini professionali? 16 su 106, meno del 18%”. Guardando poi al contesto europeo, la presidente Penati fa notare che “rispetto all’Europa, in Italia rimane altissima la differenza occupazionale tra uomini e donne, con una disparità di circa il 19%. Secondo Eurostat -aggiunge- la differenza salariale appare inferiore e sembrerebbe che siamo messi meglio rispetto alla media europea. Ma il dato va letto con attenzione - approfondisce - molte donne in Italia lavorano part-time, spesso per scelta obbligata, perché dedicano il resto del tempo alla famiglia. In assenza di servizi adeguati - asili nido, tempo pieno scolastico, interventi strutturali - il lavoro femminile resta compresso”. Qualcosa a livello normativo inizia però a cambiare. “È recente lo schema di decreto legislativo del 5 febbraio, approvato dal Consiglio dei Ministri, che recepisce la direttiva Ue 970 con l’obiettivo di rafforzare la parità di retribuzione tra uomini e donne. Il salario è libertà - sottolinea Penati - Questo provvedimento introduce il diritto alla conoscenza: il diritto di sapere come sono posizionati gli altri dal punto di vista retributivo. Lo fa attraverso la trasparenza salariale e specifici meccanismi tecnici di applicazione. Siamo forse all’inizio di un cambiamento culturale che dobbiamo portare avanti. Questa è un’opportunità da cogliere: un approccio fondato sulla trasparenza e sulla misurabilità. Solo se possiamo misurare, la parità di genere passerà da una dichiarazione di intenti, pur importante, a qualcosa di concreto, a una responsabilità condivisa”. Per la presidente, la parità non deve però restare un concetto astratto: “Va costruita consapevolmente. Si pianifica, si decide e si realizza. Si basa sui dati, perché senza dati non si va da nessuna parte. Oggi parliamo molto di intelligenza artificiale: è vero, tutto è dato. Ma i dati servono per capire e per migliorare. Occorre un approccio metodico, servono strumenti, serve capacità di attuazione e, infine, serve misurazione. Altrimenti non raggiungeremo mai il risultato. Questo - conclude - richiede scelte intenzionali,politiche efficaci e una reale volontà di cambiamento”.
(Adnkronos) - Il Gruppo Serenissima Ristorazione presenta il suo primo Report di Sostenibilità redatto secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la nuova Direttiva europea che ha definito degli standard comuni e comparabili di rendicontazione Esg. Il Gruppo Serenissima Ristorazione - spiega l'azienda in una nota - ha scelto di anticipare gli obblighi normativi e di rendicontare l'impatto della sostenibilità sui propri risultati finanziari (materialità finanziaria), oltre che il proprio impatto sull'ambiente e sulle persone (materialità di impatto) secondo gli standard della Direttiva Csrd, un impegno rilevante che ha coinvolto le 14 società controllate, inclusa la capogruppo Serenissima Ristorazione Spa e le controllate estere in Spagna e Polonia. Con un fatturato di oltre 650 milioni di euro nel 2025 (dati di preconsuntivo) e più di 11mila collaboratori, il Gruppo Serenissima serve circa 50 milioni di pasti all’anno. "La redazione del nostro primo Bilancio di Sostenibilità secondo la Csrd è stata una sfida importante, che abbiamo scelto di affrontare su base volontaria perché crediamo profondamente nella sostenibilità come leva strategica e di business - dichiara Tommaso Putin, vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione con delega alla sostenibilità - Rendicontare è l’unico modo per poter davvero gestire il percorso verso la sostenibilità: misurare ci consente di capire dove intervenire, definire priorità e agire in maniera strategica lungo la filiera, coinvolgendo tutti gli stakeholder. È solo attraverso la trasparenza e la responsabilità che possiamo costruire valore duraturo per l’impresa, per le persone e per l’ambiente". L’adozione della procedura di rendicontazione prevista dalla direttiva Csrd ha richiesto, come passaggio fondamentale, la misurazione della Carbon Footprint di Organizzazione, secondo gli standard internazionali. L’analisi - spiega l'azienda - ha evidenziato come le emissioni Scope 1, le emissioni dirette, ossia da fonti controllate o di proprietà, tutto ciò che il Gruppo brucia direttamente, e Scope 2, ossia le emissioni generate dall’energia acquistata e consumata dal Gruppo, incidano per circa l’8% su un totale pari a 240.107 tonnellate di CO2 equivalente, confermando che il core business di produzione dei pasti ha un impatto diretto contenuto. La vera sfida ambientale per il Gruppo è quindi rappresentata dalla filiera, con le emissioni Scope 3, la cui rendicontazione è diventata obbligatoria con gli standard europei Esrs e che comprende tutte le emissioni 'a monte' e 'a valle' della catena del valore, dalle emissioni generate dai fornitori di materie prime, alla logistica, fino alla gestione dei rifiuti, che pesano per circa il 92% del totale. Per questo Serenissima Ristorazione ha avviato un percorso strutturato di coinvolgimento dei fornitori e degli stakeholder, con l’obiettivo di intervenire lungo tutta la catena del valore, attraverso scelte di acquisto consapevoli, progettazione dei menu e qualificazione Esg dei partner. In questo senso, il Gruppo si sta impegnando a monitorare costantemente i fornitori considerati critici per volumi o tipologia di attività, per i quali sono previsti piani di controllo e audit specifici per verificare il rispetto dei principi di responsabilità sociale e ambientale. Un obiettivo specifico è il coinvolgimento dei partner nella condivisione di dati ambientali e di tracciabilità per migliorare la precisione del calcolo della Carbon Footprint di Gruppo. Inoltre, viene incoraggiato l’acquisto di forniture con imballaggi riciclabili, riutilizzabili o composti da materiale riciclato; quando la sicurezza alimentare lo consente, il Gruppo privilegia l’acquisto di prodotti in formato multi-porzione, che permettono di ottimizzare i carichi, limitare il numero di trasporti e abbattere le emissioni legate alla logistica. Per sostenere l’economia del territorio e ridurre ulteriormente le distanze percorse dalle merci, valorizzata la dimensione territoriale, promuovendo la scelta di fornitori locali. Sul fronte dell’efficienza, il Gruppo si è posto un obiettivo di riduzione dei consumi energetici pari al 5%, a fronte di un consumo complessivo di circa 52.000 MWh, corrispondente a un taglio di circa 2.600 MWh - un valore che equivale al consumo annuo di quasi 1.000 famiglie italiane - attraverso interventi di efficientamento, ottimizzazione dei processi produttivi e sistemi avanzati di gestione dell’energia. La dimensione sociale - continua la nota - rappresenta un pilastro centrale della strategia di sostenibilità del Gruppo Serenissima. La fortissima presenza femminile ne è una dimostrazione concreta: il 73,4% del personale della capogruppo è composto da donne, mentre nell’alta dirigenza si registra un equilibrio significativo, con il 43% di presenza femminile. Un impegno strutturato e certificato, riconosciuto attraverso la UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere, che testimonia la volontà del Gruppo di promuovere inclusione, equità e valorizzazione delle competenze. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono quelli di monitorare e ridurre eventuali discriminazioni e di coinvolgere il management nella definizione di traguardi legati alla parità di genere. Sull’aspetto relativo alla parità di trattamento economico, il Gruppo ha pianificato interventi specifici, tra cui: un'analisi annuale delle retribuzioni per genere; azioni mirate a ridurre le disparità retributive nelle fasce dirigenziali; e il monitoraggio di indicatori (Kpi) per garantire che lo sviluppo professionale e la remunerazione siano basati esclusivamente sulle competenze. Grande attenzione è dedicata anche a formazione e sicurezza: nella sola capogruppo sono state erogate circa 50mila ore di formazione nel 2024. La redazione del report di sostenibilità ha accompagnato un’evoluzione significativa anche sul piano della governance. Dal 2025 è stata formalmente istituita una nuova governance Esg, con la creazione di un Comitato Esg, operativo dal 2025, incaricato di integrare in modo sistematico i valori ambientali e sociali in ogni decisione aziendale. Il Comitato è guidato dal vicepresidente Tommaso Putin e rappresenta uno strumento chiave per garantire coerenza tra strategia, gestione dei rischi, obiettivi di sostenibilità e coinvolgimento degli stakeholder lungo tutta la filiera. Anche in termini di Governance, il Gruppo ha individuato la necessità di avviare un processo di qualifica Esg dei partner per tracciare e ridurre i rischi lungo la filiera.