INFORMAZIONICittà Metropolitana di Roma Capitale Istituzioni e Pubblica Amministrazione Centrale Ruolo: Giornalista (Consulente) Area: Communication Management Chiara Calzavara |
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(Adnkronos) - Il Consolato Generale d’Italia a Istanbul sta seguendo la vicenda del giornalista italiano Andrea Lucidi che è stato fermato nel pomeriggio dalla polizia turca insieme ad altri colleghi di diverse nazionalità e condotto presso un centro di espulsione nei pressi di Istanbul, dove si troverebbe tuttora. Lo si apprende da una nota della Farnesina. La Farnesina, in costante raccordo con il Consolato Generale a Istanbul, è in contatto con le autorità locali per acquisire ogni elemento utile sulla situazione e garantire al connazionale la necessaria assistenza consolare. Lucidi, noto sui social per le sue posizioni filorusse, su X si presenta come "giornalista e corrispondente dalle aree di crisi" e su Linkedin appare come corrispondente di guerra di International Reporters, sito che secondo Reporter Without Borders (RSF) sarebbe finanziato dal Cremlino e sarebbe uno strumento utilizzato dalla Russia per giustificare l'invasione dell'Ucraina. Il canale Telegram Donbass Italia riferisce che Lucidi faceva parte di una "delegazione internazionale" che "è stata arrestata in Turchia durante una missione di raccolta di informazioni. I membri della delegazione internazionale, che sono arrivati in Turchia il 18 febbraio 2026 con l'obiettivo di raccogliere informazioni sulle prigioni di isolamento di tipo S, R, Y, sono stati arrestati a Istanbul. Oggi (19 febbraio) al mattino, i membri della delegazione, composta da avvocati, giornalisti, attivisti per i diritti umani e politici, hanno incontrato gli avvocati del Halkın Hukuk Bürosu (Ufficio Legale del Popolo), dopo di che sono stati arrestati per strada e portati all'Ufficio per le Migrazioni per la deportazione". Si profila, quindi, l'espulsione.
(Adnkronos) - Costruire una cultura concreta delle pari opportunità nelle professioni tecniche, mettendo in dialogo istituzioni, mondo accademico e sistema produttivo. Con questo obiettivo l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano promuove 'Progetto donna', l’evento in programma il venerdì 20 febbraio 2026 a Palazzo Isimbardi, dedicato al tema dell’equità di genere nelle professioni tecniche e scientifiche e al rafforzamento della presenza femminile nei ruoli tecnici e decisionali. "Promuovere le pari opportunità nelle professioni tecniche significa rafforzare la qualità del sistema Paese. Come Ordine crediamo che valorizzare il talento femminile non sia solo una questione di equità, ma un fattore strategico per l’innovazione, la competitività e la sostenibilità del nostro settore. Il nostro impegno è costruire condizioni reali perché sempre più giovani possano scegliere e sviluppare carriere tecniche senza barriere culturali o strutturali", dichiara la presidente dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di Milano, Carlotta Penati. Il tema della responsabilità misurabile sarà al centro dell’incontro. La parità non è un concetto astratto: è una struttura da costruire con metodo, strumenti, dati. Richiede scelte intenzionali, politiche efficaci e un cambiamento di paradigma nella cultura professionale. "Vogliamo concentrarci - prosegue la presidente Penati - sugli aspetti concreti. Trasformare il confronto in azione, promuovere proposte operative capaci di generare soluzioni strutturali, misurabili e durature. Abbiamo organizzato questo appuntamento perché crediamo nel valore della rete: la presenza di professioniste provenienti da ambiti diversi - tecnico, imprenditoriale e istituzionale - testimonia che la parità non è un tema settoriale, ma una responsabilità condivisa". L’evento - organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano e da Aidia-Associazione italiana donne ingegneri e architetti, sezione di Milano, in collaborazione con la Città Metropolitana di Milano - si aprirà con i saluti istituzionali della presidente Carlotta Penati, della presidente Aidia sezione Milano Giulia Fasciolo, del sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti, della deputata Lia Quartapelle, della consigliera di Regione Lombardia Chiara Valcepina, della consigliera del Comune di Milano Simonetta D’Amico e della consigliera delegata alle Politiche del lavoro, Politiche sociali e Pari opportunità della Città Metropolitana Diana De Marchi. I lavori entreranno nel merito delle sfide attuali con l’introduzione 'Perché parlare oggi di pari opportunità nelle professioni tecniche', affidata a Nella Carà, consigliera dell’Ordine degli ingegneri di Milano, e ad Amelia Lentini, consigliera dell’Ordine e componente della commissione Pari opportunità. Il confronto proseguirà con una tavola rotonda dedicata alle testimonianze dal mondo della ricerca, dell’impresa e delle infrastrutture, moderata da Carmelo Iannicelli, consigliere tesoriere dell’Ordine degli Ingegneri di Milano. Interverranno Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, Anna Gervasoni, rettrice Liuc-Università Cattaneo e direttore generale Aifi, Francesca Pili, amministratore esecutivo e consigliere delegato Fnm, Sara Cattaneo, head of procure to pay process excellence and digitalization ABB, ed Emanuela Stocchi, presidente Piarc e direttrice generale ad interim Aiscat. La seconda sessione sarà dedicata al rapporto tra norme, politiche pubbliche e strumenti concreti di misurazione dell’impatto delle politiche di genere. Interverranno Diana De Marchi per la Città Metropolitana di Milano, Chiara Cormanni, presidente del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi, Costanza Gargano, presidente del Comitato Pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Milano, Cecilia Hugony, vicepresidente Assimpredil Ance delegata al Progetto Donne, e Francesca Zarri, presidente Assorisorse. La giornata si concluderà con un laboratorio dedicato alla costruzione di soluzioni operative e best practice, con l’intervento di Giampaolo Grossi, ceo di Giacomo Milano Group e public speaker. Aprire spazi, creare opportunità, offrire modelli e percorsi che rendano naturale - e non eccezionale - la presenza delle donne in posizioni apicali: 'Progetto Donna' si inserisce nel percorso dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di Milano volto a promuovere inclusione, valorizzazione delle competenze e crescita sostenibile del settore tecnico, contribuendo allo sviluppo di un ecosistema professionale più equo, innovativo e competitivo.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.