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(Adnkronos) - Sayf è il 18esimo artista a esibirsi questa sera, sabato 28 febbraio, nella serata finale del Festival di Sanremo 2026. Questa è per il cantante e rapper ligure la prima partecipazione alla kermesse canora con il brano intitolato 'Tu mi piaci tanto' e ieri, venerdì 27 febbraio, nella serata delle cover Sayf si è classificato secondo nel duetto con Alex Britti e Mario Biondi sulle note di 'Hit the road Jack', ma anche accompagnato dalla mamma Samia. Sayf è un rapper di 26 anni, classe 1999, nato da madre tunisina e padre italiano a Genova e cresciuto tra Rapallo e Santa Margherita Ligure. Si tratta di uno dei profili più interessanti della nuova scena urban in Italia, che riesce a coniugare stili diversi e non si ferma alle coordinate tradizionali del rap. Sayf si avvicina alla musica da bambino, studiando tromba alle scuole medie. Uno strumento che lo accompagna ancora oggi nelle canzoni e nei concerti, e le cui sonorità si ritrovano in molti suoi brani. A quattordici anni nasce la sua passione per il rap e nel 2017 entra nel collettivo Luvre Muzik – fondato insieme al produttore genovese Zero Vicious – con cui pubblica due mixtape indipendenti: Sono triste (2019), progetto di 25 tracce poi "rinnegato", e Everyday Struggle (2020), scritto durante la pandemia mentre viveva a Sesto San Giovanni, a Milano. La maturità artistica però arriva nel 2024, anno in cui Sayf fonda il collettivo Genovarabe e firma con ADA/Warner Music, pubblicando l’EP 'Se Dio Vuole' e cominciando a farsi notare con una serie di singoli che ne rivelano l’identità musicale. Nascono quindi collaborazioni con Rhove,Disme ed Ele A e poi, nel 2025, quella con Bresh in 'Erica', uno dei brani più di successi dell'album 'Mediterraneo'. Il grande pubblico, in ogni caso, lo ha scoperto in estate con 'Sto bene al mare', brano firmato insieme a Marco Mengoni e Rkomi. L'artista è innamorato del suo paese, l'Italia: "La amo, nonostante tutto. Siamo un paese incasinato, però rispetto a tanti nel mondo penso che sia veramente il migliore a livello di qualità della vita, di cucina, di cultura. La vedo difficilmente eguagliabile". Un amore viscerale che si lega a quello per la sua città, Genova: "È fondamentale, è mia madre. È una città viva, forse poco conosciuta e poco romanticizzata, però è bellissima". Interrogato su un possibile impegno politico sul palco, sulla scia di Ghali, Sayf è chiaro: "Rispetto tantissimo Ghali, lo conosco e gli voglio bene, e rispetto il suo impegno politico e sociale. Detto questo, io non sono qui a fare Ghali 2.0 solo perché sono tunisino e ho i capelli simili. Credo che queste cose vadano fatte perché uno se le sente. Un impegno sociale del genere non è uno slogan, non va preso con leggerezza. Condivido le posizioni che ha preso finora e, se ci sarà una questione su cui sentirò di espormi, lo farò". Un brano che lui stesso definisce "una supposta": una melodia orecchiabile che nasconde un testo denso e stratificato. Nel brano, l'artista italo-tunisino mescola un viaggio tra citazioni spiazzanti. Si parte dal ricordo vivido dei Mondiali del 2006 ("Me li ricordo vividamente, tifavo in modo sfegatato"), si passa per un riferimento a Luigi Tenco per raccontare la pressione del debutto ("È forse la parte più personale, un modo per esprimere la paura di non venire capito") e si arriva persino a citare lo slogan di Berlusconi, "L'Italia è il paese che amo". "È una frase usata in modo sarcastico - spiega Sayf - ma col fatto di essere anche tunisino, per me ha un valore aggiunto". Tu, figlio di un muratore L’Emilia che si allaga E la Liguria pure E intanto che si ride E che si fa l’amore Le tue tasse vanno spese In un hotel a ore Io, Amando a modo mio Ho sbagliato tante cose E tante mode non le seguo Io, Amando a modo mio Avrei voluto darti Meno cuore, amore mio E allora Corri contro il tempo Che il denaro non ti aspetta E cosa vuoi che sia la fretta Su una macchina che scheggia E non mi vedrai alla finestra A farti una serenata Perché il mondo non si ferma Ma non ho fiato più Rallenta Quando si spegne la luce Tu, con chi rimani? Ti senti a posto Col tuo vino rosso Il nome su un bossolo? Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Noi siamo tutti uguali Al bar e a lavorare Figli di nostra madre Vogliamo solo amare E in questa avidità E in questo dimostrare Tu mi piaci tanto L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro L’Italia è tristemente nota per qualche fatto ma minimizziamo Il cielo è azzurro, e il pomeriggio Se ci armate, noi non partiamo E come ha detto un imprenditore “L’Italia è il paese che amo” Amore, amore mio Che paura di venir capito In questa fase di tirocinio Tenco è morto qui vicino Non temere, amore mio Farò meglio per nostro figlio Schiaccerò quelli degli altri Così giocherà da solo Quando si spegne la luce Tu, con chi rimani? Ti senti a posto Col tuo vino rosso Il nome su un bossolo? Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Noi siamo tutti uguali Al bar e a lavorare Figli di nostra madre Vogliamo solo amare E in questa avidità E in questo dimostrare Tu mi piaci tanto Ho fatto una canzonetta È un fiore su una camionetta E le botte delle piazze Le dimentichiamo Ho fatto una canzonetta Spero che non vi spaventi Che possiamo ripartire Tutti a mano, a mano Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Noi siamo tutti uguali Al bar e a lavorare Figli di nostra madre Vogliamo solo amare E in questa avidità E in questo dimostrare Tu mi piaci tanto.
(Adnkronos) - “Serve Piano Marshall sul governo dell'intelligenza artificiale. È fondamentale per la sostenibilità del sistema, per la competitività della nostra nazione, della nostra Italia e per il rilancio, il futuro dei nostri giovani, ma anche dei diversamente giovani, degli anziani e di tutta la popolazione”. Ad affermarlo è il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, in occasione dell’evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità'. “Oggi è una giornata importante per perché si sta affrontando concretamente il governo della tecnologia, la tecnologia più sofisticata, più avanzata che è l’Ai”, precisa Fava. “È fondamentale governarlo proprio per trasformare in una leva di competitività. Ci sono anche rappresentanze internazionali, perché è importante condividere e fare sistema”. "Chiunque abbia qualche anno sulle spalle ricorda un tempo in cui per dialogare con un'istituzione bisognava entrare in un ufficio, compilare moduli, aspettare il proprio turno. In pochi decenni questo mondo è cambiato. Oggi una pensione arriva senza un timbro, una domanda si presenta online, una comunicazione appare in un cassetto digitale. Oggi l'intelligenza artificiale aggiunge un'altra trasformazione, non tocca solo la forma dei servizi, interviene sul modo stesso in cui informazioni, decisioni e diritti vengono trattati. E la questione è semplice. Quando una parte delle scelte passa attraverso sistemi digitali intelligenti, cosa cambia nel patto sociale? E qual è il ruolo di chi deve garantire equità, sostenibilità e trasparenza lungo l'intero ciclo della vita lavorativa? Allora propongo una tesi chiara e semplice: gli enti di previdenza sono il luogo in cui la velocità degli algoritmi deve essere confrontata con la giustizia che dobbiamo ai cittadini. E se non teniamo insieme queste due dimensioni rischiamo di perdere ciò che rende credibile un sistema di welfare avanzato, e cioè la fiducia". "Ho iniziato il mio mandato -ha continuato Fava- con questo orizzonte: ricostruire, perché ce n'è bisogno, un rapporto con gli utenti dell'Istituto, cittadini e imprese, basato proprio sulla fiducia. E per farlo abbiamo puntato da subito sulla digitalizzazione dei servizi. In appena sei mesi dal mio inserimento, nel dicembre 2024, abbiamo lanciato la nuova app dell'istituto. Un'app semplice, intuitiva, molto simile a quella che tutti voi, tutti noi abbiamo per le banche. E qual è il risultato? In poco più di un anno abbiamo superato i 5 milioni di download e i 300 milioni di accessi reali", ha sottolineato. "E pensate che il 60% di questi 300 milioni di accessi è rappresentato da under 34, i giovani, i nostri ragazzi. Nel giugno scorso anno il secondo step è stato dare un segnale concreto proprio ai giovani, ai nostri ragazzi. Uomini e donne naturalmente, su cui stiamo ricentrando l'azione dell'istituto. E' nato così il 'portale giovani', altro strumento efficace e utile verso gli under 34. Ed è il primo spazio digitale con 50 servizi personalizzati dedicati a loro. In pochi mesi anche questo ha superato i 2 milioni e mezzo di accessi. L'Inps è la più grande infrastruttura di welfare d'Europa, forse al mondo. Offriamo 470 prestazioni socioassistenziali e previdenziali. Serviamo circa 52 milioni di utenti, sono quasi l'80% della popolazione, siamo tutti noi. Serviamo 5 milioni di imprese", ha concluso.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.