INFORMAZIONIInrete - Relazioni Istituzionali e Comunicazione Relazioni Pubbliche e Uffici Stampa, Consulenza Ruolo: Communication and Event Account Area: Communication Management Carolina Gandini |
INFORMAZIONIInrete - Relazioni Istituzionali e Comunicazione Relazioni Pubbliche e Uffici Stampa, Consulenza Ruolo: Communication and Event Account Area: Communication Management Carolina Gandini |
(Adnkronos) - E' una nuova pillola dimagrante della famiglia dei popolari agonisti Glp-1, si chiama orforglipron e un nuovo studio clinico controllato randomizzato di fase 3, pubblicato sulla rivista 'The Lancet', dimostra che nelle persone con diabete è in grado di portare a una maggiore riduzione dei livelli di glicemia e a cali di peso significativamente maggiori rispetto all'attuale Glp-1 orale disponibile. Il trial (Achieve-3) è il primo studio di fase 3 a confrontare direttamente orforglipron (12 o 36 mg) con semaglutide orale (7 o 14 mg), che è oggi l'unico Glp-1 orale disponibile e deve essere assunto a stomaco vuoto. Orforglipron può invece essere assunto con o senza cibo ed è attualmente in fase di valutazione negli Usa da parte della Fda (Food and Drug Administration). L'analisi pubblicata su 'The Lancet', si basa sui dati di oltre 1.500 persone con diabete di tipo 2 provenienti da 131 centri di ricerca e ospedali in Argentina, Cina, Giappone, Messico e Stati Uniti, randomizzate ad assumere per 1 anno o questo farmaco Glp-1 orale alternativo targato Lilly (a uno dei 2 dosaggi previsti) o semaglutide (a uno dei 2 dosaggi). I partecipanti che hanno assunto orforglipron hanno avuto, in media, un calo maggiore dei livelli di glicemia per entrambi i dosaggi rispetto a entrambi i dosaggi di semaglutide. Quanto ai risultati sulla bilancia, i pazienti, con un peso medio iniziale di 97 kg, hanno perso in media il 6-8% del loro peso con orforglipron e il 4-5% con semaglutide. Tuttavia, viene evidenziato, il 9-10% di chi era nei gruppi trattati con orforglipron ha interrotto l'assunzione della pillola per via di eventi avversi (principalmente problemi gastrointestinali), rispetto al 4-5% dei gruppi trattati con semaglutide. Lo studio di fase 3 testa-a-testa, della durata di 52 settimane, ha valutato sicurezza ed efficacia di orforglipron rispetto a semaglutide orale in adulti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con metformina. I pazienti arruolati sono in tutto 1.698 in 4 gruppi di trattamento e - spiega Eli Lilly and Company in una nota in cui annuncia i risultati dettagliati di Achieve-3 - orforglipron ha dimostrato superiorità rispetto a semaglutide orale sull'endpoint primario e su tutti gli endpoint secondari chiave, con "miglioramenti significativamente maggiori di HbA1c", emoglobina glicata, "e peso". Alla luce dei dati, gli autori dello studio evidenziano dunque che orforglipron potrebbe rappresentare una nuova opzione terapeutica per le persone con diabete di tipo 2 che preferiscono la pillola all'iniezione e non desiderano restrizioni sull'assunzione di cibo e liquidi. Orforglipron, si legge ancora nella nota dell'azienda, ha evidenziato miglioramenti clinicamente rilevanti rispetto al basale anche su fattori chiave di rischio cardiovascolare, tra cui colesterolo non-Hdl, colesterolo Hdl, colesterolo Vldl, colesterolo totale, pressione arteriosa sistolica e trigliceridi. I risultati di Achieve-3, commenta Kenneth Custer, Executive Vice President e presidente di Lilly Cardiometabolic Health, "evidenziano i potenziali vantaggi di orforglipron rispetto a semaglutide orale nel diabete di tipo 2: maggiore riduzione dell'HbA1c, maggiore perdita di peso e possibilità di assunzione senza vincoli di tempo rispetto ai pasti o all'acqua. Una combinazione che può fare una differenza significativa per le persone che gestiscono la propria malattia giorno dopo giorno. Con le sottomissioni regolatorie già avviate a livello internazionale e l'azione della Fda sull'obesità prevista per il prossimo trimestre, ci stiamo concentrando per rendere questa opzione disponibile per i pazienti nel più breve tempo possibile".
(Adnkronos) - Il Gruppo Nestlé in Italia corrisponderà un premio fino a 2.900 euro ai suoi collaboratori e collaboratrici che lavorano in tutte le sue sedi e fabbriche nel Paese e che l’azienda ha deciso di riconoscere per i risultati raggiunti nel 2025. Questo ha permesso alle persone del Gruppo Nestlé in Italia di avere fino a 13.925 euro di premio in 5 anni. Frutto del buon sistema di relazioni sindacali costruito negli anni, il premio di produzione è il risultato di un importante accordo con le organizzazioni sindacali e rappresenta un aiuto concreto a favore delle persone del Gruppo Nestlé in Italia. ”Siamo contenti di poter confermare anche quest’anno un importante premio di produzione. Supporto economico, servizi e soluzioni di welfare permettono di contribuire concretamente al benessere delle persone sul luogo di lavoro e nella loro vita privata, una priorità assoluta per il Gruppo Nestlé in Italia”, ha dichiarato Marco Travaglia, presidente e amministratore delegato del Gruppo Nestlé in Italia. Oltre a questo contributo monetario, l’azienda prevede anche la possibilità di usufruire di diverse tipologie di servizi e di soluzioni di welfare. Tra queste, il Fab Working, il modello di smart working flessibile e bilanciato sviluppato da Nestlé, e il 'Nestlé Baby Leave', il congedo di paternità o per il secondo caregiver della durata di 3 mesi. Inoltre, l’azienda ha un importante piano di welfare, Wellnest, il Nestlé Welfare Program, nato per rispondere e adattarsi alle nuove richieste delle proprie persone. In particolare, da anni l’azienda dà la possibilità di fare visite mediche nei propri luoghi di lavoro, ad esempio visite per la prevenzione oncologica e supporto psicologico, convinta che la salute debba essere parte integrante della vita lavorativa. Inoltre, per venire incontro alle esigenze di tutti, ha lanciato una piattaforma di flexible benefit da cui è possibile scaricare buoni e voucher da utilizzare per l’acquisto di vari beni e servizi. Le persone potranno scegliere di convertire parte del premio di risultato, inclusa la relativa quota di contributi, in credito welfare.
(Adnkronos) - Meno di 1 italiano su 5 possiede un’auto green (il 17%), ma un italiano su due (il 51%) sta valutando di comprarne una. Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%). Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono il costo elevato (62%) seguito dai tempi di ricarica lunghi (50%). Sono i risultati dell’indagine realizzata da YouGov per Repower, con l’obiettivo di valutare il mercato delle auto elettriche in Italia insieme a conoscenze e abitudini dei cittadini, presentati nel X White Paper, 'La transizione nell’era post ideologica', pubblicato dal gruppo attivo nel settore energetico e della mobilità sostenibile. (VIDEO) Questa edizione del documento rafforza la dimensione di piattaforma di contenuti fruibili in maniera non lineare, andando ad approfondire solo i temi a cui si è più interessati. Ogni capitolo è infatti abbinato, a seconda del tema approfondito, a una puntata di 'Rumors d’Ambiente - Alla ricerca della sostenibilità', il podcast di Repower di cui in primavera è attesa la sesta stagione. Ogni capitolo ospita inoltre una serie di interviste ad esperti per approfondire le molteplici tematiche della mobilità sostenibile: da Francesco Zirpoli, direttore del Center for Automotive and Mobility Innovation all’Università Ca’ Foscari Venezia a Fabio Orecchini direttore del Center for Automotive Research and Evolution all’Università Guglielmo Marconi di Roma, da Vito Di Noto, docente al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Padova, all’architetto e urbanista di fama mondiale Carlo Ratti. “Nel 2025 il mercato delle auto elettriche è tornato a crescere - commenta Fabio Bocchiola, Ceo di Repower Italia nell’introduzione al White Paper - sostenuto da politiche di incentivazione e da una rete di ricarica sempre più capillare. È uno scenario incoraggiante, che restituisce l’immagine di una tecnologia che sta progressivamente uscendo da una fase pionieristica per entrare in una stagione di maturità. Per questo abbiamo deciso di dedicare il tema del White Paper a questo cambio di approccio, che ci conduce in un’era ‘post ideologica’ in cui l’elettrico rappresenta una soluzione che non va scelta solo per una questione di valori o responsabilità, ma perché ha senso come tecnologia matura”. Dall'indagine emerge, poi, che il 50% degli italiani possiede un’auto a benzina, il 35% diesel, il 10% Gpl. L’auto elettrica è poco diffusa: solo il 2% la possiede, come le soluzioni ibride (full hybrid 6%, mild hybrid 5%, gas naturale compresso 3%, plug-in hybrid 2%). Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%), mentre il 18% considera l’acquisto di un veicolo elettrico. Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono - rileva lo studio - il costo elevato (62%), i tempi di ricarica lunghi (50%), la scarsa disponibilità di colonnine di ricarica (47%), l’inadeguatezza per i viaggi lunghi (45%) e l’autonomia limitata (44%). Il livello di conoscenza sul mercato delle auto elettriche è scarso: meno di 1 italiano su 5 si reputa bene informato (17%) e il mezzo di informazione principale è il passaparola (39%). Solo 2 italiani su 10 pensano che ci siano abbastanza colonnine di ricarica per auto elettriche. Ci sono, poi, alcune opinioni contrastanti sulle auto elettriche: 2 italiani su 3 ritendono importante possedere un’auto e sono convinti che le auto elettriche si diffonderanno se miglioreranno le infrastrutture; 1 su 3 crede che il prezzo salirà e che le auto elettriche inquinino più di quelle a benzina, mentre 1 su 2 pensa che necessitino di una manutenzione costosa e complicata.