(Adnkronos) - "Oggi celebriamo una grande novità: abbiamo aggiunto l'immunoterapia anche in quel 70% di pazienti" con tumore dell'endometrio pMmr "che non ha il deficit genetico della ricombinazione omologa (Hrd, homologous recombination deficiency). In queste pazienti il beneficio dell'immunoterapia è ridotto sicuramente rispetto a quelle con dMmr (deficient mismatch repair), ma rimane sostanziale perché parliamo di una riduzione del 30% del rischio di progressione e del 21% del rischio di morte, che si traduce mediamente in 7 mesi in più di sopravvivenza". Così Domenica Lorusso, responsabile del Centro di Ginecologia oncologica Humanitas San Pio X e professore ordinario di Ostetricia e ginecologia Humanitas University, oggi a Milano all'incontro con la stampa commenta il via libera dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) all'indicazione di dostarlimab più chemioterapia, già utilizzato nel tumore all'endometrio dMmr, anche nella forma pMmr (proficient mismatch repair), quindi in tutte le forme di cancro dell'endometrio, indipendentemente dal profilo molecolare. "Per i tumori dell'endometrio avanzati e metastatici da oltre vent'anni abbiamo la chemioterapia - spiega Lorusso - Negli ultimi anni è arrivata l'immunoterapia che, combinata alla chemioterapia, rallenta la recidiva e aumenta la sopravvivenza. Il beneficio di sopravvivenza è diverso se le pazienti hanno un deficit della ricombinazione omologa (Hrd, homologous recombination deficiency), cioè l'incapacità di riparare alcuni danni del Dna. In queste pazienti - che sono circa il 30% - combinare l'immunoterapia alla chemioterapia riduce del 70% il rischio di morte e progressione di malattia". Ritornando al beneficio dell'immunoterapia anche per le pazienti pMmr senza Hrd la specialista specifica: "E' chiaro che 7 mesi sono una mediana, il che vuol dire che ci sono pazienti che hanno benefici molto più lunghi e altre che, purtroppo, hanno benefici minori. Però il messaggio è molto forte: per la prima volta in vent'anni cambia qualcosa in uno standard di cura che era fermo, senza novità, e comunque rappresenta una base su cui costruire e continuare ad andare avanti con la ricerca". Questo è il tumore ginecologico "più frequente in Italia". Vengono diagnosticati "circa 10mila nuovi casi ogni anno", continua Lorusso. Insorge tipicamente "nella post-menopausa, ma non esclusivamente perché, soprattutto in alcune forme ereditarie, insorge in età giovanile". Davanti alle perdite ematiche in menopausa "ovviamente la donna si spaventa, corre subito dal ginecologo e la diagnosi è abbastanza precoce - chiarisce l'esperta - Nell'80% dei casi troviamo il tumore confinato all'utero, quindi in un primo, al massimo un secondo stadio. Purtroppo, però, oggi sappiamo che i tumori dell'endometrio non sono tutti uguali, sono almeno 4 diversi, con caratteristiche biologiche e anche aggressività diverse. Mettendo insieme i tumori che nascono iniziali e sono aggressivi e i tumori che nascono già metastatici, abbiamo circa un 40-45% di tumori dell'endometrio che potremmo definire avanzati e metastatici".
(Adnkronos) - "Secondo il Global gender gap report 2025, la parità tra uomini e donne non sarà raggiunta prima di 123 anni. Nei Consigli di amministrazione abbiamo il 43% di donne, ma i dati dell’Inps ci dicono che la percentuale femminile nei ruoli dirigenziali è solo il 21,1%. E se guardiamo alle posizioni apicali, oggi abbiamo appena il 2,2% di amministratrici delegate. Questo significa che nei luoghi in cui si decide davvero - perché il tema non è esserci, ma incidere - la presenza femminile è ferma al 2,2%”. Lo ha detto oggi la presidente dell’ordine degli ingegneri della provincia di Milano, Carlotta Penati, intervenendo all’evento ‘Progetto donna’, promosso dall’ordine nel capoluogo lombardo. Un’iniziativa che ha riunito accademia e imprese per un confronto su strumenti, politiche e testimonianze per rafforzare la presenza femminile nelle professioni tecniche. “L’ordine ha invitato 2.200 iscritte per questa giornata - fa sapere la presidente - perché noi donne, per prime, vogliamo individuare aspetti concreti. Questo è il senso di ‘Progetto Donna’ - rimarca - un inizio, un percorso che avvio come presidente e che l’Ordine porterà avanti nel tempo. È un momento operativo, animato dalla volontà di costruire non solo per noi, ma per le prossime generazioni. È un’assunzione di responsabilità condivisa, con un approccio pragmatico. Lo scopo è trasformare il confronto in azione, promuovere proposte operative, costruire alleanze e consapevolezza, fare rete”. Una rete da intessere per cambiare la situazione delle donne nel mondo del lavoro: “Dopo la nascita di un figlio, 7 dimissioni su 10 riguardano le madri - ricorda Penati - La cura è una dimensione che ci appartiene profondamente e che viviamo anche come valore, ma se non ci sono condizioni adeguate, il peso ricade prevalentemente sulle donne. Quante presidenti donne ci sono negli ordini professionali? 16 su 106, meno del 18%”. Guardando poi al contesto europeo, la presidente Penati fa notare che “rispetto all’Europa, in Italia rimane altissima la differenza occupazionale tra uomini e donne, con una disparità di circa il 19%. Secondo Eurostat -aggiunge- la differenza salariale appare inferiore e sembrerebbe che siamo messi meglio rispetto alla media europea. Ma il dato va letto con attenzione - approfondisce - molte donne in Italia lavorano part-time, spesso per scelta obbligata, perché dedicano il resto del tempo alla famiglia. In assenza di servizi adeguati - asili nido, tempo pieno scolastico, interventi strutturali - il lavoro femminile resta compresso”. Qualcosa a livello normativo inizia però a cambiare. “È recente lo schema di decreto legislativo del 5 febbraio, approvato dal Consiglio dei Ministri, che recepisce la direttiva Ue 970 con l’obiettivo di rafforzare la parità di retribuzione tra uomini e donne. Il salario è libertà - sottolinea Penati - Questo provvedimento introduce il diritto alla conoscenza: il diritto di sapere come sono posizionati gli altri dal punto di vista retributivo. Lo fa attraverso la trasparenza salariale e specifici meccanismi tecnici di applicazione. Siamo forse all’inizio di un cambiamento culturale che dobbiamo portare avanti. Questa è un’opportunità da cogliere: un approccio fondato sulla trasparenza e sulla misurabilità. Solo se possiamo misurare, la parità di genere passerà da una dichiarazione di intenti, pur importante, a qualcosa di concreto, a una responsabilità condivisa”. Per la presidente, la parità non deve però restare un concetto astratto: “Va costruita consapevolmente. Si pianifica, si decide e si realizza. Si basa sui dati, perché senza dati non si va da nessuna parte. Oggi parliamo molto di intelligenza artificiale: è vero, tutto è dato. Ma i dati servono per capire e per migliorare. Occorre un approccio metodico, servono strumenti, serve capacità di attuazione e, infine, serve misurazione. Altrimenti non raggiungeremo mai il risultato. Questo - conclude - richiede scelte intenzionali,politiche efficaci e una reale volontà di cambiamento”.
(Adnkronos) - Nel contesto dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, evento che intreccia sport, sostenibilità e innovazione, Gruppo Saviola contribuisce all’arredamento delle foresterie dell’Alta Valtellina attraverso l’allestimento delle aree di accoglienza di Bormio, Livigno, San Rocco e Trepalle (in provincia di Sondrio), destinate al personale sanitario. Grazie all’utilizzo del 'Pannello Ecologico' - fa sapere l'azienda in una nota - prodotto al 100% da legno riciclato e interamente Made in Italy, l’interior design segue i principi dell’architettura sostenibile, privilegiando soluzioni progettate per essere riutilizzate al termine dei Giochi. Un approccio circolare che permette di prolungare la vita delle strutture, ridurre gli sprechi e valorizzare al massimo le risorse impiegate, in piena coerenza con la filosofia del Gruppo. L’allestimento degli ambienti abitativi è frutto della collaborazione di Gruppo Saviola con Missaglia Srl, realtà di Lissone (MB), responsabile dello sviluppo, della progettazione e dell’installazione degli spazi. Il progetto è poi stato realizzato da S75 Spa, produttore degli arredi realizzati, utilizzando i decorativi Saviola. L’impiego del legno rigenerato Saviola ha inoltre permesso di risparmiare 103 alberi. “Essere parte delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 rappresenta per noi non solo un orgoglio, ma anche una responsabilità. Portiamo nell’Alta Valtellina un modello di economia circolare e di upcycling che da oltre 30 anni guida le nostre scelte industriali. Sapere che anche dopo le olimpiadi resteranno disponibili ambienti realizzati con materiali sostenibili e di alta qualità italiana è per noi motivo di grande soddisfazione. Questa collaborazione dimostra che la sostenibilità è sempre più un vantaggio competitivo: un’opportunità per creare valore, innovazione e bellezza”, dice Alessandro Saviola, presidente di Gruppo Saviola.