(Adnkronos) - Moya Brennan, figura simbolo della musica tradizionale irlandese e pioniera del sound celtico contemporaneo, è morta lunedì 13 aprile all'età di 73 anni nella sua casa di Gaoth Dobhair, nella costa nord-occidentale della contea di Donegal. La notizia della scomparsa è stata diffusa dalla famiglia, che ha riferito come l’artista si sia "spenta serenamente, circondata dall’affetto dei suoi cari". Nata Máire Philomena Ní Bhraonáin il 4 agosto 1952, Brennan era la primogenita di una numerosa famiglia di musicisti. Tra i suoi fratelli figura anche Enya, star mondiale della musica celtica e new age, di cui era sorella maggiore: un legame artistico e familiare che ha segnato profondamente la storia della musica irlandese contemporanea. Le due hanno condiviso gli esordi all’interno del gruppo di famiglia Clannad, prima che Enya intraprendesse una carriera solista di successo internazionale. Proprio con i Clannad, fondati negli anni Settanta insieme ai fratelli Ciarán e Pól, Moya Brennan ha costruito la sua fama. Il gruppo, inizialmente attivo nel pub di famiglia Leo’s Tavern, raggiunse notorietà dopo la vittoria al Letterkenny Folk Festival nel 1973. Da lì prese avvio una carriera internazionale che portò la musica del Donegal sui palcoscenici di tutto il mondo, fondendo tradizione gaelica e influenze moderne. Con i Clannad, Moya Brennan ha inciso 17 album, conquistando riconoscimenti di primo piano come Grammy, Bafta e Ivor Novello Award. Tra i brani più celebri figura “Theme from Harry’s Game”, mentre grande successo ebbero anche le colonne sonore, tra cui quella della serie “Robin of Sherwood”. Accanto all’attività con il gruppo, Brennan ha sviluppato un'intensa carriera solista iniziata nel 1992 con l’album "Máire". Tra i lavori più significativi "Whisper to the Wild Water" (1999), che le valse una candidatura ai Grammy nel 2001. Nel corso degli anni ha pubblicato numerosi dischi, arrivando a un totale di 25 album e oltre 20 milioni di copie vendute. Importante anche il contributo al cinema: sua la voce nei brani “Tell Me Now (What You See)” per il film "Re Artù" e “I Will Find You” per "L'ultimo dei Mohicani". Numerose le collaborazioni internazionali, tra cui quelle con Bono, Robert Plant e Van Morrison. Dal 2002 aveva adottato stabilmente il nome Moya Brennan, più vicino alla pronuncia gaelica del suo nome originario. Nel 2023 i Clannad avevano salutato il pubblico con un ultimo concerto a Dublino, celebrando i 50 anni dal debutto discografico. (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Club del Sole, leader italiano delle vacanze open air, annuncia l’acquisizione di Le Gorette Cecina easy camping village, situato a Marina di Cecina, lungo la Costa degli Etruschi. L’operazione si inserisce in un percorso strutturato di crescita del Gruppo e rafforza ulteriormente la presenza in Toscana, una delle destinazioni italiane più rilevanti per i flussi turistici internazionali, con una consolidata attrattività nei mercati del Centro e Nord Europa. La Toscana rappresenta un territorio chiave, capace di intercettare una domanda sempre più orientata verso esperienze che uniscono natura, servizi e autenticità. In questo contesto, Le Gorette Cecina completa la presenza del Gruppo nelle principali destinazioni balneari della regione. Il Villaggio conta complessivamente quasi 600 unità tra piazzole camping, appartamenti, bungalow e Lodge, con una capacità fino a circa 2.500 ospiti, configurandosi come una realtà open air di rilievo per dimensione e capacità ricettiva nel contesto della Costa degli Etruschi. La struttura offre un sistema integrato di servizi, tra cui parco acquatico, miniclub, animazione, impianti sportivi e ristorazione, pensato per una clientela sempre più internazionale e family oriented, con attenzione anche al segmento pet-friendly. Le Gorette Cecina fa parte della linea Easy camping village, una delle quattro linee di offerta attraverso cui Club del Sole struttura il proprio portfolio, insieme a family collection, family resort e boutique resort. Le diverse linee interpretano specifici stili di vacanza, consentendo al Gruppo di proporre esperienze differenziate ma coerenti, accomunate dal concept Full life holidays: un sistema di ospitalità che unisce comfort e natura in equilibrio tra libertà e qualità del soggiorno, più confortevole di un camping e più libero di un hotel. All’interno di questo sistema, Easy camping village rappresenta la dimensione più autentica dell’open air: una vacanza a diretto contatto con la natura, che valorizza informalità e naturalezza dell’esperienza, mantenendo un livello di servizi coerente con il modello Club del Sole. Per la stagione 2026 è previsto un primo intervento sulla struttura, parte di un percorso volto a rafforzarne il posizionamento e ad elevarne gli standard. “Questa acquisizione - dichiara Francesco Giondi, amministratore delegato di Club del Sole - rappresenta una tappa importante del nostro percorso di crescita. Con l’ingresso sulla Costa degli Etruschi, completiamo la nostra presenza lungo l’intera fascia costiera toscana a maggiore richiamo turistico, da Orbetello e Monte Argentario a Castiglione della Pescaia, fino alla Versilia con Viareggio. Un posizionamento che rafforza in modo significativo la nostra capacità di intercettare la domanda internazionale e di valorizzare territori ad alto potenziale”. Con questa acquisizione, Club del Sole raggiunge quota 29 villaggi in 8 regioni italiane, rafforzando la propria leadership in Italia e consolidando la propria presenza sui mercati internazionali.
(Adnkronos) - Che cos’è davvero l’ambiente? Non solo natura, ma un sistema complesso che include cultura, tradizioni, tecnologia e identità. È da qui che parte la riflessione di Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e Shared Ground. Professore ordinario di diritto ambientale alla Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, presidente di FareAmbiente e responsabile ambiente della Lega, Pepe propone una visione ampia e non riduzionista: "L’ambiente è “tutto ciò che ci circonda”: natura, ma anche opere dell’uomo, cultura, lingua, tradizioni". Non è dunque solo tutela delle risorse naturali, ma qualità della vita. E dentro questa qualità rientra anche la tecnologia, che – sottolinea – non va demonizzata, ma resa sostenibile. Uno dei punti centrali della puntata è il rapporto tra ambiente ed economia. Pepe rifiuta sia il negazionismo sia il catastrofismo, proponendo una terza via: il realismo. Il concetto chiave è semplice: “Rischio zero non esiste. Rifiuto zero non esiste". La sostenibilità, nella sua visione, è mitigazione del rischio: scegliere il rischio minore compatibile con una buona qualità della vita. Un’impostazione che si oppone tanto alla “decrescita felice” teorizzata da Serge Latouche, quanto agli approcci puramente produttivisti. Lo sviluppo è inevitabile – e necessario – ma deve essere governato. Nel confronto con Giorgio Rutelli, vicedirettore Adnkronos, emerge uno dei grandi dilemmi della transizione: chi deve guidarla? Da un lato il Green Deal europeo promosso dalla Commissione di Ursula von der Leyen, con il suo impianto regolatorio ambizioso; dall’altro le preoccupazioni industriali di Paesi come Italia e Germania. La risposta di Pepe non è ideologica: la sostenibilità parte dai comportamenti individuali, ma deve tradursi anche in scelte collettive informate da metodo scientifico, non “dalla pancia”. In questo quadro, critica sia gli eccessi regolatori sia le illusioni di autoregolazione del mercato. Il punto è trovare un equilibrio tra responsabilità individuale e politiche pubbliche efficaci. Uno dei passaggi più netti riguarda la scuola. Pepe denuncia l’assenza di una vera educazione ambientale: “Sappiamo tutto di Dante, ma non sappiamo come rapportarci quotidianamente con le risorse naturali". Per lui, l’educazione ambientale dovrebbe diventare una disciplina obbligatoria, una nuova forma di educazione civica capace di incidere sui comportamenti concreti: rifiuti, energia, consumi. La tecnologia è al centro della riflessione, ma sempre accompagnata da una domanda: come gestirne le conseguenze? L’esempio è quello dei rifiuti ospedalieri o radioattivi. Non possono essere eliminati, perché servono anche a salvare vite. Il problema diventa allora dove e come gestirli, evitando atteggiamenti come il “not in my backyard”. È qui che emerge la dimensione etica dell’ambientalismo: "Responsabilità significa accettare il problema e gestirlo, non spostarlo altrove", Sul cambiamento climatico, Pepe rifiuta sia il negazionismo sia l’allarmismo: sì alla riduzione delle emissioni, per la salute delle persone; ma anche attenzione all’adattamento, spesso trascurato nel dibattito pubblico. Cita i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle morti legate alle polveri sottili per sottolineare un punto cruciale: le politiche ambientali servono anche a migliorare la salute qui e ora, indipendentemente dall’impatto globale. Uno dei passaggi più geopolitici riguarda il ruolo dell’Europa tra Stati Uniti e Cina. Secondo Pepe gli Stati Uniti tendono a un approccio più “negazionista”, la Cina combina uso intensivo di carbone e leadership nelle tecnologie green, l’Europa rischia di restare schiacciata. La soluzione? Realismo industriale e investimenti in ricerca, evitando sia la deindustrializzazione sia la dipendenza tecnologica. Sul tema energetico, Pepe è netto: serve un mix. Accanto a rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico), propone di investire anche nel nucleare: ricerca su fissione e fusione; sviluppo di piccoli reattori; riduzione della dipendenza dall’estero. L’Italia importa già energia nucleare da altri Paesi, senza produrla direttamente. Una contraddizione che, secondo Pepe, va affrontata. La conclusione della puntata: "La vera transizione non è solo energetica o ambientale, ma culturale". Serve tempo, gradualità e capacità di evitare effetti di rigetto sociale. Le politiche troppo spinte, senza consenso e senza realismo, rischiano infatti di produrre reazioni opposte. Anche i movimenti come quelli di Greta Thunberg – riconosce Pepe – hanno avuto il merito di portare il tema al centro, ma la fase successiva richiede pragmatismo. Il filo conduttore della puntata è chiaro: superare le polarizzazioni. Né catastrofismo né negazionismo, ma scienza al posto dell’ideologia, responsabilità al posto della rimozione, equilibrio tra sviluppo e sostenibilità. Un ambientalismo che, nelle parole di Pepe, è prima di tutto cura della “casa comune”, riprendendo l’insegnamento di Papa Francesco. E che si traduce in una domanda di fondo: qual è il rischio accettabile per vivere meglio, oggi e domani? YouTube: https://youtu.be/VQFB0n1K3ac?si=1G9aUzb__iXT_9kj Spotify: https://open.spotify.com/episode/6ICBNds4DypQu34puFsM1x?si=C7xd_IPkS127U5pWdOMPiA Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/ep-2-custodire-per-progredire-con-il-prof-vincenzo-pepe/