(Adnkronos) - "Il problema delle liste d'attesa e della carenza di servizi sanitari è il risultato di anni di scelte strutturali che hanno ridotto progressivamente le risorse del sistema. Negli ultimi anni, infatti, sono stati tagliati posti letto, prestazioni e personale sanitario. Inoltre, c'è un blocco di spesa fermo dal 2008. Questo ha portato a una conseguenza diretta: abbiamo meno medici e infermieri, il Servizio sanitario nazionale è in grado di offrire meno servizi e quindi meno prestazioni ai cittadini. A questo si aggiunge il fatto che anche alcune attività fondamentali, come la prevenzione secondaria e terziaria, sono state ridotte. L'offerta sanitaria, quindi, non si è sviluppata, ma si è progressivamente ridotta". Lo ha detto Guido Quici, presidente nazionale del sindacato medici Cimo- Fesmed, intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'. Quici sottolinea anche che "molti medici lasciano il sistema non solo per motivi economici, ma anche per altre criticità: il difficile equilibrio tra vita privata e lavoro, il rischio di aggressioni nelle strutture sanitarie, l'alto livello di contenziosi legali e la scarsa autonomia nelle decisioni cliniche e organizzative da parte dei medici". Risultato: "Un sistema con meno personale, meno strutture e quindi meno capacità di rispondere alla domanda di salute. Questo contribuisce all'allungamento delle liste d'attesa". In questo contesto, conclude il leader sindacale, "la frustrazione dei cittadini spesso si scarica sui medici, che però si trovano in prima linea, ma non sono responsabili delle decisioni strategiche che dipendono invece dalle scelte politiche e organizzative del sistema sanitario".
(Adnkronos) - Il tessuto imprenditoriale italiano affronta una crisi strutturale: il 95% delle 4,6 milioni di imprese attive sono microimprese spesso prive di governance adeguata. La piccola dimensione organizzativa con meno di 10 dipendenti si traduce in difficoltà concrete. Per esempio nell'accesso al credito, sono praticati tassi medi del 4,16% per prestiti sotto il milione di euro contro il 3,29% per quelli superiori. Di questo nodo cruciale si è discusso al convegno «Il ruolo della Politica nel migliorare il dialogo Banca-Impresa», organizzato dall'Associazione Nazionale Finanzialisti (ANF) il 14 aprile presso l'Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati a Roma. Un confronto tra mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale, moderato da Sergio Luciano, direttore di Economy e Investire, che ha messo al centro la governance aziendale come pilastro del sistema economico nazionale. Tra gli interventi, quello di Maria Francesca Aceti, ceo di Deltha Pharma srl, ha portato la voce dell'impresa con una testimonianza che intreccia esperienza diretta e visione strategica. Il suo intervento, 'La governance come infrastruttura di fiducia nel sistema economico e nel dialogo tra impresa e sistema bancario', ha posto una questione di fondo: il problema dell'accesso al credito per le pmi non è solo finanziario, ma organizzativo e culturale. "Nel 2011 sono entrata in un'azienda vicina al fallimento, con debiti pesanti e senza accesso al credito", racconta Aceti. "Non avevamo capitale, ma abbiamo costruito fiducia attraverso la governance, trasformando completamente il nostro rapporto con il sistema bancario». Il percorso di Deltha Pharma — da impresa non affidata a realtà con rating massimo presso gli istituti di credito — dimostra che la trasformazione è possibile anche partendo da situazioni critiche". La frammentazione del tessuto imprenditoriale italiano, con il 95% delle imprese classificate come microimprese, rappresenta non solo un limite dimensionale ma soprattutto organizzativo. "Il problema è che banche e piccole imprese parlano linguaggi diversi", osserva Aceti. "Le imprese parlano di prodotto e mercato, le banche di rischio e sostenibilità. La governance è il ponte tra questi due mondi", sottolinea. Una disconnessione comunicativa che si traduce in opportunità mancate per l'intero sistema economico. Il contesto macroeconomico amplifica queste criticità. Con previsioni Istat che indicano una crescita del PIL italiano del +0,6% per il 2025 e un fabbisogno occupazionale stimato tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori entro il 2029, la necessità di imprese strutturate diventa ancora più urgente. La trasmissione non uniforme della politica monetaria penalizza ulteriormente le realtà meno organizzate, creando un circolo vizioso dove la mancanza di struttura limita l'accesso al credito e quindi la possibilità di crescita. "La governance non è burocrazia, è infrastruttura di fiducia", sottolinea Aceti, evidenziando come strumenti quali il MOG 231, le certificazioni e il reporting ESG non siano meri adempimenti ma elementi di credibilità aziendale. Un tema, quello della compliance come leva competitiva, al centro anche degli altri interventi del convegno — dai requisiti di accesso al credito per PMI e startup alla certificazione del valore intangibile attraverso il rating algoritmico, fino al ruolo del sistema di controllo integrato per la gestione del rischio. La digitalizzazione e i nuovi obblighi normativi aggiungono ulteriore pressione. Dal 2026, anche le PMI quotate dovranno adeguarsi alla rendicontazione non finanziaria in formato digitale, mentre il Cyber Index evidenzia un persistente ritardo strutturale nella cybersecurity. Elementi che rendono ancora più critica l'implementazione di sistemi di governance adeguati. Le proposte emerse dal convegno puntano su programmi di formazione imprenditoriale mirati, modelli di governance semplificati per le pmi, un uso più strategico di bandi e incentivi per accompagnare il salto organizzativo, e sistemi di premialità per chi investe in struttura e trasparenza. «Non dobbiamo incentivare solo l'accesso al credito, dobbiamo incentivare la qualità delle imprese», afferma Aceti, delineando una visione dove la governance diventa leva di sviluppo economico. Il caso Deltha Pharma dimostra concretamente che la trasformazione è possibile. L'azienda, passata da una situazione di quasi fallimento a diventare una realtà internazionale riconosciuta tra quelle a maggiore crescita in Italia, rappresenta un modello replicabile per migliaia di PMI italiane che affrontano sfide simili. "Senza fiducia non c'è credito di qualità, e senza credito di qualità non c'è crescita duratura", conclude Aceti, sintetizzando una visione dove la governance non è più vista come costo o adempimento, ma come investimento strategico per la competitività. In un sistema dove la frammentazione imprenditoriale è strutturale, la capacità di costruire organizzazioni leggibili e affidabili diventa il vero differenziale competitivo.
(Adnkronos) - La Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia (Fire) ha redatto un documento di proposte per l’uso dell’energia evidenziando come "il tema è drammaticamente al centro del dibattito, per la seconda volta in un lustro, e mostra nuovamente il peso delle mancate scelte (di una parte delle imprese, degli enti e dei cittadini) e di una governance poco attenta all’efficienza energetica e altalenante sulle fonti rinnovabili". Secondo Fire, "le soluzioni emergenziali adottate negli ultimi anni risultano poco efficaci e caratterizzate da un uso inefficiente delle risorse economiche"; poiché "le scelte vengono assunte con urgenza, la disponibilità dell’offerta di fronte alla domanda improvvisa mostra limiti di disponibilità e porta a costi più alti e, in una fase di crisi, ci si confronta con una contrazione delle risorse economiche e questo rende più difficile investire sull’uso dell’energia". Il documento individua tre obiettivi centrali: ridurre i consumi nel breve periodo con interventi immediatamente attuabili; rafforzare strutturalmente il sistema energetico migliorando l’efficienza negli usi finali; aumentare la resilienza e la competitività del Paese nel medio periodo. L’efficienza energetica viene indicata come "la leva più costo-efficace", in quanto consente di "ridurre la domanda e, conseguentemente, la necessità di investimenti in capacità di generazione, infrastrutture e approvvigionamenti". Alcune proposte di Fire contenute nel documento riguardano il rafforzamento della governance e la stabilità normativa: estendere l’obbligo di nomina dell’energy manager nel settore industriale a partire da 1.000 tep (dagli attuali 10.000 tep), allineandolo al settore civile e includendo i settori dell’agricoltura e della pesca; accelerare il recepimento delle direttive Eed ed Epbd, in ritardo rispetto alle scadenze europee (il rinvio si traduce in incertezza per le imprese e in costi crescenti di adeguamento; la direttiva Eed introduce, tra l’altro, l’obbligo dei sistemi di gestione dell’energia per le imprese oltre una certa soglia, uno strumento che, a regime, produce benefici strutturali in termini di competitività). E ancora: garantire continuità e prevedibilità agli schemi incentivanti esistenti, assicurando interventi tempestivi dei ministeri competenti in caso di problematiche e blocchi applicativi, come già accaduto con Transizione 5.0 e il Conto Termico; rilanciare il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica (Fnee), istituito nel 2017 e mai pienamente operativo, con una revisione che ne semplifichi l’accesso e valorizzi la componente di garanzia rotativa. Altre proposte riguardano: strumenti finanziari per la mobilitazione degli investimenti; misure di riduzione immediata dei consumi; evoluzione del sistema energetico e dei mercati; ottimizzazione delle risorse energetiche e controllo dei data center. "Senza politiche stabili e coordinate - avverte Fire - le crisi energetiche continueranno a ripetersi, con costi crescenti per il Paese".