(Adnkronos) - La scelta del passaggio di consegne all'Ariston fra Carlo Conti e Stefano De Martino durante la finale del Festival di Sanremo 2026 è stata "un atto di generosità straordinaria di Carlo Conti. Carlo è una persona di cuore e un grande uomo, in grado di animare le persone che devono lavorare con lui e che fanno parte di questo ambiente. E' la prima volta nella storia della Rai e di Sanremo che avviene un passaggio di testimone così, in diretta". Così l'ad Rai Giampaolo Rossi nel corso di un punto stampa con i cronisti al termine della conferenza finale del Festival di Sanremo 2026, commentando la decisione della Rai di ufficializzare la scelta di Stefano De Martino come conduttore di Sanremo 2027 proprio nel corso della puntata finale dell'edizione appena conclusa. "E' stato un evento iconico, perché vedere Carlo Conti che fa il passaggio di testimone a Stefano e Stefano che si commuove credo che rimarrà negli annali delle immagini e della storia di Sanremo - aggiunge Rossi - ed è nato perché era importante far vedere la capacità di programmazione di questa azienda e del mondo Rai". Carlo Conti ha rivelato di aver "chiesto fortemente di poter fare questo passaggio di consegne in video", avvenuto dopo la sua decisione, comunicata due mesi fa, di lasciare la direzione artistica del festival. "Per me era molto importante, un segno di forte coesione aziendale e di rispetto", ha spiegato Conti. "Mi piaceva l'idea di trovarmi nel mezzo: tra un festival legato al passato, come quello di Baudo, e il passaggio di un testimone verso il futuro con Stefano. Ho chiesto quindi la possibilità di essere proprio io, in onda, a fare questo passaggio per la prima volta". Il progetto costruito su Stefano De Martino "sarà ovviamente pluriennale, anche perché Stefano è un investimento: l'idea è quella di costruire un percorso", dice Giampaolo Rossi. "Quest'anno abbiamo rinnovato la convenzione con il Comune di Sanremo e questa convenzione ha in sé anche degli elementi che portano a studiare insieme al comune stesso dei progetti anche di cambiamento del festival - anticipa Rossi - Lo staff, il gruppo di lavoro, questo ancora dovrà essere deciso: ci si metterà da domani a lavorare". Quella di De Martino per il Festival 2027 "non è una scelta estemporanea, nasce come un ragionamento molto serio di un investimento anche sul futuro - ragiona Rossi - L'idea è quella di incarnare un modello di intrattenimento che sarà costruito nei prossimi mesi". Sul ruolo sia di conduttore che direttore artistico di De Martino, Rossi spiega: "È tradizione ormai da tanti anni che a Sanremo il conduttore sia anche il direttore artistico. Ovviamente poi i profili dei singoli conduttori sono diversi: Conti viene da una formazione musicale, quindi per lui il rapporto con l'industria discografica è naturale e svolgere il ruolo di direttore artistico è un elemento molto importante". Ma il Festival di Sanremo "è anche tante altre cose, è anche una capacità narrativa e di racconto complessivo, artistico e comunicativo, quindi non è detto che il format Sanremo di domani non possa avere anche delle sfaccettature che vanno anche oltre la semplice e complessa comunque elaborazione di contenuti musicali", scandisce Rossi. Stefano De Martino "ha un profilo diverso da quello di Carlo Conti perché è un personaggio più legato al mondo dello show e dell'intrattenimento, quindi è chiaro che si ridisegnerà anche un po' il Festival di Sanremo a seconda delle caratteristiche dei direttori artistici". Mentre sulla possibile presenza di Antonella Clerici, Rossi risponde cauto: "Programmiamo, ma non è che programmiamo proprio tutto: adesso un po' alla volta riusciremo a vedere le cose in evoluzione". La scelta di Stefano De Martino condizionata da endorsement politici? "Lasciamo perdere le polemiche sulle letture politiche, che sono sempre l'aspetto un po' morboso con cui una parte del giornalismo cerca di analizzare sia la Rai che per quello che riguarda il Festival di Sanremo", risponde l'ad Rossi, sollecitato dai cronisti sugli endorsement politici a favore della scelta di De Martino al timone del prossimo festival, come quello del sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi. Sulla scelta del conduttore, Rossi coglie l'occasione di sottolineare che "le scelte in Rai vengono elaborate attraverso un lavoro molto complesso di analisi di mercato, singoli talent, di rapporto con l'industria televisiva, in questo caso anche nel mondo dello spettacolo e sono scelte che vengono condivise da manager che lavorano in Rai e che hanno ovviamente una visione del prodotto televisivo. È il motivo per cui Stefano De Martino è stato scelto due anni fa per condurre 'Affari Tuoi' quando Amadeus decise di lasciare la Rai, che per molti fu una scelta azzardata, mentre per la Rai era uno straordinario investimento nei confronti di un giovane non solo conduttore, ma showman vero su cui elaborare l'idea dell'intrattenimento del futuro". La scelta di Stefano De Martino come direttore artistico e conduttore di Sanremo si basa su "caratteristiche complete a 360 gradi" e non solo su competenze musicali, spiega il direttore del Prime Time Rai, Williams Di Liberatore, delineando la visione per il futuro del festival. "Sanremo oggi rappresenta uno spettacolo a 360 gradi, dove non si parla soltanto di canzoni ma di momenti - dice Di Liberatore - Ridurre il festival solo a musica e canzoni sarebbe diminutivo". In quest'ottica, De Martino viene definito "un conduttore, un mattatore, uno showman". Per quanto riguarda l'aspetto prettamente musicale, il dirigente assicura che il nuovo conduttore non sarà solo: "Dal punto di vista musicale sarà sostenuto da una struttura e da una squadra".
(Adnkronos) - Oggi in occasione dell’evento 'Ia nel mondo del lavoro, la visione umanocentrica dell’intelligenza artificiale', realizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l'Inail ha presentato alcuni dei suoi progetti più innovativi e ha ricordato come l'Intelligenza artificiale sia stata applicata alle istruttorie dei progetti Isi. Nato nel 2010, il bando Isi è uno strumento strutturale delle politiche per la prevenzione, grazie ai finanziamenti a fondo perduto destinati alle aziende che adottano soluzioni tecnologiche, organizzative e gestionali per aumentare gli standard di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. A partire dal 2017, l’Inail ha investito sulla digitalizzazione e il modello di processo è stato rinnovato, prevedendo la standardizzazione delle tipologie di interventi ammissibili, la tracciabilità di ogni singolo evento di variazione di stato della pratica, la scomposizione dell’attività di valutazione tecnico-amministrativa dei progetti in singoli controlli elementari, la compilazione online delle perizie e la digitalizzazione di tanti altri documenti. Significativi sono stati anche i cambiamenti delle modalità di relazione con l’utenza, attraverso un modello totalmente digitalizzato, anche per le richieste di chiarimenti o integrazione a supporto dell’attività istruttoria. Ciò ha posto le basi per introdurre soluzioni evolute attraverso il supporto di algoritmi e modelli di intelligenza artificiale, grazie all’attivazione di analisi complesse che permettono di raccogliere informazioni, regole, relazioni. Le innovazioni introdotte consentono di applicare i modelli di Ia alla valutazione dei requisiti del bando per le domande, seguendo i percorsi valutativi dei professionisti tecnici e dei funzionari amministrativi e proponendo soluzioni fondate su un’ampia base dati presenti nel sistema e su casi analoghi. La valutazione assistita dall’Ia per alcuni requisiti è già disponibile in sperimentazione per alcuni utenti esperti. L’obiettivo ulteriore è realizzare un Osservatorio che raccolga le migliori esperienze da trasformare in 'casi tipo' a vantaggio dell’utenza, quale ventaglio di soluzioni di finanziamento ammesse dal Bando Isi per la specifica lavorazione. Le potenzialità dell’Ia consentono di predisporre per ogni tipologia di progetto delle schede informative, veri e propri casi d’uso. Si tratterà, in definitiva, di estrarre dalla base di conoscenza le esperienze positive e presentare all’impresa le possibili soluzioni ammissibili; in prospettiva, questo patrimonio di conoscenze potrà essere utilizzato per affiancarla nella fase di domanda per migliorare anche la qualità dei progetti Inail.
(Adnkronos) - L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Questa la fotografia scattata dallo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Stando al report, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. Le regioni del Nord - Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte - trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%. “L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali - dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci - ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea. Il report ‘Competitivi perché sostenibili’ di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti”. “L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”. Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). A livello di ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%). A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%). Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%). Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni e vari dispositivi che rendono questi mezzi sempre più efficienti e competitivi. Quinto ambito quello energetico, include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia. Lo studio evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività: le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline Stemplus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.