(Adnkronos) - "Se il referendum non dovesse andar bene, una cosa è certa: per i prossimi cinquant'anni l'Italia si dimenticherà di poter riformare la giustizia e di poter finalmente attuare una Costituzione antifascista...". Ne è convinto più che mai il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, berlusconiano della prima ora, che Antonio Tajani ha voluto come responsabile della campagna referendaria di Forza Italia per il sì. Classe '68, da Caltanissetta, già direttore di 'Panorama', per la prima volta in Parlamento nel 2018, l'esponente azzurro sta girando come una trottola il Belpaese per portare a termine la 'madre di tutte le battaglie', in nome di Silvio Berlusconi, quella sulla separazione delle carriere. "Questa riforma - insiste con l'Adnkronos - completa la nostra Carta in senso antifascista. Non mi permetterei mai di dire che chi vota 'no' è fascista perché non faccio quello che fanno i signori del 'no', ma dico solo che, se vince il sì, carte alla mano, è il completamento di una autentica riforma antifascista della Costituzione". Mulè non si fida dei sondaggi, "non li guardavo prima quando davano Forza Italia al 20-30 per cento, figuriamoci se li guardo ora e se posso fidarmi di quelli che, in maniera più o meno interessata, si spingono a dire che i sì sono avanti...", dice; ma non teme ripercussioni di un'eventuale vittoria dei 'no' anche perché, aggiunge ancora, "non è un voto su Meloni, né un esame sul suo governo o sulla tenuta della maggioranza: se dovesse prevalere il 'no', non cambierebbe nulla". Il deputato di Forza Italia, però, invita tutti a riflettere sul "merito della riforma", che è "stata pensata e realizzata nell'interesse dei cittadini", non certo per "andare contro la magistratura". Raggiunto al telefono in una pausa del suo 'tour elettorale' "da Canicattì ad Aosta", Mulè è preoccupato dai venti di guerra in Iran ma non vede "conseguenze sull'esito" della consultazione popolare del 22-23 marzo: "Siamo di fronte a due rette parallele. Una cosa è la riforma costituzionale, un'altra lo scenario internazionale. L'una non interferisce sull'altra. La crisi in Medio Oriente non può fermare il naturale volgere della democrazia, guai se fosse il contrario...". Secondo il vicepresidente della Camera forzista, il centrodestra non deve andare a caccia del voto cattolico ma guardare a tutto l'elettorato senza fare troppe distinzioni: "Qui si tratta di andare a caccia del voto in generale, ovvero bisogna convincere le persone a recarsi alle urne perché è un voto importante, che incide sulla vita di ciascuno di noi". "Non è un voto che legittimerà questa maggioranza politica, ma renderà operativa una riforma che esalterà il carattere democratico di una Nazione", sottolinea ancora Mulè. Indipendentemente da quello che faranno i leader del centrodestra, e infatti, ammette,"non so se alla fine saranno insieme in piazza o parteciperanno a singole iniziative di partito", conta far "capire alla gente" le "ragioni di una riforma equilibrata e giusta", senza cadere "nella trappola della sinistra": "Non diamo il voto a Meloni, siamo davanti a qualcosa di molto più importante. Eppure l'opposizione, o almeno parte dell'opposizione, sta trasformando un voto referendario costituzionale in un voto sul governo, ingannando gli elettori e tradendo lo spirito profondo che ha questo tipo di consultazione". Mulè non ha dubbi: "Bisogna votare sì per un motivo banale: perché finalmente quando entri in un'aula di Tribunale non hai la paura di trovarti davanti un giudice influenzato dai pm, ma un giudice finalmente sereno, terzo e imparziale". Ha fatto una scommessa con qualcuno su chi vincerà alla fine della fiera? "No, no, io scommetto solo sulle partite di calcio", ride Mulè prima di congedarsi.
(Adnkronos) - "A livello di business, per le aziende, ovviamente è tutto fermo. Ma in questo momento quello che ci preme è avere informazioni sulle persone, imprenditori, che operano con noi sul territorio iraniano, i nostri referenti. E purtroppo non abbiamo avuto risposta ai diversi messaggi inviati, le comunicazioni inevitabilmente non funzionano totalmente. E la preoccupazione è tanta". Così, raggiunto da Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia - Iran & Paesi E.c.o. (Ccii), l'associazione imprenditoriale specializzata per l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Iran e negli altri 9 paesi dell’Economic cooperation organization-E.c.o. (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan), commenta quanto sta avvenendo in Iran in queste ore. "Sulle aziende, chiaramente, è tutto fermo. Le imprese che sappiamo essere interessate, si stanno chiedendo cosa fare anche per il nel futuro, sui loro possibili interessi nel Paese", spiega. Secondo Zampini l'aspetto più allarmante è che "Il vero problema che sta nascendo è complessivo sull'area, non soltanto in Iran. Dal punto di vista turistico, dal punto di vista dei viaggi, è tutto bloccato. Se uno dovesse andare in India partendo dalla Turchia, che giro fa? Perché tutta l'area è bloccata. Un problema che riguarda non solo il turismo, ma le imprese in generale, per chi vuole operare come imprenditori nell'intera area, al di là dell'Iran, appunto. In questo momento penso che gli effetti di questo attacco non siano stati ben considerati. Quindi ci sono delle considerazioni che in queste ore è difficile mettere a terra, se non l'effetto immediato di preoccupazione, dal punto di vista umano, e di questi imprenditori iraniani che sono interessati al nostro Paese e che non riusciamo a contattare", conclude.
(Adnkronos) - “Lo stop della Commissione europea sul partenariato pubblico-privato è un tema rilevante perché taglia trasversalmente tutti i settori che lavorano con la pubblica amministrazione, dai servizi alle opere”. Lo ha dichiarato Gianluca Bufo, ceo e direttore generale del Gruppo Iren, intervenendo alla conferenza “Umanizzare il trilemma dell’energia” organizzata al Senato da Oliver Wyman e Wec Italia. Bufo ha ricordato che il Partenariato Pubblico-Privato è “uno strumento cross-settore che ha consentito al Paese di sviluppare economie e progettualità che spesso le amministrazioni, soprattutto territoriali, non hanno la capacità tecnica di strutturare autonomamente”. Non solo utility, ma anche strade, ferrovie ed efficienza energetica in ambito sanitario: “È sempre stato uno strumento industriale, applicato in ambito pubblico per portare competenze tecniche e tecnologiche”. Il numero uno di Iren ha citato anche il caso dell’idroelettrico in Piemonte: “Abbiamo fatto una mossa in anticipo sul rinnovo delle concessioni scadute nel 2010, affrontando tre anni di ricorsi. Dal 2010 continuiamo a garantire investimenti di manutenzione in una condizione ordinaria, ma non straordinaria”. La proposta di Ppp, ha spiegato, prevedeva anche di lasciare “una quota rilevante, il 25% dell’energia, a prezzi calmierati per il territorio”. Secondo Bufo, altri Paesi come la Spagna hanno individuato soluzioni alternative, ad esempio riconoscendo maggiore premialità al proponente in gara. “Non so se sarà applicabile in Italia, con un codice degli appalti molto articolato, ma una soluzione sul Ppp va trovata, perché non è mai stato uno strumento per facilitare l’amministrazione, bensì per portare progettualità e competenze industriali al servizio del pubblico”, ha concluso.