(Adnkronos) - La sentenza della Corte Suprema Usa sui dazi è "profondamente deludente e mi vergogno per certi membri della Corte". Così il presidente americano, Donald Trump, nel corso della conferenza stampa successiva alla sentenza della Corte Suprema che ha bocciato le sue misure tariffarie. "Sebbene sia certo che non fosse loro intenzione, la decisione odierna della Corte Suprema ha reso più forte e più chiara, anziché indebolirla, la capacità del Presidente di regolamentare il commercio e imporre dazi", e "mi ha dato il diritto indiscutibile di distruggere i Paesi stranieri", ha detto Trump che ha annunciato una nuova tariffa globale del 10%. Secondo il presidente americano i giudici della Corte Suprema "non hanno avuto il coraggio di fare ciò che è giusto per il Paese". "Vorrei ringraziare e congratularmi con i giudici Thomas, Alito e Kavanaugh per la loro forza, saggezza e amore per il nostro Paese. Sono molto orgoglioso di questi giudici", ha aggiunto, citando i nomi dei tre membri della Corte che hanno votato in dissenso. "È mia opinione che la Corte sia stata influenzata da interessi stranieri e da un movimento politico molto più piccolo di quanto si pensi. È un movimento piccolo", ha affermato il presidente americano che ha definito "folle" la decisione della Corte: "I Paesi stranieri che ci hanno truffato per anni sono al settimo cielo, sono felicissimi. Ballano per le strade, ma vi assicuro che non balleranno a lungo". Le influenze straniere "hanno molta influenza sulla Corte Suprema, che sia attraverso la paura, il rispetto o le amicizie, non lo so", ha sostenuto Trump in conferenza stampa. "Penso che interessi stranieri siano rappresentati da persone che, a mio avviso, esercitano un’influenza indebita - ha scandito - Ma conosco alcune delle persone coinvolte dall’altra parte e non mi piacciono". "Useremo altre alternative per rimpiazzare quelle che la Corte ha bocciato. Abbiamo alternative", ha detto il presidente americano, aggiungendo che le altre opzioni dell'amministrazione potrebbero permettere di raccogliere ancora "più soldi". "Abbiamo alternative, ottime alternative - ha ribadito Trump - Incasseremo più soldi e ne usciremo molto più forti. Stiamo raccogliendo centinaia di miliardi di dollari, e continueremo a farlo, per dimostrare quanto sia ridicola questa opinione". Quindi ha annunciato la firma di ordini esecutivi per ripristinare i dazi bocciati dalla Corte Suprema evocando diverse autorità. In particolare, utilizzerà un insieme di poteri commerciali, noto come Sezione 122, per imporre un dazio globale del 10% su tutti i prodotti. "A partire da subito, tutti i dazi legati alla sicurezza nazionale ai sensi della Sezione 232 e tutti i dazi esistenti della Sezione 301 rimangono pienamente in vigore e applicabili - ha detto in conferenza stampa - Oggi firmerò un ordine per imporre un dazio globale del 10% ai sensi della Sezione 122, oltre ai normali dazi già in vigore". Il presidente ha aggiunto che la maggior parte degli accordi commerciali negoziati sotto la minaccia dei suoi dazi resta valida, nonostante la Corte Suprema abbia dichiarato illegittime le tariffe. In particolare, ha citato l'esempio dell'India, con cui l'accordo "è confermato". "Tutti gli accordi restano, li faremo semplicemente in un modo diverso", ha spiegato. Trump ha anche dichiarato che grazie ai dazi si sono concluse "cinque delle otto guerre" che sostiene di aver risolto. "Che vi piaccia o no, compresa India-Pakistan", ha rivendicato, evidenziando anche che "questi dazi, insieme ai nostri controlli rigorosi alle frontiere, hanno ridotto del 30% l’ingresso di fentanyl nel nostro Paese. Li ho usati come misura punitiva contro i Paesi che inviano illegalmente questo veleno per avvelenare i nostri giovani. E tutti questi dazi restano in vigore". Alla domanda se intenda rimborsare il denaro generato dai dazi, il presidente ha risposto: "Finiremo per passare i prossimi cinque anni in tribunale". Il capo della Casa Bianca si è detto frustrato dal fatto che la Corte Suprema non abbia affrontato la questione nella sua decisione. "Ci vogliono mesi e mesi per redigere un parere e non discutono nemmeno quella parte", ha lamentato Trump. Si stima che gli Stati Uniti potrebbero dover rimborsare oltre 175 miliardi di dollari. E' quanto sostiene uno studio dell'Università Penn Wharton. La decisione della Corte Suprema "non dispone rimborsi immediati" ma la conclusione secondo cui i dazi sono stati riscossi illegalmente "apre la strada a richieste di rimborso". In generale, gli importatori hanno 180 giorni dalla "liquidazione" delle merci per presentare ricorso e richiedere un rimborso alla U.S. Customs and Border Protection.
(Adnkronos) - "E' una bella botta per gli obiettivi che si poneva il Presidente e sicuramente l'agenda economica proposta dall'Amministrazione viene sconvolta perché le tariffe erano state utilizzate chiaramente in violazione dalle norme Costituzionali e quindi invocando uno stato di emergenza, ma di fatto servivano a degli obiettivi economici e politici di altro genere. Quindi vedremo adesso dei cambiamenti forti". Così, conversando con Adnkronos/Labitalia, l'economista Pietro Reichlin, sui possibili effetti della decisione della Corte Suprema che ha stabilito che il presidente Usa, Donald Trump ha violato la legge federale imponendo in modo unilaterale dazi globali. Per Reichlin, professore di Economia alla Luiss 'Guido Carli', innanzitutto "c'è da tenere d'occhio l'andamento del dollaro, probabilmente mi aspetto che ci sarà una discesa. Però immagino anche comunque con una situazione di turbolenza relativa sul mercato dei cambi. Poi vedremo". La decisione della Corte Suprema è arrivata quasi in contemporanea con l'annuncio della visita di Trump in Cina, in programma dal 31 marzo al 2 aprile prossimi. "Trump puntava ad andare in Cina -spiega Reichlin- evidentemente con ben altre aspettative. In questo momento credo che dovranno riflettere, l'Amministrazione dovrà riflettere su quello che dovranno fare con la Cina. Certamente la Cina è uno dei Paesi che aveva reagito in modo più duro all'aumento minacciato delle tariffe e questa resistenza della Cina ha poi prodotto il risultato che quelle tariffe si erano state già abbassate in maniera abbastanza forte. Però comunque l'uso delle tariffe da parte di Trump è parte della sua politica in questo momento. Se questo strumento è svuotato è chiaro che tutta la politica di Trump nei confronti dei partner commerciali dovrà un po' essere rivista", sottolinea l'economista. Ma per lo studioso ora la situazione è aperta a diversi scenari. "Adesso io non so prevedere che cosa succederà. Ma certamente il Presidente potrebbe utilizzare altri strumenti. Ovviamente forse nei confronti della Cina possono essere utilizzati degli strumenti commerciali che sono stati già utilizzati nel passato anche da Biden. Ma io penso che la conseguenza principale di questa decisione della Corte Suprema, piuttosto che con la Cina, sarà riguardo al Canada e tutti i Paesi partner commerciali con cui il governo non può invocare delle motivazioni che hanno a che fare con la sicurezza nazionale", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.