(Adnkronos) - "Italiani popolo di santi, poeti e navigatori" ma soprattutto di cantanti, verrebbe da dire guardando l'attuale stagione tv. Proseguendo una tendenza in atto da qualche anno, i palinsesti 2025-2026 sono zeppi di programmi a sfondo musicale, tanto che Rai e Mediaset hanno rispolverato anche format storici come 'Canzonissima' (che prenderà il via sabato 21 marzo su Rai1 contro il Serale di 'Amici' su Canale 5) e il Karaoke (che diventerà 'Super Karaoke' con la conduzione di Michelle Hunziker). Ma la lista è ben più lunga: il festival di Sanremo, che ha ritrovato forza e pubblico giovane, si è dotato dello spin-off 'Sanremo Top', per cavalcare per altri due sabati (7 e 14 marzo) l'onda lunga della kermesse; Paolo Bonolis ha inaugurato 'Taratata' portando musica live di qualità nel prime time di Canale 5; 'The Voice' su Rai1 conta ormai quattro versioni, oltre alla tradizionale ci sono 'The Voice Senior', 'The Voice Kids' e 'The Voice Generation'; lo stesso è accaduto con 'Io Canto' su Canale 5, dove sono arrivati negli anni anche 'Io canto Generation', 'Io canto Family' e 'Io canto Senior'; da 'Tale e Quale Show' su Rai1 è nato anche lo spin off nip 'Tali e Quali'. Per non parlare di 'X Factor' su Sky e degli show estivi delle reti generaliste, dai 'Music Awards' di Rai1 dall'Arena di Verona ai 'Battiti Live' di Italia 1, e alle riprese dei concerti (su Canale 5, da Gigi D'Alessio ad Alessandra Amoroso, da Il Volo a Sal Da Vinci, su Rai1 il grande concerto celebrativo 'Pino è', a 10 anni dalla scomparsa del grande cantautore Pino Daniele). Ma non basta, la tendenza ha coinvolto sempre di più anche la fiction, almeno quella del servizio pubblico: da Rino Gaetano a Franco Califano, da Fabrizio De André a Peppino Di Capri, a Franco Battiato, si sono moltiplicate le serie biopic sui grandi cantautori. E pensare che qualche anno fa tra gli addetti ai lavori era frequente affermare che "la musica in tv non funziona". Allora, cosa è cambiato? Probabilmente, nella rivoluzione che ha portato tanto pubblico a spostarsi sull'on demand e sulle piattaforme di intrattenimento in streaming, la musica è un genere che si adatta bene alla fruizione lineare (quella da prendere al volo nel palinsesto delle reti generaliste). Qualcuno sostiene anche che il fenomeno si leghi (come il grande ritorno degli italiani all'acquisto dei biglietti per i concerti) ad una sorta di reazione agli anni del covid. Sicuramente il fattore culturale è determinante e non si può negare che la cultura italiana sia legata a doppio filo all'arte di intrattenere cantando. Ma ci sono naturalmente anche ragioni economiche e creative a sostengo del trend: il contenuto di questi programmi non va tutto scritto ex novo. Visto che le canzoni sono già state prodotte, basta pagare dei diritti per farle ricantare in un programma. Ma la scrittura del programma può concentrarsi sulla confezione. Infine, come ha spiegato all'Adnkronos il Ceo di Fimi, Enzo Mazza, c'è un altro fattore importante che gioca a favore di questa tendenza: "La musica è un prodotto molto appetibile per gli investitori pubblicitari che raggiungono pubblici diversi e in alcuni casi, come a Sanremo, anche un pubblico molto giovane, molto ricercato dai brand". Insomma, canta che (la crisi della tv generalista) ti passa. (di Antonella Nesi)
(Adnkronos) - "I recenti dati Istat che vedono l’export italiano in crescita, nonostante una situazione geopolitica complessa, sono il segno tangibile della tenuta del nostro sistema produttivo e della capacità di aprirsi a nuovi mercati, grazie anche a una leva strategica irrinunciabile come il sistema fieristico, di cui gli allestitori sono partner strategici. Contribuire alla valorizzazione e al potenziamento dell’export, all'interno di un quadro di regole chiare, è l’obiettivo che da sempre il comparto degli allestitori persegue". E' quanto sottolinea Asal Assoallestimenti in una nota. “Rappresentiamo un patrimonio di competenze specialistiche che contribuisce in modo concreto alla valorizzazione del Made in Italy e delle aziende del legno-arredo sui mercati internazionali. È quindi auspicabile che l’intera filiera rafforzi un confronto costruttivo volto a garantire all’interno dei quartieri fieristici condizioni operative eque, trasparenti e orientate alla competitività, onde evitare di mettere in ginocchio un comparto con delle attività operative e commerciali non concorrenziali: è interesse del Paese, oltre che delle centinaia di imprese che realizzano allestimenti. Garantire regole chiare e aperte alla concorrenza è l’obbligo che chiediamo al Governo di perseguire", spiega il presidente di Asal Assoallestimenti, Marco Fogarolo. “Gli allestitori - spiega Asal – sono infatti fermi nel sostenere che azioni e prassi che mirano a soffocare la libera concorrenza e il libero mercato devono e dovranno essere evitate perché, oltre a rischiare di generare una profonda crisi per il nostro settore, finiranno anche per indebolire le basi per la crescita dell'export italiano”. “Il recente ingresso diretto dei quartieri fieristici nel mercato degli allestimenti sta infatti determinando un’evoluzione significativa dello scenario competitivo. Riteniamo pertanto necessario garantire con chiarezza il principio della piena e corretta concorrenza, a tutela delle imprese e della qualità complessiva del sistema fieristico: questo l’impegno che chiediamo al Governo e alle istituzioni. Prevenire situazioni di evidente criticità significa non solo tutelare la qualità e l’efficienza dell’intero comparto, ma - conclude Fogarolo - anche di tutti gli espositori che affidano loro la realizzazione di un progetto che va ben oltre la mera dimensione tecnica, oggi ma ancor più domani”. "Preservare un equilibrio complessivo, all’interno di un sistema di trasparenza e di reale concorrenza, è fondamentale affinché il settore degli allestimenti possa sentirsi ancora protagonista, al fianco delle imprese, nel rappresentare al meglio il 'bello e il ben fatto' che è la forza della nostra penetrazione dei mercati, in linea anche con gli obiettivi 2027 del Governo. Ampia disponibilità - conclude la nota - da parte degli allestitori a dialogare, attraverso FederlegnoArredo che ci rappresenta, in maniera costruttiva con tutti gli attori coinvolti, affinché il settore degli allestitori possa trovare nuovo slancio e forza in un reale modello di concorrenza libera che tenga anche tra le sue finalità la sicurezza del lavoro e delle sue professionalità”.
(Adnkronos) - In un contesto internazionale in cui la transizione energetica è diventata una priorità assoluta, il Gruppo Hera si è presentato alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo di Rimini 2026 come un vero e proprio hub di consulenza strategica per imprese e territori. Presso il suo stand di 260 metri quadrati, la multiutility ha messo in campo un ecosistema di soluzioni concrete per accompagnare i partner nella costruzione di modelli di business innovativi. (VIDEO) La partecipazione alla fiera si inserisce in un percorso ben strutturato dall'azienda. “Nel 2024 abbiamo definito una nostra strategia net zero che ci porterà a una riduzione delle emissioni complessive del 90% al 2050 - spiega Cristian Fabbri, presidente esecutivo del gruppo - Abbiamo un parco emissivo che per il 90% è legato alle emissioni dei nostri clienti, per il 10% a quelle del gruppo. Lavoriamo per ridurre le emissioni dei nostri clienti andando a sollecitare le attività di decarbonizzazione e di efficienza energetica in tutti i segmenti. Questa è la sfida che ci poniamo". I risultati di questo impegno sono già tangibili nei numeri presentati a Rimini. "Siamo a buon punto - fa sapere Fabbri - Da quando siamo partiti nel monitoraggio, nel 2019, abbiamo ridotto i consumi del 14%, pur avendo aumentato del 40% la base clienti. Lavoriamo parallelamente anche sull'efficienza energetica dei nostri impianti: abbiamo già conseguito un 10% di riduzione dei consumi energetici e lavoriamo anche per andare a utilizzare il più possibile energia rinnovabile". All'interno dell'esposizione, Hera Servizi Energia presenta i nuovi modelli di decarbonizzazione, mentre Hera Luce mostra l'evoluzione dell'illuminazione pubblica, esemplificata dal lampione circolare progettato con Aliplast per essere totalmente recuperabile. Inoltre, attraverso la sinergia tra Hera Comm, EstEnergy e F.lli Franchini, la multiutility propone un polo integrato che affianca le imprese nel trasformare l’energia in una leva di competitività e sviluppo, combinando strategie di fornitura e soluzioni impiantistiche per ridurre volatilità e consumi, anche valorizzando gli incentivi disponibili. Tra le soluzioni più innovative spiccano i contratti Power Purchase Agreements (Ppa) e i sistemi fotovoltaici ‘chiavi in mano’, progettati per mantenere rendimenti elevati e garantiti per 25 anni. Ad accogliere i visitatori all'ingresso della fiera è Joul 7, il Super Robot dell'energia alto 5,5 metri nato dalla collaborazione con Automobili Lamborghini. Realizzato con scarti di produzione e dotato di un cuore fotovoltaico, il robot sintetizza visivamente l'impegno di Hera verso l'economia circolare. La visione di Hera, volta a favorire la transizione energetica, si concretizza anche con il teleriscaldamento. "Abbiamo un potenziamento di progetti - dice il presidente esecutivo - La città di Ferrara, ad esempio, avrà un terzo dei cittadini alimentati dal teleriscaldamento il cui calore sarà prodotto da fonti rinnovabili non emissive". La strategia del Gruppo mira a unire l'impatto ambientale al beneficio economico. "Lavoriamo da tanto tempo per aiutare le aziende a ridurre il peso della bolletta e contemporaneamente a ridurre le emissioni di CO2 - osserva Fabbri - È una sfida che ormai portiamo avanti da vent'anni. Nell'intersezione fra decarbonizzazione e vantaggio economico lavoriamo per proporre alle imprese soluzioni che siano portatrici di benefici in entrambi gli assi. Lo facciamo con la produzione locale sui centri di consumo di energia rinnovabile del fotovoltaico ma anche con gli impianti di cogenerazione che è vero sì, usano il gas, ma riducono i costi e le emissioni. Lavoriamo con progetti pluriennali per ridurre i consumi di energia complessivi, sia termica che elettrica". In sintesi, conclude Fabbri, "la sfida è stare al fianco degli imprenditori, dei territori, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni per giocare insieme la partita dell'efficienza dei costi, dell'efficienza energetica e della decarbonizzazione".