INFORMAZIONIAnna Del GattoMM spa Trasporti, Infrastrutture e Logistica Ruolo: HR Recruitment Specialist Area: Human Resource Management Anna Del Gatto |
INFORMAZIONIAnna Del GattoMM spa Trasporti, Infrastrutture e Logistica Ruolo: HR Recruitment Specialist Area: Human Resource Management Anna Del Gatto |
(Adnkronos) - I Bafta finiscono al centro di una polemica. Durante la cerimonia dei cosiddetti Oscar britannici a Londra, gli attori de 'I peccatori' Michael B. Jordan e Delroy Lindo sono saliti sul palco per consegnare il premio ai Migliori effetti visivi. A quel punto, dalla platea si è sentito urlare la "N-word", termine usato in riferimento alla parola "negro". A pronunciarla è stato l’attivista scozzese John Davidson, affetto da sindrome di Tourette e nel cast del film indipendente 'I Swear', che in serata ha ottenuto il premio per il Miglior attore protagonista (Robert Aramayo) e quello per il Miglior casting. Non è stato l’unico episodio: nel corso della cerimonia sarebbero risuonate anche espressioni come "Shut the fu** up" durante l’intervento introduttivo della presidente dei Bafta Sara Putt, e "Fu** you" mentre i registi di 'Boong' erano sul palco per ritirare il premio per il Miglior film per bambini e famiglie. A chiarire immediatamente la situazione è intervenuto il conduttore della serata, Alan Cumming. Rivolgendosi al pubblico, ha spiegato: "Avrete forse notato un linguaggio forte. La sindrome di Tourette può manifestarsi così in alcune persone, come mostra anche il film. Grazie per la vostra comprensione e per aver contribuito a creare uno spazio rispettoso per tutti". L'attore ha poi aggiunto: "La sindrome di Tourette è una disabilità e i tic che avete sentito sono involontari: la persona che ne è affetta non ha alcun controllo su ciò che dice. Ci scusiamo se qualcuno si è sentito offeso". Scuse che sono state ribadite anche dalla British Academy of Film e dalla BBC per questo insulto razziale involontario. Come riporta 'Variety', Davidson avrebbe lasciato la sala di sua iniziativa e non su richiesta dell’organizzazione nella seconda parte della cerimonia nonostante l'avviso da un membro dell'organizzazione della presenza di Davidson, come si legge sui media internazionali: "John ha la sindrome di Tourette, quindi potreste sentire alcuni rumori o movimenti involontari durante la serata". Sui social il video è andato subito virale scatenando la reazione di alcuni attori, come Jamie Foxx che ha definito "inaccettabile" quella parola. Sui social ha scritto: "Intendeva dire quello che ha detto". Per l'attore "di tutte le parole che si sarebbero potute dire, è stato detto che è la sindrome di Tourette a farti dire queste cose". E' intervenuto anche l'attore Wendell Pierce, come riporta il 'Guardian': "È esasperante che la prima reazione non sia stata di scuse complete e a gola spiegata a Delroy Lindo e Michael B Jordan. L'insulto nei loro confronti ha la priorità. Non importa il ragionamento dietro l'insulto razzista".
(Adnkronos) - "E' una bella botta per gli obiettivi che si poneva il Presidente e sicuramente l'agenda economica proposta dall'Amministrazione viene sconvolta perché le tariffe erano state utilizzate chiaramente in violazione dalle norme Costituzionali e quindi invocando uno stato di emergenza, ma di fatto servivano a degli obiettivi economici e politici di altro genere. Quindi vedremo adesso dei cambiamenti forti". Così, conversando con Adnkronos/Labitalia, l'economista Pietro Reichlin, sui possibili effetti della decisione della Corte Suprema che ha stabilito che il presidente Usa, Donald Trump ha violato la legge federale imponendo in modo unilaterale dazi globali. Per Reichlin, professore di Economia alla Luiss 'Guido Carli', innanzitutto "c'è da tenere d'occhio l'andamento del dollaro, probabilmente mi aspetto che ci sarà una discesa. Però immagino anche comunque con una situazione di turbolenza relativa sul mercato dei cambi. Poi vedremo". La decisione della Corte Suprema è arrivata quasi in contemporanea con l'annuncio della visita di Trump in Cina, in programma dal 31 marzo al 2 aprile prossimi. "Trump puntava ad andare in Cina -spiega Reichlin- evidentemente con ben altre aspettative. In questo momento credo che dovranno riflettere, l'Amministrazione dovrà riflettere su quello che dovranno fare con la Cina. Certamente la Cina è uno dei Paesi che aveva reagito in modo più duro all'aumento minacciato delle tariffe e questa resistenza della Cina ha poi prodotto il risultato che quelle tariffe si erano state già abbassate in maniera abbastanza forte. Però comunque l'uso delle tariffe da parte di Trump è parte della sua politica in questo momento. Se questo strumento è svuotato è chiaro che tutta la politica di Trump nei confronti dei partner commerciali dovrà un po' essere rivista", sottolinea l'economista. Ma per lo studioso ora la situazione è aperta a diversi scenari. "Adesso io non so prevedere che cosa succederà. Ma certamente il Presidente potrebbe utilizzare altri strumenti. Ovviamente forse nei confronti della Cina possono essere utilizzati degli strumenti commerciali che sono stati già utilizzati nel passato anche da Biden. Ma io penso che la conseguenza principale di questa decisione della Corte Suprema, piuttosto che con la Cina, sarà riguardo al Canada e tutti i Paesi partner commerciali con cui il governo non può invocare delle motivazioni che hanno a che fare con la sicurezza nazionale", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.