(Adnkronos) - Il sonno è una medicina che previene il rischio di diabete. Bisogna dormire a sufficienza per garantire benefici all'organismo. Ma, allo stesso tempo, non si deve eccedere nel senso opposto: chi ama abbandonarsi fra le braccia di Morfeo, occhio a esagerare nel weekend. Sono le indicazioni che emergono da un ampio studio osservazionale che ha valutato quale potesse essere la soluzione ideale per scongiurare il rischio di insulino-resistenza, precursore della malattia del sangue dolce. Secondo il lavoro pubblicato sulla rivista open access 'Bmj Open Diabetes Research & Care', è identificabile una durata ottimale del sonno. E chi, oltre a essere già sopra questa soglia nei giorni feriali, in quelli festivi si dedica a un ulteriore recupero di ore di riposo sembra essere esposto a un rischio maggiore di alterazione del metabolismo del glucosio. Ricerche precedenti avevano già dimostrato una forte associazione fra quanto si dorme ogni notte e il rischio di insulino-resistenza, diabete e disturbi metabolici correlati, anche se non era invece del tutto chiaro il ruolo che potesse avere, se presente, il recupero del riposo nel fine settimana. Lo studio ha considerato come parametro il tasso stimato di smaltimento del glucosio (eGdr), considerato un surrogato affidabile per la resistenza all'insulina. Più è basso (ad esempio, inferiore a 6-7 mg/kg/min), maggiore è il rischio di resistenza all'insulina; più è alto (ad esempio, superiore a 10 mg/kg/min) e minore è il rischio. Obiettivo degli autori era indagare l'associazione tra la durata del sonno nei giorni feriali e l'eGdr e poi qualsiasi effetto moderatore esercitato eventualmente dal recupero del sonno nel fine settimana, al fine di informare la pratica clinica delle persone con diabete. Nella loro analisi hanno incluso 23.475 persone di età compresa tra 20 e 80 anni, i cui dati provengono da una serie di indagini del National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes) condotte tra il 2009 e il 2023: fra questi, 10.817 avevano dati disponibili anche sulla durata del sonno nel fine settimana (classificato come nessun recupero; fino a 1 ora; da 1 a 2; e più di 2). L'eGdr è stato calcolato utilizzando una formula che tiene conto della circonferenza della vita, della glicemia a digiuno e della pressione sanguigna e il valore medio era 8,23 tra i partecipanti, i quali nei giorni feriali dormivano in media 7 ore e 30 minuti. Poco più del 48% ha riferito di recuperare sonno nel fine settimana. Chi aveva informazioni al riguardo nella scheda, dormiva in media 8 ore nel weekend. Lo studio ha rivelato una curva a U invertita tra la durata del sonno e l'eGdr. Risultato? La durata ottimale del sonno è 7 ore e 18 minuti. Al di sotto di questa soglia, dormire di più era associato a un eGdr più elevato (rischio minore); al di sopra della soglia, invece, dormire di più durante la notte era associato a un eGdr più basso (rischio maggiore), in particolare tra le donne e tra persone di 40-59 anni. Ulteriori analisi statistiche hanno dimostrato che per coloro che dormono meno della soglia ottimale durante la settimana, 1-2 ore di sonno di recupero nel fine settimana - rispetto a nessuna - erano associate a un eGdr più elevato (quindi rischio minore). Ma per chi già dormiva di più nei giorni feriali, aggiungere più di 2 ore di sonno di recupero nel fine settimana è stato associato a un eGdr inferiore (rischio maggiore), dopo aver tenuto conto di fattori potenzialmente influenti, come stile di vita, etnia, stato civile e livello di istruzione. In sostanza, se si dorme a sufficienza nei giorni di lavoro o di scuola, non bisogna esagerare con la sveglia ritardata nel weekend: l'eccesso di sonno non è salutare. "E' importante sottolineare che sembra esserci una relazione bidirezionale tra sonno e metabolismo", evidenziano i ricercatori. E si può creare "un potenziale circolo vizioso, in cui la disregolazione metabolica interrompe i normali schemi del sonno e il sonno anomalo che ne risulta (inclusa la sua durata prolungata) aggrava ulteriormente la salute metabolica". Gli autori ricordano che si tratta di uno studio osservazionale e, in quanto tale, non è possibile trarre conclusioni definitive su causa ed effetto. Ma i risultati suggeriscono "che i modelli di sonno, in particolare il sonno di recupero del fine settimana, potrebbero essere rilevanti per la regolazione metabolica nel diabete e potrebbero fornire spunti di riflessione per gli operatori sanitari nella gestione dell'assistenza ai pazienti".
(Adnkronos) - Serve davvero un motivo particolare per scegliere una birra analcolica? Heineken risponde con un deciso no e ribalta il pregiudizio con '0.0 Reasons Needed', la campagna globale dedicata a Heineken 0.0, da oggi al via anche in Italia. In un’epoca in cui le abitudini di consumo stanno cambiando e la moderazione entra in modo sempre più naturale nei momenti di convivialità, il brand assume un ruolo centrale nel guidare l’evoluzione del segmento e contribuire a superare i pregiudizi che lo circondano. La campagna rivendica la libertà di scegliere, celebrando uno stile di vita equilibrato e consapevole. Non è questione di dover fare a meno di qualcosa, ma è una possibilità in più, da scegliere liberamente, quando e come si desidera. Firmata da LePub, la campagna - disponibile da oggi sulle piattaforme digitali e sui canali social del brand - smonta con ironia e leggerezza i più comuni automatismi legati alla scelta analcolica. Attraverso scene comuni di vita quotidiana, lancia un messaggio semplice e diretto: non serve alcuna ragione speciale per bere una Heineken 0.0, se non il piacere del suo gusto inconfondibile. Un progetto che celebra una nuova socialità senza limiti, rispondendo in modo concreto alle esigenze dei consumatori. Il nuovo spot, diretto da Hanna Maria Hendrich, gioca con uno degli stereotipi più diffusi: chi beve una birra analcolica viene immediatamente associato al ruolo del 'guidatore designato'. Con tono ironico mostra invece come la scelta di una Heineken 0.0 possa nascere semplicemente dal piacere del suo gusto rinfrescante e dal desiderio di godersi il momento, in totalità. Una narrazione che si inserisce in un cambiamento culturale più ampio e, come prima birra analcolica e leader della categoria, Heineken 0.0 si fa portavoce di un approccio aperto e libero da preconcetti. “In Heineken - commenta Michela Filippi, Marketing Director di Heineken Italia - lavoriamo da anni per ampliare le possibilità di scelta dei consumatori, contribuendo a rendere la moderazione un’opzione sempre più naturale e quotidiana. Oggi, vediamo chiari segnali di cambiamento: sempre più persone, soprattutto tra i più giovani, scelgono la birra analcolica per accompagnare la convivialità in diversi momenti, dal pranzo con gli amici alle pause in ufficio, fino all’aperitivo. Con ‘0.0 Reasons Needed’ vogliamo contribuire a questo cambiamento culturale, liberando le persone dal bisogno di giustificare le proprie scelte: che sia per una necessità o semplicemente per piacere, scegliere una Heineken 0.0 deve essere una questione di gusto". La campagna arriva in un momento di forte sviluppo e ridefinizione del segmento analcolico. Secondo una recente ricerca condotta da Heineken Italia in collaborazione con AstraRicerche nell’ambito della campagna Together, la birra analcolica è oggi una scelta sempre più diffusa e consapevole, soprattutto tra Genz e Millennials, tanto che più di 1 giovane su 3 (33,6%) la considera una valida alternativa alla birra tradizionale. Questa evoluzione si riflette anche nelle occasioni di consumo, sempre più ampie e trasversali: dalla socialità quotidiana, come aperitivi e cene, fino a momenti più funzionali come lo sport o il lavoro. Il 40,2% di Millennials e Gen Z dichiara di sceglierla prima o dopo l’attività sportiva, mentre il 13% la utilizza in vista di momenti importanti come esami, presentazioni o colloqui. La 0.0 entra così anche nei luoghi di lavoro: l’8,2% degli intervistati la consuma durante una pausa o un brainstorming. A guidare questa evoluzione è anche una crescente attenzione al gusto: per il 61% dei giovani italiani, infatti, il sapore è comparabile a quello della birra alcolica. Heineken 0.0 si conferma così protagonista di questa evoluzione, offrendo una lager analcolica dal gusto pieno e distintivo, pensata per accompagnare ogni momento della giornata senza rinunce. Con '0.0 Reasons Needed', il brand rafforza il proprio ruolo di leader della categoria e continua a promuovere una cultura del consumo più consapevole, inclusiva e libera da pregiudizi. Un impegno che valorizza la moderazione come scelta personale e sempre più parte della quotidianità.
(Adnkronos) - “Lo stop della Commissione europea sul partenariato pubblico-privato è un tema rilevante perché taglia trasversalmente tutti i settori che lavorano con la pubblica amministrazione, dai servizi alle opere”. Lo ha dichiarato Gianluca Bufo, ceo e direttore generale del Gruppo Iren, intervenendo alla conferenza “Umanizzare il trilemma dell’energia” organizzata al Senato da Oliver Wyman e Wec Italia. Bufo ha ricordato che il Partenariato Pubblico-Privato è “uno strumento cross-settore che ha consentito al Paese di sviluppare economie e progettualità che spesso le amministrazioni, soprattutto territoriali, non hanno la capacità tecnica di strutturare autonomamente”. Non solo utility, ma anche strade, ferrovie ed efficienza energetica in ambito sanitario: “È sempre stato uno strumento industriale, applicato in ambito pubblico per portare competenze tecniche e tecnologiche”. Il numero uno di Iren ha citato anche il caso dell’idroelettrico in Piemonte: “Abbiamo fatto una mossa in anticipo sul rinnovo delle concessioni scadute nel 2010, affrontando tre anni di ricorsi. Dal 2010 continuiamo a garantire investimenti di manutenzione in una condizione ordinaria, ma non straordinaria”. La proposta di Ppp, ha spiegato, prevedeva anche di lasciare “una quota rilevante, il 25% dell’energia, a prezzi calmierati per il territorio”. Secondo Bufo, altri Paesi come la Spagna hanno individuato soluzioni alternative, ad esempio riconoscendo maggiore premialità al proponente in gara. “Non so se sarà applicabile in Italia, con un codice degli appalti molto articolato, ma una soluzione sul Ppp va trovata, perché non è mai stato uno strumento per facilitare l’amministrazione, bensì per portare progettualità e competenze industriali al servizio del pubblico”, ha concluso.