INFORMAZIONIAndrea Beretta |
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(Adnkronos) - C’è un’Italia che inciampa, che cade, che si rialza. Un’Italia che si guarda allo specchio e non sempre si riconosce. Nei testi dei trenta brani di Sanremo 2026, pubblicati come da tradizione da Tv Sorrisi e Canzoni ad una settimana dall'inizio del festival, il linguaggio racconta un Paese attraversato da fragilità, ironia, rabbia, nostalgia e un bisogno quasi fisico di amore e di felicità. E lo fa con un lessico che alterna parole dolcissime e improvvise asperità, piccole imprecazioni, immagini crude, confessioni intime. L’amore, come sempre, è il grande protagonista, ma non quello idealizzato. È un amore imperfetto, adulto, spesso doloroso. Samurai Jay lo definisce "una malattia". Chiello parla di "fottuto letto" e di schiaffi emotivi. Luchè lo vede come un labirinto da cui non si esce. Michele Bravi racconta la dipendenza affettiva con autoironia: "pensa tu che scemo". Eddie Brock descrive la spirale tossica di chi "non impara mai". Accanto a loro, c’è l’amore familiare: quello di Serena Brancale per una madre che non c’è più o quello di Raf che attraversa il tempo. Non è un Festival “scurrile”. La parolaccia non è gratuita, è un marcatore emotivo, un punto di rottura nel discorso. La più netta arriva da Maria Antonietta & Colombre, che in 'La felicità e basta' rivendicano: "La colpa non è nostra, non siamo dei coglioni". Un’altra stoccata arriva da Luchè, che in 'Labirinto' definisce il tempo "stronzo", mentre J-Ax, fedele al suo stile, inserisce un "culo" e una "canna (del gas)" usata in senso ironico, e Tredici Pietro chiude il cerchio con un’immagine urbana e cupa: "la città che fotte l’anima". Molto più frequenti delle parolacce sono le parole che raccontano fragilità e resistenza. In 'Uomo che cade' di Tredici Pietro, dove viene evocato più volte un “bambino scivolato”, la caduta è metafora generazionale. Il "male" ricorre in Chiello, in Fedez & Masini (“male necessario”), in Samurai Jay (“maledetto feeling”), in Leo Gassmann (“ci siamo fatti così male”). La "paura", che Fulminacci ripete come un mantra (“gelida paura”), Levante la trasforma in tremore fisico e Mara Sattei la scioglie nella voce dell’altro. La "notte" è ovunque. Notte che consola, che confonde, che inghiotte, che salva. Da Arisa a Malika Ayane, da Tommaso Paradiso a Serena Brancale. È un lessico che racconta un’Italia stanca ma non arresa, che cerca luce proprio mentre attraversa il buio. Tra atmosfere intime, confessioni amorose e fragilità generazionali che attraversano i trenta brani di Sanremo 2026, c’è un testo che rompe la bolla del privato e porta sul palco dell’Ariston la tragedia del presente. È 'Stella stellina' di Ermal Meta, una delle canzoni più intense di questa edizione, che trasforma la filastrocca dell’infanzia in un canto funebre per una bambina uccisa nella Striscia di Gaza. Ma l'attualità entra in forme più sottili anche in altri brani: Sayf cita l’alluvione in Emilia e Liguria, l’Italia che "si allaga", il lavoro, la precarietà e dissemina il testo di citazioni e di critica sociale ("Le tue tasse vanno spese/In un hotel a ore", "le botte nelle piazze le dimentichiamo"); J-Ax costruisce un ritratto ironico e amaro del Paese, tra la "canna del gas" e la "pizza con l’ananas", i "figli di mammà" e la burocrazia, la furbizia, la sopravvivenza quotidiana; Maria Antonietta & Colombre parlano di ansia sociale, aspettative, modelli irraggiungibili, fino al grido liberatorio: "la felicità ce la prendiamo e basta"; Nayt fotografa la pressione dei social, dei like, dell’identità digitale: "prima che tu faccia un post / prima che controlli i like"; Ditonellapiaga ironizza su Milano, Roma, il pilates, i corsi di meditazione, i "giornalisti perbenisti", gli F24. Molti brani condividono un’atmosfera notturna, cittadina, sospesa. Tredici Pietro parla di palazzi “che non riposano mai”. Fulminacci si perde “nel vento della metro”. Nayt fissa “il muro” come fosse un avversario. Tommaso Paradiso accende la tv “col volume a cannone” per non pensare. Levante racconta un innamoramento come perdita di controllo fisico. È una geografia emotiva fatta di case disordinate, letti sfatti, taxi, treni, stanze d’albergo, dove la vita accade mentre si cerca di capirla. Molti artisti parlano apertamente di: ansia (Levante, Nayt, Fulminacci, Maria Antonietta); identità in costruzione (Nayt, Luchè, Ditonellapiaga); precarietà economica e sociale (Sayf, J-Ax); dipendenze emotive (Chiello, Samurai Jay, Michele Bravi); lutto e memoria (Ermal Meta, Serena Brancale, Raf). Sanremo 2026 parla la lingua di oggi. Nei trenta brani in gara non c’è solo la canzone d’amore. C’è un’Italia che si guarda dentro, che si giudica, che si perdona. Un’Italia che usa parole semplici per dire cose difficili, che alterna dolcezza e crudezza, che non ha paura di mostrarsi fragile. Un’Italia che cade, sì. Ma che, come canta Tredici Pietro, continua a guardare l’uomo che cade per imparare a rialzarsi. (di Antonella Nesi)
(Adnkronos) - Nella mattinata di oggi, Manageritalia e Assologistica hanno sottoscritto il rinnovo del 'Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dirigenti delle imprese di logistica, magazzini generali, terminal operators portuali, interportuali ed aereoportuali', con decorrenza dal 1° gennaio 2026 e validità fino al 31 dicembre 2028. Contratto che ad oggi riguarda circa 90 dirigenti del settore. Una firma rappresenta una scelta di responsabilità e di visione strategica, volta a garantire stabilità, continuità e qualità nelle relazioni sindacali. Un segnale forte in un contesto economico ancora incerto, che tutela il potere d’acquisto dei manager e consente alle imprese una pianificazione efficace dei costi del lavoro. Ma le vere novità sono l’ulteriore investimento in welfare e l’innovazione sul tema dell’invecchiamento attivo al lavoro e misure per genitorialità e parità di genere, gli incentivi all’autoformazione e per la fruizione delle ferie. Per Marco Ballarè, presidente di Manageritalia: “L’intesa raggiunta rappresenta un punto di equilibrio: consente ai dirigenti coinvolti di recuperare, almeno in parte, l’impatto dell’aumento dell’inflazione registrato negli ultimi anni, senza gravare in modo eccessivo sulle aziende. Si tratta di un intervento rilevante per la competitività del comparto logistico, settore strategico per lo sviluppo del Paese. Con la firma di oggi compiamo un ulteriore passo – contenuto ma significativo – nel percorso di Manageritalia a tutela dei diritti dei dirigenti italiani, con particolare attenzione al potenziamento del welfare. Abbiamo inoltre posto un focus specifico sull’invecchiamento attivo, promuovendo la valorizzazione dei dirigenti senior che, attraverso iniziative di tutoraggio e mentoring, potranno trasferire competenze ed esperienze alle nuove generazioni presenti in azienda”. “Siamo soddisfatti di questo accordo che concretamente va nella direzione da noi auspicata, ovvero la valorizzazione delle figure dei manager logistici, vero elemento strategico per le aziende” sottolinea Paolo Guidi, presidente Assologistica, rilevando in particolare l’inserimento all’art.1 nell’ambito di applicazione del ccnl delle “aziende di servizi logistici anche integrati con attività di supporto alla produzione che coprono l’intero processo della supply chain”. Sei i punti chiave dell’accordo. 1) Incremento retributivo: aumento lordo mensile a regime di 750 euro, suddiviso in tre tranche la prima pari a 250 euro a decorrere da 1° marzo 2026 (300 euro dal 1° gennaio 2027 e 200 euro mensili dal 1° gennaio 2028). Ad integrale copertura del periodo 1° gennaio/28 febbraio 2026, ai dirigenti in forza alla data di stipula dell’accordo verrà corrisposto un importo “una tantum” di euro 500 euro lordi. 2) Welfare contrattuale rafforzato: credito welfare annuale di 2000 euro, potenziamento del Fondo Mario Negri, conferma dei valori di universalità delle coperture assicurative dell’Antonio Pastore, revisione delle agevolazioni contributive contrattuali. 3) Campo di applicazione: è stato maggiormente dettagliato il campo di applicazione del ccnl. 4) Nuove tutele sociali e demografiche: innovazione sul tema dell'invecchiamento attivo, che supporta lo scambio intergenerazionale permettendo ai dirigenti vicini alla pensione di continuare ad operare con funzioni di tutoraggio dei colleghi più giovani, introduzione di una procedura per incentivare la fruizione delle ferie, sostegno alla genitorialità e mantenimento della copertura sanitaria per dirigenti con gravi patologie. 5) Formazione e politiche attive: promozione dell’auto-formazione, con diritto ad usufruire di un minimo di sei giornate di congedo retribuito nell’arco di un triennio. Estensione dell’ambito di applicazione delle Politiche attive per la ricollocazione. 6) Equità e trasparenza: misure per la parità di genere, la trasparenza retributiva e il contrasto al dumping contrattuale.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.