(Adnkronos) - La Corte Suprema degli Stati Uniti boccia i dazi di Donald Trump. Il presidente ha violato la legge federale imponendo in modo unilaterale le tariffe, secondo quanto ha stabilito l'attesissima sentenza passata con i voti favorevoli di sei giudici supremi e quelli contrari di tre. A votare contro sono stati i conservatori Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh. Trump, durante la colazione di lavoro organizzata con tutti i governatori alla Casa Bianca, ha definito la sentenza della Corte Suprema "una vergogna". Lo ha riferito la Cnn, citando due fonti al corrente delle dichiarazioni del tycoon. Secondo una delle persone presenti, il presidente avrebbe detto ai partecipanti di avere in mente un piano di riserva. Come fa notare la Cnn, funzionari dell'Amministrazione si erano preparati a una sconfitta alla Corte Suprema, assicurando a Trump che, se la Corte avesse bocciato i dazi, ci sarebbero stati altri modi per attuarli. Il presidente - secondo altre fonti - si è lamentato con rabbia in privato nelle ultime settimane del fatto che la Corte Suprema stesse impiegando troppo tempo per prendere una decisione. Per varare i dazi, Trump ha fatto ricorso all'International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) lo statuto del 1977 che riconosce al presidente l'autorità di regolare o proibire alcune transazioni internazionali durante emergenze nazionali. Secondo la sentenza, il provvedimento non autorizza il presidente a introdurre tariffe commerciali. A scrivere l'opinione della maggioranza è stato lo stesso presidente della Corte Suprema, John Roberts, giudice di tendenza conservatrice nominato da George Bush. In sostanza, Trump ha invocato un provvedimento che non autorizza il presidente ad intervenire sul tema dei dazi senza il mandato del Congresso. "Quando il Congresso ha delegato i suoi poteri di imporre dazi lo ha fatto in termini espliciti e soggetti a limiti severi, sullo sfondo di deleghe chiare e limitate", si legge nell'opinione della maggioranza in cui si ricorda che la prerogativa di imporre dazi spetta all'organo legislativo. La Casa Bianca, invece, ritiene che "lo Ieepa attribuisce al presidente il potere di imporre unilateralmente dazi incontrollati e cambiarli a proprio piacimento. Questa interpretazione - conclude - rappresenterebbe un'espansione trasformativa dell'autorità del presidente sulla politica tariffaria". Trump, quindi, è andato oltre i limiti previsti dal sistema di equilibri istituzionali. Oltre a Roberts altri due giudici della maggioranza conservatrice - Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch, entrambi nominati da Trump durante il suo primo mandato come Kavanaugh - si sono uniti alla minoranza dei giudici liberal, Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson, votando la sentenza che considera illegali i dazi imposti invocando l'Ieepa. "La decisione della Corte probabilmente genererà altre gravi conseguenze pratiche nei prossimo futuro. Una delle questioni saranno i rimborsi: i rimborsi di miliardi di dollari avranno significative conseguenze per il Tesoro Usa", si legge nell'opinione di dissenso scritta dal giudice Brett Kavanaugh. "La Corte oggi non dice se, e come, il governo dovrebbe restituire i miliardi di dollari che ha raccolto dagli importatori, ma il processo sarebbe probabilmente caotico", aggiunge il giudice nominato da Trump durante il suo primo mandato. "Per quanto riguarda i dazi in particolare, la decisione della Corte potrebbe non impedire ai presidenti di imporre la maggioranza di questi, se non gli stessi, appellandosi ai poteri di altri statuti", afferma Kavanaugh. Nell'opinione di dissenso fa riferimento ad almeno una delle leggi a cui Trump potrebbe appellarsi, in particolare la sezione 232 del Trade Expansion Act, per attuare quello che il presidente ha già annunciato, a caldo, come il 'piano B' per mantenere viva la misura centrale della sua politica economica e anche estera. Secondo quanto riporta Nbcnews, ci sono altri regolamenti che permetterebbero a Trump di continuare a imporre dazi. Tra questi regolamenti, viene citata la sezione 338 del Tariff Act del 1930, le sezioni 201, 201 e 122 del Trade Act del 1974. La sentenza della Corte Suprema riguarda gran parte - ma non tutte - le misure tariffarie annunciate dal presidente. Restano esclusi dalla decisione della Corte i dazi settoriali su acciaio, alluminio, legname e automobili, adottati in base alla Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 per motivi di sicurezza nazionale. Le tariffe su acciaio e alluminio sono applicate a livello globale e fissate al 50%, con una riduzione al 25% per il Regno Unito. Restano inoltre in vigore i dazi imposti ai sensi della Sezione 301 sulle pratiche commerciali sleali: le misure principali riguardano la Cina, con aliquote comprese tra il 7,5% e il 100% su centinaia di miliardi di dollari di beni. La Commissione Europea, ha detto il vice portavoce capo dell'esecutivo Ue, Olof Gill, "prende atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti: la stiamo analizzando attentamente. Rimaniamo in stretto contatto con l'Amministrazione statunitense per ottenere chiarezza sulle misure che intende adottare in risposta a questa sentenza". Per l'Ue, "le aziende su entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Pertanto, continuiamo a sostenere tariffe doganali basse e a impegnarci per ridurle".
(Adnkronos) - “L’esperienza mi ha insegnato che, se miglioriamo le condizioni professionali e familiari delle donne, miglioriamo la vita di tutti e di tutte. Mettere le donne nelle condizioni di esprimere i propri talenti significa far crescere l’intera società. Può accadere oggi, se sapremo trasformare le riflessioni in azioni concrete”. Con queste parole Diana De Marchi, Consigliera delegata alle Politiche del Lavoro, Politiche Sociali, Pari opportunità della Città metropolitana di Milano, è intervenuta oggi nel capoluogo lombardo all’evento promosso dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina, 'Progetto donna’. “Il tema delle politiche di genere è per noi un impegno costante che attraversa tutte le azioni, anche amministrative, della nostra Città metropolitana - afferma De Marchi - Per questo è fondamentale poter contare su più visioni, più strumenti e più competenze che ci aiutino a capire come lavorare meglio”. “Sono cresciuta con l’idea che non esistano limiti invalicabili - racconta - ma anche con la consapevolezza che per affermarsi bisogna impegnarsi il doppio. La libertà delle donne passa da molte strade: attraversa ambiti diversi e incrocia le vite di ciascuna di noi - dice - Spesso dimentichiamo che le grandi conquiste nascono da donne fragili, determinate, capaci di aprire strade nuove. Donne che hanno lottato, studiato, lavorato, costruito competenze e cambiato il destino di un territorio - ricorda - Oggi siamo qui per far crescere la nostra città, il nostro Paese e, nel nostro piccolo, il mondo. Dobbiamo portare ovunque le nostre competenze. Sappiamo farlo. E abbiamo il dovere di farlo”, conclude.
(Adnkronos) - Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, sta intervenendo in diversi Comuni del territorio regolando la pressione dell’acqua in rete. L’obiettivo è quello di gestire meglio la risorsa, ridurre gli sprechi e offrire un servizio più affidabile e sostenibile. Una pressione più equilibrata riduce lo stress sulle tubature e aiuta a limitare rotture e perdite: meno acqua dispersa significa anche meno energia necessaria per pompare e distribuire l’acqua e quindi meno emissioni. Quello delle perdite idriche rimane un tema centrale in tutto il Paese. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia la dispersione media dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione si attesta intorno al 42%. Un dato che fotografa la fragilità di una parte significativa delle infrastrutture nazionali e conferma quanto sia necessario intervenire con piani strutturali di efficientamento. In questo contesto – nonostante nel territorio gestito da CAP la dispersione causata da perdite si attesta al 19% - la regolazione della pressione rappresenta una delle leve più efficaci e immediate per ridurre le sollecitazioni sulla rete e contenere le dispersioni, contribuendo concretamente al miglioramento degli indicatori di qualità tecnica misurati da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il Servizio Idrico Integrato svolge oggi un ruolo chiave nella transizione ecologica. Investire in tecnologie di monitoraggio, digitalizzazione delle reti, efficientamento energetico e ammodernamento delle condotte significa non solo ridurre le perdite, ma anche contenere i consumi energetici e le emissioni associate all’intero ciclo dell’acqua. Gli interventi di regolazione della pressione introdotti da Gruppo Cap sono progettati con parametri tecnici precisi e non compromettono il corretto funzionamento delle utenze. In conformità con quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, Gruppo Cap garantisce ai contatori degli utenti una pressione minima pari a 2 bar (20 metri di colonna d’acqua) quando non è in corso alcun consumo d’acqua, nel pieno rispetto degli standard tecnici e regolatori vigenti. Tutte queste attività puntano a rendere le reti più moderne e resilienti e a migliorare la qualità del servizio, anche secondo gli indicatori misurati da ARERA, con benefici concreti per i cittadini e per il territorio nel medio e lungo periodo. In un’epoca in cui sostenibilità e uso responsabile delle risorse sono temi centrali nel dibattito pubblico, anche un intervento tecnico come la regolazione della pressione dell’acqua diventa un tassello importante di una strategia più ampia: meno sprechi, più efficienza, più futuro.